Ultimi arrivi

Sommario

La Biblioteca Digitale gestita dal Gruppo Archeologico Krotoniate (GAK) offre pubblicazioni digitali da consultare o scaricare sulle tematiche di interesse, cioè la storia e l’archeologia del territorio Krotoniate.
Vedi anche: Indice generale – Ricerca avanzata – Pubblicazioni più viste
Numero totale di pubblicazioni presenti: 499.

Atlante delle Fondazioni Florensi
Valeria De Fraja – Atlante delle Fondazioni Florensi, Vol. 1, Sez. 3 “Storia” (2006)

La pubblicazione è la sez. 3 del Vol. 1 dell'Atlante delle Fondazioni Florensi.
La Sez. 1 e 2 è pubblicata a parte.
Il Vol II include il testo dei documenti storici richiamati nel Vol. I

Atlante delle Fondazioni Florensi
Pasquale LoPetrone – Atlante delle Fondazioni Florensi, Vol. 1, Sez. 1-2 (2006)

L'opera si compone in due volumi. Il vol. 1 è diviso in 3 parti nella prima vi sono le schede, nella seconda l'apparato iconografico e nella terza la storia delle fondazioni istituite tra il 1189 e il 1266. La pubblicazione include la parte 1 e la parte 2 del Vol. 1.
La Sez. 3 del Vol. 1 è pubblicata separatamente.

eGuide
Cerenzia magica e misteriosa (Guida di Calabria Vigorosa, 2018)

Guida divulgativa a Cerenzia ed al parco Archeologico di Acherentia.
Notizie storiche ma anche miti e leggende.

All'interno, tra le altre cose:
- Parco archeologico di Acerenthia ....... p. 14
- Museo Civico ............................................. p. 16
- Chiesa di San Teodoro ............................ p.17
- San Teodoro e il Drago ........................... p.18
- Dante e il mistero dell’Abbazia

Salternum : semestrale di informazione storica, culturale e archeologica
Margherita Corrado – La cosiddetta ‘valorizzazione’ delle mura del kastron bizantino di Crotone (2016)

Procopio, lo storico dello scontro che per circa trent’anni oppose Giustiniano ai Goti d’Italia, attesta espressamente che nel 547 la flotta di Belisario fu costretta a sbarcare nel porto di Crotone ma non vi si trattenne perché la città mancava di fortificazioni – dismesse le mura di Kroton fin dal III sec. a. C. per la fortissima contrazione dell’abitato, non si era reso necessario costruirne di nuove fino ad allora –, mentre appena cinque anni più tardi, nel 552, le milizie imperiali e la popolazione fecero fronte comune per contrastare l’assedio di Totila, asserragliandosi nella cittadella in attesa dell’arrivo del contingente di stratiotai fatto affluire dalla Grecia .

"Ha del miracoloso la sopravvivenza fuori terra di un tratto non irrisorio di quel circuito murario che, in coerenza con le pratiche edilizie del VI secolo, reimpiega esternamente spolia ricavate dall’edilizia monumentale anteriore (nel caso specifico magno-greca) per realizzare un possente muro a sacco entro doppio paramento di blocchi in calcarenite locale ...."

AIÔNOS Miscellanea di studi storici
Antonio Zumbo – Iscrizioni funerarie da Petelia (2015)

Vengono presentati quattro documenti epigrafici, rinvenuti in tempi diversi nel territorio dell’antica città di Petelia (oggi Strongoli, in provincia di Crotone). I reperti sono in parte inediti (nrr. 3–4) e in parte già pubblicati (nrr. 1–2) ma senza integrazioni, commento e documentazione fotografica.

Si tratta:

  1. Iscrizione sepolcrale di Lucius Numisius Bassus
  2. Iscrizione sepolcrale di Caius Flam[ - ] Gamu[ - ]
  3. Iscrizione sepolcrale di Pomponia Suntuche
  4. Iscrizione sepolcrale per Trebia (mulieris) l(iberta) Arche e i suoi
AIÔNOS Miscellanea di studi storici
Giovanna De Sensi – Cartagine e la Magna Grecia da Agatocle a Pirro (2015)

Lo studio riprende e completa l'argomento sottovalutato delle relazioni tra Cartaginesi, Italioti e Italici tra il IV e il III secolo a.C. E' analizzata anche il rapporto conflittuale tra basileus siracusano Agatocle contro i Brettii, e le relazioni con la città di Crotone.

Si ricorda il primo formale patto di alleanza militare contratto dai Cartaginesi con gli Italioti della prima Lega - ancora a guida crotoniate -che risale all’inizio della terza guerra suscitata contro di essi in Sicilia da Dionisio il Vecchio (382–375 a.C.). Il più antico intervento di Agatocle in Italia risale ad alcuni anni dopo la morte del Molosso (339 a.C.), quando partecipò come chiliarca alla spedizione siracusana al comando di Eraclide e Sosistrato in difesa di Crotone assediata dai Brettii.

Durante gli anni del primo esilio di Agatocle trascorsi nella regione italiota, sperimentò anzitutto solidarietà e comunanza d’intenti coi gruppi radicali dissidenti di Crotone, probabilmente cacciati anch’essi in esilio dopo il successo dell’intervento siracusano, ed insieme a questi fuorusciti dovette operare quel tentativo di impadronirsi di Crotone, che Diodoro gli attribuisce, prima che, respinto, cercasse rifugio a Taranto. A Crotone intanto gli oligarchici rimasti privi del sostegno di Eraclide e Sosistrato erano stati cacciati in esilio, avevano cercato asilo a Thurii e da lì tentavano di rientrare in patria, mentre la fazione democratica salita al potere si affrettò a venire a patti durevoli coi Brettii ed elesse strateghi un tale Parone e Menedemo, amico personale di Agatocle, per respingere gli attacchi degli esuli. Questi ormai da due anni attaccavano Crotone ed avevano pure arruolato mercenari per riuscirci, ma furono tutti annientati. Finchè Menedemo riuscì da lì a poco ad imporsi come tiranno nella sua città.

Nel 295 a.C. Agatocle pone in atto con l’inganno la presa di Crotone ai danni dell’amico Menedemo. Al tempo delle nozze della figlia Lanassa con Pirro, sferrò un attacco a sorpresa, con la distruzione della città e l’imposizione di un presidio armato. La modalità della conquista, realizzata con un assedio navale da mare a mare (dal Lacinio al porto della città) e con la costruzione di un teichos sul lato interno mostra la precauzione di impedire che Crotone potesse ricevere soccorso dai Brettii che ne controllavano il retroterra montano.

La politica di intesa coi Brettii di quel cantone coltivata dal tiranno Menedemo era fonte di ricchezza per la città, che attraverso il porto ne mediava la commercializzazione delle risorse nel mercato mediterraneo. Una tale posizione era diventata incompatibile con i disegni di egemonia politica, di controllo territoriale e di recupero del mercato magno–greco all’area economica siracusana, che Agatocle intendeva realizzare nella regione.

D'altra parte la conquista di Crotone da parte di Agatocle, abbinata al contesto delle nozze della figlia Lanassa con Pirro, rende evidente anche il più vasto scenario in cui la vicenda crotoniate va inserita. Nella Vita di Pirro Plutarco chiarisce che Lanassa aveva portato Corcira (Corfù) in dote al re epirota. Agatocle, che aveva sotto il suo controllo anche altre isole vicine a Corcira con il controllo Crotone, il cui porto era il più importante, dopo quello di Taranto, per la navigazione nello Ionio sul versante italiota, si assicurava il controllo delle rotte del golfo di Taranto - a sostegno della rete commerciale siracusana fra Ionio e Adriatico — per mantenere una posizione di forza nelle relazioni con Pirro da una parte e dall’altra con gli Illiri di Glaucia.

Rivista dell'Istituto Nazionale d'Archeologia e Storia dell'Arte
Roberto Spadea – A nord di Crotone (2004)

L'articolo è parte degli atti della giornata di Studi su "Enotri, Greci e Brettii nella Sibaritide" dedicata alla memoria di memoria di Silvana Luppino.

Comprende alcuni riflessioni di sintesi dell'Età brettia del territorio a Nord di Crotone, tra Petelia e Crucoli, con particolare riguardo ad alcuni aspetti dell'archeologia di Petelia.

Oreste Parisi – Ulucci Alì, rapito dal pirata Barbarossa mentre era a Licastalli (2012)
Oreste Parisi – Ulucci Alì, rapito dal pirata Barbarossa mentre era a Licastalli (2012)
Archivio Storico per la Calabria e la Lucania
Delio Vania Proverbio – La costa del crotonese nel Kitab-ibahriye di Piri Re’is (2002)

Introduzione

La mappa di <strong>Piri Re'is</strong> è un documento cartografico realizzato dall'ammiraglio turco-ottomano Piri Reìs contenuto nel <strong>Kitab-i Bahriye</strong>  (it. Libro della marina), un portolano del Mediterraneo redatto nel secondo decennio del XVI e completato verso il 1521.

Una versione più ricca, composta nel 1525-6 con l'utilizzo di abili amanuensi e miniatori, fu preparata dallo stesso Piri Reis appositamente per il sultano Solimano il Magnifico. Si conoscono ventidue di copie della prima versione e una decina della seconda, conservate in biblioteche di tutto il mondo.

I toponimi e le carte analizzate

Le carte visivamente non dettagliano totalmente tutta la costa del Crotonese. Sono integrate e compendiate da un testo descrittivo, che viene dettagliato e discusso nel testo di Delio Vanio Proverbio, qui proposto, per i soli toponimi nel tratto di costa dal Neto a Le Castella.

Le mappe

L'articolo di Delio Vanio Proverbio non riporta le mappe, che tuttavia abbiamo recuperato dal testo originale di Pirî Reis "Kitab-i bahriyye" presente in Gallica, nella versione tipografica del Kitab che sembra corrispondere meglio a quanto discusso nell'articolo.

Pirî Reis "Kitab-i bahriyye", f.243v : illustrazione della costa dal Neto a Capocolonna. Si notano le isolette davanti al porto di Crotone e le colonne al capo Lacinio.
Pirî Reis "Kitab-i bahriyye", f.244v : illustrazione della costa da Capocolonna, Le Castella con le 2 isolette, Catanzaro e Squillace.

Approfondimenti

Ricerche Archeologiche e Storiche in Calabria, 2008, Copertina
Antonio Zumbo – Magistrati con potere censorio (2008)

La documentazione di cui disponiamo per indagare sui molteplici aspetti connessi alla figura dei magistrati censoria potestate che esercitarono in età romana il proprio ufficio in una delle città del Bruzio è di carattere esclusivamente epigrafico e comprende differenti tipologie di testi; si tratta per lo più di dediche onorarie, a volte legate ad atti di evergetismo, di qualche iscrizione riconducibile alla categoria delle opere pubblicheo alla classe dei cataloghi sacrificorum e non manca un esempio di funeraria.

La pubblicazione indica magistrati romani di Crotone ( T. Annaeus Sex. f. Trhaso, Lucilius A. f. Macer, L.Marius L.), Petelia (Sex. Caedicius Sex. f. e A. Herius L., Sex. Caedicius Sex. f., A. Herius L. f.21, M’. Megonius M), ed iscrizioni di Crotone, Petelia e Santa Severina.

D. Marino - A. Taliano Grasso - In Magna Sila (2008)
D. Marino – A. Taliano Grasso – In Magna Sila (2008)

La Sila, anima montuosa della Calabria e grande cuore verde del Mediterraneo, era un tempo ricoperta da un'ininterrotta selva. Essa, ricca di pascoli, sorgenti, fiumi e laghi, ha ospitato per millenni, prima dell'arrivo degli Achei nell'VIII sec. a.C., popolazioni le cui vicende, ora, iniziano ad essere testimoniate dalle prime indagini archeologiche e portate alla ribalta della storia.

Il Paleolitico inferiore è documentato dalle industrie su ciottolo (700.000-500.000 anni fa), rinvenute nella vallata dell'Arvo, lungo la riva meridionale e per un'estensione di circa tre chilometri. Esse attestano, quindi, la presenza attiva dell'Homo erectus.

Nel Paleolitico medio e superiore, le industrie litiche raccolte in diverse località (Monte Nero, valle dell'Arvo, valle del Mucone-Cecita) mostrano una frequentazione già da parte dell'uomo di Neanderthal, poi sostituito dall'uomo sapiens. Nel Neolitico, con l'introduzione dell'agricoltura, e particolarmente in relazione alla diffusione della facies di Stentinello (dal 5.000 a.C. circa) con i suoi aspetti regionali, sorgono villaggi o singole fattorie in tutto il territorio dell'attuale Calabria .

Nelle fasi tarde del Neolitico, di grande interesse risulta l'occupazione di ambienti prima raramente utilizzati. Nascono insediamenti nelle aree collinari interne e in montagna, alcuni stabili, altri stagionali, forse in relazione alla transumanza a breve raggio, dagli assolati pascoli delle pianure costiere a quelli d'altura, ed ad attività specializzate quali la pesca nei laghi e nei fiumi. Nel Neolitico inizia lo sfruttamento - per produrre strumenti - delle colate di ossidiana, il vetro vulcanico estratto a Lipari che, dalle coste del Tirreno e dello Ionio, seguendo le valli fluviali (Savuto, Ampollino, Arvo, Lese, Neto, Tacina, Crati, Mucone, Trionto) e attraversando la Sila , viene diffuso in tutta la regione.

Centinaia di asce di pietra di età neolitica ed eneolitica, provenienti dall'intera Sila e aree contermini, rinvenute tra XIX e primi decenni del XX sec., fanno parte delle collezioni di musei calabresi e romani. In alcuni casi si tratta di asce-martello, con scanalatura mediana atta all'immanicatura, pesanti utensili atti a recidere gli alberi e a spaccare i ceppi, ovvero destinate ad attività minerarie e, più in generale, di scavo. Esse confermano la presenza umana nelle aree montuose ed anche lo sfruttamento della foresta.

D.Marino, A.LoPetrone - Acherentia (2010), copertina
Domenico Marino, Antonello Lopetrone – Il parco archeologico di Akerentia (2010)

La pubblicazione curata dagli autori, l'archeologo Domenico Marino e l'architetto Antonello Lopetrone, è stata sostenuta dalla Soprintendenza Archeologica per la Calabria e dal Comune di Cerenzia, per sostenere con una pubblicazione di carattere divulgativo la formazione del Parco Archeologico di Cerenzia vecchia.

Akerentia (Acherentia) fu un centro molto importante dall'alto medioevo nel crotonese. La felice posizione geografica e le cospicue risorse economiche assicurarono all’abitato bizantino una costante prosperità (a dispetto della cronica penuria di acqua potabile e di legname), ben oltre le soglie della conquista normanna, avvenuta nella seconda metà del sec. XI.

Come Euria (odierna Umbriatico), Isola e Belcastro Akerentia fu insignita della dignità vescovile figurando come sede suffraganea di Santa Severina, seconda provincia ecclesiastica calabrese.

L’età angioina segnò l’avvio di un lento declino della vita civile e religiosa del borgo. L’epidemia di peste del 1528 decimò la popolazione Il Viceregno e l’età moderna furono infatti caratterizzati da una rapida e inarrestabile decadenza. Isolata, malsana ed esposta alle scorrerie dei briganti, disertata perciò quasi sistematicamente dal vescovo e dai feudatari.

Cerenzia si vide infine privata della dignità vescovile a vantaggio di Cariati nel 1818.

Di lì a pochi anni, complice lo sprofondamento del suolo verificatosi nella piazza e presso la Cattedrale fin dall’inizio del Settecento, che compromise la salubrità dell’aria già minata dagli impaludamenti del Lese, le autorità locali chiesero al governo borbonico lo spostamento dell’abitato in località Paparotto, dove, finalmente autorizzati nel 1845, subito cominciarono i lavori di costruzione e la popolazione poté di fatto trasferirsi nel 1860.

52° Convegno di Studi sulla Magna Grecia: "La Magna Grecia da Pirro ad Annibale"
Roberto Spadea – Tra Crotone e Petelia (2012)

Lo studio presenta il quadro delle conoscenze archeologiche e delle ipotesi storiche su Crotone e Petelia tra IV e II sec. a.C., e che di seguito si sintetizzano.

L’inizio del III secolo a.C. è di grande importanza per la vita di Crotone. Gli avvenimenti storici più significativi si datano intorno al 296 a.C. e riguardano l’attacco di Agatocle alla città, attacco particolarmente intenso, con saccheggi, uccisioni e la devastazione dell’abitato. Le successive vicende, quelle legate a Pirro e alla guerra tarantina, i fatti collegati alla conquista del console Rufino o dei Campani (277 a.C.) - anche se, sulla veridicità di questi due fatti a Crotone si registrano opinioni contrastanti tra gli storici si risentono nella città con contrazioni del tessuto abitativo. Tito Livio (XXIII, XXIV) parla della decadenza della città che intorno alla metà del secolo poteva contare su appena 2000 abitanti ed era lacerata da discordie tra gli ottimati e la plebe. A Crotone, a stento – dice Livio – era occupata metà della grande superficie urbana.

Per queste condizioni e momenti storici della città, Spadea propone una lettura dei dati archeologici.

Parallelamente, a questa crisi della città, fa riscontro tra il IV a tutto il III sec. a.C. l'ascesa delle popolazioni dei Brettii. Due sono i punti principali dello scenario brettio a nord di Crotone: l’area intorno al tempio di Apollo Aleo e la fascia di mezzacosta tra Cirò Marina e Cirò Superiore; quella di Petelia (Strongoli) con il limitrofo insediamento delle Murgie. Il quadro geografico è completato, partendo ancora dalla punta Alice, con le vallate del Fiumenicà, del Lipuda, del Vitravo e soprattutto del Neto. È questo il territorio che volge le spalle alla foresta silana e guarda dall’altra parte al mare. Difficile definire estensione e tipologia dei siti e insediamenti controllati dai Brettii, che si potrebbero inquadrare tra fattorie e piccoli nuclei abitati. Quest’ultimi appaiono più fitti nell’area costiera: accanto al nucleo cirotano.

Durante questa fase la grecizzazione dei Brettii si rileva da molti fatti: alfabeto, istituzioni, moneta, magistrati, potentati, armati, schiavi,ecc.. Il rifacimento del tempio di Apollo Aleo e le stesse tombe a camera dai prospetti scenografici (monumento di Melissa) riportano che si tratta di una comunità ricca e bene inserita nei circuiti commerciali che si estendono al Mediterraneo centrale e orientale.

Al termine della seconda guerra punica è a Petelia (Strongoli) che viene attribuito, rispetto a Crotone, un ruolo di maggior rilevanza. Le liste dei theorodokoi vicine alla fondazione coloniaria di Crotone (194 a.C.), non fanno più riferimento a Crotone, ma a Petelia. Attraverso i documenti archeologici ed epigrafici rinvenuti traspare una fase di benessere e prosperità tra IV e II sec. a.C. In questo periodo Petelia è pienamente agganciata alle correnti di traffico che percorrono la Magna Grecia. Colpisce sempre di più un’assimilazione della cultura greca, assorbita profondamente dal sostrato petelino. Alcune delle iscrizioni sono scritte in lingua greca anche se l’onomastica è osca.

Dopo la partenza di Annibale, la presenza dei Brettii, le lotte intestine che culminano nell’assedio degli aristocratici sulla rocca e il loro spostamento verso Locri, portano ad esaurire Crotone greca e la città, cui ora non compete alcun ruolo politico (vedi le liste dei theorodokoi), disorientata e ridotta a pochi abitanti, vivacchia intorno al suo porto. Alla grecità della grande Crotone si sostituirà dunque quella di Petelia, città vicina, posta a nord, sulle alture che guardano la costa. Petelia, economicamente fiorente sin dal IV sec. a.C., mantiene un benessere che perdura nell’età imperiale quando sembra avere anche un proprio porto.

A completamento di quanto esposto da R.Spadea, esponiamo quanto segue:

La deduzione della colonia romana di Croto - sembra ormai dimostrato archeologicamente - del 194 a.C. avviene nell’area del tempio di Capo Colonna. A Croto una parte notevole dello spazio urbano della colonia sembra essere occupata da edifici privati. Una colonia che sembra esaurirsi dopo pochi decenni, se saranno confermate le ipotesi che vedono, già dalla prima metà del I d.C., il ritorno dello stanziamento soprattutto di edifici pubblici, in età augustea, ai piedi della collina del Castello, nel cuore della vecchia città greca. Nel resto della Crotoniatide sembra verificarsi, alla luce delle ultime ricerche, uno spopolamento conseguente alle guerre. Se quello brettio sembrava fiorente, nel II a.C. vengono impiantati ex novo pochi insediamenti rurali, mentre numerosi sono quelli che si sovrappongono o sopravvivono dal III a.C., tanto che ben il 60% di essi insiste su quelli brettii. Nel I a.C. si assiste alla fondazione di molte ville (40 ca.) che rimangono in vita fino al II d.C., mentre, dopo la crisi del II secolo d.C., nel periodo successivo, fra II e III secolo d.C., si rileva un indice basso di nascite che tende a risalire nel IV e nel V d.C., fino al 18% di nuovi impianti1).


Archivio Storico per la Calabria e la Lucania
Silvana Luppino – Strabone VI 1,3 : I Lucani a Petelia (1980)

Nell'ambito delle numerose attestazioni delle fonti letterarie su Petelia, la testimonianza di Strabone in VI 1,3 riveste particolare importanza, soprattutto alla luce di recenti suggestioni sulla tradizione relativa ai Sanniti ed ai Lucani nell'Italia Meridionale.

Davvero è Petelia-Strongoli una metropolis dei Lucani ?
Questo saggio tenta di rispondere a tale domanda.

Atti della R. Accademia dei Lincei. Memorie della Classe di scienze morali, storiche e filologiche. Notizie dagli scavi.
Marianna Castiglione – Le necropoli romane di Petelia (2013)

ABSTRACT. - Questo articolo tratta delle necropoli romane di Petelia sia nella parte urbana che suburbana, e che erano funzionali al centro durante iI periodo romano e che lo connotavano in quanto tale. L'evidenza archeologica potrà far luce sia sugli aspetti più direttamente percepibili, il rituale funerario e le scelte tipologiche, sia su quelli di carattere sociale, per i quali la pur esigua documentazione epigrafica si è dimostrata un utile supporto.

PREMESSA
1. LE NECROPOLI SUBURBANE E/O EXTRAURBANE
2. LA NECROPOLI URBANA DI FONDO CASTELLO
BIBLIOGRAFIA

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Bibliografia, Note

  1. Battista Sangineto, Un decennio di ricerche archeologiche nel territorio di Paola (CS). Le Calabrie romane fra II a.C. e VI d.C. (2012[↩]