L.Laky – Crotona e suas conexões religiosas e políticas com Olímpia nos séculos VI, V e IV a.C.: As evidências das imagens monetárias de águias e raios (2021)

Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloCrotona e suas conexões religiosas e políticas com Olímpia nos séculos VI, V e IV a.C.: As evidências das imagens monetárias de águias e raios
Autore(i)
Data rilascio2021
Contenitore, TitoloHistória: Questões & Debates,
TipoArticolo di periodico specializzato
Riferimenti69(1), 136–162.
DOI
Classificazioni Biblioteca GAK
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Abstract in italiano

L’articolo esamina le relazioni religiose e politiche tra Crotone e Olimpia tra VI e IV secolo a.C., prendendo come filo conduttore la documentazione numismatica. Attraverso l’analisi dei tipi monetali con aquile e fulmini, l’autrice mostra come l’adozione di iconografie legate a Zeus Olympios da parte della zecca crotoniate vada intesa non solo come scelta devozionale generica, ma come strumento di costruzione di legami panellenici e di autorappresentazione politica. L’uso insistito di questi simboli, in un arco cronologico che coincide con l’affermazione di Crotone sulla scena magnogreca e con le esperienze federali acheo‑italiote, suggerisce che la monetazione partecipi a una più ampia diplomazia visiva, capace di ribadire l’appartenenza della città alla sfera di prestigio di Olimpia e del culto di Zeus.

Sintesi dell’articolo e approfondimenti

Premessa: il paradosso di Zeus a Crotone e la “connectivity”

L’articolo di Lilian Laky si inserisce nel dibattito sulla connettività mediterranea (Horden e Purcell), vedendo il Mediterraneo come una rete di micro-regioni interconnesse. Crotone e Olimpia, pur geograficamente distanti, erano “vicine” grazie a scambi religiosi e politici.

Il paradosso centrale è la discrepanza tra il record archeologico (dominato da Hera Lacinia e Apollo, con il santuario del Capo Lacinio e di Punta Alice ) e l’assenza di un luogo di culto dedicato Zeus (sia nelle fonti e sia archeologicamente) e do quello numismatico (dominato da Zeus). Laky risolve questo paradosso definendo la moneta come un “documento di rete”: l’immagine monetaria non rifletteva necessariamente il culto locale più forte, ma il messaggio che la città voleva proiettare verso l’esterno.

1. La tempistica dei templi e la consolidazione dell’immagine di Zeus

Secondo un precedente studio della stessa ricercatrice L.Laky1, confermata con sfumature da diverse fonti, la fissazione dell’immagine di Zeus nelle monete segue di pari passo la monumentalizzazione architettonica della Grecia Classica:

  • L’apice architettonico (VI-V sec. a.C.): La costruzione di grandi templi dedicati a Zeus, come l’Olympieion di Atene (iniziato dai Pisistratidi), l’Olympieion di Agrigento e, soprattutto, il Tempio di Zeus a Olimpia (ca. 470-457 a.C.), crea un canone visivo universale del dio.
  • Dall’Architettura alla moneta: La numismatica “traduce” la maestosità di questi edifici in simboli tascabili. Olimpia inizia a coniare (ca. 471 a.C.) non per necessità commerciale, ma per scopi agonistici e religiosi durante i giochi, cristallizzando il tipo dello “Zeus Keráunios” (Zeus che scaglia il fulmine). Barringer nota anche che: “At Olympia a change in iconography is already evident some forty years before the Pheidian Zeus”, cioè che i cambiamenti iconografici furono influenzati da fattori politici (es. il nuovo ruolo di Olimpia come sede di arbitrato dopo le Guerre Persiane) oltre che dalla sola architettura dei templi2
  • Il tipo “Trovejante”: Questo schema scultoreo (Zeus in piedi, in atto di lanciare il fulmine con la destra e con l’aquila sul braccio sinistro) diventa il primo grande pattern monetale di Zeus nel V secolo a.C., fungendo da modello per le zecche che cercavano legittimazione panellenica, come Crotone3.

2. Il simbolismo di Olimpia: l’Aquila e il Fulmine

L’autrice definisce l’aquila e il fulmine come “tratti culturali condivisi”.

  • L’Aquila come simbolo di vittoria: Ad Olimpia, l’aquila era l’uccello del presagio. Per Crotone, città di atleti, era il simbolo della vittoria olimpica già ottenuta e di quella futura. Rappresenta la vittoria dell’ordine (logos) sul caos.
  • Il fulmine come giustizia: Strumento della giustizia di Zeus, la sua presenza sulle monete ribadisce la forza esecutiva del potere crotoniate in un periodo di instabilità politica.

Sineddoche visiva e astrazione crotoniate. Mentre a Olimpia e in Sicilia (Zancle ca. 460 a.C.) si mantiene spesso la figura antropomorfa del dio che corre, Crotone sceglie l’astrazione simbolica: isola gli elementi (aquila e fulmine) per rappresentare il “tutto” (la potenza di Zeus), metodo coerente con la raffinata tradizione degli incisori crotoniati che prediligevano il simbolo puro.

3. Successo atletico: Milone come ponte vivente

Un elemento fondamentale è il ruolo dei vincitori olimpici. Crotone ebbe un numero di successi senza pari (specie tra il 588 e il 480 a.C.).

  • Milone: Vincitore di sei olimpiadi, era un leader politico e militare. La sua figura fungeva da ponte fisico tra Crotone e il santuario di Zeus.
  • Legittimazione: Laky argomenta che l’iconografia di Zeus fosse un modo per “monetizzare” il prestigio di atleti come Milone, trasformando la forza fisica in autorità politica e supremazia morale.

4. La dimensione politica: La Lega e il modello di Rhypes

L’altro elemento che va indicato è il possibile culto di Zeus Homarios, del quale non c’è traccia nel mondo coloniale occidentale arcaico; in età classica invece lo sviluppo del suo culto in Magna Grecia sembra il frutto di un momento di particolare vicinanza politica con la madrepatria achea nella seconda metà del V secolo (circa 430-420 a.C..), quando – come riporta Polibio (Pol., II, 39, 1-7) – le colonie achee italiche di Crotone, Caulonia e Sibari (intesa come Thurii) crearono anch’esse una lega detta italica o italiota, mutuando politeia ed il culto di Zeus Homarios dalla lega achea della madrepatria; designarono, poi, come luogo dove deliberare in comune, il santuario di Zeus Homarios4.

Il santuario di Hera Lacinia può aver agito come una “Olimpia d’Occidente”, ospitando gli incontri della lega con le monete con i simboli di Zeus che avrebbero ricordato ai partner la leadership di Crotone. Ma d’altra parte, L.Laky evidenzia che non si può legare l’uso del tipo dell’aquila nelle monete della città di Crotone alla sola formazione della lega italiota nel 430 a.C., e per il fatto che le città achee avessero scelto un santuario dedicato a Zeus Homarios come sede delle loro riunioni. L’introduzione dell’immagine dell’aquila come tipo monetario è molto anteriore alla lega, e la sua lunga persistenza nella coniazione attraversa e si relaziona ad altri periodi della storia della città. Nemmeno i tipi monetari dell’aquila stante con preda o con il capitello possono essere considerati evidenze della formazione della lega e dell’istituzione del culto a Zeus Homarios in quel periodo. “L’uso di queste immagini da parte di Crotone deve essere inteso come il risultato di diverse congiunture storiche, le quali portarono alla scelta di impiegare l’aquila, nelle sue varie tipologie rappresentative, come simbolo il cui significato specifico funzionasse per la comunità politica in momenti ben determinati“.

5. Cronologia e analisi comparativa

L’analisi dell’articolo evidenzia una precisa sincronia tra le emissioni olimpiche e quelle crotoniati:

  • Fase Arcaica (VI sec. a.C.): Iniziale consolidamento del prestigio atletico crotoniate e circolazione dei primi simboli legati a Zeus in ambito panellenico.
  • Fase Classica (480-450 a.C.): È il periodo di massima influenza dello stile “olimpico”. Mentre la Lega Arcada (490-480 a.C.) produce coni con Zeus in trono, Olimpia e Crotone convergono verso la rappresentazione dell’aquila e del fulmine. Crotone, in particolare, sviluppa l’aquila vittoriosa su fulmine, un tipo che riflette il successo dei suoi atleti e la stabilità della Lega Italiota.
  • Sincronia con Olimpia: Laky nota che le zecche crotoniati del V secolo a.C. mostrano una qualità tecnica che rivaleggia con quelli degli incisori dell’Elide, suggerendo non solo un’influenza ideologica ma anche una possibile circolazione di artigiani o modelli scultorei comuni.

6. Cronologia del tipo “Aquila e Fulmine” a Crotone

L’elencazione dei tipi monetari discussi da Laky costituisce il fulcro dell’analisi numismatica per dimostrare la connessione con Olimpia:

  • Tipo 1: Aquila stante su colonna o ramo (ca. 480-460 a.C.): È una delle prime apparizioni del simbolo isolato. L’aquila appare fiera e stante, spesso associata a rami di ulivo o alloro, richiamando direttamente il contesto delle premiazioni atletiche.
  • Tipo 2: Aquila con le ali spiegate su fulmine (ca. 450-425 a.C.): È il tipo più celebre e “olimpico”. L’aquila ghermisce il fulmine, simbolo del potere esecutivo di Zeus. Questo modello è quasi identico alle emissioni dell’Elide del medesimo periodo, a conferma della volontà di Crotone di identificarsi con il santuario panellenico.
  • Tipo 3: Aquila che ghermisce una preda (lepre o serpente): Questo tipo introduce la narrazione del logos contro il caos. Il serpente rappresenta le forze ctonie e il disordine, mentre l’aquila (Zeus) ristabilisce l’equilibrio. È una chiara metafora politica della leadership di Crotone sulle altre poleis magno-greche.
  • Tipo 4: Il Fulmine alato isolato (IV sec. a.C.): Nelle serie più tarde, il fulmine diventa l’elemento centrale del rovescio. Raffigurato con estrema precisione geometrica e spesso alato, rappresenta l’arma di Zeus pronta a colpire, mantenendo vivo il legame con il dio anche quando la città affronta le pressioni militari delle popolazioni anelleniche (Lucani e Brettii).

Conclusioni

Laky conclude che l’aquila e il fulmine non sono “prestiti artistici” passivi, ma scelte politiche attive. Crotone utilizzò l’immagine di Zeus Olympios per rivendicare una leadership regionale, inserendosi come nodo centrale della rete panellenica. La moneta diventa così il documento materiale di una connessione che univa le sponde del Mediterraneo nel segno dell’identità achea e della maestosità monumentale dei templi di Zeus.

Bibliografia, Note

  1. Lilian de Angelo Laky, As moedas de Olímpia e a consolidação da imagética de Zeus na Grécia Clássica, 2008[]
  2. J. Barringer, The Changing Image of Zeus in Olympia – iDai.publications,· 2017[]
  3. Anche se alcuni autori evidenziano che la descrizione specifica “aquila sul braccio sinistro” è più frequente in epoca ellenistica che nel V secolo a.C.; le prime emissioni di Olimpia mostrano spesso l’aquila e il fulmine come simboli separati, non sempre con Zeus antropomorfo[]
  4. “La Lega Achea e la Lega Italica, il culto a Zeus Homarios (V-II sec. a.C.)” in https://www.gruppoarcheologicokr.it/ripe-rhypes-e-lachaia/#La_Lega_Achea_e_la_Lega_Italica_il_culto_a_Zeus_Homarios_V-II_sec_aC[]