Bianca Ambrogio – Materiali dalla campagna di scavo del 2024 presso il santuario di Capo Colonna (2025)

Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloMateriali dalla campagna di scavo del 2024 presso il santuario di Capo Colonna
Autore(i)
Data rilascio05-10-2025
Contenitore, TitoloQuaderni ACMA "Lo spazio del sacro"
TipoArticolo di periodico specializzato
Riferimentin. 3/2025, DOI: https://doi.org/10.69590/0mf27q65
Casa editriceScuola Superiore Meridionale, Napoli
Classificazioni Biblioteca GAK
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ID Archivio: 17284
Data inserimento: 10-10-2025 02:39
Data ultima revisione: 10-10-2025 02:39
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/bianca-ambrogio-materiali-dalla-campagna-di-scavo-del-2024-presso-il-santuario-di-capo-colonna-2025/

Abstract

Le indagini condotte dalla Scuola Superiore Meridionale nel settore meridionale del santuario di Hera a Capo Colonna nel mese di luglio 2024 hanno restituito un nucleo consistente di materiali, pari a 6378 frammenti tra ceramica, elementi architettonici, coroplastica, metalli e altri reperti. In questo contributo se ne propone una presentazione preliminare, volta in particolare a contribuire alla definizione delle cronologie delle fasi di fondazione e di abbandono dell’edificio, interpretato come recinto sacro, rinvenuto all’interno del settore di scavo indagato. 

Sintesi (notebooklm)

L’articolo di Bianca Ambrogio presenta l’analisi preliminare del nucleo di materiali recuperati durante la campagna di scavo del 2024 nel settore meridionale del Santuario di Hera a Capo Colonna, condotta dalla Scuola Superiore Meridionale.

Contesto e Obiettivo:

Gli scavi si sono concentrati nell’area meridionale del temenos, tra il grande Tempio A e il muro di cinta. L’obiettivo era definire la cronologia della fondazione e della dismissione di un recinto sacro rinvenuto in quell’area.

Il Materiale Recuperato:

Le indagini hanno restituito un nucleo consistente di 6.378 frammenti, che coprono un arco cronologico esteso, dal III sec. a.C. (periodo della costruzione del recinto) fino al III secolo d.C. (momento di probabile dismissione e obliterazione). Le classi materiali più attestate, in termini di frammenti (NFR), sono la ceramica d’uso (41%), seguita dalla ceramica fine (19%) e dai contenitori da trasporto (16%).

Cronologia e Datazione del Recinto (III sec. a.C.):
La datazione del recinto sacro è supportata principalmente dall’analisi dei materiali rinvenuti nel suo livello di fondazione:

  • Ceramica a Vernice Nera Sovradipinta: La ceramica più recente è costituita da frammenti a vernice nera con sovradipinture (spesso con baccellature). Questi sono accostabili a produzioni apule databili alla prima metà del III secolo a.C..
  • Lucerna: La presenza di una lucerna a vernice nera, morfologicamente richiamante il tipo Howland 25B, è diffusa tra la seconda metà del IV e la prima metà del III sec. a.C..
  • Unguentario/Balsamario: Un fondo di balsamario fusiforme, del tipo Forti III, è inquadrabile tra la fine del IV e la prima metà del III secolo a.C..

Questi materiali indicano che la costruzione del recinto sacro si colloca in un periodo di acuta crisi per la polis di Crotone (III sec. a.C.), di cui sinora non era nota alcuna struttura al Lacinio, ad eccezione forse dell’Edificio J.

Materiali da epoche successive e antecedenti:

  • Coroplastica Votiva: È stato rinvenuto un nucleo consistente di coroplastica votiva (712 elementi), perlopiù figure femminili (tanagrine) databili tra la fine del IV e le soglie del II secolo a.C., che rimandano stilisticamente a produzioni seriali di area apulo-tarantina.
  • Età Romana: I livelli più tardi, fino alla tarda età imperiale, includono ceramica a vernice nera (in particolare Campana C, prevalente dopo la Seconda Guerra Punica), ceramica a pasta grigia (marker cronologico del II-I sec. a.C.) e terra sigillata africana C, che data l’obliterazione della struttura al III secolo d.C..
  • Reperti Preziosi/Interessanti: Tra i ritrovamenti si segnala una statuetta in bronzo di figura femminile (rinvenuta in uno strato di riporto) e un tetradramma in bronzo della zecca di Siracusa (336-317 a.C.), noto anche dal tesoretto di Fondo Gesù a Crotone.

Importanza del Contributo:

I materiali analizzati, in linea con studi precedenti per l’età romana, risultano particolarmente significativi per gettare luce sulle produzioni e i commerci del sito in età ellenistica, mostrando un santuario aperto a traffici verso l’area ionica (Taranto) e l’ambito siceliota.

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