R. Koldewey, O. Puchstein, Der HeraTempel auf dem Lacinischen Volgerbinde, 1899

Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloDer Heratempel auf dem Lacinischen Vorgebirge
Autore(i)
Data rilascio1899
Contenitore, TitoloDie griechischen Tempel in Unteritalien und Sicilien
TipoParagrafo di Libro
Riferimentipp. 41-42
Classificazioni Biblioteca GAK
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ID Archivio: 17715
Data inserimento: 01-12-2025 02:04
Data ultima revisione: 01-12-2025 02:18
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/r-koldewey-o-puchstein-der-heratempel-auf-dem-lacinischen-volgerbinde-1899/

L’opera Die griechischen Tempel in Unteritalien und Sicilien (I Templi Greci nell’Italia Meridionale e in Sicilia), pubblicata nel 1899, non è un semplice libro di viaggio o un resoconto di scavi, ma un Atlante Architettonico e Tecnico che ha stabilito gli standard per l’archeologia coloniale greca.

Presentazione degli autori e del libro.

Robert Koldewey (1855–1925) è stato architetto e archeologo. È conosciuto soprattutto per i suoi scavi in Mesopotamia, dove condusse i celebri lavori a Babilonia (1899–1917), scoprendo la Porta di Ishtar e la Via Processionale. Prima di ciò, fu un pioniere dell’archeologia in Italia e Turchia (Assos). Nel libro portò l’occhio e la precisione dell’architetto, realizzando i rilievi metrici e le tavole tecniche che sono il cuore dell’opera.

Otto Puchstein (1856–1911), è stato un Archeologo classico e professore universitario. Fu segretario dell’Istituto Archeologico Germanico (DAI) di Atene e poi professore di archeologia classica a Friburgo e Berlino. Era un profondo conoscitore della scultura e dell’architettura greca. Per il libro fornì l’inquadramento storico-archeologico e l’analisi stilistica dei templi, interpretando i dati metrici di Koldewey alla luce della storia dell’architettura.

Quest’opera è un prodotto maturo della tradizione scientifica tedesca (il Deutsches Archäologisches Institut – DAI), caratterizzata dalla Metodologia Scientifica: il libro rappresenta il punto di svolta tra l’archeologia descrittiva (quella tipica dei viaggiatori del Grand Tour) e l’archeologia architettonica moderna. I rilievi sono estremamente precisi, spesso i primi in assoluto a mappare con rigore geometrico i templi dorici di Paestum, Agrigento, Selinunte e, naturalmente, la colonna del Santuario Lacinio.

L’obiettivo era catalogare e analizzare l’architettura templare greca nelle colonie occidentali, ponendo le basi per la comprensione delle caratteristiche distintive del Dorico coloniale rispetto a quello della madrepatria greca. Per decenni, le loro tavole illustrate sono state l’unica fonte attendibile per gli studiosi internazionali.

La sezione che interessa Crotone (spesso citata come Der Heratempel auf dem Lacinischen Vorgebirge) è fondamentale per la storia del sito:

  • Rilievo della colonna: i due studiosi presero le misure esatte dell’unica colonna superstite del Tempio di Hera Lacinia (la Colonna di Capo Colonna) e delle fondazioni.
  • La Planimetria: Sulla base di questi rilievi, furono in grado di proporre una ricostruzione ipotetica della pianta del tempio (planimetria). Questo piano è servito come base per tutti gli studi successivi, compresi quelli di Paolo Orsi che lavorò al Santuario nei decenni successivi.
  • Contrasto con Von Duhn: Mentre Von Duhn documentava i resti e i frammenti sparsi (un’indagine più generale e topografica), Koldewey e Puchstein realizzavano le blueprint (piantine architettoniche), concentrandosi sulla struttura portante e sull’alzato del tempio.

Analisi architettonica della colonna superstite del Lacinio

L’analisi architettonica di Robert Koldewey e Otto Puchstein sul Tempio di Hera Lacinia è estremamente puntuale e si concentra sulla misurazione e descrizione dettagliata della singola colonna dorica superstite e delle sue fondazioni.

Ecco il resoconto analitico, tratto direttamente dalle pagine dell’opera. La traduzione dal tedesco è curata da Gemini AI 3.x.

A. Fondazioni e stilobate (basamento)

  • La colonna è l’unica rimasta in piedi e si trova sulla sua esatta posizione sullo stilobate.
  • Il blocco di stilobate presenta sui tre lati di giunzione un’anathyrosis (la lavorazione dei giunti) larga, triangolare, poco ma energicamente incavata.
  • Il lato orientale (esterno) è la superficie liscia.
  • Al di sotto del blocco di stilobate si trova un primo strato di fondazione di larghezza simile, e sotto ancora un compatto fondamento generale.
  • Questo fondamento è alto 4 strati all’interno e più di 6 strati all’esterno (verso il pendio ad est).
  • Le fondamenta sono costituite da strati di Läufer und Binderschichten (blocchi per il lungo e di testa) in fine pietra calcarea conchigliare, con giunti tuttavia molto irregolari.
  • Solo un blocco del gradino superiore si trova ancora in situ.
  • Sulla base della distanza della colonna dal bordo nord della fondazione principale, si è certi che essa fosse la seconda colonna da nord nel fronte orientale del tempio.
  • L’intero pteron (colonnato) orientale era fondato in modo massiccio poiché il terreno digradava ripidamente verso est.
  • Sullo stilobate è lavorato un piatto scamillus di drenaggio (canale di scolo), la cui superficie interna è a livello dello stilobate, mentre quella esterna (ad est) è di 84 mm più alta.

B. Fusto (shaft)

  • Il rastremamento (Verjüngung) del fusto è moderato, mentre l’entasi (Schwellung) è quasi assente.
  • Le 20 scanalature (Canäle) sono circolari e piuttosto profonde.
  • Le scanalature terminano in modo rettilineo e arrotondato.
  • L’altezza degli otto tamburi è apparentemente molto uniforme.
  • Le superfici di appoggio del tamburo inferiore non sono del tutto parallele : l’altezza del tamburo è 0.989 m a Est, 0.971 m a Ovest, 0.978 m a Nord e 0.975 m a Sud.
  • Questa differenza di misura tra Est e Ovest conferma il sospetto che la colonna fosse originariamente inclinata verso l’interno (Ovest).

C. Capitello

  • È conservata a malapena la metà nord del capitello.
  • La “spalla” (Schulter) appare rotonda e piuttosto robusta.
  • Il Ringband (fascia ad anello) con 3 incisioni asimmetriche forma anelli molto delicati.
  • L’echino (Echinus) è descritto come ripido, teso e rettilineo (steil, straff und geradlinig), tipico del dorico sviluppato del periodo di massimo splendore.
  • La posizione attuale della colonna è quasi verticale, ma a causa del leggero sprofondamento dello stilobate verso est, si ipotizza che in origine fosse inclinata verso l’interno.

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