Abstract
L’episodio mitologico del trono “magico” creato da Efesto, e che immobilizza la madre Hera, è presente in diverse fonti e rappresentazioni dell’arte greca. Da non confondere con il trono regale di Hera, come regina degli Dei. L’articolo vuole fare un pò di chiarezza.
Foto di copertina
Particolare del cratere attico a figure rosse attribuito a Polion: sirena flabellifera e Hera immobilizzata sul trono magico. Dalla Necropoli di Spina – Valle Trebba – Tomba 127. L’immagine rielaborata da Gemini AI per la colorazione, l’originale è fornito in bianco e nero in Beazley 19591.
Trovate anche la scheda tecnica completa nell’archivio Beazley:
https://www.beazley.ox.ac.uk/record/C96875B6-EB4A-40AB-8E35-EE890B66DEB6
Sirena flabellifera qui indica una sirena con in mano un flabellum (ventaglio cerimoniale), che nell’arte greca appare come un creatura meccanica opera di Efesto, simile alle ancelle meccaniche descritte da Omero. In altri vasi antichi funge da servitrice per divinità o grandi signori orientali. La rappresesentazione rimane quella dell’aspetto ibrido delle sirene arcaiche, con un corpo di uccello con testa di donna, tipico dell’arte tra il 500 e il 450 a.C..
Il trono regale ed il trono magico di Hera
Abbiamo visto in altro articolo2 che Hera ha tra i suoi epiteti quello di essere la suprema, la regina (βασίλειαν), ed in quanto tale, dal trono d’oro (χρυσόθρονον, chrysothronos):
Hera (Ἥρην) io canto, dal trono d’oro (χρυσόθρονον), che Rea generò,regina (βασίλειαν) immortale, di straordinaria bellezza …
Inno omerico a Hera n. 12
E’ su questo trono d’oro che Hera viene raffigurata sualla sua colossale statua crisoelefantina, posta nel suo principale Heraion quello di Argo3, realizzata da Policleto intorno al 420 a.C.; è un’immagine che sottolinea la sua regalità e il suo potere supremo nell’Olimpo4
Nella mitologia di Hera, accanto a questo, che potremmo definire il “regale trono d’oro“, c’è il “magico trono d’oro“, legato alle vicende di Efesto e delle sue relazioni con Hera sua madre.
Efesto
Efesto (in greco antico Ἥφαιστος, Hḕphaistos) nella mitologia greca è il dio del fuoco, delle fucine, dell’ingegneria, della scultura e della metallurgia. Brutto, zoppo o storpio dalla nascita5 e di carattere volubile, ma con una grande forza nei muscoli delle braccia e delle spalle, dotato abilità artigiana per cui tutto ciò che faceva era di un’impareggiabile perfezione. La sua grande fucina si trovava nelle viscere dell’Etna e di altri vulcani, dove lavorava insieme ai suoi ciclopi. Nella mitologia romana una figura divina simile ad Efesto era il dio Vulcano. A seconda delle diverse versioni è figlio di Zeus e di Hera, oppure autoconcepito dalla sola Hera.
Hera è la patrona del matrimonio propriamente detto e rappresenta l’archetipo simbolico dell’unione di uomo e donna nel talamo nuziale, tuttavia non è certo famosa per le sue qualità di madre. I figli legittimi nati dalla sua unione con Zeus sono: Ares, Ebe (la dea della giovinezza), Eris (la dea della discordia) ed Ilizia (protettrice delle nascite). Ma Hera, resa gelosa dal fatto che Zeus era diventato padre di Atena senza di lei (infatti l’aveva avuta dall’oceanina Metide), decise per ripicca di mettere al mondo Efesto senza la collaborazione del marito.
(921) (Zeus) fece sua sposa fiorente Hera: lei si unì in amore al re degli dèi e degli uomini, e partorì Ebe, Ares ed Eileitìa. (924) Ma Zeus stesso partorì dalla sua testa Tritogeneia dagli occhi brillanti, l’augusta, la suscitatrice di contese, la guida degli eserciti, l’inesauribile, la regina, che si compiace di tumulti, guerre e battaglie. Ma Hera, senza unione con Zeus — poiché era molto adirata e aveva litigato con il suo compagno — generò il famoso Efesto, che è abile nelle arti più di tutti i figli del Cielo6
Alle versione di Omero (Iliade I, 578; XVIII, 395) ed Esiodo, dove Efesto è figlio di entrambi gli dèi, (pseudo)Apollodoro (I° sec.) oppone la nascita “senza padre”, e attribuisce a Hera la generazione autonoma di Efesto: Hera generò Efesto senza unione con un maschio; ma secondo Omero egli fu uno dei figli che ella ebbe da Zeus. (Apollodoro, Biblioteca I, 3.5, Trad. M. Cavalli, Mondadori).
La caduta (o le cadute) di Efesto dall’Olimpo. Ci sono 2 versioni o più propriamente 2 diversi episodi di caduta. In una Hera disgustato dalla bruttezza di Efesto lo scagliò giù dall’Olimpo. Infatti, Efesto, ricordando di essere stato salvato da Teti dice: «Certo, una dea terribile e veneranda è qui dentro, che mi salvò quando il dolore mi colse mentre cadevo da lontano, per volontà di mia madre dalla faccia di cagna, che volle nascondermi perché ero zoppo; allora avrei sofferto pene nell’animo, se non mi avessero accolto in grembo Eurinome e Teti, Eurinome, la figlia dell’Oceano che scorre all’indietro». (Iliade XVIII, 395. Trad. R. Calzecchi Onesti).
In altri racconti mitologici, Efesto viene lanciato da Zeus dall’Olimpo contro una tempesta, per avere liberato Hera, punita da Zeus per aver perseguitato Heracles; Zeus lo scagliò giù dal cielo, perché era venuto in soccorso di Hera mentre ella era incatenata. Infatti, quando Heracles, dopo la presa di Troia, navigava sul mare, Hera gli scatenò contro una tempesta; perciò Zeus la sospese dall’Olimpo legandola. Efesto, cadendo a Lemno, si storpiò le gambe, ma Teti lo salvò. (Apollodoro, Biblioteca I, 3.5, Trad. M. Cavalli, Mondadori). Qui viene introdotta anche l’isola di Lemno, tradizionalmente associata al culto di Efesto, e Teti, la ninfa marina e madre di Achille, che qui compare come figura salvifica.
Il “trono magico”.
Efesto come strumento di vendetta contro la madre che lo aveva ripudiato (o scagliato dall’Olimpo) a causa della sua deformità, creò il trono magico: maestro artigiano divino, realizzo un trono d’oro di straordinaria bellezza, apparentemente un dono di pace per Hera. Tuttavia, l’oggetto era dotato di un incantesimo o di meccanismi nascosti: non appena la dea vi si sedette, catene invisibili o legami adamantini la immobilizzarono, rendendole impossibile alzarsi. “Magico” non indica una proprietà sovrannaturale generica, ma si riferisce alla natura divina e ingegnosa dell’opera di Efesto.
Efesto, il dio zoppo e deriso, forgia con le sue mani la vendetta più elegante.
Si raccontava che “Efesto, per vendicarsi della madre, aveva fabbricato per lei, nella sua grotta in fondo al mare, un magnifico seggio, munito però di invisibili lacci, dai quali restò avvinta Hera, quando vi si sedette; nessuno era capace di scioglierli, e nessuno degli dei riusciva, né con le buone né con le cattive, a far venire Efesto sull’Olimpo, affinché liberasse Hera. Vi riuscì alla fine Dioniso, dopo averlo inebbriato” 7.
Gli altri dèi pregarono più volte Efesto di tornare sull’Olimpo e liberarla, ma egli rifiutò ripetutamente. Allora Dioniso lo fece ubriacare e lo riportò sull’Olimpo incosciente, trasportandolo con un mulo. Efesto, una volta riportato sull’Olimpo da Dioniso, accettò di liberare la madre. Secondo alcune tradizioni, la sua riconciliazione con gli dèi fu suggellata dalla concessione in moglie di Afrodite, la più bella tra le dee: un “risarcimento” che riconosceva il suo ruolo divino ma che si sarebbe rivelato infelice, perchè ma Afrodite, riluttante, lo tradì ben presto con Ares.
Il mito del trono magico è riportato da fonti tarde, anche se le scene dell’episodio mitologico sono oggetto di molte rappresentazioni artistiche di età classica, ovvero da :
- Pausania, Periegesi della Grecia I, 20. 3: che descrive esplicitamente il “trono d’oro con lacci invisibili”;
- Scolii all’Iliade e tradizioni orfiche, che menzionano il trono di adamant;
- Igino e altri mitografi romani, che ne tramandano la versione latina.
Ἑλληνικὸς δὲ λόγος ἔχει τόνδε· Ἥφαιστον, ἐπειδὴ ἐγένετο, ῥιφῆναι ὑφ᾽ Ἥρας· τὴν δὲ ὡς ἐτιμήσατο πέμψαι οἱ θρόνον χρυσοῦν ἐς δῶρον, δεσμοὺς χοντα ἀφανεῖς· καθιζούσῃ δὲ τῇ Ἥρᾳ δέσμιον εἶναι, καὶ τὸν Ἥφαιστον τῶν λλων θεῶν μηδενὶ πείθεσθαι…
Pausania, Periegesi della Grecia 1.20.3
La leggenda greca racconta questo: che Efesto, quando nacque, fu scagliato giù da Hera; e lei, come lui si vendicò, gli mandò in dono un trono d’oro (θρόνος χρυσοῦς) con legami invisibili (δεσμοί ἀφανεῖς); e quando Hera vi si sedette, fu tenuta prigioniera, ed Efesto non dava ascolto a nessun altro degli dèi…
Pausania, Periegesi della Grecia 1.20.3
“Quando Vulcano ebbe fatto sandali d’oro e di adamant (metallo mitico infrangibile) per Giove e gli altri dèi, ne fece uno di adamant per Giunone, e quando ella vi si sedette, non poté alzarsi da esso…“
Hyginus, Fabulae 166
(Vulcanus Ioui ceterisque diis soleas aureas ex adamante cum fecisset, Iunoni fecit adamantinam, et cum sedit, ex ea surgere non potuit…)
L’episodio del ritorno di Efesto sull’Olimpo conosce una grande risonanza in età arcaica e
classica, nelle fonti letterarie anche sotto la forma della commedia (“la comica saga, che avevano cantato Saffo, Alceo e Pindaro, e che Epicarmo“)7. L’argomento è sviluppato in Ricozzi 20198
Fu oggetto di molte rappresentazioni artistiche: Pausania ricorda quelle del tempio di Atene Chalkioikos a Sparta, del trono di Apollo ad Amicle, del santuario di Dioniso ad Atene; e, oltre alle tante scene figurate con questo soggetto sui vasi a figure rosse, ci è conservata quella, ben nota, del vaso François, ove è rappresentato anche Ares, dileggiato da Atena per non aver potuto ricondurre Efesto con la forza, e di fronte ad Efesto si vede forse Afrodite, che il dio del fuoco ha preteso dalla madre in dono, prima di acconsentire a scioglierla dai legami.
Sul Vaso François (vaso ateniese a figure nere, VI secolo a.C.) Hera è raffigurata intrappolata sul trono con le mani alzate in segno di impotenza, mentre Ares, sconfitto, siede in umile posa con Atena che lo guarda con disprezzo. Nel frattempo, Dioniso entra, conducendo il mulo su cui è seduto Efesto, da Afrodite che lo attende come premio nuziale.

Nella pittura vascolare è spesso rappresentato l’episodio, già ricordato, del ritorno di Efest all’Olimpo, in compagnia di Dioniso; di tali raffigurazioni, oltre a quella già ricordata del vaso François, una delle più belle è giudicata quella di un vaso a figure rosse del museo di Monaco: il dio è ricondotto da un satiro, innanzi al quale incede Dioniso; sono preceduti da un altro satiro, coperto con la nebride, e da una baccante col timpano7.
Conclusioni
Sebbene il santuario di Capo Colonna non abbia restituito testimonianze dirette del mito del trono magico di Efesto, la forte presenza del culto di Hera a Kroton offre uno sfondo affascinante per rileggere questa storia. Nella Magna Grecia achea, Hera non era solo la sposa gelosa di Zeus, ma una divinità tutelare della città, della fertilità e dell’ordine sociale. Il mito, che mostra la regina degli dèi imprigionata dall’ingegno del figlio rifiutato, mette in luce le tensioni familiari dell’Olimpo e il potere ambivalente della techne divina. A Crotone, dove Hera veniva celebrata con offerte preziose e dove Pitagora stesso frequentava il santuario, questi racconti circolavano probabilmente attraverso la ceramica importata, arricchendo il bagaglio mitico dei coloni senza sovrapporsi al culto locale.
In altri termini, mentre a Crotone domina il culto di Hera come dea protettrice e “politica”, in Grecia madrepatria e in altre colonie circolavano miti che mostravano il lato più umano (e conflittuale) della stessa dea. Questo crea un contrasto interessante: la Hera venerata al Lacinio è regina maestosa, mentre nel mito del trono è vulnerabile e umiliata.
Bibliografia, Note
- J.D. Beazley, Spina e la ceramica greca. In: Spina e l’Etruria padana. Atti del I Convegno di Studi etruschi, Ferrara 8-11 settembre 1957. Firenze, 1959 (SE, suppl. I), pp. 47-56[↩]
- G.Celsi, Alle origini del culto di Hera in Grecia e Magna Grecia, Gak, 2025[↩]
- Pausania in Periegesi della Grecia, II. 17[↩]
- G.Celsi, 2025 op. cit.[↩]
- Omero, Odissea 8. 267 ss. (trad. Shewring) (poema epico greco VIII secolo a.C.): “ ‘Sono storpio dalla nascita.'”[↩]
- Esiodo, Teogonia, 921-924[↩]
- Giulio Giannelli, Efesto, in Treccani Enciclopedia Italiana, 1932[↩][↩][↩]
- Giuliana Ricozzi, “Gli dèi, il riso e il comico. La rappresentazione del divino nelle fonti letterarie in lingua greca”, Tesi di dottorato, 2019, https://theses.hal.science/tel-02637225v1, https://tesidottorato.depositolegale.it/handle/20.500.14242/134538[↩]
- L’indispensabile Efesto: storia del dio che cadde dall’Olimpo, Blog del Museo Archeologico Nazionale di Firenze[↩]
