Maria Rosaria Luberto – Offerte d’armi nei santuari della Calabria ionica settentrionale (2018)

Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloOfferte d’armi nei santuari della Calabria ionica settentrionale
Autore(i)
Data rilascio2018
Contenitore, TitoloAtti dell'Incontro Internazionale di Studio Armi votive in Magna Grecia Salerno Paestum, Novembre 2017
TipoAtto di convegno
Classificazioni Biblioteca GAK
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ID Archivio: 17638
Data inserimento: 22-11-2025 23:31
Data ultima revisione: 22-11-2025 23:37
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/maria-rosaria-luberto-offerte-darmi-nei-santuari-della-calabria-ionica-settentrionale-2018/

Abstract

Si propone una sintesi dei dati archeologici editi relativi alla deposizioni di armi nei luoghi di culto della Sibaritide fino al confine con la Crotoniatide settentrionale. Il contributo si articola in una breve presentazione dei singoli contesti seguita dall’analisi della consistenza e qualità dei rinvenimenti e si chiude con alcune riflessioni comparative sulle similitudini e difformità che caratterizzano nel complesso i siti considerati.

Siti Esaminati

I dati raccolti riguardano unicamente le aree sacre extraurbane della Sibaritide e della Crotoniatide.

Nella Sibaritide, la presenza di armi è attestata nei santuari di Francavilla Marittima e Cozzo Michelicchio.

Nella Crotoniatide settentrionale, i siti considerati includono Vigna Nuova, Capo Colonna (questi due ultimi non analizzati nel contributo) e Apollo Aleo a Cirò Marina.

Interessante il confronto di Sauroteres da Vigna Nuova e da Francavilla Marittima (pag. 81). I sauroter sono terminali d’arresto di lance, generalmente utilizzate come armi; ma nel contesto dei santuari si ritiene che si tratti di caducei (bastone con 1 o 2 serpenti attorcigliati portati dagli araldi, dagli ambasciatori come simbolo della loro funzione mediatrice e come emblema della loro inviolabilità) di sacerdoti.

Approfondimento: Punta Alice – Cirò Marina

Il sito di Punta Alice – Cirò Marina venne individuato da Paolo Orsi nel 1923 e lo scavo, condotto nel 1932, fu pubblicato nel 1933.

Il luogo sorge in una zona che era densamente occupata in fase pregreca. La tradizione letteraria collega il sito alla mitica presenza di Filottete e alle armi donate a lui da Eracle, che furono deposte nel santuario di Apollo Aleo nella sacra Crimisa. Questo luogo è ricordato anche in uno degli oracoli di fondazione di Crotone, dove funge da delimitazione del confine settentrionale del territorio della colonia.

L’area fu frequentata a partire dal VII secolo a. C., come attestato dal rinvenimento di frammenti ceramici. La costruzione del tempio risale alla prima metà del VI secolo a. C..

Nel III secolo a. C., il tempio fu ristrutturato, mantenendo l’assetto che aveva in epoca arcaica. Durante questa operazione, parti della statua di culto e degli anathemata che erano stati votati furono ritualmente occultati negli spazi compresi tra cella e adyton, sotto due strati di terreno coperto da un altro strato di ghiaino. Questo occultamento li protesse da successivi saccheggi.

Il complesso dei materiali votivi è di notevole entità, collocabile per la maggior parte tra il V e il III secolo a. C.. Questi reperti possono essere ricondotti al culto di Apollo e alla frequentazione anche di matrice indigena.

Le armi, rinvenute sparse nella cella, sono in bronzo e consistono in due paragnatidi (le paragnatidi sono i para-guance o i pezzi laterali che compongono l’elmo, servendo per la protezione del viso) insieme a punte di lancia e di frecce (queste ultime dei tipi IA3 e IA4 Baitinger). Baitinger data questo complesso di materiali all’epoca classica, ribadendo la frequentazione del sito sin dal VII secolo a. C..

Il santuario di Apollo Aleo si distingue nettamente dai due luoghi di culto della Sibaritide (Francavilla Marittima e Cozzo Michelicchio) per la tipologia, la natura e il livello degli ex voto offerti. È probabile che durante l’occultamento degli oggetti prima della ristrutturazione del tempio sia stata fatta una selezione, conservando solo gli oggetti più preziosi. Nonostante le specificità del sito, l’offerta di armi si concentra anch’essa in una fase ben precisa (il V secolo a. C.), non caratterizzando l’intera vita del santuario.

In conclusione, i dati raccolti evidenziano che la deposizione di armi caratterizza solo alcuni rituali e culti specifici, non essendo omogeneamente diffusa in tutti i santuari della Sibaritide e della Crotoniatide. La concentrazione delle armi in un contesto cronologico ben definito—il VI secolo a. C. per la Sibaritide e il V secolo a. C. per il santuario di Apollo Aleo—suggerisce che l’offerta non fosse un elemento peculiare dell’intera vita dei santuari e potrebbe essere legata a condizioni e esigenze personali, piuttosto che a rituali che presuppongono reiterazione e continuità.

Estratto dalla Presentazione dell’Incontro Internazionale di Studio
Armi votive in Magna Grecia
Salerno Paestum, Novembre 2017

https://www.academia.edu/33024227/ARMI_VOTIVE_IN_MAGNA_GRECIA_Incontro_internazionale_di_studio_Salerno_Paestum_23_25_Novembre_2017_Programma_Def

Negli ultimi anni le ricerche condotte in Magna Grecia hanno arricchito il dossier di dati sulla presenza e sul significato delle armi difensive e offensive (reali o simboliche) in contesti votivi delle città greche come del mondo indigeno aprendo la discussione sul rapporto tra guerra e culto, ma anche più specificatamente sulla modalità e sulle pratiche rituali legate al mondo delle armi.
Il tema è stato in parte già affrontato nel resto del mondo greco e, nello specifico, nella Grecia propria: recenti sono le sintesi su questo argomento in Gabaldón 2005, Baitinger 2011, Frielinghaus 2011 oltre alla mostra e al convegno Wafen für die Götter organizzati ad Innsbruck nel 2013 (Meighörner 2012; Egg, Naso, Rollinger 2016).
Per offerte votive di armi intendiamo sia quelle reali sia quelle simboliche, dunque quelle miniaturistiche in metallo e le più rare offerte in terracotta.
Relativamente all’Italia Meridionale abbiamo numerose notizie sulla presenza di armi da contesti votivi della Magna Grecia per le quali esistono alcune rassegne bibliografiche particolarmente utili (Gabaldón 2005, Baitinger 2011, La Torre 2011, Guzzo 2013).

Da un’analisi della bibliografia si osserva come il più delle volte vengano descritti ed esaminati nel dettaglio solo gli oggetti più significativi o meglio conservati, mentre gran parte del restante materiale resti inedito o ancora in corso di studio. Mancano studi sistematici così come sono quasi sempre assenti i dati quantitativi, la rappresentazione delle classi di materiali, le tipologie, le caratteristiche della deposizione e della esposizione, le cronologie e più in generale i contesti di rinvenimento.

I rinvenimenti effettuati negli ultimi anni in alcuni santuari della Magna Grecia o le ‘scoperte’ nei depositi di alcuni musei consentono oggi di avviare uno studio sistematico di queste evidenze così da comprendere modalità e caratteristiche della deposizione ed evitare che considerazioni riferibili a casi specifici si trasformino in luoghi comuni replicati e replicabili.

L’incontro di studio che promuoviamo sulle Armi votive in Magna Grecia dall’età arcaica sino alla romanizzazione, quando il fenomeno assume caratteristiche differenti e di fatto scompare, nasce quindi dalla necessità di fare il punto su questo specifico tema di ricerca, senza tralasciare il contesto generale – storico e topografico – in cui il fenomeno si inquadra. La relazione introduttiva di Holger Baitinger consentirà di avere un quadro generale della situazione in Grecia con particolare attenzione ai grandi santuari panellenici di Deli e Olimpia dove sono ben note le offerte di armi da parte di città della Magna Grecia; anche il confronto tra offerte di armi nei santuari della Magna Grecia e in Grecia meriterà una discussione ed un commento. Oggetto di una riflessione più dettagliata (quantità, qualità, tipologia, modalità di esposizione, contesti) saranno soprattutto alcuni casi notevoli, più o meno noti (Poseidonia, Sibari, Crotone, Caulonia, Locri, Vibo Valentia, Medma, Pompei, Pietrabbondante, Temesa), che dovranno essere contestualizzati entro un quadro fenomenico più ampio che ci auguriamo di poter arricchire.

D’altra parte la necessità di definire una sorta di protocollo condiviso di studio che, partendo dal dato filologico (tipologie e cronologie), consenta di verificare la quantità delle attestazioni e confrontare le pratiche rituali (tipologia e caratteristiche delle deposizioni, modalità di esposizione), può cogliere i significati sociale, pubblico o politico insiti in questo tipo di offerta votiva.

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