Domenico Marino – Boschi sacri e giardini nell’antico Lacinio (2003)

Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloBoschi sacri e giardini nell’antico Lacinio
Autore(i)
Data rilascio2003
Contenitore, TitoloConvegno "Il bosco sacro e le sue meraviglie" 6 Settembre 2003
TipoParagrafo di Libro
Riferimentip. 100-111
Classificazioni Biblioteca GAK
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ID Archivio: 6278
Data inserimento: 19-03-2020 15:24
Data ultima revisione: 27-11-2025 02:05
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/domenico-marino-boschi-sacri-e-giardini-nellantico-lacinio-2003/
Convegno

Nel libro XXIV,3 di Ab Urbe condita leggiamo la descrizione che Tito Livio fornisce del tempio di Capo Lacinio (testo in latino da Weissenborn-Wilhelm, Ed. 1873, pp. 3-4)

Originale in LatinoTraduzione in Italiano
III. Urbs Croto murum in circuitu patentem duodecim milia passuum habuit ante Pyrrhi in Italiam adventum,III. La città di Crotone aveva mura che si estendevano per un perimetro di dodici miglia, prima dell’arrivo di Pirro in Italia;
post vastitatem eo bello factam vix pars dimidia habitabatur:dopo la devastazione compiuta in quella guerra, a malapena metà (della sua area) era abitata:
flumen, quod medio oppido fluxerat, extra frequentia tectis loca praeterfluebat, et arx erat procul eis quae habitabantur,il fiume, che era scorso in mezzo all’abitato, scorreva (ora) al di fuori delle zone fittamente costruite; e la rocca (arx) era lontana da quelle (zone) che erano abitate.
sex milia aberat ab urbe nobili templum, ipsa urbe nobilius, Laciniae Iunonis, sanctum omnibus circa populis,A sei miglia dalla nobile città sorgeva il tempio, più nobile della città stessa, (il tempio) di Giunone Lacinia, sacro a tutti i popoli circostanti.
lucus ibi frequenti silva et proceris abietis arboribus saeptus laeta in medio pascua habuitLì un bosco sacro (lucus), cinto da una selva fitta e da alti abeti, aveva in mezzo rigogliosi pascoli,
ubi omnis generis sacrum deae pecus pascebatur sine ullo pastore ;dove pascolava bestiame sacro alla dea di ogni genere senza alcun pastore;
separatimque greges sui cuiusque generis nocte remeabant ad stabula numquam insidiis ferarum, non fraude violati hominum.e le greggi di ciascun genere, separatamente, tornavano di notte alle stalle, mai danneggiate né dalle insidie delle fiere, né dalle frodi degli uomini.
magni igitur fructus ex eo pecore capti, columnaque inde aurea solida facta et sacrata estPerciò grandi ricavi furono ottenuti da quel bestiame, e da essi fu fatta e consacrata una colonna d’oro massiccio.

Dalla tarda età del bronzo si assistette ad uno caratterizzazione in senso agricolo dei luoghi di culto, normalmente costituiti appunto da “boschi sacri”, posti ai confini del territorio delle comunità indigene, con funzioni simili, quindi, o quelle dei santuari extraurbani d’età storica (come è quello di Hera Lacinia), cioè di punti di incontro e scambio tra le diverse popolazioni.

Sempre da Livio apprendiamo dell’esistenza di un lucus, termine che in latino individua un “bosco sacro” ed è considerato da alcuni equivalente al greco àlsos, di uno selva rigogliosa e di alti abeti.

L’esistenza sul promontorio Lacinio di un bosco di alti abeti, descrittoci da Livio, costituito cioè da un’essenza arborea, forse relitto botanico del manto primigenio di conifere boreali, che doveva. rappresentare un’evidente difformità nell’ambito del paesaggio vegetale, di certo mediterraneo, potrebbe avere stimolato il suo riconoscimento come luogo sacro già da parte delle comunità indigene.

Successivamente anche i greci avrebbero incentrato, almeno in parte, le loro manifestazioni religiose su una realtà naturale “intrinsecamente carica di potere numinoso”.

Ma c’è un altro fatto. Il concetto stesso di temenos, cioè lo spazio sacro, delimitato, destinato alla divinità – che noi ben conosciamo a Capocolonna, poiché è rappresentato dalle monumentali mura di cinta – contiene in sé l’idea stessa del “bosco” che viene tagliato, per ricavarvi uno spazio da destinare agli dei. Infatti, il verbo greco temno, da cui temenos, significa  “io taglio, io recido, io divido“. Quindi, il taglio di una parte del bosco primitivo, per ricavarvi un’area sacra, dove erigere un altare agli dei, è all’origine stessa del tempio: templum in latino significo “spazio libero “. E spesso lo spazio liberato dagli alberi veniva poi arato. Inoltre, il concetto di divisione, espresso dalla parola temno, sottolinea l’esigenza di separare lo spazio degli dei da quello degli uomini, ed anche il concetto di organizzazione dello spazio che è proprio della civiltà greca.

La tradizione attribuisce la fondazione del santuario a Herakles, dopo l’uccisione di Lakinios e di Kroton. Quest’origine, collegata con le migrazioni di Herakles, adombrerebbe, oltre i ricordi mitici di contatti con l’area egea, un tipo di relazioni “aggressive” proprie della colonizzazione achea, nei confronti delle popolazioni indigene. Il Lacinio, allora, potrebbe configurarsi come “santuario di frontiera”,  un  “luogo di contatto” tra greci ed indigeni, dove i rapporti tra culture diverse venivano sacralizzati in modo da superare eventuali conflitti.

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