Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloNeapolis
Autore(i)
Data rilascio1985
Contenitore, TitoloAtti XXV Convegno Studi sulla Magna Grecia
TipoLibro
Classificazioni Biblioteca GAK
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Altre Informazioni Biblioteca GAK
ID Archivio: 8164
Data inserimento: 08-06-2020 11:31
Data ultima revisione 28-06-2020 11:52
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/neapolis-atti-xxv-convegno-studi-sulla-magna-grecia-1985/

Estratto da Relazione di Elena Lattanzi

Crotone

Passando a Crotone, come sempre occorre segnalare rinvenimenti di materiali archeologici nei numerosi cantieri dell’Enel, della Sip ecc. nonostante i difficili rapporti dovuti a mancanza di programmazione degli interventi stessi. La Soprintendenza ha operato soprattutto nel cantiere denominato «Carrara II», necropoli attigua alla «Carrara I» e in uso nel corso del V sec. a.C. Da questa necropoli proviene, tra gli altri, un ricco corredo databile tra secondo e terzo quarto del sec. V a.C., con materiali attici tra cui coppe attiche di tipo C, krateriskoi a figure rosse e una serie di lekythoi, tra cui una, bellissima a figure rosse, con rappresentazione di Apollo citaredo.

Sulla collina del Castello, vera e propria arx della colonia, la Soprintendenza ai Beni A.A.A.A.S. ha iniziato lavori di restauro del grande complesso, dovuto a Don Pedro da Toledo. Nel corso di questi lavori si è accertata la presenza di uno strato archeologico, per ora di riporto. Le stratigrafie medievali hanno permesso il recupero di ceramiche invetriate e smaltate.

Nel Museo di Crotone sono proseguiti i lavori di restauro del complesso di offerte votive del santuario di Vigna Nuova (catene ed altri manufatti in ferro), con la sistemazione dei materiali restaurati in vetrine climatizzate, in attesa dei lavori di ristrutturazione e ampliamento del Museo.
Le acquisizioni scientifiche più importanti vengono tuttavia da uno scavo di emergenza, effettuato nelle trincee del Collettore per le acque, in contrada «Vigna Nuova», cui si accennò già in questa sede, nel 1983. Le verifiche effettuate nei settori scavati hanno permesso di individuare i resti di due stenopoi di m. 4,80 di larghezza determinanti isolati di m. 36 x 120. Gli isolati (4) messi in luce parzialmente nelle trincee del collettore, presentano almeno due edifici di dimensioni monumentali, certamente pubblici, uno dei quali è costituito da grandi blocchi e da un grande capitello di ordine dorico del VI sec. a.C. Nella parte occidentale dell’anello del collettore (dove gli scavi degli scorsi anni avevano messo in luce i resti di una poderosa porta o torre) mancano tracce delle mura di cinta della città, fatto spiegabile tuttavia con le asportazioni di pietra, nei momenti di fabbisogno di pietra tagliata.
Il quartiere cui si è accennato era in uso nel V secolo a.C. con tracce di fasi di VI e VII sec. a.C., testimoniate soprattutto da ceramiche.

Cirò Marina

In seguito a rinvenimenti casuali di materiali nella area del santuario di Apollo Aleo, la Soprintendenza ha svolto anche due campagne di scavo a Cirò Marina. L’intervento della Soprintendenza si è concentrato specialmente in località Spatoletto, presso il torrente Lipuda, dove è stata esplorata una monumentale tomba a camera (tav. L,1), del tipo già individuato in passato in contrada « Lazzovino » di Strongoli (scavi A. Capano 1980). La tomba, già violata dagli scavi clandestini, non ha permesso il rilevamento degli scheletri, ma il recupero di foglie d’oro di un diadema, di splendidi orecchini a pendenti di fabbrica tarantina, alabastra, unguentari, una moneta romano-campana e una laminetta di piombo iscritta, di difficile lettura, dato lo stato di conservazione.

Joseph Cooleman Carter – Ricognizioni topografiche a Capocolonna – La Campagna del 1985.

Le ricognizioni topografiche nel territorio di Crotone, iniziate nel 1983 dall’Università del Texas in collaborazione con la Soprintendenza archeologica della Calabria continuano fino ad oggi, sempre sotto l’esperta guida di Cesare d’Annibale, per cui faccio, come di solito, da portavoce. Le ricognizioni, secondo il sistema di campionatura a caso, continuano un po’ dovunque nel territorio, ma quest’anno sono state interrotte per un paio di settimane per studiare in profondità il promontorio di Capo Colonna. Questo è senza altro l’angolo del territorio meglio noto sia a turisti che a studiosi. Attualmente sta subendo uno sviluppo edilizio e turistico che mette in pericolo la sua bellezza naturale ed anche i suoi monumenti. Molti, compresi alcuni studiosi, conoscono delle zona antica solo il tempio di Hera Lacinia e le strutture nei suoi immediati dintorni.

Dopo la breve campagna di settembre il gruppo di d’Annibale ha messo sulla carta archeologica del promontorio (fig. l) altri 64 insediamenti, più o meno grandi, che coprono un arco cronologico dall’età neolitica al periodo tardo romano. Il totale degli insediamenti antichi conosciuti in tutto il territorio adesso è pari a 305. Lo scopo scientifico di questa indagine a Capo Colonna era di capire l’influenza di un luogo di culto importante, come il santuario di Hera, sul territorio circostante.

Capo Colonna. I risultati dei sopralluoghi del 1985. J.C. Carter
Fig. 1 – Capo Colonna. I risultati dei sopralluoghi del 1985: i siti individuati
(da Atti XXXII Convegno Studi sulla Magna Grecia, 1985)

La zona è topograficamente ben definita. Il promontorio relativamente piatto è alto 13 metri sopra il livello del mare alla punta.
Si innalza gradualmente fino a 50 metri ai piedi della prima terrazza costiera, cioè a circa 3 kilometri ad ovest del santuario.
Poi, con una seconda terrazza, continua la sua salita fino a 140 metri al di sopra del mare. Le due terrazze, che finiscono in ripide scogliere sulla costa, chiudono completamente il promontorio dalla terraferma. La zona così delimitata comprende circa 6 kilometri quadrati, di cui 2/3 o 4 kilometri quadrati è stato battuto e 64 insediamenti sono noti finora.

Con questa campionatura di tutti i tipi di terreno caratteristici del promontorio è già evidente la logica della distribuzione degli insediamenti antichi. Quasi tutti – non importa il periodo storico – tendono ad allinearsi lungo gli orli delle terrazze oppure lungo la costa. Quei pochi, in contrasto, che si trovano sul terreno piatto ed argilloso dell’interno del promontorio sono semplicemente cumuli di tegole e ceramica senza indicazione chiara di una struttura. Questa distribuzione è del tutto comprensibile se si considera che numerose sorgenti si trovano lungo le scarpate delle terrazze. Per trovare acqua sulla pianura occorreva scavare un pozzo dentro l’argilla ed attraverso uno strato di pietra calcarea
che ovunque giace sotto la superficie.

La prima occupazione umana di Capo Colonna che ha lasciato tracce è avvenuta in epoca neolitica come si sa dalle ricerche del Dottor Domenico Marino a Capo Alfiere (tav. LIII). Le ricognizioni di quest’anno hanno documentato 14 piccoli insediamenti con del materiale preistorico in quantità discrete intorno a Capo Alfiere.
Sfortunatamente tra la ceramica d’impasto raccolta dagli investigatori mancavano elementi – come la caratteristica ceramica con decorazione di tipo stentinelliano – necessari per una più precisa datazione.
In altri 19 insediamenti è stato trovato almeno un oggetto preistorico, lama di ossidiana, raschietto, nucleo e lama di selce, o ceramica. La presenza preistorica era tutta concentrata intorno a Capo Alfiere. Gli insediamenti sono raggruppati in un’area di un kilometro quadrato. Occupano la zona costiera e diminuiscono lungo le pendici delle gole che affluiscono al mare.

Il modello di insediamento che si riscontra qui è simile a quello neolitico già altrove nel territorio – un luogo centrale importante con altri sussidiari più piccoli intorno, abitazioni isolate, e finalmente luoghi di attività alla periferia. Situazioni simili si trovano a Renace e San Giovanni vicino ad Isola Capo Rizzuto.

Per il periodo greco, invece, i risultati sono stati inaspettati.
Dato che il santuario, che era tra i più importanti per i Greci d’Occidente, non sembrerebbe affatto strano trovare la zona intorno densamente popolata. Ma la verità era tutt’altro: sull’intero promontorio ci sono solo sette insediamenti di quest’epoca, di cui sei sono fattorie. Sono sparse lungo la costiera e le terrazze. In questo senso il modello, già noto per le fattorie greche altrove nel territorio, è stato rispettato. Come abbiamo osservato al Convegno dell’anno scorso, la posizione delle fattorie è determinata soprattutto dalla presenza di sorgenti d’acqua. Queste fattorie, per esempio intorno a Isola Capo Rizzuto, sono situate lungo gli orli delle terrazze marine e sono ad intervalli l’una dall’altra di circa 200 metri. Qui, invece, gli intervalli sono molto irregolari e variano da 100 a 1500 metri. Le fattorie erano occupate nel quinto ma soprattutto nel quarto secolo a.C., poi abbandonate e mai riabitate. Questo scarso popolamento del promontorio in epoca classica, ed il suo abbandono alla fine del quarto secolo non trova facile spiegazione – specialmente quando si tiene conto dell’affollamento della zona in periodo romano.
La terra aveva la capacità di mantenere una popolazione assai numerosa. Può aver limitato lo sfruttamento di questa terra lo stesso santuario di Hera? È interessante confrontare la descrizione della zona tramandata da Livio 24,3, come pascolo per le mucche di Hera.

Esisteva un altro tipo di insediamento nel periodo greco, ben diverso dalle fattorie, che poteva aver esercitato un’influenza sul modo in cui lo spazio del promontorio fu utilizzato. Questo insediamento unico copriva un’area grande, che misurava 350 metri per 250, distante circa 900 metri ad ovest del santuario. Occupava il punto più stretto del capo e controllava chiaramente l’accesso al santuario. Copriva infatti 2/3 della striscia stretta di terra, lasciando un passaggio largo solo 100 metri sulla costa nord.

Per quanto riguarda il materiale archeologico in superficie, è senza dubbio il più interessante, con tanti manufatti di tipi diversi, come per esempio pezzi di marmo, oggetti decorati in metallo, oltre la ceramica che va dal periodo arcaico a quello tardo imperiale. I ritrovamenti rispecchiano un potere economico troppo cospicuo per un unico agricoltore. Fu questo un luogo amministrativo in funzione del santuario? Solo lo scavo ci può dare una chiara risposta. Un notevole aumento nel numero degli insediamenti nel tardo periodo repubblicano indica un cambiamento radicale. Questi sono caratterizzati dalla presenza di ceramica campana e a pasta grigia.

Le fattorie sono 14, e sono distanziate in modo regolare nei luoghi più adatti. Con poche eccezioni sono state occupate continuamente fino al periodo tardo romano. Anche di epoca tardo repubblicana e in uso continuo per lo stesso periodo è un agglomerato di fornaci di grandi dimensioni. Questa zona industriale è situata sulla costa settentrionale del Capo nel punto dove le terrazze marine scendono in scogliere al mare.
Era un luogo idoneo, dato che è vicino ai due ingredienti più essenziali alla produzione – l’acqua e l’argilla in grandi banchi.
Grosse scorie con segni di successive cotture e pezzi di tegole malcotte coprivano la collina. Questa scoperta è resa di gran lunga più interessante dall’ulteriore scoperta della tubazione in terracotta che portava l’acqua da livelli molto alti fino alle fornaci. Seguendo i tubi verso l’alto gli investigatori si sono trovati davanti ad una sorgente antica completamente prosciugata.

Nel primo Impero, l’occupazione, indicata dalla presenza di ceramica aretina in abbondanza e di buona qualità, si riduce a soli 10 insediamenti – ma questi sono molto imponenti. Sono in posizioni dominanti tutto il promontorio verso il santuario. Sono distanti l’uno dall’altro ben 800 metri nel maggiore numero dei casi. Solo nel punto più alto, con un più splendido panorama, sono più vicini. In due di queste ville si vedono tracce di muri.
In una c’è una lunga sezione in situ; in un’altra, tegole del tipo usato per ipocausto in grandi quantità in superficie.

La popolazione del promontorio raggiunge il suo apice in epoca tarda romana, come testimoniano i numerosi frammenti di terra sigillata chiara (African Red Slip Ware) trovati nei 15 insediamenti e anche sparsi per tutta la zona delle ricognizioni. L’attività industriale continua. Gli insediamenti sono grandi e tendono a concentrarsi.

Possiamo concludere con un’ulteriore domanda: perché una cosi alta densità di popolazione a Capo Colonna proprio nel periodo in cui il santuario era in declino?

I nuovi dati naturalmente ci pongono altri problemi. La breve campagna di settembre ha stabilito, però, un fatto indiscutibile. Il santuario era il più importante dei 65 insediamenti antichi sul promontorio rispettato ma non isolato per buona parte della sua vita. Con questa scoperta si aggiunge un nuovo elemento prezioso al complesso mosaico che fu il territorio di Crotone.

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