Crotone / Tracce di vita del passato sulle colline di Santa Lucia.

Sulle colline di Santa Lucia, che dominano l’abitato moderno di Crotone, recentemente sono venute alla luce importanti tracce di vita del passato.
Non si tratta, come si potrebbe immaginare, delle vestigia della gloriosa città magnogreca di Kroton, che pure ci sono, ma di importanti organismi marini  vissuti circa 2 milioni di anni fa.

Cinta muraria magno-greca

Risale al 1960 la scoperta fortuita di una struttura in blocchi squadrati di calcare nella parte più elevata della collina di Santa Lucia(1), una delle colline più a ridosso della piana occupata dall’impianto urbano, ad una quota di m 130 s.l.m. . Non si trattava di un tempio, come allora si suppose, ma di parte delle fortificazioni urbane. Ciò indusse C. Sabbione a riconoscere nella collina l’acropoli di cui parla Livio, e ad ipotizzare un percorso, per le mura, sulle colline e verso l’Esaro (2).

E’ uno dei tratti meglio conservati della cinta muraria cittadina ricordata da Diodoro Siculo (XXI, 4) in occasione dell’assedio del siracusano Agatocle nel 295 a.C. Doveva trattarsi di una piazzaforte appartenente ad un più esteso sistema difensivo, forse isolato rispetto al resto della città, e posto in direzione dei vasti altopiani collinari che si aprono verso Sant’Anna di Cutro e Isola Capo Rizzuto.

La tecnica muraria mostra affinità con analoghi impianti fortificati presenti nel mondo greco d’Occidente (Kaulonia, Siracusa) che similmente rispettavano l’orografia del terreno e, nello stesso tempo, tenevano conto delle nuove tattiche militari sviluppatesi nel corso dell’età ellenistica allo scopo di reggere assedi con macchine assai sofisticate per l’epoca (baliste, catapulte, arieti)(3)

L’erezione di un muro così imponente potrebbe risalire già all’epoca di Dionigi, anche se non è escluso un rifacimento dell’apparto difensivo proprio in occasione dell’attacco da parte di Agatocle.

La struttura muraria era composta da un doppio paramento a blocchi in calcarenite di forma parallelepipeda e riempimento interno costituito da pietrame frammentario.

Di tale cinta muraria non rimane altro in vista dal momento che, data la buona qualità della pietra impiegata, essa divenne una cava a cielo aperto per l’approvvigionamento di materiale per nuove edificazioni, soprattutto all’epoca dell’imperatore Carlo V che fece realizzare un nuovo imponente sistema di mura ed il castello.

Ciononostante, l’andamento della cinta urbana nel suo complesso è in buona parte ricostruibile, dal momento che, nel corso di vari interventi operati dalla Soprintendenza, ne è stato riconosciuto sul terreno più di un tratto (collina Batteria, Cimone Rapignese, località Vigna Nuova, ecc.).

E soprattutto la posizione topografica delle necropoli permette di confermare alcuni dei principali limiti nell’estensione della città, dato che queste venivano di norma collocate in aree immediatamente esterne al perimetro urbano.

Resti di fortificazione
Resti di fortificazione

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Il giacimento fossilifero

L’osservazione è stata fatta nel corso di  una ricognizione lungo il perimetro dell’antica fortificazione urbana, risalente al IV sec.a.C., della quale si possono notare i grandi blocchi in arenaria.
In seguito all’apertura di una pista per lavori edilizi, dai consistenti banchi di argilla, oggetto dello sbancamento, sono affiorati alcuni strati contenenti un’abbondante ittiofauna.

Colline Santa Lucia
Colline di S. Lucia: blocchi in arenaria della cinta muraria del IV sec. a.C.

L’attività di sbancamento, che comunque interessa da tempo quest’area, ha messo in luce un affioramento di argille grigie, marnoso-siltose, nelle quali sono intercalati livelli sapropelitici costituiti da sottilissime lamine piano parallele. Questi sedimenti, contengono numerosi esemplari di pesci fossili in buono stato di conservazione. Alcuni esemplari rinvenuti, appartengono  a specie  abissali (meso e batipelagiche) che vivevano in un mare profondo dai 500 agli 800 metri.
Le caratteristiche litologiche degli orizzonti sapropelitici e lo stato di conservazione delle faune,  indicano un ambiente di deposizione tipico di fondali marini con assenza di correnti sul fondo, privi di organismi limivori e con scarse condizioni di ossigenazione.

Tutto questo ha favorito il processo di fossilizzazione e la conseguente formazione di un interessante Fossil-Lagerstätten o giacimento fossilifero, contenente preziose informazioni paleontologiche sulla successione degli eventi che hanno dato origine all’accumulo, sui meccanismi che hanno permesso la fossilizzazione e sull’ambiente di sedimentazione.
Questi depositi fossiliferi, sono molto importanti per capire la paleogeografia dell’area mediterranea durante l’Era Cenozoica.

Lavori sulle colline di S. Lucia
Lavori sulle colline di S. Lucia
Colline Santa Lucia. Imponente sbancamento che espone i livelli sapropelitici ricchi di pesci fossili
Colline Santa Lucia. Imponente sbancamento che espone i livelli sapropelitici ricchi di pesci fossili

L’affioramento di S.Lucia, pur non essendo molto esteso, riveste grande importanza perché si trova in continuità di sedimentazione con la già nota successione stratigrafica continua della Vrica, situata poco più a Sud di Crotone che si estende dal Pliocene medio al Pleistocene inferiore e che rappresenta lo stratotipo del limite Neogene-Quaternario.

Colline Santa Lucia.Maurolicus muelleri G. Lunghezza 4.1 cm
Maurolicus muelleri G.  (S. Lucia)
Lunghezza 4.1 cm

L’esemplare nella foto, proviene dalle colline di S. Lucia ed appartiene al genere Maurolicus. Si tratta in particolare della specie gregaria Maurolicus muelleri G., comparsa durante il Pliocene superiore ed attualmente presente nei nostri mari. Questa specie  vive tra i 100 ed i 600 metri di profondità con frequenza maggiore tra i 100 e i 400 metri  e si nutre essenzialmente di crostacei planctonici.
Questo esemplare misura 4,1 cm. La lunghezza del capo è superiore all’altezza del corpo, l’occhio è grande ed è situato a circa metà del capo, il margine posteriore dell’opercolo e regolarmente convesso.
Questa specie è stata individuata nel 1978 da alcuni ricercatori dell’università di Pisa  nei tre intervalli (x,y,z) della succesione stratigrafica, relativa ai 306 metri superiori della sezione della Vrica.
In particolare, essa compare nei livelli b,c,d,e dell’intervallo x, nei livelli f,h,n,o dell’intervallo y, nel livello p dell’intervallo z.

Colonna stratigrafica della Sezione della Vrica (306 m. superiori)
Colonna stratigrafica della Sezione della Vrica
(306 m. superiori)

I reperti fossili che sono stati osservati sulle colline di S. Lucia, insieme alle emergenze archeologiche presenti, rappresentano un patrimonio ambientale di inestimabile valore. Solo un’attenta e scrupolosa tutela, potrà garantirne la  conservazione.

Francesco Lamanna

Note

  1. C. SABBIONE, in Atti XV Convegno Studi Magna Grecia, 1975, p. 585 []
  2. Atti del 23° Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto 7-10 ottobre 1983[]
  3. http://www.comune.crotone.it/archeologia-urbana/mura-e-necropoli[]