Abstract
L’area di scavo denominata “G.V. Gravina”, situata nel Comune di Crotone tra via U. Foscolo e via G. Verga, si estende per circa 4000 mq all’interno di una zona urbana priva di edificazioni moderne. L’intervento archeologico, previsto nell’ambito del progetto “Antica Kroton”, è stato finalizzato alla ricerca scientifica e alla valorizzazione. In questa sede si presentano i primi dati stratigrafici, topografici e un complesso di materiali architettonici fittili di rilevanza per la ricostruzione delle fasi monumentali di questo settore dello spazio pubblico crotoniate.
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L’articolo di Domenico Garzillo, “AREA G.V. GRAVINA: IL RACCONTO STRATIGRAFICO (SCAVI 2024-2025) E UN GRUPPO DI TERRECOTTE ARCHITETTONICHE”, fornisce un resoconto dettagliato della sequenza stratigrafica e un’analisi preliminare di un significativo gruppo di materiali fittili architettonici rinvenuti nell’area di Gravina, a Crotone, nell’ambito del Progetto Antica Kroton . Garzillo è menzionato come uno dei validi collaboratori scientifici del progetto Antica Kroton, che si è trasferito a Crotone per seguire i cantieri.
Per un inquadramento generale dello scavo vedere:
Carlo Rescigno – Progetto Antica Kroton: ricerche nell’area di Gravina (2025)
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L’area “G.V. Gravina” a Crotone copre la storia del sito dalla fine dell’VIII al III sec. a.C.. Le ricerche rivelano una costante topografica: un ampio spazio centrale privo di strutture, interpretato come parte dell’agorà o di un santuario urbano, circondato da edifici che si sono evoluti attraverso le fasi Arcaica e Classica. Un evento cruciale è la profonda modifica funzionale del sito all’inizio del III secolo a.C., probabilmente causata dall’assedio di Agatocle, come suggerito dal ritrovamento di proiettili e punte di freccia. Questa distruzione fu seguita da un rito collettivo di espiazione o bonifica, testimoniato dalla Grande Fossa Circolare ricca di materiali votivi e ceramici, e lo scavo ha inoltre portato alla luce un importante scarico intenzionale di terrecotte architettoniche, che documentano almeno quattro diversi e continui sistemi di copertura utilizzati nella polis greca.
Ecco una sintesi e un indice dei risultati principali basati sul suo contributo.
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Sintesi dell’Articolo
L’articolo presenta l’analisi stratigrafica dello scavo “G.V. Gravina”, situato in un’area urbana priva di costruzioni moderne. Le ricerche documentano una frequentazione del sito dalla fine dell’VIII sec. a.C. fino al III sec. a.C., seguita da un graduale abbandono.
Contesto Urbano e Spazio Aperto
Una costante topografica dell’area è la presenza di un ampio spazio centrale privo di strutture, che permane in tutte le fasi di vita del sito, variando in dimensione in base all’edificazione sui margini. Le strutture murarie emerse si dispongono intorno a questo vuoto, suggerendo che l’area fosse un settore della piazza pubblica (agorà) o di uno dei santuari urbani di Kroton, come ipotizzato anche da Carlo Rescigno.
Sequenza Stratigrafica e Strutture Edilizie
Lo scavo ha rivelato diverse fasi strutturali:
1. Fase Arcaica/Classica (Fase 1 e 2, VII – V sec. a.C.): Sono stati identificati i resti dell’Edificio A (VII-VI sec. a.C., forse un recinto o edificio) e il cavo di spoliazione dell’Edificio B. Successivamente, sono state costruite strutture lungo i margini: l’Edificio C (due ambienti quadrangolari, V sec. a.C.), l’Edificio E (quadrangolare, V sec. a.C.), e l’Edificio D, ipotizzato come un portico o stoa, databile alla prima metà del IV sec. a.C..
2. La Destruzione e l’Abbandono (Fase 3, III sec. a.C.): Le fasi finali di vita della polis greca, databili tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.C., sono segnate da una profonda modifica funzionale dell’area, probabilmente in seguito a un evento bellico. Il ritrovamento di numerose punte di freccia in bronzo e due proiettili di catapulta in calcare nei livelli di frequentazione associati agli Edifici D ed E suggerisce che questa distruzione possa essere attribuita all’assedio di Agatocle all’inizio del III sec. a.C..
3. Riti Collettivi di Dismissione: Dopo la distruzione, l’area divenne oggetto di attività rituali o di bonifica, che ne testimoniano la trasformazione funzionale. L’evidenza più significativa è la Grande Fossa Circolare, interpretata come l’esito di un rito collettivo di espiazione o bonifica (come l’esaugurazione di un edificio pubblico), databile all’inizio del III sec. a.C.. Il riempimento della fossa conteneva una quantità notevole di ceramica (spesso integra, da mensa e da fuoco), resti ossei (tra cui un corno di bovide e crani di cane interi), monete bronzee e d’argento, e frammenti architettonici.
Analisi delle Terrecotte Architettoniche
Un importante ritrovamento è uno scarico intenzionale di terrecotte architettoniche, rinvenuto vicino al muro spogliato dell’Edificio D. Questi materiali, accumulati forse per regolarizzare un piano di calpestio, documentano almeno quattro diversi sistemi di copertura (tetti) utilizzati in edifici che si affacciavano sulla piazza.
• Tetto 1 (Alto Arcaico, VI sec. a.C.): Documentato da pochi frammenti di sima laterale di tipo acheo, una delle prime realizzazioni del gruppo, che attesta una frequentazione molto antica.
• Tetto 2 (Protoclassico, prima metà V sec. a.C.): Caratterizzato da antefisse a palmetta pentagonale di modulo medio, forse pertinenti a un piccolo sacello urbano.
• Tetto 3 (Tardo Classico, fine V – prima metà IV sec. a.C.): Il gruppo più consistente, composto da settantanove elementi di sima rampante a lastra rettilinea, decorata con un anthemion (alternanza di palmette a nove foglie e fiori di loto) di ispirazione ionica. Questo tetto testimonia una tradizione artigianale continua e aggiornata, in uno stile affine a quello delle serie note da Capo Colonna.
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Indice Riassuntivo dell’Articolo
Racconto stratigrafico dello scavo
1. Fase 1 (VIII sec. a.C. – VI sec. a.C.)
◦ Edificio A (Struttura/Recinto)
◦ Asportazione dell’Edificio B (Cavo di spoliazione)
2. Fase 2 (V sec. a.C. – IV sec. a.C.)
◦ Edificio C (Due ambienti quadrangolari)
◦ Fossa di scarico (V sec. a.C., all’interno dell’Edificio B dismesso)
◦ Edificio D (Ipotetica stoa / porticato)
◦ Edificio E (Struttura lungo il margine meridionale)
◦ Evidenze belliche (punte di freccia e proiettili di catapulta)
3. Fase 3 (Inizi III sec. a.C. – Abbandono)
◦ Riorganizzazione post-bellica e nuove strutture
◦ Fosse rettangolari (rivestite con tegole)
◦ La Grande Fossa Circolare (Rito collettivo/Espiazione)
◦ Fosse minori (con ceneri e carboni, resti ossei)
◦ Scarico di materiale architettonico e probabile camminamento
4. Fase 4 (Abbandono e post-antico)
◦ Attività di recupero materiali (spoglio) e manomissione
◦ Obliterazione finale (livello limo-argilloso) e tracce di arature
Terrecotte architettoniche dagli scavi dell’area di Gravina
• Scarico di materiali architettonici e contesto del ritrovamento
◦ Tetto 1 (Sima laterale di tipo acheo, Alto Arcaico, VI sec. a.C.)
◦ Tetto 2 (Antefisse a palmetta, Protoclassico, prima metà V sec. a.C.)
◦ Tetto 3 (Sima rampante a anthemion, Tardo Classico, fine V – prima metà IV sec. a.C.)
◦ Tetto 4? (Frammento di voluta/tralcio, antefissa di grande formato)
◦ Frammento di gocciolatoio a protome leonina
◦ Altri elementi del manto comune del tetto (Kalypteres hegemones, Tegole, Coppi)
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