Il mistero dell’elmo trafugato in Calabria ed esposto al Getty Museum di Los Angeles

Da Il Quotidiano della Calabria del 21-11-2019

Testo di ANTONIO ANASTASI

C’è un’ipotesi investigativa che porta da Strongoli, nel Crotonese, a Pietrapaola, nel Cosentino, al Getty Museum di Los Angeles. Un’ipotesi secondo la quale un prezioso elmo ritrovato nel sito di Cerasello, tra Pietrapaola e Caloveto, potrebbe essere finito chissà come tra i reperti archeologici esposti in Usa.

Un’ipotesi alla quale, da quanto è stato possibile apprendere, i carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale di Cosenza lavorano intensamente e che ha acquistato spessore e consistenza anche grazie alla testimonianza fornita agli inquirenti dal professor Armando Taliano Grasso, docente di Topografia antica all’Università della Calabria di Rende.

Spulciando le carte della voluminosa inchiesta che l’altra notte ha portato all’operazione Achei, con cui è stata sgominata una presunta gang internazionale di trafficanti di reperti, balza all’attenzione l’escussione a sommarie informazioni del docente dell’Unical il quale, nel corso di una ricerca bibliografica che stava svolgendo per prepararsi a relazionare a un convegno, si è imbattuto in un articolo pubblicato su Repubblica il 24 novembre 2006.

Il docente ha consegnato agli investigatori la copia dell’articolo di giornale in cui si parlava di reperti archeologici esposti al Getty, illustrati con fotografie, alcuni dei quali restituiti allo Stato Italiano, poiché provenienti da scavi clandestini. La sua attenzione era stata catturata, in particolare, dalla foto di un elmo che corrispondeva alla descrizione fattagli nel giugno del 1996 da un uomo che lo aveva avvicinato nel corso di una campagna di scavi che stava seguendo, per conto della Soprintendenza archeologica della Calabria, nell’abitato di Strongoli, in via Rosario.

Tra i beni non restituiti, diceva sempre Repubblica, la famosa Venere di Morgantina ed un elmo in bronzo, entrambi ritratti in foto nell’articolo.

Ma chi era quell’uomo? Si era presentato come “Luciano”, e gli aveva raccontato di aver rinvenuto, qualche anno prima, nell’area archeologica di Cerasello, un elmo in bronzo con due alette a lati ed un grifo d’oro sulla testa. «Rimasi stupito ed incredulo, pensando a frasi esagerate pronunciate per attrarre il mio interesse, soprattutto per la presenza inverosimile del grifo d’oro», raccontò il docente universitario agli inquirenti.

La foto pubblicata da Repubblica era tratta dal sito internet del Getty Museum. Il professore agli inquirenti ha riferito che la descrizione dell’elmo fatta da “Luciano” è rimasta per molti anni nella sua mente. Anche perché Taliano Grasso è particolarmente legato all’area di interesse archeologico di Cerasello: è stato lui, del resto, a scoprirla e quell’immagine corrispondeva con estrema precisione alla descrizione di “Luciano”.

Il grifo d’oro di cui parlava potrebbe essere un grifo in bronzo dorato scambiato erroneamente per un elemento di metallo più prezioso. «Tali cognizioni – ha spiegato il professore – mi fanno ritenere che l’elmo raffigurato nel citato articolo, da cui si desume che sia ancora custodito presso il Gettty Museum, possa provenire da quel sito. Mi sento di poter affermare questo perché il sito di Cerasello racchiude un abitato brettio fortificato da una cinta muraria munita di torri e di porta d’accesso al cui interno, sul versante meridionale, può essere localizzata un’area sacra che nel corso degli anni, così come appreso oralmente da persone del luogo, ha restituito armi in ferro e in bronzo. Io stesso recuperavo, nello stesso luogo, e consegnavo alla Soprintendenza diverse monete in argento e bronzo tra cui un emiobolo con testa della divinità fluviale Traes sul dritto e spiga sul rovescio, assegnata alla zecca locale».

Gli investigatori si sono subito messi sulle tracce di “Luciano” e hanno mostrato una foto di Luciano Bisignano, 56enne di Strongoli, uno già noto alle forze dell’ordine per danneggiamento del patrimonio archeologico e impossessamento di reperti e denunciato più volte. Anche dai carabinieri del Ntpc di Cosenza. «Senza ombra di dubbio» il docente riconobbe “Luciano”.

Forse, è un’ipotesi investigativa, l’elmo di cui ha parlato al professore è esposto ancora negli Usa. La richiesta di restituzione dell’elmo, avanzata dallo Stato italiano al Getty Museum, fondata su valutazioni scientifiche di un esperto archeologo ma «non suffragate da ·elementi concreti», in base alle quali l’elmo poteva provenire da territori del Meridione d’Italia, in passato non è stata accolta. Ma dall’indagine coordinata dalla Procura di Crotone potrebbero essere emersi quei « concreti elementi» tali da far ritenere la provenienza dal sito di Cerasello dell’elmo.

Per la descrizione dell’elmo ci affidiamo al testo ed alle foto pubblicate da Fame Di Sud:

Si tratta di un elmo in bronzo di tipo calcidico del IV secolo a.C., proveniente dal Sud Italia, caratterizzato da una ricca decorazione che include una protome di grifone come cimiero, fiancheggiato sopra le orecchie da due alette nelle quali un dispositivo a molla è probabile sia servito in origine a trattenere dei pennacchi di piume. La parte frontale dell’elmo raffigura un diadema circondato da ciocche di capelli incise a sbalzo nel bronzo. Le paragnatidi (copri guancia), sebbene danneggiate, sono decorate con ciocche di barba e il profilo di un animale, forse una capra. Secondo gli studiosi che hanno catalogato l’oggetto per conto del museo, la sua ricca decorazione potrebbe verosimilmente suggerirne una funzione cerimoniale anziché un uso in battaglia. Si tratta – aggiungono – di una variante del tipo calcidese prodotta in Sud Italia: un tipo più leggero e meno ingombrante rispetto agli altri elmi greci, caratterizzato da paragnatidi con cerniera.

Visione laterale sinistra dell’elmo greco di tipo calcidese, 350-300 a.C.
Visione laterale sinistra dell’elmo greco di tipo calcidese, 350-300 a.C., Getty Museum, Los Angeles (foto da Fame di Sud)
Elmo greco di tipo calcidico (part. del cimiero in forma di grifo), 350-300 a.C
Elmo greco di tipo calcidico (part. del cimiero in forma di grifo), 350-300 a.C.,
Getty Museum, Los Angeles (foto da Fame di Sud)

Interrogazione parlamentare

Atto n. 3-01260 Pubblicato il 9 dicembre 2019, nella seduta n. 171

CORRADO , ANGRISANI , CAMPAGNA , DONNO , LEONE , LANNUTTI , PAVANELLI , VANIN , DE LUCIA , RUSSO , TRENTACOSTE , ABATE , GRANATO , LA MURA

Al Ministro per i beni e le attività culturali e per il turismo. –

Premesso che:

  • si apprende da notizie di stampa che il Jean Paul Getty museum di Malibu, in California, espone, tra le altre antichità magno-greche, un eccezionale elmo in bronzo da parata del IV sec. a.C. (“il Quotidiano del Sud” del 20 novembre 2019);
  • della vicenda si è interessata anche la redazione del web magazine “Fame di Sud” che, in pari data, pubblicava l’articolo dal titolo “Proverrebbe da Pietrapaola uno splendido elmo in bronzo custodito al Getty Museum”;
  • sul quotidiano citato, il giornalista Antonio Anastasi dà conto di un’ipotesi investigativa che sarebbe stata formulata dai Carabinieri del nucleo tutela patrimonio culturale (Ntpc) anche in esito alle dichiarazioni dall’archeologo e professore dell’università della Calabria Armando Taliano Grasso;
  • l’ordinanza della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Crotone che ha condotto alla brillante operazione “Achei”, eseguita dai Carabinieri il 18 novembre 2019, rivela che il docente di Topografia antica è stato escusso a sommarie informazioni sulla presunta origine calabrese dell’elmo;
  • se Taliano Grasso avesse ragione, l’oggetto, di straordinaria qualità artistica, potrebbe essere stato rinvenuto a Cozzo Cerasello: un’altura della fascia collinare subcostiera del basso Ionio cosentino spettante al territorio di Pietrapaola e sede di un abitato brettio fortificato, nonché di un importante santuario, scoperti proprio dal professore;
  • fra le immagini che illustrano un articolo pubblicato su “la Repubblica” il 24 novembre 2006 e segnalato ai Carabinieri da Taliano Grasso, relative a reperti allora richiesti al Getty museum dalle autorità italiane, figurava anche un elmo che, per il peculiare cimiero a testa di grifo, bronzeo anch’esso, ma impreziosito da una doratura, corrisponde alla descrizione fatta all’archeologo, nel 1996, da un cittadino di Strongoli (Crotone) oggi identificato in Luciano Bisignano, noto alle forze dell’ordine per precedenti specifici;
  • diversamente dalla Venere di Morgantina, ritratta anch’essa nell’articolo del suddetto quotidiano e restituita più tardi all’Italia, l’elmo bronzeo è rimasto al Getty museum, che tuttora lo espone, perché la sua provenienza dal Sud Italia, benché ipotizzata con ottimi argomenti su base stilistica (trattandosi di una variante dell’elmo calcidese elaborata in Magna Grecia), mancava di riscontri oggettivi;
  • considerato che un altro elemento che potrebbe ulteriormente rafforzare la tesi investigativa dell’origine “dubbia” del reperto è “il fatto che a venderlo al Getty, nel 1993, sia stata la Merrin Gallery, attiva a New York da lunghi anni e più volte chiamata in causa nelle inchieste italiane sui traffici internazionali di reperti” (dall’articolo citato di “Fame di Sud”),

si chiede di sapere:

  • se sia stato chiesto ufficialmente al Getty museum se, all’atto dell’acquisto dalla Merrin Gallery di New York, abbia accertato la reale provenienza dell’elmo e, nel caso, quale sia stata la risposta;
  • quale sia, ad oggi, lo stato delle trattative con il Jean Paul Getty museum per la restituzione dell’elmo, che con ormai cognizione di causa si presume non solo fabbricato, ma ritrovato nel Sud Italia, verosimilmente in Calabria (Cozzo Cerasello di Pietrapaola), nel corso di uno scavo clandestino, e immesso illecitamente sul mercato internazionale;
  • se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno e necessario, davanti a un eventuale ulteriore rifiuto del Getty museum, riconoscere la proprietà italiana dell’elmo e disporne la restituzione, e replicare la scelta fatta in passato di negare a tutti gli istituti statunitensi prestiti e collaborazioni scientifiche fino a quando il museo di Malibu non deciderà di soddisfare la richiesta delle autorità italiane;
  • quanti reperti archeologici e opere d’arte di varia tipologia e cronologia, di provenienza dubbia o illegale, ma ragionevolmente trafugate dall’Italia, siano ancora presenti nelle collezioni del Getty museum;
  • quale sia, ad oggi, lo stato delle trattative per la restituzione di tutte le opere uscite illecitamente dal nostro Paese e finite nei musei e istituti statunitensi prima e dopo il 1983.

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