Il Tempio di Demetra di Bivio Alice a Cirò Marina

Le informazioni archeologiche

Estratto dalla Relazione di Elena Lattanzi: “L’attività della Soprintendenza Archeologica della Calabria nel 2000”.
Atti del 40° Convegno di Studi sulla Magna Grecia – Taranto
“Problemi della Chora coloniale dall’Occidente al Mar Nero”
p 989-990

Si segnalano alcuni importanti rinvenimenti a Cirò Marina, in località Bivio Alice (1)).

Un breve intervento di emergenza ha permesso di recuperare testimonianze di una nuova area sacra pertinente all’antica Krimisa.

Grazie ad una segnalazione di Elio Malena, è stata identificata un’area sacra intaccata dallo scavo di un acquedotto e il funzionario di zona, M. Grazia Aisa, ha potuto recuperare varie centinaia di frammenti ceramici, statuette fittili quasi tutte raffiguranti Demetra con fiaccola e porcellino, vasellame miniaturistico, di mensa, d’uso comune e da fuoco.

Sul fondo di un saggio, praticato per recuperare eventuali frammenti manomessi, è stato identificato e scavato il lembo estremo di una chiazza di sabbia brunastra, forse il fondo di un focolare. In un secondo saggio è stato messo in luce, più a Nord, tra il collettore e il limite della strada, un poderoso muro in pietrame di fiume, accostato con cura e legato con argilla, esteso per 4.5 m. nel sondaggio, larghezza media di circa 50 cm. e alzato conservato fino a circa 70 cm. sullo zoccolo di fondazione.

La struttura muraria, che continua sotto l’asse viario e la collina, sembra potersi riferire ad un luogo di culto dedicato a Demetra, attivo dalla fine del V al III secolo a.C. ubicato a poca distanza dal Castello Sabatini, una delle zone interessate dall’abitato brettio.

Osservazioni

Mentre l’Apollonium di Punta Alice era sta già stato monumentalizzato (VI sec. a.C), l’attivazione del santuario di Bivio Alice è da ricondurre alla fase in cui dopo la sconfitta di Sybaris, l’area settentrionale della Crotoniatide, tra il Neto ed il Fiumenicà è divenuta parte integrante della politikè chora crotoniate.

La divinità femminile Demetra è legata a culti connessi con l’agricoltura, economia tipica della popolazione brettia, ma l’iconografia degli ex-voto è greca, per cui siamo i reperti indicano che siamo in presenza di una forte integrazione culturale tra i Greci delle colonie vicine e gli indigeni che vivevano nella chora. 

Il culto di Demetra, si ritrova in una serie di santuari rurali della Crotoniatide (Cirò Marina – località Bivio Alice, Zinga di Casabona ed un terzo in territorio di Carfizzi ), ma sembra invece essere assente nella polis di Kroton, benché la si ritrovi rappresentata nelle case private con le tipiche figurine femminili in terracotta con fiaccola e porcellino e su qualche moneta, ma tutte posteriori, però, all’epoca arcaica. Il territorio di Demetra era la campagna dove si trovava in prossimità dei campi che erano sotto la sua protezione [Marino-Corrado 2009, p. 11].

Ci sarebbe da osservare che “tradizionalmente l’origine del culto di Demetra a Kroton si ritiene da imputare a Pitagora, e che la sua casa sarebbe stata trasformata, dopo la sua cacciata e la sua morte, in un tempio di questa dea, la quale, evidentemente, non aveva prima d’allora, in Crotone un tempio“. Ma queste informazioni riportate dal Giannelli, vengono poi invalidate dallo stesso autore [Giannelli, 1926, p. 179-180].

Il culto di Demetra è diffuso nella Calabria magno-greca: a Metaponto e a Locri, forse per la vicinanza con la Sicilia, dove il culto è maggiormente diffuso, si hanno le prime attestazioni della presenza della dea nella seconda metà del VI secolo a.C.

Per approfondimenti sul culto Demetra-Cerere ed i riti misterici, consigliamo la pagina web “Culto di Demetra-Cerere” del sito romanoimpero.com.

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Bruttium, Petelia. Circa 216-204 a.C. Æ 19mm (8.30 g, 10h). Sx: Testa velata di Demetra. Dx: ΠΕΤΗ-ΛΙΝΩΝN su due righe, Zeus stante con fulmine in alto con la mano destra, e scettro nella mano sinistra. Dalla D. Alighieri Collection
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Petelia, AE Demetra/Zeus (Künker, 318, 11/3/2019, 280)
Pasquale Attianese ha confontato questa moneta con i tetradrammi argentei, coniati a
Siracusa da Ierone II in onore della moglie Filistide (274-216 a.C.). Secondo lo studioso, i
lineamenti del volto di Demetra sarebbero assimilabili a quelli reali della moglie del sovrano siracusano

Nei pressi del tempio si trovava poco più in alto una sorgente. Infatti il culto è legato alla presenza di acqua che a sua volta simboleggia il fluire della vita. Ora la sorgente è stata spostata un po’ più in basso, dove è stata costruita la famosa Fontana del principe. Sono state trovate oltre un migliaio di statuette ex-voto in una fossa vicino al muro perimetrale, insieme ad altri oggetti votivi, tra cui  monete, fibule d’argento e materiali ceramici, vasetti, anforette. [Elio Malena, intervista a la ProvinciaKR].

L’abitato Brettio di Cirò Marina.

La porzione più settentrionale della Crotoniatide dopo la seconda metà del IV sec. a.c. è pienamente brettia. In questo areale, tra il Lipuda e il Nicà, non si conosce sino ad oggi alcun centro fortificato e l’ occupazione del territorio, con sensibili indici di crescita rispetto al passato, sembra relegata più che mai a un ambito subcostiero.

Il centro d’altura di Cirò Superiore sembra ridimensionarsi. Scompare l’insediamento di colle di Sant’Elia, e continua su Cozzo Leone (n. 27) tra IV e III sec. a.C. per venire abbandonato anch’esso. La maggiore vitalità del Cirotano in età ellenistica è spostata sulla costa. Il santuario di Punta Alice divenne il polo religioso di riferimento della popolazione italica stanziata tra Thurii e Crotone; nel corso della prima metà del III sec. a.c., i Brettii rinnovano e ampliano l’Apollonion di PuntaAlice [Medaglia 2010, p. 78].

Siti con tombe sono segnalati a Casino Oliveto, e più nell’interno a Franza e Cappella e Malucutrazzu (in territorio di Cirò).

L’abitato brettio si concentra invece alle spalle del moderno centro di Cirò Marina, in posizione topograficamente favorevole, tra la foce del Lipuda e la via costiera ionica e verso Cirò, il cui tracciato non si discosta molto dalla ex SS. 106. Precisamente si trova in un areale di circa 1 km di lato, il cui centro ideale è la collinetta ove sorge Castello del Principe (Palazzo Sabatini), ove sono state individuati nuclei di fattorie con impianti produttivi e annesse necropoli. Materiali votivi sono attestati nelle località Briso, Casoppero e Bivio Alice. Resti di fattori e di edifici in genere si hanno nelle località Taverna (n. Castello Sabatini, San Gennaro, Ceramidio. Fornaci per la produzione di ceramica sono attestate a Spatoletto e, in relazione a fattorie presso San Gennaro e Ceramidio [Medaglia 2010, p. 78-79].

L’iconografia di Demetra negli ex voto di Krimisa

Santuario di Demetra Loc. Bivio Alice – Statuetta ex-voto

La dea è raffigurata con una fiaccola e un porcellino. La fiaccola simboleggia la ricerca da parte di Demetra della figlia Kore/Persefone, rapita dal Dio Ade – re degli Inferi – e fin laggiù, al buio, cercata dalla madre disperata con in mano una fiaccola.

Il fuoco della fiaccola brucia e purifica. Unito al porcellino parla di sacrifici di maiali che si tenevano in numerose occasioni rituali dedicate alla dea, come testimonia spesso il rinvenimento in fosse di ossa macellate nei santuari, interpretate come resti di pranzi rituali e di sacrifici alla dea.

In Grecia il sacrificio di maiali per assicurare la fertilità dei terreni è pratica diffusa: proprio nel corso delle feste Thesmophorie, feste prettamente femminili dedicate a Demetra, i maiali macellati erano gettati in fosse, quindi i resti, recuperati, venivano sparsi sui campi (2).

Secondo alcuni questo tipo di rappresentazione, molto diffusa sia in Magna Grecia che in Sicilia, può riferirsi ad entrambe le Dee (Demetra o Persefone), ovvero con le sacerdotesse o le fedeli, che assumevano spesso le connotazioni delle divinità (Brea, Cavalier, Famularo 2000 p. 111).

Il Busto di divinità femminile di Loc. Taverna

Proviene non dal santuario, ma da un contesto funerario. E non si tratta di una statuetta fittile come le altre viste fin qui, ma di un busto di statua, sempre in terracotta, di pregevole fattura e risalente al III secolo a.C, di produzione italiota. La dea indossa un chitone (tunica di stoffa) ed un basso polos (copricapo cilindrico tipico del suo abbigliamento), ha morbide ciocche di capelli ondulati che le incorniciano il viso e indossa una grossa collana a tortiglione con pendenti a goccia e a disco (2). Pur mancando di alcuni elementi identificativi, la divinità corrisponde probabilmente alla rappresentazione usuale di Demetra.

Busto di divinità femminile in terracotta. Metà del IV secolo a.c.. Krimisa (Cirò Marina, località Taverna). Foto di Silvana Franco
Busto di divinità femminile in terracotta. Metà del IV secolo a.c.. Krimisa (Cirò Marina, località Taverna)
Busto di divinità femminile in terracotta. Metà del IV secolo a.c.. Krimisa (Cirò Marina, località Taverna)
Foto in alta risoluzioni pubblicata in
Maraina81 – Il Museo Archeologico di Cirò Marina

Il sito in cui reperto è stato trovato è la loc. Taverna non lontano da Palazzo Sabatini, ove agli inizi degli anni ’80 sono state fortuitamente scoperte alcune tombe ellenistiche datate tra la fine del IV e gli inizi del III sec. a.c. Quella contenente il busto è stata indagata nel 1982 ed è a costruita a muretti (le altre 2 erano alla cappuccina), che la reso due strigili in ferro,fibule ed alcuni piccoli contenitori ceramici – ed il busto fittile [Medaglia 2010, p. 136].

Santuario di divinità femminile a Cozzo Leone (Cirò)

Un altro santuario probabile dedicato a Demetra è stato trovato sulle alture di Cirò Superiore, a Cozzo Leone, che ospitava un piccolo abitato di IV-III sec. a.C . (ma il sito è abitato fin dall’Età del bronzo) e che probabilmente costituiva il settore monumentale dell’antica Krimisa o Chone), deputato ad accogliere le istituzioni civili e religiose.
Infatti, sin dagli inizi del Novecento in questo luogo fu individuata una stipe votiva con materiali datati almeno a partire dalla metà del V sec. a.c.. Il Santuario va attribuito a una divinità femminile, forse Demetra, e a giudicare dai materiali votivi recuperati pare strutturato secondo canoni tipicamente ellenici [Medaglia 2010, p. 65].

Tale santuario , infatti, potrebbe esemplificare la frantumazione perpetrata dai Brettii a danno del territorio di diretta pertinenza di Kroton in quanto l’abitato di Cirò Superiore entrò nell’orbita crotoniate probabilmente subito dopo la vittoria con Sibari, come attesterebbe un documento giuridico del primo quarto del V sec. a.C. rinvenuto proprio nei pressi del già ricordato contesto santuariale. Si tratta di una donazione inter vivos, incisa con caratteri achei su una lamina bronzea, in cui è menzionato un damiurgo e cioè un magistrato eponimo del tipo noto a Crotone e in aree di diretta influenza crotoniate [Marino et Al. 2017, p. 108] [Vedere anche “La donazione di Philon” di M.L. Lazzarini in Spadea 2008 p. 45].

Il culto di Demetra nel mondo antico

Sia come simbolo dell’intera terra, sia come simbolo della vegetazione commestibile, Demetra era adorata con sacrifici in cui si faceva uso del fuoco, poiché era necessario che le offerte fossero presentate così come si trovavano in natura.

Favi di miele, lana non filata, uva non spremuta, frumento non cotto venivano posti sui suoi altari. Non erano per lei le offerte di vini, dolci e tessuti: Demetra rappresentava il principio dei prodotti naturali, non artificiali.

Ella donò al genere umano la conoscenza delle tecniche agricole: la semina, l’aratura, la mietitura e le altre correlate. Come tale era particolarmente venerata dagli abitanti delle zone rurali, in parte perché beneficavano direttamente della sua assistenza, in parte perché nelle campagne c’è una maggiore tendenza a mantenere in vita le antiche tradizioni, e Demetra aveva un ruolo centrale nella religiosità Greca delle epoche pre-classiche.

Esclusivamente in relazione al suo culto sono state trovate offerte votive, come porcellini di creta, realizzati già nel Neolitico.

In epoca romana, quando si verificava un lutto in famiglia, c’era l’usanza di sacrificare una scrofa a Demetra per purificare la casa.

I luoghi principali in cui il culto di Demetra era praticato si trovavano sparsi indifferentemente per tutto il mondo Greco: templi sorgevano ad Eleusi in Sicilia, Ermione, Creta, Megara, Lerna, Egila, Munichia, Corinto, Delo, Piene, Agrigento, Lasos, Pergamo, Selinunte, Tegea, Mesembria, Thorikos, Dion, Licosura, Enna e Samotracia.

Ma la sua festa più importante, dedicata anche a Persefone Kore, veniva tenuta ad Eleusi dove i greci annualmente celebravano i misteri che mettevano l’iniziato in uno stato di grazia e di gratitudine verso la Madre. Durante le feste che duravano tre giorni i mystai imitavano Demetra nella sua ricerca disperata di Persefone rinnnovando poi il tripudio allorchè ancora una volta ella si riuniva con la figlia. Nella loro pantomima erano dapprima Demetra Erynes (irata), furiosa e triste per la perdita di Persefone, poi assumevano il ruolo felice di Demetra Louisa (amorevole), la madre trasformata dal ritrovamento della figlia. In altri luoghi e in altri tempi, Demetra ha avuto altri attributi: Kidaria (maschera), Chamaine (suolo), e la potente Thesmoforos (legislatrice), ordinatrice non solo delle stagioni, ma anche della vita umana.

[Testo da Patricia Monoghan – Il dizionazio delle Dee e delle Eroine”]

Autore del testo

Giuseppe Celsi

Articoli e Pubblicazioni correlate

  1. O Dei Di Kroton Catalogo Mostra al MANKR
  2. Salvatore Medaglia, Carta archeologica della provincia di Crotone, 2010, Copertina

Note

  1. Si tratta del bivio tra la S.P. 7 per Cirò e la S.P. 4 (ex S.S. 106) sottostante il Santuario della Madonna d’Itria , a poca distanza sal palazzo di Alice (oggi noto come Palazzo Sabatini[]
  2. Maraina81 – Il Museo Archeologico di Cirò Marina[][]