Kroton Moneta testa di Apollo Laureato, Tripode, circa 360-330 a.C

Il culto e i Santuari di Apollo a Kroton

Testo estratto da
Domenico Marino, Margherita Corrado – O Dei Di Kroton! (2009)
integrato e corredato di note

I bolli impressi su alcune tegole piane fabbricate nelle officine pubbliche di Kroton dall’inizio del V al tramonto del IV secolo a.C. attingono in modo esclusivo, per i primi centocinquant’anni, all’universo iconografico che fa capo ad Apollo e al suo santuario di Delfi (1)

L’opportunità di affermare il proprio legame (non originario) con quella realtà s’impose alla polis di Kroton, da poco vittoriosa sulla rivale Sibari, con tanta urgenza da indurla a ribadire in qualsiasi documento ufficiale, compresi i marchi di garanzia dei prodotti delle manifatture statali, il messaggio che sul piano delle relazioni con il mondo esterno era stato affidato già da qualche decennio alla monetazione.

L’inaugurazione di tali pratiche, e la responsabilità della scelta del tripode da un lato e di simboli ugualmente pregnanti dall’altro, va assegnata con molta probabilità a governi d’impronta pitagorica. I Pitagorici, infatti, contribuirono ad accrescere un favore nei confronti dell’apollinismo oracolare delfico che già prima dell’arrivo in città del filosofo di Samo si era tradotto in azione mediante la costruzione di un santuario urbano di Apollo Pizio e, forse, l’offerta di un thesaurós nel celebre Apollonion della Focide (2).

Frammento di kylix con un Tripode delfico – Dal santuario di Hera Lacinia a Capo Colonna (foto D. Critelli). Rif. R.Spadea.,R.Belli Pasqua – Problemi di ceramica attica a Crotone e nella Crotoniatide (2007)

Un Santuario di Apollo Pizio ?

Le antiche fonti ci danno informazioni limitate, riguardo la presenza di un santuario di Apollo a Kroton; lo Pseudo-Aristotele ci informa che presso i krotoniati fossero state collocate le frecce e la faretra di Herakles prelevate dal tempio di Apollo Alaios di Krimisa.

Eliano tramanda il racconto di Aristotele che Pitagora venisse chiamato dai krotoniati Apollo Iperboreo. Questi elementi inducono a supporre – secondo Giulio Giannelli, in “Culti e Miti della Magna Grecia” 1962 – l’esistenza di un tempio di Apollo Pizio a Kroton in un tempo assai antico.

La Testa di Quote Cimino

La dedica rinvenuta in località Quote Cimino, da dove proviene anche una piccola testa in marmo del dio ricavata da un modello di seconda metà IV a.C., oggi esposta nel Museo di Crotone, che fa il paio con un analogo reperto dagli scavi di Paolo Orsi nell’Apollonion di Punta Alice, confortano l’ipotesi che, non solo la polis, ma anche il promontorio Lacinio, tradizionalmente votato ad Era, ospitasse uno spazio consacrato al signore di Delfi, situato a ridosso di una rada favorevole all’approdo delle imbarcazioni.

Testa di Apollo, da Crotone, quote Cimino – Dimensioni: altezza conservata : 9,6 cm; altezza della testa: 7,2 cm; larghezza massima: 6,2 cm . – Materiele: marmo beige a grana fine, leggermente giallo, molto omogeneo (assenza di vene)

Dall’area delle cosiddette Quote Cimino, sul promontorio di Capo Colonna, proviene una bella testa in marmo pentelico (mutila al volto), nella quale ben si riconosce Apollo citaredo, databile al 350-300 a.C.
Il reperto, di notevole interesse, fu rinvenuto – negli anni ’70 del XX sec. – dal Gruppo Archeologico Krotoniate (3)

Le emissioni monetali

La documentazione numismatica di Kroton conferma, la stabilità del rapporto tra la polis ed il santuario delfico. La zecca la celebra senza sottrarsi alla riproduzione dei principali agalmata apollinei(4) dei santuari della Krotoniatide, compreso forse quello dell’Apollo Alaios sul promontorio di Krimisa (Punta Alice) ((vedere la Fig. 16 a pag. 3 della in ‘O Dei di Kroton). Le monete ne rivelano anche i riflessi sul piano iconografico, tendenza che si riscontra pure nel settore dei bolli laterizi.

Secondo la teoria secondo cui fu Pitagora a introdurre o a rafforzare definitivamene il culto di Apollo in città, c’è da rilevare che l’arrivo di Pitagora nella polis, ed il suo successivo soggiorno, coincide cronologicamente agli anni delle prime emissioni monetali incuse di Kroton. Se il marchio con tripode isolato si può far risalire ad un orizzonte di fine V o inizio IV a.C. infatti, quello associato a kantharos e phallos entro un contorno circolare appartiene senz’altro al pieno IV.

Kroton. 500-480 a.C. Legenda QPO
treppiede, con gambe che terminano su zampe di leone; a destra, airone in piedi

A parte le prime emissioni monetali con il tripode a tecnica cosiddetta incusa, vi sono altre serie di monete che attestano il culto di Apollo in città. Ne vediamo qualche esempio più significativo in argento:

Kroton. Nomos AR, 510-480 a.C. 7,79 gr., 22,00 mm. Obv: KPO verso l’alto a sinistra, treppiede, gambe che terminano in piedi di leone; granchio a sinistra Rev: incusa treppiede, delfino a destra.
Raro statere di Crotone (circa 400 a.C.), conservato a Londra. Un lato raffigura il giovane Eracle seduto, definito quale Ecista fondatore della città (n. 470). L’altro con Apollo che scocca una freccia sul serpente ed in mezzo a loro il treppiede (n. 472). Da Monnaies Grecques (1972) di Jenkins
Kroton Moneta testa di Apollo Laureato, Tripode, circa 360-330 a.C
Kroton Moneta testa di Apollo Laureato, Tripode, circa 360-330 a.C

Oltre alle monete di argento che recano l’effigie di Apollo, ve ne sono molte altre in bronzo, coniate durante i diversi periodi della lunga monetazione della Polis.

La laminetta in bronzo del Lacinio

Un’attestazione precisa di un culto di Apollo Pizio e, per di più, da localizzare sul promontorio Lacinio, ci viene fornita da una laminetta in bronzo votiva, pubblicata da Maria Letizia Lazzarini in “I Greci in Occidente”, Electa 1996, I Santuari della Magna Grecia, nel capitolo “Le iscrizioni del Lacinio”, pag. 243.
La lamina dovrebbe essere datata negli anni tra il 475 ed 450 a.C. ed è stata rinvenuta a circa 1 km dal tempio di Hera.
Il testo, di cui manca circa la metà a sinistra si può ricostruire: “(Un tale, figlio di – -) dedicò, avendo la madre promesso in voto, ad Apollo Pizio, il sacro….“.
E’ una dedica fatta da un figlio per adempiere alla promessa fatta in precedenza dalla madre ad Apollo Pizio. Non è chiaro, dato lo stato lacunoso dell’oggetto, quale sia l’oggetto della dedica.

Le rappresentazioni con delfini

Invece del tripode, storico emblema monetale di Kroton a lungo sottratto ad usi ‘profani’ perché vi si riconosceva in certo qual modo Apollo stesso, nel settore dei prodotti laterizi fu adoperato a lungo, inizialmente, un ulteriore simbolo apollineo di probabile matrice delfica: il delfino, prima senza e poi con ‘delfiniere’.

Le due figure sono di fatto equivalenti e rinviano al ruolo di guida e insieme protettore/salvatore dei naviganti che Apollo ereditò dal Delfinio, oggetto di un più antico culto d’origine grecoorientale che ne celebrava soprattutto l’esercizio della sapienza mantica e del potere di giustizia.

Nel delfino, che rare monete incuse di Kroton affiancano al tripode come simbolo accessorio, in certi casi è dato riconoscere Apollo o un suo sema – così su alcuni tra i primi stateri di Zancle e di Taranto, ad esempio – celebrato in quanto promotore, artefice e garante del buon esito di un movimento coloniale che si compie interamente mediante viaggi per mare.

Articoli e pubblicazioni correlate

  1. Apollo, il tripode e Python
    (  articolo del 14-04-2020)
  2. O Dei Di Kroton Catalogo Mostra al MANKR
  3. Kroton Moneta testa di Apollo Laureato, Tripode, circa 360-330 a.C
    Il culto e i Santuari di Apollo a Kroton
    (  articolo del 01-04-2020)

Note

  1. Margherita Corrado, Bolli figurati impressi su tegole di V e IV secolo a.C. da Kroton: sulle tracce di Apollo ‘delfiniere’ (2010).[]
  2. Nell’area del Tempio di Delfi la Via Sacra è fiancheggiata da monumenti, ex voto e tempietti votivi (thesauròi). Il termine thesauros (θησαυρός) è usata nella letteratura greca con diversi significati. Nel moderno linguaggio archeologico, si indicano dei piccoli edifici che una città dedicava in un santuario come rappresentanza, destinati a contenere gli arredi necessarî alle cerimonie di culto e alle processioni. Generalmente in forma di piccoli tempietti in antis, venivano costruiti di preferenza con materiale proveniente dalla città dedicante (rif. thesauros_in Enciclopedia Treccani).[]
  3. Rif.: lettera di consegna n. 504 del 27/09/1983 in Archivio della Soprintendenza; D. Marino (ed.), O Dei di Kroton! Crotone 2009, pp. 25-26, fig. 1; Baumer – Marino 2010, pp. 32, 61-62, pl. 7, fig. 30-33.[]
  4. immagini della divinità di Apollo[]