Caccuri, Timpa della Grotta dei Santi (video prodotto dal GAK nel 1991)

Video


Descrizione del sito

Sullo sperone di roccia detto “Timpa dei Santi” – mt 284 s.l.m., alla sinistra idraulica del medio corso del Fiume Neto, in area privata di difficile accessibilità – si nascondono, tra i burroni che si affacciano vertiginosamente sul fiume Neto, delle grotta eremitiche, un nucleo insediativo di cui oggi sussistono almeno 4 unità rupestri monocellulari gravitanti intorno ad una grotta esposta a sud-ovest, la più grande, profonda solo tre metri e mezzo circa, e che può ritenersi la cappella oratoria del cenobio. Tale grotta ricavata nella calcarenite ha tre nicchie affrescate sul fondo con tracce di pittura di chiara impronta religiosa.

Il primo a segnalare il sito è stato agli inizi del Novento il Marchese A. Lucifero. ln cima all’altura sarebbero state riscontrate tracce di sepolture collegabili all’insediamento rupestre.

Gli affreschi bizantini

I segni degli affreschi sono più visibili, più concreti, sia nelle nicchie che dappertutto. La grotta era originariamente intonacata ed affrescata nella sua totalità. Si intravedono ormai erose dal tempo e dalle intemperie figure del Cristo, di angeli e di santi, nonché di elementi vari, quali un edificio. Nella prima nicchia a sinistra s’intravede una Madonna col Bambino, l’Odighiatria. Ma dall’incavo centrale traspare lo splendore di una icona riccamente variopinta, con colori che ancora esprimono la vivacità consueta e la simbologia cromatica delle icone bizantine. Nella nicchia centrale è facile riconoscervi l’Immagine di Cristo Pantocrator in atto di benedizione.

E’ distinguibile la grande aureola intorno alla testa, i segni distintivi della croce radiale in tale aureola, la tunica di color rosso (il fuoco è simbolo della divinità), la sagoma delle spalle e, nella parte sinistra, l’apertura della manica relativa alla mano destra, espressa in primissimo piano. La stessa mano destra ha l’indice puntato verso l’alto in segno di benedizione. La zona in basso a destra è troppo deteriorata perché si possano intravedere immagini precise. Reca visibile al lato sinistro, per chi entra, l’Arcangelo Gabriele (appena distinguibile), giusto l’uso bizantino di rappresentarlo alla destra del Cristo (1).

Immagine di Cristo Pantocrator. Timpa dei Santi

Le pitture sulle pareti sono poco leggibili, illustrano con molta probabilità immagini sacre bizantine. Lo stile degli affreschi indica una datazione nella seconda metà del sec. X d.C. (circa 980). Sulla timpa è stato identificato un insediamento dell’Età del Bronzo.


Le decorazioni pittoriche in Calabria in ambiente rupestre e per scopi ecclesiastici (monastici) hanno un carattere episodico: si citano i casi di contrada Calamo presso Rossano, di S. Maria della Stella o della grotta dell’Angelo a Stilo, di Timpa dei Santi a Caccuri (2) (3), nella maggior parte dei casi attestanti ancora la presenza di resti pittorici attribuiti al IX-XI secolo d.C.. Altre invece, come S. Angelo di Orsomarso o di S. Demetrio Corone (CS) o San Leo a Carìa di Dràpia (VV) o Madonna del Riposo a Brancaleone Superiore o grotta del Saraceno a Martone (RC) conservano resti pittorici riferibili al periodo medievale e rinascimentale a testimonianza di una continuità di concezione della grotta destinata ad ambiente ecclesiastico (4).

L’insediamento Protostorico.

L’area in prossimità delle grotte è stata frequentata in tempi di gran lunga antecedenti a quelli del monachesimo greco-bizantino, essendo un sito archeologico ben noto: vi sono stati infatti ritrovati reperti bronzei risalenti all’Età del Bronzo, tra XVIII al XII sec. a.C.

Alcune ricognizioni effettuate nel 1983 all’intorno (e in un caso all’interno) di alcune cavità ipogee portarono al rinvenimento di trammenti ceramici in impasto a varie tipologie vascolari (tra cui olle, scodelle, vasi tronco-conici) e poca industria su ciottolo (due macinelli e un percussore frammentari).

L’insediamento è occupato a partire dal Bronzo medio 1-2 e rimane attivo nel corso del Bronzo recente. Riguardo a quest’ultima fase particolare interesse suscita un’ ansa a maniglia cornuta, forse di scodella, trova convincenti riscontri con tipi simili della facies dell’Ausonio I di Lipari. A tale orizzonte cronologico potebbero appartenere anche alcune grotticelle artificiali utilizzate come sepolture (5).

Autore del testo

Giuseppe Celsi

Visualizzazioni: 24

Note

  1. Francesco Cosco “Civiltà rupestri e siti monastici nel Marchesato di Crotone, 2006[]
  2. G. ROMA, L’insediamento rupestre medioevale in Calabria: “Timpa dei Santi”nel territorio di Caccuri, inRicordo di Roberto Pane. Incontro di Studi (Napoli, 14-15ottobre 1988), Napoli, 1991, pp. 402-404.[]
  3. Giuseppe Roma, L’insediamento rupestre medioevale in Calabria: «Timpa dei santi» nel territorio di Caccuri, 226-228. Napoli Nobilissima Vol. XXVIII 1989[]
  4. Adele Coscarella, “La facies rupestre nella Calabria: aspetti metodologici e prospettive di ricerca” in Atti convegno “Insediamenti rupestri di età medievale: abitazioni e strutture produttive” Grottaferrata (27-29 ottobre 2005), 2008, pag. 229-261[]
  5. Salvatore Medaglia, Carta Archeologica della Provincia di Crotone, 2010, p.194-195[]