Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

Titolo Cartagine e la Magna Grecia da Agatocle a Pirro
Autore(i)
Data rilascio 2015
Contenitore, Titolo AIÔNOS, Miscellanea di studi storici
Riferimenti n. 18, 2013-14
Casa editrice Aracne editrice, Ariccia (RM)
Tipo Articolo di periodico specializzato
Classificazioni Biblioteca GAK
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Altre Informazioni Biblioteca GAK
ID Archivio: 5731
Data inserimento: 25-02-2020 23:18
Data ultima revisione 23-06-2020 10:10
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/giovanna-de-sensi-cartagine-e-la-magna-grecia-da-agatocle-a-pirro-2015/

Lo studio riprende e completa l’argomento sottovalutato delle relazioni tra Cartaginesi, Italioti e Italici tra il IV e il III secolo a.C. E’ analizzata anche il rapporto conflittuale tra basileus siracusano Agatocle contro i Brettii, e le relazioni con la città di Crotone.

Si ricorda il primo formale patto di alleanza militare contratto dai Cartaginesi con gli Italioti della prima Lega – ancora a guida crotoniate -che risale all’inizio della terza guerra suscitata contro di essi in Sicilia da Dionisio il Vecchio (382–375 a.C.). Il più antico intervento di Agatocle in Italia risale ad alcuni anni dopo la morte del Molosso (339 a.C.), quando partecipò come chiliarca alla spedizione siracusana al comando di Eraclide e Sosistrato in difesa di Crotone assediata dai Brettii.

Durante gli anni del primo esilio di Agatocle trascorsi nella regione italiota, sperimentò anzitutto solidarietà e comunanza d’intenti coi gruppi radicali dissidenti di Crotone, probabilmente cacciati anch’essi in esilio dopo il successo dell’intervento siracusano, ed insieme a questi fuorusciti dovette operare quel tentativo di impadronirsi di Crotone, che Diodoro gli attribuisce, prima che, respinto, cercasse rifugio a Taranto. A Crotone intanto gli oligarchici rimasti privi del sostegno di Eraclide e Sosistrato erano stati cacciati in esilio, avevano cercato asilo a Thurii e da lì tentavano di rientrare in patria, mentre la fazione democratica salita al potere si affrettò a venire a patti durevoli coi Brettii ed elesse strateghi un tale Parone e Menedemo, amico personale di Agatocle, per respingere gli attacchi degli esuli. Questi ormai da due anni attaccavano Crotone ed avevano pure arruolato mercenari per riuscirci, ma furono tutti annientati. Finchè Menedemo riuscì da lì a poco ad imporsi come tiranno nella sua città.

Nel 295 a.C. Agatocle pone in atto con l’inganno la presa di Crotone ai danni dell’amico Menedemo. Al tempo delle nozze della figlia Lanassa con Pirro, sferrò un attacco a sorpresa, con la distruzione della città e l’imposizione di un presidio armato. La modalità della conquista, realizzata con un assedio navale da mare a mare (dal Lacinio al porto della città) e con la costruzione di un teichos sul lato interno mostra la precauzione di impedire che Crotone potesse ricevere soccorso dai Brettii che ne controllavano il retroterra montano.

La politica di intesa coi Brettii di quel cantone coltivata dal tiranno Menedemo era fonte di ricchezza per la città, che attraverso il porto ne mediava la commercializzazione delle risorse nel mercato mediterraneo. Una tale posizione era diventata incompatibile con i disegni di egemonia politica, di controllo territoriale e di recupero del mercato magno–greco all’area economica siracusana, che Agatocle intendeva realizzare nella regione.