Nel 1947 lo storico Bachisio Raimondo Motzo pubblicava il testo di un Portolano medievale custodito presso la Biblioteca dello Stato Prussiano di Berlino: il codice Hamilton 396; è un testo anonimo, datato 1296, intitolato Compasso da Navegare1.
Si tratta del più antico portolano in volgare italiano relativo al Mediterraneo che sino ad oggi sia stato rinvenuto. L’opera utilizza le diversi varianti del volgare italiano allora in uso dai navigatori (toscano, genovese o veneziano) ma sono frequenti vocaboli catalani, provenzali, arabi e bizantini; quindi una sorta sorta di lingua franca capita dai marinai latini che frequentavano il Mediterraneo per intendersi tra loro.
Sono precisate le distanze tra le diverse località calcolate in miglia (diremo dopo però quali), spesso con altre informazioni utili per la navigazioni associate alle direzioni della rosa dei venti (o compasso), fondali marini, le correnti, secche, venti dominanti e procedimenti di attracco e sbarco. Più che una semplice mappa testuale il “compasso” è un manuale di istruzioni per la navigazione.
Il manoscritto è di origine italiana, e secondo il Motzo sarebbe stato scritto da navigatori toscani e copiato da una scuola di amanuensi legata al porto di Pisa. Questo suggerisce che tali manuali erano probabilmente strumenti professionali, usati all’interno di famiglie o compagnie di commercianti marittimi per condividere e conservare le conoscenze acquisite lungo decenni di traversate.
Per quanto riguarda le distanze, è stato valutato che l’unità di misura, la millara, non coincide con il miglio romano (1480 metri), ma neanche all’attuale miglio nautico internazionale (1,852 chilometri), ma al “miliarum geometricum“, un sistema metrico basato su passi geometrici, un’unità di misura teorica piuttosto che pratica. Secondo l’analisi del Motzo, una millara in questo sistema è definita come equivalente a 1000 passi geometrici, ciascuno dei quali misura esattamente 1,23 metri, ovvero:
1 millara = 1000×1,23 metri = 1.230 metri = 1,23 km
Questa cifra, 1,23 chilometri, è il valore storico corretto da utilizzare per interpretare le distanze nel testo originale.
Nelle testo compare anche la misura detta prodesi, che può essere interpretato come la lunghezza di una gomena o cavo di ormeggio di prua (proda); in termini moderni, si può approssimare a circa 40-50 metri. In vari testi medievali di istruzioni nautiche, il termine indicava di quanto un pilota dovesse tenersi lontano da un punto pericoloso per navigare in sicurezza. In pratica, nelle manovre sottocosta o di entrata in porto, i marinai non usavano il miglio (troppo grande), ma riferimenti visivi legati all’attrezzatura della nave stessa.
Ad es. per Crotone, indicare “3 prodesi” dal castello serviva a garantire che la nave rimanesse nel canale di pescaggio corretto, evitando le secche che circondavano il porto di Crotone (quindi di circa 150 mt.).
In sintesi, nel Compasso, il prodese è l’unità di misura delle manovre di precisione e del distanziamento di sicurezza dalla costa.
Del golfo de Squillaci al capo de Castelle lX
mil(lara) p(er) greco ver 10 levante. Del capo de Castelle
al capo de le Colomne X mil(lara) entre greco e tra-
mo(n)ltana. Del capo de le Colonne a Cotrone C mil(lara)
p(er) tramontana. Cotrone e bo(m) porto p(er) tucti ve(n)-
ti, ma non e bono p(er) greco. L’entrata enno por-
to: venite da mecco di, va propo del castello
de Cotrone iij prodesi e va entro <entro> che sie
entre lo castello de Cotrone, (et) en quello loco
sorgi, che sopre lo castello de Cotrone a Ia secca
de xij palmi, (et) e lontano dal castello vj pro-
desi, (et) e en mare al castello p(er) greco. E se volete
entrare da tramontana, va iij prodesi ap-
presso de la terra. De Cotrone a la lena de Lechi-
a XXV mil(lara) p(er) 10 greco ver la tramontana. De
lo capo de Lechia a Rossano Xl mil(lara) p(er) maest(r)o.
De Strongolino, ch’e sopre la Lechia, va fora
en mare ij mil(lara), che tucto e secco. En 10 capo
de la Lechia podete sorgere se venite co(n) for-
tuna de sirocco e d’ostria. E questa lena de Le-
chia e l’intrata del golfo de Taranto. Del di-
to golfo a Trebe(sa)ca X mil(lara) p(er) greco. Del capo de
la Lechia a golfo lancato XL mil(lara ), coè a ssa-
vere al capo de III Besacce, entre maestro e tramontana.Da Alessandra Debanne, “Lo Compasso de navegare. Edizione del codice Hamilton 396 con commento linguistico e glossario”, ISBN 9789052016931, 2011
Dal golfo di Squillace (golfo de Squillaci) al capo di Punta Stilo (capo de Castelle) sono 59 millara per greco, con le ultime 10 millara verso levante.
Da Le Castella (capo de Castelle) al capo delle Colonne (capo de le Colomne) sono 10 millara tra greco e tramontana.
Dal capo delle Colonne (capo de le Colonne) a Crotone (Cotrone) sono 100 millara per tramontana (qui c’è un errore di trascrizione e si intendono 10 miglia).
Crotone (Cotrone) è un buon porto per tutti i venti, ma non è buono per greco.
L’entrata nel porto è così: venite da mezzo mare, andate proprio davanti al castello di Crotone (castello de Cotrone) per tre prodesi, poi entrate — in modo da trovarvi tra il castello di Crotone (lo castello de Cotrone) e il mare — e in quel luogo potete ancorare (sorgere); infatti, davanti al castello di Crotone, in direzione di mare per greco, c’è una secca di dodici palmi, ed è lontana dal castello sei prodesi)).
E se volete entrare da tramontana, andate a tre prodesi appresso alla terra.
Da Crotone (Cotrone) alla linea di costa di Punta Alice (lena de Lechia)2 sono 25 millara per greco verso tramontana.
Dal capo di Punta Alice (capo de Lechia) a Rossano (Rossano) sono 40 millara per maestro.
Da Strongoli (Strongolino), che è sopra Punta Alice (sopre la Lechia), andate fuori in mare per 2 millara, poiché tutto è secco.
Al capo di Punta Alice (capo de la Lechia) potete ancorare se venite con fortuna di scirocco e di ostro.
E questa linea di costa di Punta Alice (lena de Lechia) è l’entrata del golfo di Taranto.
Dal detto golfo a Trebisacce (Trebesaca) sono 10 millara per greco.
Dal capo di Punta Alice (capo de la Lechia) al golfo aperto (golfo lancato) sono 40 millara, cioè per salvarsi dal capo di Trebisacce (capo de III Besacce), tra maestro e tramontana.
La tabella seguente riassume la conversione delle distanze presenti nel testo, mostrando sia il valore storico basato sul “miliarum geometricum” sia il valore moderno per confronto.
| Descrizione del tratto | Distanza originale in millara | Distanza originale in km | Distanza moderna in km |
|---|---|---|---|
| Da Squillace a Punta Stilo | lX (59) | 59 × 1,23 = 72,57 | 59 × 1,852 = 109,27 |
| Da Punta Stilo a Capo Colonne | X (10) | 10 × 1,23 = 12,30 | 10 × 1,852 = 18,52 |
| Da Capo Colonne a Crotone | X (10)³ | 10 × 1,23 = 12,30 | 10 × 1,852 = 18,52 |
| Da Crotone a Punta Alice (capo de la Lechia) | XXV (25) | 25 × 1,23 = 30,75 | 25 × 1,852 = 46,30 |
| Al largo di Punta Alice (fondale secco) | ij (2) | 2 × 1,23 = 2,46 | 2 × 1,852 = 3,70 |
| Da Punta Alice a Rossano | Xl (40) | 40 × 1,23 = 49,20 | 40 × 1,852 = 74,08 |

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Bibliografia, Note
- Pierluigi Montalbano, Cartografia nautica. I toponimi del Mediterraneo nel “Compasso da Navigare”, 2014[↩]
- Per approfondire sull’evoluzione di questo toponimo: Pino Rende – Crimisa, il porto di Alicia e la chiesa di S. Maria dell’Idria, presso Cirò Marina, in Archivio Storico Crotone[↩]