Gregorio Aversa – Lo sviluppo delle terrecotte architettoniche e dei sistemi di copertura a Crotone. Un tentativo di sintesi (2025)

Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloLo sviluppo delle terrecotte architettoniche e dei sistemi di copertura a Crotone. Un tentativo di sintesi.
Autore(i)
Data rilascio2025
Contenitore, TitoloAtti Deliciae Fictiles VI - 17-19 ottobre 2024
TipoAtto di convegno
RiferimentiISBN 979-12-82195-09-6, pp. 335-347
DOI
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Fasi Temporali dello studio

Lo studio evidenzia tre fasi principali della produzione delle terrecotte architettoniche:

1. Fase Arcaica (fine VII – metà VI sec. a.C.): Caratterizzata dai sistemi di copertura cosiddetti “a corna” (Hörnerdächer), che mostrano una stretta collaborazione artigianale tra Crotone e la consorella Sibari.

2. Influenze Esterne (seconda metà VI – inizio V sec. a.C.): L’arrivo di modelli sicelioti, greco-orientali e ionici, probabilmente mediati dalla presenza di Pitagora e dalla fuga di maestranze dalla Ionia a causa della pressione persiana. In questo periodo spiccano i complessi tetti del santuario di Hera Lacinia.

3. Fase Classica ed Ellenistica (V – IV sec. a.C.): Una fase di monumentalizzazione, con la produzione di tetti ispirati alla copertura marmorea del tempio di Hera e, successivamente, l’adozione di modelli coroplastici siracusani e tarantini durante la rinascita urbana del IV secolo a.C.

I reperti descritti nelle fonti coprono un arco temporale molto esteso, che abbraccia l’intera vita della polis indipendente, dalla sua fondazione fino alla sottomissione romana. In termini cronologici più specifici, la produzione di terrecotte architettoniche documentata si articola come segue:

Inizio della produzione: Le testimonianze più antiche, caratterizzate dai sistemi di copertura “a corna” di tipo acheo-coloniale, risalgono al periodo compreso tra la fine del VII e la prima metà del VI secolo a.C..

Fase di sviluppo e splendore: La produzione prosegue ininterrottamente attraverso la seconda metà del VI secolo e tutto il V secolo a.C., periodo in cui si assiste alla monumentalizzazione dei santuari e all’introduzione di modelli influenzati dalle correnti greche, ioniche e siceliote.

Fase finale: L’attività delle officine locali e l’evoluzione dei sistemi decorativi continuano fino alla metà del IV secolo a.C., legandosi alla rinascita urbana di epoca ellenistica.

Termine della sequenza: La tradizione delle terrecotte architettoniche crotoniati giunge a una definitiva cessazione entro l’inizio del III secolo a.C..

Complessivamente, i reperti riflettono quindi circa quattro secoli di storia materiale della città.

Per comprendere meglio questa evoluzione, possiamo immaginare la produzione di terrecotte come il “diario architettonico” della città: le prime pagine sono scritte con uno stile semplice e condiviso con i vicini, i capitoli centrali si arricchiscono di linguaggi internazionali e raffinati, mentre le ultime righe testimoniano l’adeguamento ai gusti delle grandi potenze dell’epoca, prima del silenzio definitivo.

Riepilogo dei Luoghi e dei Reperti

L’articolo cita numerosi siti nel territorio crotoniate e una vasta gamma di elementi architettonici che testimoniano l’evoluzione tecnica e stilistica delle officine locali.

Luoghi principali

Crotone (area urbana): Sono documentati ritrovamenti in diverse zone della città, tra cui il Fondo Gesù, l’area del Campo Sportivo, via Telesio, via Giovanni Paolo II e la sede della Banca Popolare di Crotone.

Santuario di Hera Lacinia (Capo Colonna): Il sito più ricco di testimonianze, dove sono stati rinvenuti i resti di vari sistemi di copertura (denominati con lettere come Tetto A, B, I, J, L, M, N) e reperti fondamentali per comprendere la produzione locale.

Punta Alice (Cirò Marina): Sede del tempio di Apollo Alaios, punto d’incontro culturale tra Crotone e Sibari, dove è attestata la fase più antica dei tetti “a corna”.

Sant’Anna di Cutro: Luogo di ritrovamento della più antica antefissa “a corna” acheo-coloniale e di un sistema di copertura ricostruito da Dieter Mertens.

Capo Cimiti: Sito di una villa romana dove è stata rinvenuta un’antefissa di fabbrica peloponnesiaca, testimonianza di importazioni dalla Grecia continentale.

Roccabernarda (località Serrarossa): Luogo di ritrovamento di un’antefissa con testa di Dioniso di tipo siracusano.

Chora (territorio): Vengono menzionati reperti da Torretta di Crucoli, Calopezzati, Montalto Uffugo, Rose e Nocera Terinese.

Reperti e tipologie principali

Antefisse “a corna”: Elementi distintivi della fase arcaica achea, rinvenuti a Sant’Anna di Cutro e Punta Alice.

Tetto A (Heraion): Caratterizzato da una sima con kyma ionico e antefisse con teste di pantera e gorgoni, legati alla tradizione di Corinto e della Ionia.

Tetto B (Heraion): Di derivazione siceliota, con decorazioni plastiche e figure acroteriali a tutto tondo. La presenza di scarti di fornace ne conferma la produzione in situ.

Sime-grondaie a testa leonina: Una lunga serie di esemplari che vanno dal V al IV sec. a.C. (Tetti I, J, L, LII, LIII, M, N), ispirati a prototipi egei e alla copertura marmorea del tempio di Hera.

Antefisse a palmetta e gorgoniche: Reperti dell’ultimo quarto del VI sec. a.C. con forti affinità con l’ambiente samio-milesio.

Antefissa con Dioniso in profilo: Rinvenuta a Serrarossa, rapportabile alla produzione di Siracusa della metà del V sec. a.C..

Testa di divinità fluviale (forse Esaro): Conservata al Museo di Crotone, presenta chiari influssi fidiaci.

Antefisse ellenistiche: Raffigurazioni di Afrodite, Eracle e Artemis Bendis (o Perseo), che mostrano l’integrazione di Crotone nei circuiti artigianali siracusani e tarantini.

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