Kroton disegno del Tempio di Hera

Il Santuario di Hera Lacinia

Introduzione

Il grande santuario extra-urbano dedicato a Hera Lacinia è di certo, tra le aree sacre del mondo ellenico di epoca arcaica, il più importante della Magna Grecia.

Il maestoso tempio dorico dedicato è posto a circa 10 chilometri più a sud della polis di Kroton, sul leggendario promontorio Lacinio (Lacinion), oggi chiamato di Capo Colonna. Qui il mito vuole che si svolsero le vicende epiche di Eracle che diedero origine all’antica colonia achea. Il nome del promontorio diede anche l’epiteto alla dea venerata, Hera Lacinia.

Oggi tutta l’area sacra ricade nel Parco Archeologico di Capo Colonna, che si estende per circa 50 ettari e nel quale l’omonimo museo raccoglie i cospicui reperti provenienti dall’area di scavo antistante. I rinvenimenti più importanti dal punto di vista storico e artistico sono invece esposti presso il Museo Archeologico Nazionale di Crotone, dove un’apposita sala ospita il Tesoro di Hera.

Alcuni rinvenimenti dell’epoca del Ferro fanno credere che l’area del promontorio Lacinio fosse adibita a luogo di culto già prima dell’arrivo dei coloni greci.

Il santuario rappresentava un riferimento essenziale per la navigazione e un rifugio sicuro, di cui la dea si faceva garante. Hera proteggeva anche la natura e in particolare i bovini, che pascolavano liberamente all’interno del bosco a lei sacro.

Aspetti architettonici

Il tempio dorico.

Il Santuario di Hera Lacinia ruotava intorno al tempio dorico costruito nel V secolo a.C. sopra un precedente tempio arcaico del VII secolo, come attesta l’uso difforme di blocchi di reintegro. Oggi del tempio dorico, che aveva il classico impianto planimetrico a 6×19 colonne, rimane la nota colonna superstite, posta sopra un poderoso basamento composto da dieci livelli di blocchi di arenaria.

Delimitato dall’ampia cortina muraria, di cui oggi restano ben visibili ampi blocchi di opus reticolatum di epoca romana, rinforzata a Nord e a Sud da due torri esterne, il Santuario di Hera Lacinia si articola in due aree orientate ad Est ed attraversate dalla solenne Via Sacra (larga 8,5 m) individuata nel 1987.

Gli edifici sacri.

Lungo il lato nord della Via Sacra si trova il katagogion, albergo per ospiti privilegiati, dotato di un peristilio con colonne stuccate e capitelli di ordine dorico della seconda metà del IV secolo a.C. Lungo il lato sud della Via Sacra, sorge invece l’hestiatorion, edificio per banchetti, che si allinea sull’asse determinato dal grande tempio dorico. A nord del tempio dorico si trova un altro grande edificio rettangolare (22×9 metri) definito edificio B, di cui rimangono tracce di fondazioni in calcarenite. Il ritrovamento di un Horos, cippo di confine sacro, conferma la sacralità della struttura da riferire al primo impianto sacro del VII secolo a.C.

Il bosco sacro.

Da Tito Livio apprendiamo dell’esistenza di un lucus, termine che in latino individua un “bosco sacro” ed è considerato da alcuni equivalente al greco àlsos, di uno selva rigogliosa e di alti abeti. L’esistenza sul promontorio Lacinio di un bosco di alti abeti, costituito cioè da un’essenza arborea, forse relitto botanico del manto primigenio di conifere boreali, che doveva. rappresentare un’ evidente difformità nell’ambito del paesaggio vegetale, di certo mediterraneo, potrebbe avere stimolato il suo riconoscimento come luogo sacro già da parte delle comunità indigene.
Per approndire l’argomento: Domenico Marino – Boschi sacri e giardini nell’antico Lacinio (2003).

Alcune vicende storiche

Annibale e le sue iscrizioni

Verso la fine della seconda guerra punica, dal 207 al 203 a.C., Annibale si era ritirato nella terra dei Bretti, che era rimasta la sua ultima roccaforte in Italia, ove manteneva le posizioni.

Tito Livio racconta (Ab Urbe condita libri, XXIII, 33) che gli ambasciatori di Filippo V di Macedonia che stavano venendo in Italia per sottoscrivere un trattato con Annibale, avevano preso terra a capo Lacinio per non usare la troppo ovvia e controllata rotta diretta dall’Epiro a Brindisi.

(LA) «Qui, vitantes portus Brundisinum Tarantinumque, quia custodiis navium romanorum tenebantur ad Laciniae Iunonis templum in terra egressi sunt. Inde per Apuliam petentes Capuam, media in praesidia romana inlati .»(IT) «Costoro, evitando il porto di Brindisi e quello di Taranto, perché erano tenuti da presidi navali romani sbarcarono presso il tempio di Giunone Lacinia. Di là si diressero attraverso l’Apulia a Capua, ma incapparono in mezzo a posizioni romane

E a capo Lacinio furono nuovamente catturati quando cercarono di ritornare in Macedonia (Ab Urbe condita libri, XXIII, 34):

(LA) « ad Iunonis Laciniae, ubi navis occulta in statione erat, perveniunt. Inde profecti cum altum tenerent, conspecti a classe romana sunt(IT) « Giunsero al tempio di Giunone Lacinia, dove attendeva nascosta la nave. Quando partiti di là furono al largo, li avvistò la flotta romana »

Nel Tempio di Hera Lacinia, Annibale fece incidere, in greco e punico, il racconto delle sue gesta (Tito Livio, Ab urbe condita, 28.46.16).

(LA) « propter Iunonis Laciniae templum aestatem Hannibal egit, ibique aram condidit dedicavitque cum ingenti rerum ab se gestarum titulo, Punicis Graecisque litteris insculpto(IT) « Annibale trascorse l’estate vicino al tempio di Giunone Lacinia, dove eresse e dedicò un altare con un’iscrizione incisa in caratteri punici e greci, che esponeva, in termini pomposi, i risultati che aveva eseguito

Il saccheggio dei romani

Al termine della seconda guerra punica (202 a.C.), nel 194 a.C. a Crotone vi fu dedotta una colonia romana.

Per abbellire l’erigendo Tempio di Fortuna Equestre il console Quinto Fulvio Flacco fece smontare il tetto marmoreo del Tempio di Hera Lacinia e trasportato nella capitale. L’operazione sollevò aspre polemiche; anche se è probabile che il santuario magno-greco fosse ormai in rovina, l’opinione pubblica fu indignata perché il materiale era stato sottratto non in un bellum iustum, ma profittando dei poteri magistratuali. Il Senato, dopo averlo giudicato, ordina la restituzione dei marmi ai Crotoniati e di compiere sacrifici riparatori da offrire a Giunone (Hera). Ma a Kroton non si trova più nessun artigiano in grado di rimontarle correttamente.

Dopo la censura Q.F.Flacco comincia a dare segni di squilibrio mentale, e poco dopo muore suicida nel 172 a.C.; e l’opinione pubblica pensa a una vendetta divina per la sua empietà.

Sulla vicenda consulta il testo completo di Tito Livio in latino con una traduzione libera

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