Un articolo dell’archeologo tedesco Friedrich Von Duhn (1851-1930), pubblicato nelle Notizie degli Scavi di Antichità di agosto 1897, espone un resoconto di quello che vide non solo a Capocolonna, ma anche nelle collezioni private di personaggi locali1. Questi reperti sono in parte confluiti nei Museo Nazionale di Crotone e di Capocolonna, 1897))
Tra i vari reperti a pag. 354 fig. 13 è riprodotta in foto una testa d’ Acheloo che Von Duhn vide presso il barone Berlingieri, “trovata, per quanto mi fu detto, a Capo Colonna“.
Da informazioni acquisite l’antefissa, non è presente nei musei di Crotone, ma è praticamente identica ad un esemplare presente presso il Fitzwilliam Museum di Cambridge, classificata come avente luogo di origine Kroton e con n. d’inventario GR.1.1966.
Il Museo ed un articolo di un ricercatore danno questa informazione sulla provenienza.


L’antefissa della collezione Berlingieri sarebbe stata venduta e poi pervenuta, in maniera per nulla chiara al Fitzwilliam Museum, presubilmente nel 1966 come si deduce dal codice di inventario.

A differenza di altri reperti nel catalogo del Fitzwilliam Museum, la scheda tecnica pubblicata di questa antefissa è vuota. Tuttavia, a fronte di questa carenza di informazioni da più notizie l’articolo di R. V. Nicholls “Recent Acquisitions by the Fitzwilliam Museum, Cambridge” pubblicato in Archaeological Reports, No. 17 (1970 – 1971)2.
Si tratta di una fonte diretta, poichè R. V. Nicholls fu curatore del dipartimento di Antichità greche e romane al Fitzwilliam dal 1958 al 1983, ed ha documentato diverse annate di acquisizioni.
L’autore non identifica la provenienza in realtà, e la indica come simile a note serie di antefisse tarantine del tardo V sec. d.C.. Precisa anche che sarebbe stata donata da “amici” del Fitzwilliam Museum.
A quanto pare ne è stata denunciata alle autorità l’illecita provenienza, ma non ci sono state conseguenze.
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Le caratteristiche del reperto sono quelle di un dio fluviale, presumibilmente Acheloo, con tratti taurini (corna e orecchie) uniti a un volto umano barbato. Le antefisse sono elementi di protezione ed abbellimento dei tetti di edifici sacri o pubblici di Grecia e Magna Grecia.
Il ritrovamento a Crotone riflette l’importanza del culto delle acque nella zona crotoniate, già noto in associazione al tempio di Santuario di Sant’Anna–Manca della Vozza, nella chora krotoniate, presso cui è stata recuperata dal GAK una mascheretta in terracotta – identificata con il Dio Esaro (Aisaros) bambino, riconoscibile dalle corna sulla fronte tipici delle divinità fluviali, ed imberbe come su certe monete d’argento di Kroton (sulla mascheretta vedere l’approfondimento nell’articolo dedicato al fiume Aisaros).
Gregorio Aversa, già direttore dei Musei di Crotone, riferisce di un reperto analogo a quello del Fitzwilliam da rapportare ad una famosa serie di antefisse di produzione siracusana dei decenni central del V secolo a.C. alla quale è “possibile aggiungere una testa di divinità fluviale, forse Esaro, dalle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Crotone, che mostra espliciti influssi fidiaci“. Il reperto è riferito come identico a quello del Fitzwilliam ma l’antefissa è presente nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Crotone 3.

Cosa si intende, nello specifico di questo reperto, per “espliciti influssi fidiaci“? Si può esemplificate che l’oggetto viene accostata a una celebre serie di antefisse di produzione siracusana della metà del V secolo a.C.4. In quel periodo, lo stile di Fidia (che stava lavorando al Partenone) era il punto di riferimento assoluto per tutto il mondo greco, Magna Grecia inclusa. Precisamente la resa della morbidezza e del volume di barba e la capigliatura: non più rigide o schematiche, ma trattate con masse plastiche che cercano un effetto naturale di movimento; inoltre nonostante sia un dio fluviale con corna taurine, il volto ha una maestosità serena e un’armonia nelle proporzioni che è tipica del “bello ideale” fidiaco.
L’affinità stilistica con le antefisse prodotte a Siracusa nello stesso periodo suggerisce che potesse esistere una vera e propria circolazione di “matrici” o commercio di reperti tra le due città. Artisti itineranti o officine specializzate siracusane potrebbero aver lavorato direttamente a Crotone, in una fase di intensa trasformazione del tempio del Lacinio, portando con sé le innovazioni stilistiche della Sicilia greca. Siracusa nel V secolo a.C. intratteneva rapporti diretti con l’Atene di Pericle e Fidia, dungendo anche da mediatore culturale: assorbiva le novità dello stile fidiaco e le reinterpretava, diffondendole poi nel resto della Magna Grecia, inclusa Crotone. D’altra parte, il dono di oggetti di lusso o l’impiego di maestranze famose per i grandi templi della polis, come quello di Hera Lacinia, era un modo per Crotone di riaffermare il proprio prestigio e la propria vicinanza ai centri culturali più avanzati dell’epoca.
Rappresentazioni di Acheloo
L’antefissa di Crotone, conservata al Fitzwilliam Museum di Cambridge, è citata come termine di confronto fondamentale nello studio di Elena Mussini “La diffusione dell’iconografia di Acheloo in Italia”5. Riportiamo alcuni passaggi da questa pubblicazione, rinviando alla stessa per le citazioni esatte.
Le fonti letterarie tramandano che Acheloo (Ἀχελῷος, Achelṑos) è una divinità fluviale greca, figlio di Oceano e Teti, personificazione del fiume più grande della Grecia. Noto per la sua natura proteiforme (capace di trasformarsi), è famoso per il mito dello scontro con Heracles per la mano di Deianira, durante il quale perse un corno, trasformato poi nella cornucopia.
Omero è il primo autore greco che nomina questo fiume, attribuendogli l’epiteto di ‘signore’ e considerandolo, al pari di Oceano, inferiore solo a Zeus per potenza. Macrobio (Sat. V 18, 4-11) riferisce che Virgilio, seguendo l’antica tradizione greca, utilizzava il termine ‘Acheloo’ per indicare l’acqua in generale.
Nella più antica tradizione Acheloo appare genericamente come simbolo dell’acqua cadente sui luoghi dell’uomo e come fiume primordiale, universalmente onorato, a cui tutti i corsi e le fonti acquatiche debbono la loro esistenza: il suo nome pare infatti essere stato all’origine di una denominazione generale delle acque correnti, fertili e apportatrici di vita, uso linguistico di cui, anche in tempo posteriore, si sarebbero conservate testimonianze in sicure forme di culto.
Se in alcuni casi di rappresentazioni del mito della lotta con Eracle Acheloo viene raffigurato come un centauro o come un drago marino, più spesso Acheloo è rappresentato come un toro androprosopo, cioè come un toro con volto umano.
Come toro con volto umano Acheloo è presente sulle figurazioni delle monete.
Infine la sola testa umana, barbata e con corna taurine, in veduta frontale, costituisce uno dei motivi prediletti dell’arte etrusca per la decorazione di lacunari, applicazioni bronzee, antefisse e oreficerie durante il sec. VI e oltre6.

Catalogue No. Louvre G365. Immagine da Theoi.
Rappresentazioni di Acheloo sono presenti nella pagina dedicata di Theoi, e nell’articolo “Mito di Acheloo e di come Eracle conquistò Deianira“.
Uno studio comparato delle rappresentazioni di Acheloo è presente in H. Di Giuseppe 20107.
Una analisi della rappresentazione di Acheloo nella forma di toro androprosopo come simbolo della potenza sessuale maschile (esercitata con frequenza dal toro) e l’elemento acquatico, essenziale per la vita e fecondità femminile e maschile, animale e vegetale, è presente in B. Carroccio 20138.
La rappresentazione iconografica più diffusa in assoluto di Acheloo è quella della maschera e, in qualche caso, della testa intera del dio con corna e orecchie taurine. Nella sua isolata presentazione essa sembra assumere una valenza puramente apotropaica; quando invece essa compare su rilievi di carattere sacro, in associazione ad altri personaggi, assume un significato più direttamente connesso a forme di culto ritualizzato 9.
Bibliografia, Note
- Friedrich Von Duhn – Antichità greche di Cotrone, del Lacinio e di alcuni altri siti del Brezio[↩]
- reperibile qui: https://www.jstor.org/stable/581013?seq=4[↩]
- Gregorio Aversa, Lo sviluppo delle terrecotte architettoniche e dei sistemi di copertura a Crotone. Un tentativo di sintesi, in Deliciae Fictiles VI, 2024, p. 343, fig. 13, nota 33[↩]
- G.Aversa, 2024, op. cit., p. 343[↩]
- Elena Mussini, “La diffusione dell’iconografia di Acheloo in Magna Grecia e Sicilia. Tracce per l’individuazione di un culto“, in Studi Etruschi, vol. 65-68, 2002, pp. 91-120[↩]
- M. T. Marabini Moevs, Acheloo, in Enciclopedia dell’ Arte Antica; Treccani, 1958[↩]
- Helga Di Giuseppe, Acheloo e le acque deviate, in I riti del costruire nelle acque violate, Atti del convegno internazionale (Roma 12-14 giugno 2008), 2010, pp. 69-90[↩]
- Benedetto Carroccio, Il dio fluviale giovane in Magna Grecia e Sicilia, in “Polis,Urbs, Civitas: Moneta e identità”, Roma 2013, pp. 65-75[↩]
- E. Mussini, 2002, op. cit., p. 95[↩]