Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloLa Calabria nella Guerra gotica di Procopio di Cesarea. Evoluzione storica, funzione strategica e ruolo economico del territorio brettio nel VI secolo
Autore(i)
Data rilascio2008
Contenitore, TitoloKOINONIA
RiferimentiVol. n. 32, p. 41-87
TipoArticolo di periodico specializzato
Classificazioni Biblioteca GAK
Categorie [Cariati],  [Crotone],  [Crucoli],  [Periodo 5. Alto Medioevo],  [Petelia],  [Strongoli], 
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Altre Informazioni Biblioteca GAK
ID Archivio: 5670
Data inserimento: 15-02-2020 22:36
Data ultima revisione 05-08-2020 13:00
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/rosalba-arcuri-la-calabria-nella-guerra-gotica-di-procopio-di-cesarea-2008/

A p. 72 si evidenzia la posizione di Crotone descritta da Procopio relativamente alle fortificazioni nel 536 è priva di difese all’arrivo dei Bizantini, ma nel 552 sostiene l’assedio dei Goti ed è in grado di attendere l’arrivo delle truppe dalle Termopili, che disperdono il nemico tra Taranto e le alture di Squillace. La presenza di mura in opera quadrata a Crotone è stata ricondotta alla fortificazione bizantina approntata tra il 547 e il 552: Raimondo, «Per un atlante», cit., pp. 473 s.
Da sottolineare anche l’importanza del porto di Crotone, l’unico esistente sul versante ionico a sud di Taranto, che per ben tre volte diede accolse la flotta bizantina. Importante scalo per le rotte militari e commerciali da e per l’Oriente, è presumibile che esso sia stato potenziato dal governo centrale di Bisanzio, con conseguente fioritura di scambi, attestati dai reperti ceramici di provenienza nordafricana e microasiatica rinvenuti nel sito di Capo Rizzuto. R. Spadea, «Crotone: problemi del territorio fra tardoantico e medioevo», in La Calabre, cit., pp. 553-573; Corrado, «Nuovi dati sullimes», cit., pp. 534 s.

A riprova della vitalità economica di Crotone e del suo porto vi sarebbe il progressivo svincolarsi del territorio cittadino dalla chora retrostante, dove i complessi produttivi e residenziali sembrano abbandonati già nei primi decenni del VI secolo (Paoletti, «Occupazione romana», cit, p. 525), per cui la città avrebbe tratto il proprio benessere esclusivamente dai traffici a lungo raggio del suo porto (ibid., p. 537), come si evincerebbe anche dai reperti ceramici rinvenuti, ascrivibili a questa fase e provenienti tutti dall’Oriente egeo.

Su Crotone e il suo porto vid. anche F.A. Cuteri, «La Calabria nell’alto Medioevo (VI-X sec.)», in La Storia dell’Alto medioevo, cit., pp. 341 s. A Punta Scifo, a sud di Capo Colonna, Paolo Orsi trovò nel1916 un tesoretto di aurei bizantini, di cui si conservano 80 esemplari degli originali 103 (P. Orsi, «Teso retto di aurei bizantini da Crotone», in Rivista Critica di Cultura Calabrese l, 2, 1921, pp. 193-199), databili tra Teodosio II e Giustiniano I, il cui occultamento dallo stesso Orsi e da altri (ad es. Cuteri, «La Calabria», cit., pp. 340 s.) è ricondotto ad un nascondiglio affrettato a seguito dell’assedio del552, o al saccheggio della città nel 596 ad opera del duca longobardo Arechi (Orsi, «Tesoretto», cit., p. 199, ma Arslan, «Tra romanità e altomedioevo», cit., p. 314 n. 90, lo colloca intorno al 540, poiché le monete giustinianee si limitano alle emissioni del527-538). Da questo ritrovamento se ne è inferita una buona circolazione monetaria, però limitata ai centri urbani più attivi e più in asse con gli scambi orientali, mentre l’entroterra si sarebbe avviato «a una dimensione di scambio in natura» (Fiaccadori, «Calabria tardoantica», cit., 752, che segue Arslan).


La campagna bizantina nel Sud-Italia verso la fine della Guerra greco-gootica, si concluse nel 552-53, con le operazioni intorno al presidio di Crotone, messo in difficoltà dall’assedio goto a seguito della solita carenza di viveri, per cui il comandante Palladio inviò segretamente messi in Sicilia per chiedere aiuto ad Artabane, senza ottenere nulla. Quando però l’imperatore Giustiniano apprese questi fatti, ordinò che i soccorsi agli assediati venissero dalle truppe di stanza alle Termopili, le quali, approdate nel porto della città brettia, riuscirono a togliere l’assedio e a fugare i nemici, dispersi quali verso Taranto.

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