Abstract
Questa ricerca analizza i rari frammenti scultorei in marmo rinvenuti nel santuario di Hera al Capo Lacinio, essenziali per ricostruire l’apparato decorativo frontonale del tempio di età classica (databile tra il 470 e il 460 a.C.). Il corpus di frammenti è esiguo a causa delle spoliazioni sistematiche e dell’uso del sito come sede di fornaci per calce in età successiva all’antichità. Attraverso l’analisi stilistica di reperti chiave, come la testa femminile e il torso di peplophoros, e il confronto con i dati di scavo e le fonti letterarie, si propone un’ipotesi di ricostruzione compositiva dei due frontoni (orientale e occidentale). Lo studio evidenzia l’impiego di marmo egeo insulare (probabilmente pario) e l’influenza di maestranze cicladiche non solo per le sculture ma anche per la copertura e l’acroterio. La realizzazione di questo sontuoso apparato marmoreo si inquadra in una vasta opera di ristrutturazione del santuario nel V secolo a.C., mirata ad accrescere il prestigio di Kroton, ponendola sullo stesso piano rappresentativo delle poleis della madrepatria.
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Indice degli argomenti
- Introduzione: il Santuario di Hera al Capo Lacinio
- Lo stato della documentazione archeologica (Rarità dei rinvenimenti, spoliazioni e fornaci)
- Le Campagne di scavo storiche (Fine ‘800, 1910, Anni ’70, 2003-2004)
- Analisi del materiale scultoreo (Marmo egeo, stato di conservazione)
- Il Reperto Chiave: La Testa Femminile (Datazione 470-460 a.C., tecnica degli occhi, ipotesi Artemide/Ebe)
- Il Torso di Peplophoros (Dimensioni naturali, funzione frontonale, stile)
- Attribuzione dei frammenti e difficoltà ricostruttive (Giacitura secondaria e incertezza)
- Ipotesi ricostruttiva: il Frontone Orientale (Composizione simmetrica, figure femminili e cavalli)
- Ipotesi ricostruttiva: il Frontone Occidentale (Frammenti di cavallo e gamba maschile, composizione narrativa)
- La copertura architettonica in Marmo (Tegole, doccioni e l’episodio di Q. Fulvio Flacco)
- L’Acroterio vegetale occidentale (Tipologia, ricostruzione e tradizione cicladica)
- Contesto storico e culturale di Kroton (Crisi, atletismo e prestigio)
- I Rapporti con la Madrepatria (Paralleli con Olimpia, Delfi, Egina)
- Il Ruolo delle maestranze cicladiche (Importazione del marmo e tecniche specializzate)
- Conclusioni e rilevanza del Tempio di Hera Lacinia
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Sintesi Divulgativa della Ricerca
La ricerca sulle sculture frontonali del Tempio di Hera Lacinia a Capo Colonna (Crotone) è un complesso esercizio di ricostruzione che si basa su documentazione frammentaria. Del ricco apparato scultoreo che doveva caratterizzare l’Heraion, rimangono solo pochi frammenti di marmo, la cui scarsità è attribuibile alle vicende distruttive subite dal sito in età successiva all’antichità, inclusi numerosi episodi di spoliazioni per ricavarne materiale da costruzione (mura, castello) e l’impianto di fornaci per ottenere calce. I resoconti archeologici, come quelli di Paolo Orsi del 1910, attestano il rinvenimento di “avanzi marmorei ridotti alla condizione di minute schegge di brecciame”.
L’Analisi della Documentazione Scultorea
Il materiale scultoreo superstite, composto prevalentemente da frammenti minuti e spesso corrosi, risulta omogeneo nell’utilizzo di marmo egeo insulare, probabilmente pario. Questi reperti provengono da diverse campagne di scavo.
Due frammenti in particolare sono considerati cruciali per ipotizzare la decorazione frontonale:
- La Testa Femminile: Rinvenuta negli anni Settanta nell’area digradante verso il mare. Presenta una datazione probabile intorno al 460 a.C. e una torsione del capo che suggerisce un punto di vista obbligato, tipico delle sculture destinate a una posizione elevata come un campo frontonale. La testa, di fisionomia giovanile (forse Artemide o Ebe), mostra una particolare tecnica costruttiva degli occhi, realizzata con un bulbo di marmo incastonato e supporti in bronzo per le ciglia, una soluzione frequente nell’ambiente magno-greco.
- Il Torso di Peplophoros: Rinvenuto negli scavi del 1910. Si tratta di una statua a grandezza naturale. La presenza di un foro quadrangolare nella parte posteriore, destinato a un perno di fissaggio, ne rafforza l’interpretazione come scultura frontonale. Lo stile mostra una saldezza dei volumi unita a un interesse più disegnativo nella linearità delle fitte pieghe del peplo, trovando confronti con la produzione a rilievo dalla Grecia centro-settentrionale, come la stele di Farsalo.
L’Ipotesi di Ricostruzione Frontonale
La ricostruzione dello schema compositivo è complessa a causa dell’esiguità e della giacitura secondaria di molti frammenti. Basandosi sui dati di scavo, si propone una ripartizione ipotetica:
- Frontone Occidentale: I frammenti, tra cui una gamba maschile e il muso di cavallo, suggeriscono una composizione narrativa che includeva almeno figure maschili di tipo eroico e cavalli (forse aggiogati a un carro, rappresentati in riposo).
- Frontone Orientale: Attribuito alla testa femminile e al torso di peplophoros. Era probabilmente una composizione simmetrica che si sviluppava ai lati di un asse centrale, includendo almeno due figure di cavalli (aggiogate a carri), due figure femminili e due maschili, tutte di grandezza naturale. L’ampiezza del timpano (m 20.29 di base per m 2.62 di altezza massima) era sufficiente per contenere un numero significativo di figure. È attestata anche la possibile presenza di una figura seduta o semisdraiata che avrebbe occupato lo spazio laterale digradante.
Sebbene il mito specifico rappresentato rimanga ignoto, la struttura compositiva trova paralleli significativi con i frontoni orientali di importanti templi della madrepatria, come quello di Zeus a Olimpia (468-457 a.C.), l’Efesteo ad Atene e il tempio di Poseidone al Sounion, tutti caratterizzati da figure stanti al centro, carri ai lati e figure sedute alle estremità.
L’Apparato Architettonico e le Maestranze
Oltre alle sculture figurate, l’apparato decorativo includeva un tetto di tegole di marmo e l’acroterio occidentale a volute. L’uso di una copertura in marmo, materiale non comune in Magna Grecia, sottolinea l’impegno finanziario e l’allineamento con le pratiche della madrepatria.
L’acroterio, ricostruito per un’altezza di circa 2.50 m, si inquadra nella tipologia degli acroteri a volute multiple di tradizione cicladica, diffusa a partire dalla metà del VI secolo. La realizzazione della copertura e dell’acroterio dimostra il coinvolgimento di maestranze itineranti cicladiche specializzate nella lavorazione del marmo di Paros, un fattore che accresceva il prestigio dell’opera. L’officina cicladica, o una bottega influenzata da tale tradizione, potrebbe essere stata responsabile anche della realizzazione delle sculture frontonali.
Rilevanza Storico-Culturale
La costruzione del tempio e il sontuoso apparato marmoreo si collocano nel secondo venticinquennio del V secolo a.C., un periodo in cui Kroton era soggetta a forti dinamiche di trasformazione politica e sociale. L’opera è interpretata come un tentativo programmatico della comunità crotoniate di accrescere il proprio prestigio e la propria visibilità nel contesto magnogreco, richiamando modelli costruttivi tipici dei santuari panellenici come Delfi e, in particolare, Olimpia. La quasi contemporaneità con la costruzione del Tempio di Zeus a Olimpia è significativa, data la forte aspirazione di Kroton a rappresentarsi come una “città olimpionica”.
Il Tempio di Hera Lacinia si configura così come uno dei più antichi e rilevanti esempi in Magna Grecia di edifici templari con una ricca decorazione frontonale in marmo, un dato che riflette una sensibilità particolare della colonia achea per la funzione rappresentativa della scultura architettonica figurata.
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