Maria Letizia Lazzarini, Paolo Poccetti – Le tabellae defixionis della Calabria tra IV e III sec. a.C. (2017)

Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloLe tabellae defixionis della Calabria tra IV e III sec. a.C.: una considerazione d’insieme
Autore(i)
Data rilascio2017
Contenitore, TitoloEnotri e Brettii in Magna Grecia - Modi e forme di interazione culturale
TipoParagrafo di Libro
RiferimentiVolume II - Tomo 1 - pp. 221-280
Casa editriceRubbettino
Classificazioni Biblioteca GAK
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ID Archivio: 17185
Data inserimento: 25-08-2025 19:06
Data ultima revisione: 25-08-2025 19:19
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/maria-letizia-lazzarini-paolo-poccetti-le-tabellae-defixionis-della-calabria-tra-iv-e-iii-sec-a-c-2017/
Enotri e Brettii in Magna Grecia. Modi e forme di interazione culturale, a cura di G. De Sensi Sestito e S. Mancuso

ABSTRACT: Diverse defixiones provengono dall’area dell’attuale Calabria, la maggior parte delle quali risale al IV e III secolo a.C. Offriamo qui una riedizione commentata di questi testi (quattro in lingua osca, sei in greco, uno in lingua mista e uno in una lingua ancora indefinita), che non solo descrive i dettagli e le peculiarità di ciascuna iscrizione, ma fornisce anche una panoramica generale e comparativa di tutte. L’analisi linguistica e onomastica evidenzia diverse interferenze tra elementi greci e locali, riflettendo così il bilinguismo dell’area. Allo stesso tempo, si possono recuperare alcune informazioni interessanti circa il contesto sociale da cui provengono questi documenti. Ad esempio, il ruolo delle donne sembra essere piuttosto centrale, con i loro nomi che ricorrono frequentemente nei testi e talvolta in posizioni emergenti.

ESTRATTI: Le tabellae defixionis, non essendo espressione dell’epigrafia ufficiale e pubblica, costituiscono un genere testuale nonstandardizzato e, di conseguenza, sono un serbatoio privilegiato di fenomeni di variazione del repertorio linguistico di una comunità di parlanti, anche indipendentemente dalla pluralità delle lingue implicate. Per molti aspettiti, questi testi rappresentano il contraltare dell’epigrafia ufficiale, in quanto non hanno un carattere pubblico né costituiscono scritture esposte, ma anzi, all’opposto, sono destinati all’occultamento e, dunque, a non essere lasciati, se non virtualmente, dalle divinità infere invocate come esecutrici del maleficio. Questi testi, per quanto siano classificabili a tutti gli effetti come documenti privati, hanno, tuttavia, quasi sempre diretta attinenza con la vita pubblica e sociale, perché comunque implicano un rapporto tra singoli individui, e, molto frequentemente, chiamano in causa, come destinatari della maledizione, gruppi più o meno numerosi di persone associate ad un determinato contesto sociale, ad una categoria professionale, ad un fatto circostanziale che li unisce in una contesa o in una lite giudiziaria.
(…)
Nel panorama di questo genere testuale la Calabria antica occupa una posizione particolare che merita interesse e attenzione per diverse ragioni. Innanzitutto questa tipologia testuale costituisce una porzione importante, anche considerato sotto il mero profilo quantitativo, della documentazione epigrafica della regione.
Nel corpus delle tabellae defixionis in osco la documentazione calabrese costituisce una porzione rilevante. (…) Tale fatto rende le defixiones della Calabria particolarmente interessanti come riflesso del bilinguistico della regione, che proprio la relativa omogeneità cronologica si rende osservabile in sincronia nei diversi siti di provenienza dei reperti

Il corpus:

A) OSCO
– Laos
– Tiriolo
– Crimisa
– Castiglione di Paludi

B) GRECO
– Laos
– Torano Castello
– Tiriolo
– Locri (1)
– Locri (2)
– Reggio

C) MISTILINGUI
– Petelia

D) NON CLASSIFICABILI
– Laos


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