Crotone, Scavi di Vigna Nuova

Il santuario suburbano di “Vigna Nuova” di Kroton

Ad oltre quarant’anni dalla scoperta, il complesso santuariale di Vigna Nuova continua a rappresentare una delle più importanti fonti documentarie per la conoscenza del sistema cultuale della polis di Kroton. 

Cronostoria

Il complesso santuariale di Vigna Nuova è stato individuato nel 1974 a seguito del recupero di diversi materiali archeologici da parte del “Gruppo Archeologico Krotoniate”. L’anno successivo, Soprintendenza per i Beni Archeologici della Calabria verifica la segnalazione; quindi Claudio Sabbione vi aprì una breve campagna di scavo. Successivamente, nel 1978, un gruppo, guidato da Angelo Ardovino ed Emanuele Greco, ha intrapreso l’indagine della maggior parte di esso. Nel 1981 e e nel 1993, vi furono ulteriori brevi campagne di verifica seguite da Roberto Spadea. Nel frattempo lo spazio era stato alterato da lavori clandestini. Nel 1994 l’area archeologia è divenuta di proprietà dello Stato, dopo essere stata espropriata con decreto del Prefetto di Catanzaro del 28/07/1994. Tra il 2011 e il 2012 l’Università di Ginevra, con la supervisione di Domenico Marino, ha svolto nell’area circostante al santuario alcune indagini (ricognizioni di superficie, prospezioni geofisiche e saggi di scavo mirati) solo parzialmente edite.

Descrizione del sito

L’edificio sacro (ieros oikos) è ubicato in leggera pendenza, a valle del versante nord-occidentale di una collinetta argillosa di forma oblunga, che nel punto più elevato raggiunge l’altezza massima di 24 m sul livello del mare. Il sito, naturalmente difeso verso Sud da un corso d’acqua, il torrente Papaniciaro.

Nel più ampio quadro topografico relativo alla città greca, l’edificio di Vigna Nuova è posto in posizione aperta ad Occidente, in area extraurbana, come dimostrano inequivocabilmente i resti di alcuni tratti del poderoso circuito murario della metà del IV secolo a.C. che correva poco distante lasciando, per l’appunto, il tempio all’esterno dell’apprestamento difensivo (1). Le mura in questo settore sembrano aver rispettato l’orientamento del tempio da cui divergono solo di pochi gradi. Rimangono oscure le motivazioni originarie della localizzazione di questo importante luogo di culto all’esterno delle fortificazioni della polis.

Corografia con Vigna Nuova
Corografia della zona industriale di Crotone con il tempio di “Vigna Nuova” e le mura. Da R.Spadea

L’edificio si presenta di forma rettangolare piuttosto allungata e misura complessivamente mt. 22,50 x 12,50, misure assai simili a quelle dell’edificio B di Capo Colonna (mt. 20 x 9). Simili anche le dimensioni dei muri, che a Vigna Nuova di telaio di circa 50-55 cm fabbricati in calcarenite locale a pezzatura naturale. Il corpo principale è strutturato in due vani contigui: una lunga aula rettangolare di m 18,60x 8,85 in cui campeggia un basamento quadrato (m 2,10 x2,09) e un ambiente più piccolo posto all’estremità di Sud-Est (m 3,90 x 8,85) che ricorda una specie diadyton. Adiacente al lato perimetrale di Sud-Ovest vi è un altro ambiente, stretto e lungo, che pare ripercorrere in lunghezza tutto il fianco dell’edificio principale. In mattone crudo doveva essere l’elevato. Il tetto era coperto con tegole, che nella fase più antica erano dipinte di colore rosso.

Planimetria del tempio di VIgna Nuova. Da R.Spadea
Planimetria del tempio. Da R.Spadea

Reperti e ipotesi storiche

Il sito è frequentato fin da età arcaicissima: lo dimostra il frammento di cratere tardo-geometrico corinzio pubblicato da Emanuele Greco all’inizio degli anni Ottanta. Probabilmente esso segnava il confine della polis nel passaggio verso il territorio in un tempo assai vicino alla fondazione; gli scavi eseguiti finora indicano che non si oltrepassa la prima metà del VI secolo a.C. Roberto Spadea ha proposto di identificare il tempio di “Vigna Nuova” con il μέγιστος οἶκος di cui è notizia nella descrizione diodorea dell’assedio di Dionisio (378 a.C. ).

Alla fase di VI secolo rimandano alcuni pregevoli ex-voto metallici quali gli specchi con decorazione a linguetta e doppia treccia, patere umbilicate di bronzo, frammenti di imbracciature di scudi, utensili in ferro e soprattutto un’eccezionale ansa di oinochoe di bronzo modellata a forma di giovanetto (kouros) che afferra due leoni, posti simmetricamente ai lati della sua testa, per la coda. Inoltre rimangono pochi ma significativi frammenti delle decorazioni di terracotta dell’edificio sacro (2).

Crotone, Scavi di Vigna Nuova
Immagine degli scavi, estratta dal Video del GAK

L’area subì dei rifacimenti ed ampliamenti in diverse fasi, delle quali la più importante dell’edificio sacro risale al primo venticinquennio del V secolo a.C. , con il raddoppiamento del muro nord ed il consolidamento della parete di fondo di quello che parrebbe un adyton (mt. 3,90 x 8,85).

Più ricco di offerte ex-voto appare lo scorcio finale del VI secolo e i primi decenni del V secolo. In particolare predominano, per quantità, attrezzi agricoli (zappe, falcetti, ..) ed altri oggetti in ferro per la lavorazione del legno, ceppi per i piedi, catene, cosiddette «chiavi di tempio». Alcuni di essi erano contenuti in un calderone di bronzo.

Nel primo quarto del V. sec. a.C. seguì la realizzazione di un recinto quadrato di blocchi di calcarenite (nt. 2,10 x 2,09), forse una tavole per le offerte, posto nella porzione più orientale della cella, non lontano dal divisorio dell’adyton.

Il tempio subì l’abbandono finale, probabilmente verso l’ultimo trentennio del IV secolo a.C. Gli ex-voto di questa fase appaiono di minor qualità, essenzialmente ceramiche a vernice nera, ma anche lucerne e pesi da telaio. Non mancano comunque reperti preziosi come tre monete d’argento emesse dalla zecca di Crotone: uno statere con la testa di Hera ed Eracle e due trioboli con Atena ed Eracle.

Vi sono tracce di un incendi che si potrebbe collegare allora alle staseis kai pantodapé taraché di cui è eco nelle fonti dopo l’uscita di Pitagora da Crotone (incendio dei sinedri pitagorici), ed il ritrovamento di un moneta d’argento, quasi fior di conio di Crotone (D/ testa di Hera Lacinia, R/ Eracle nudo con leonté assiso su roccia con la clava e nella mano sinistra l’arco. In un angolo un vaso potorio tipo oinochoe databile tra il 420 ed il 370 a.C.

Moneta d’argento.
Diritto: testa di Hera; Rovescio: Eracle su roccia.
Foto da R.Spadea

I reperti principali

Puntale con iscrizione
Foto da R.Spadea

Tra gli oggetti di bronzo ritrovati, ben quattro puntali d’asta, due dei quali con nome e patronimico sono stati pubblicati da Angelo Ardovino. Relativi alla fase di VI secolo costituivano il rinforzo della parte terminale di aste (probabilmente appartenute a sacerdoti) il cui valore storico è incrementato dalle iscrizioni in alfabeto acheo che ci forniscono i nomi di coloro che fecero la dedica alla divinità.

Il primo reca inciso un problematico ΑϞΑΝΘΡΟΠΟΣ ΘΕΟΓΝΙΟΣ (problematico per quel Ϟ davanti ad una vocale di suono chiaro); il secondo ΑΙΣXΥΛΟΣ ΕXΕΣθΕΝΕΟΣ, su un puntale meno accurato come lavorazione rispetto all’altro, che alcuni traducono in Aqanthropos figlio di Teognis e Aischylos  figlio di Echestenes.

Tuttavia, a parte il collegamento con l’area del “sacro”, questi puntali non aggiungono ulteriori contributi al problema dell’interpretazione dell’edificio di “Vigna Nuova” (3).

Trafugato e poi recuperato un reperto consistente nella museruola di quadrupede, forse un cavallo, decorata con Eracle che strangola i serpenti e due opliti con grande scudo circolare ornato dalla lettera lambda, chiaro riferimento all’origine spartana (per le foto ed altre informazioni vedere l’articolo di Margherita Corrado indicato in Bibliografia).

La museruola votiva in bronzo originaria dell'antica Kroton e recuperata di recente a Brescia
La museruola votiva in bronzo
Da FameDiSud
La museruola votiva in bronzo. Dettaglio di Eracle
Da FameDiSud

Tra le catene rinvenute a “Vigna Nuova” alcune di esse appaiono essere state spezzate ο allentate con colpi di maglio, quindi si ritiene che come appartenenti a schiavi liberati. Questo induce a ritenere che il tempio fosse dedicato ad Hera, rimandando alla funzione di liberatrice (Eleutherìa) della divinità. Alcuni ipotizzano che tali oggetti siano stati dedicati dagli schiavi sibariti liberati dal tiranno Clinia (Kleinias) intorno al 480-470 a.C.. 

Ricordando in proposito che proprio il Lacinio è il luogo principe per tale funzione, come è desumibile dalle dediche e dalle fonti che ricordano il Lacinio come uno dei pochi Heraia con diritto di asilo insieme a quelli di Argo e Samos, ed anche la similitudine tra la tipologia degli edifici Β del Lacinio con quello di “Vigna Nuova”, ciò contribuisce a riconfermare l’interpretazione del tempio di Vigna Nuova come Heraion.

Immagine degli scavi, estratta dal Video del GAK

Se accettiamo l’ipotesi di Heraion per l’edificio di “Vigna Nuova” si ha un’ulteriore conferma circa il ruolo di Hera a Crotone, come la divinità preminente e pregnante nell’ordinamento cultuale krotoniate. È Hera la divinità per eccellenza a cui Crotone si affida e a cui affida la gestione di due spazi importanti: il primo, quello del Lacinio, teatro dell’incontro dei coloni con gli indigeni, il secondo, quello di “Vigna Nuova” punto di passaggio, una vera e propria frontiera tra polis e chora, caratterizzata dalla stretta fascia costiera pianeggiante e dalle alture e come tale, non a caso, luogo rispettato nel momento in cui la città aveva costruito o ingrandito il suo circuito murario.

Foto GAK
Foto da Video GAK

Autore del testo

Giuseppe Celsi

Approfondimenti e Bibliografia

Visualizzazioni: 10

Note

  1. Le mura possono essere datate alla metà del IV secolo a.C., alla stessa maniera della seconda fase della fortificazione della collina di Santa Lucia, e appartengono, probabilmente, al periodo della grande ricostruzione delle monumentali mura di Kroton (secondo Livio lunghe circa 12 miglia,
    cioè I 8 chilometri). Rif. Bauman-Marin-Beck 2012 p. 126[]
  2. rif. Rif. Bauman-Marin-Beck 2012 p. 127[]
  3. Domenico Marino precisa che “i puntali, iscritti o meno, sono ‘sauroteres’, cioè terminali d’arresto delle lance che, probabilmente, avevano cuspidi in ferro (peraltro rinvenute).[]