ABSTRACT: Il territorio crotoniate, o “Crotoniatide”, è una definizione convenzionale oggi utilizzata in ambito storico e archeologico per designare l’area geografica soggetta all’influenza culturale, economica e, in alcune fasi, politica della polis magno-greca di Crotone nella fase della siua massima potenza ed espansione (VII–IV sec. a.C.). Sebbene il termine “Crotoniatide” non sia attestato come toponimo nei testi greci o latini antichi e medievali, esso funge da utile strumento storiografico per delimitare lo spazio della chora crotoniate. La diffusione del termine risale al XIX secolo, quando studiosi come Vannucci e Del Re lo adottarono iniziarono ad usare il termine “Crotonitide” per analogia con ‘Sibaritide’.
Osservazioni preliminari
Nota 1: Crotonitide o Crotoniatide ?
Nel testi ottocenteschi richiamati di seguito viene utilizzato il termine “Crotonitide“, ma attualmente è utilizzato “Crotoniatide“, più corretto in quanto viene utilizzato il suffisso-ate che in toponomastica ha valore aggettivale e di solito indica appartenenza a una persona o una famiglia o ad un elemento geografico.
Nota 2: utilizzo critico dei testi eruditi
I testi originali riportati di seguito rappresentano le conoscenze degli eruditi di fine XIX secolo e contengono molte inesattezze ed errori.
Si invita a non utilizzare acriticamente l’identificazione dei toponimi antichi con quelli correnti. L’identificazione di città e dei fiumi antichi con gli attuali toponimi è spesso errata e conseguenza di una di serie di errori stratificati, sviluppatasi a partire da quanto scriveva Gabriele Barrio nel 1571 in De antiquitate et situ Calabriae, testo utilizzato come riferimento da diversi geografi e eruditi successivi. Si citano insediamenti che non una corrispondenza con gli abitati attuali, e per la maggiorparte non si hanno riscontri archeologici nè epigrafici.
Nota 3: la derivazione del greco antico ed il suo reale significato
Il termine moderno “Crotoniatide” si ispira all’etnico greco antico Κροτωνιᾶτις (Krotoniâtis), forma femminile dell’aggettivo Κροτωνιάτης (Krotoniátēs), derivato dal toponimo Κρότων (Krotōn), nome della città. Il suffisso -ιάτης / -ιᾶτις è tipico del greco antico per formare etnici personali (ossia aggettivi che indicano l’appartenenza a una comunità), non nomi di territorio.
In greco antico, Κροτωνιᾶτις non funge da sostantivo geografico autonomo, ma come aggettivo concordato con un sostantivo sottinteso, come γῆ (“terra”) o χώρα (“territorio”). Tuttavia, nessuna fonte antica conservata (né letteraria, né epigrafica, né papiracea) attesta l’espressione “ἡ Κροτωνιᾶτις ” nel senso di “il territorio di Crotone”. Al contrario, in tutti i casi noti, l’etnico Κροτωνιᾶται (plurale maschile) o Κροτωνιᾶτις (singolare femminile) è usato per indicare persone (“i cittadini di Crotone”, “una donna di Crotone”) o, occasionalmente, prodotti (“vino crotoniate”).
L’uso ipotetico di una forma come “εἰς τὴν Κροτωνιάτιδα” (“nel territorio crotoniate”) — talvolta attribuito a Tucidide ma non presente nel testo autentico — non trova riscontro nelle fonti antiche e riflette una ricostruzione moderna, non un’attestazione storica.
Pertanto, il termine “Crotoniatide” è un neologismo storiografico moderno, elaborato a partire dall’etnico greco Κροτωνιᾶτις, ma con una funzione semantica diversa da quella originaria:
- nell’antichità: aggettivo etnico, riferito a persone o cose di Crotone;
- in età contemporanea: sostantivo convenzionale, usato in ambito storico e archeologico per designare l’area di influenza culturale, economica e politica della polis di Crotone (la sua chora), grosso modo corrispondente all’attuale provincia di Crotone.
Va dunque chiarito che, sebbene il termine si fondi su una forma linguistica antica, non esisteva nell’antichità un toponimo “Crotoniatide” per indicare il territorio, né alcun autore greco o latino lo usò in questo senso.
Nota 4: nomenclatura del toponimo ed ethnica
La Bibliografia topografica della colonizzazione greca in Italia e nelle Isole Tirreniche, per il termine CROTONE, curato da Maurizio Giangiulio e Claudio Sabbione1 specifica la seguente nomenclatura del toponimo nelle diverse forme storiche:
- Κρότον (Króton) = forma greca antica originale (nominativo neutro)
- Croton = forma latina (usata da Livio, Plinio)
- Croto = variante latina abbreviata
- Crotona, Cotrone, o Crotone = forma latina/italiana medievale e moderna
Con “etn.” abbreviazione per ethnica o ethnikón (ἐθνικόν in greco) si intendono gli aggettivi etnici e i gentilizi relativi al toponimo, cioè i termini usati per indicare gli abitanti della città e ciò che appartiene/proviene da quella città. Queste sono le forme elencate:
Forme greche:
- Κροτωνιᾶται (Krotoniâtai) = “i Crotoniati” (nominativo plurale maschile)
- Κροτωνιῆται (Krotoniêtai) = variante dialettale ionica/dorica
- Κροτωνίτης (Krotonítēs) = “il Crotoniate” (nominativo singolare maschile)
- Κροτώνιος (Krotṓnios) = forma aggettivale “crotoniate, di Crotone”
- Κροτωνιάς (Krotoniás) = forma femminile o variante dell’etnico
Forme latine:
- Crotoniensis = “crotoniate” (aggettivo latino standard, declina come aggettivo di 3ª classe)
- Crotoniata = “il Crotoniate” (calco latino dal greco, 1ª declinazione)
- Crotonias = variante latina dell’etnico
Questi termini venivano usati nelle fonti antiche per indicare:
- Gli abitanti: “οἱ Κροτωνιᾶται” = “i Crotoniati”
- Il territorio: “ἡ Κροτωνιᾶτις ” = “la crotoniate” → da qui il moderno “Crotoniatide”
- Le cose di Crotone: “ὁ Κροτωνιάτης οἶνος” = “il vino crotoniate”
Ad esempio, quando Tucidide scrive: “ἐς τὴν Κροτωνιάτιδα ” (VII, 35), sta usando la forma femminile accusativa singolare dell’etnico Κροτωνιάτις, concordata con γῆ (terra) sottinteso = “nella crotoniate“.
Κρότων in Stefano bizantino
Stefano di Bisanzio, conosciuto anche come Stefano Bizantino (in greco antico: Στέφανος Βυζάντιος) è stato un geografo bizantino, autore di un importante dizionario geografico intitolato Etnica (Ἐθνικά). Se ne ignorano i dati biografici, comunque con tutta probabilità era un grammatico costantinopolitano vissuto nel VI secolo. Stefano utilizza come fonti principali i geografi dell’antichità, ed anche se la sua conoscenza della geografia è approssimativa e le sue etimologie a volte confuse, ha composto un’opera di enorme valore per le informazioni di carattere geografico, mitologico e religioso che fornisce sull’antica Grecia. Del dizionario sopravvivono scarsi frammenti.
Nell’ed. 2014 dell’Ethnica di Sthefani Bysantii, Volume III (K-O) curato da Margarethe Billerbeck, troviamo a pag. 130, v. 231 per Crotone:
πόλις ᾿Ιταλίας εὔσημος παρὰ τὸ Ῥήγιον.
βαρύνεται δὲ ὅτε “τὴν πόλιν ἢ”;
τὸ ὄρος σημαίνει, ὅθεν ὁ Αἴσαρος ῥεῖ ποταμός,
τὸ μέντοι ἐπὶ τοῦ φθαρτικοῦ τῶν κυνῶν ὀξύνεται.
ἔστι καὶ ἑτέρα πόλις, Τυρρηνίας μητρόπολις.
καὶ γ ᾿Ιταλίας. οἱ πολῖται Κροτωνιᾶται
καὶ θηλυκῶς Κροτωνιᾶτις, καὶ Κροτώνιος
καὶ Κροτωνία. καὶ Κροτωνιᾶτις καὶ Κροτωνιάς.
Kroton, herausragende Stadt in Italien nach Rhegion hin “gelegen”.
“Der Name” wird auf dem Stamm betont, wenn er die Stadt oder den Berg bezeichnet, wo der Fluss Aisaros entspringt;
hingegen witd, was für Hunde schádlich ist, “námlich die Zecke”,
auf der letzten Silbe betont (kpoτῶν).
Es gibt noch eine weitere Stadt «namens Kroton», Hauptott Etruriens;
zudem eine dritte in Italien.
Die Bürger «heissen? Krotoniaten und im Femininum Krotoniatidin;
zudem «sagt man Krotonier und «im Femininum- Krotonierin. Und das Krotoniatische «ist die Bezeichnung für die Landschaft» sowie Krotonias.
Crotone: città illustre d’Italia, situata nei pressi di Reggio.
Il suo nome è accentato sulla penultima sillaba (Κρότων) quando indica la città o il monte dal quale scorre il fiume Esaro;
ma è accentato sull’ultima sillaba (Κροτών) quando si riferisce al veleno che uccide i cani.
Esiste anche un’altra città chiamata Crotone, metropoli dell’Etruria.
E anche una terra (regione) d’Italia .
I suoi abitanti si chiamano Crotoniati (Κροτωνιᾶται), e al femminile Crotoniatis (Κροτωνιᾶτις); si dicono anche Crotonio (Κροτώνιος), Crotonia (Κροτωνία), Crotoniatis (Κροτωνιᾶτις) e Crotoniade (Κροτωνιάς).
E’ da evidenziare che in altre voci, Stefano usa esplicitamente nomi di regione (es. Ἀττική, Λακωνική, Συβαριτική), ma qui non lo fa, e “Κροτωνιᾶτις” è elencato solo tra gli etnici, non come toponimo. In conclusione: anche Stefano non attesta “Crotoniatide” come nome geografico ufficiale nell’antichità.
Quanto esposto da Stefano e confermato nela Suda, lessico e un’enciclopedia bizantina del X secolo, ui cui anonimi autori usarono Stefano come fonte diretta per centinaia di lemmi geografici. Anche nella Suda nessuna delle due opere attesta Κροτωνιᾶτις non è il nome di una regione.
Gli studi ottocenteschi
La Crotoniatide in Atto Vannucci
Vediamone la descrizione fornita da Atto Vannucci in “Storia dell’Italia antica” (1873).
Dalla sponda sinistra del fiume Tacina sino alla destra del fiume Hylia che oggi è il “Calonato” 2 3 stette la Crotonitide costeggiante dentro terra le falde della Sila e confinante coi Bruzi. Ivi belle marine e monti e valli e pianure, e aria dolce e salubre, e fertilissime terre bagnate dall’ Esaro e dal Neto di cui nei versi sono celebrate le amene rive e le ricche e odorose pasture4.
Ivi sporgevano in mare i tre promontori lapigii (oggi Capo delle Castella, Capo Rizzuto, e Capo delli Cimiti) ricordanti gli Iapigi, antichi dominatori della contrada 5: e più oltre il grande promontorio Lacinio (Capo delle Colonne) il quale, spingendosi per otto miglia nel mare, col Capo di Leuca racchiude il golfo di Taranto; promontorio famosissimo presso gli antichi, perchè da esso come da punto ben noto prendevano le distanze delle città, dei promontori, e dei seni 6.
A sei miglia di qui sulle due rive dell’Esaro sorse la nobilissima città di Crotone fondata, a quanto fu detto, in età molto antica dagli Iapigi, e ingrandita poscia da una colonia d’Achei 7; magnifica, popolosa, ardita, guerriera, fornita di porto, con molte forze di mare e di terra, ricca di fertili campi, di commerci e d’industrie, assicurata da grandi mura di dodici miglia di giro, e da una fortezza atta a difenderla dalla parte di terra e di mare; fiorente di civiltà sopra tutte le greche d’Italia per gli ammaestramenti morali e civili che le dette Pitagora. I suoi cittadini forti in battaglia andarono gloriosi anche per loro spesse vittorie ai giochi di Olimpia: e quindi dicevasi l’ultimo dei Krotoniati essere il primo degli altri Greci 8; e le sue donne erano belle così che Zeusi le prese a modello per comporne la sovrana bellezza di Elena 9.
Per tanta abbondanza di beni la bella e beata Crotone fu posta sopra tutte le città meglio adatte a menarvi più agiata e più gioconda la vita 10. Ma nelle tristi vicende delle discordie civili se ne andò la forza antica, la prosperità, e ogni bene: e più tardi altri la vide piena di male arti, di frodi, e di brutti costumi 11. Tutti gli antichi splendori scomparvero. L’aria stessa celebrata per salubrità proverbiale, divenne malsana, come è anche oggi l’estate nella moderna Cotrone. L’ ameno Esaro è un povero e melmoso ruscello che di antico non serba che il nome. La fortuna del luogo e del popolo è ricordata solo dalle belle e ricche monete su cui l’aquila sta simbolo dell’antica potenza 12.
E quasi senza lasciare vestigi perirono anche le vecchie città soggette a Crotone; l’antichissima Chone edificata già dai Pelasgi 13; Petelia e Macalla, forte per natura e per arte, ricordata a Strongoli da ruderi, da monete, e da epigrafi 14; Siberene attribuita da Stefano Bizantino agli Enotri; Crimisa 15 non lungi dal promontorio Crimiso detto ora punta dell’Alice e qualche altro luogo di cui appena ricordasi il nome.
Dopo il fiume Hylia – ovvero l’odierno torrente Fiumenicà – confine dei Crotoniati, continuando per la spiaggia marina, nella prima parte del golfo di Taranto, fu la Sibaritide.

La Crotoniatide in Giuseppe Del Re
Qualche decennio prima Giuseppe Del Re nella sua “Descrizione topografica fisica economica politica de’ Reali Domini al di qua del Faro nel Regno delle Due Sicilie: con cenni storici fin da’tempi avanti il dominio de’ Romani” (1830), Volume 1 p. 315-317, così descriveva la “Regione Crotonitide”.
Antioco, Erodoto e Scimno di Chio danno a Crotone per fondatore un certo Miscello condottiere degli Achei nell’anno 710 avanti l’Era volgare. Eraclide Pontico, lo scoliaste di Teotrico 16 e Diodoro le attribuiscono diversa origine in epoca anteriore. Il nostro Mazzocchi la suppone opera de’ Giapigi ne’ prischi tempi. La situazione sulle amene sponde dell’Esero e presso al mare, la fertilità delle campagne e la salubrità del clima la ·fecero presto prosperare in gente, in commercio ed in ricchezza. Sembrano incredibili le sue forze terrestri e marittime , tramandate da più scrittori. Dopo la famosa vittoria riportata da’ Locresi , i suoi abitanti rinunziarono al mestiere delle armi. Si diedero alla mollezza ed a’ vizi, e vissero così fino a che Pitagora non li rimise nel buon sentiere. Allora i vecchi abbandonarono i pensamenti depravati; le donne presero ad orrore i capricci e gli abbigliamenti; i giovani preferirono alle voluttà l’amore delle scienze, delle lettere, delle arti; e, secondo la testimonianza di parecchi scrittori, concorse l’intera nazione allo stabilimento di un ordine diretto alla massima perfezione de’ suoi membri ed alla comune felicità. I particolari di ciò che si è scritto da Aristotele , da Aristosseno, da Diccarco, e da altri scrittori sulla vita e dottrina di Pitagora e sulla riforma de’ costumi , si leggono esposti con precisione e chiarezza nella dotta opera di M. Meinera, ed in quella più a noi vicina del sig. Defendente Sacchi, intitolata Storia della Filosofia Greca.
Di tempo in tempo Crotone fu soggetta a fieri attacchi di possenti nemici. Le sue mura, che avevano un giro di 12mila passi, rimasero distrutte per più della metà in tempo di Pirro. La sua rocca posta in sito forte per natura fu superata con inganno da Dionisio. Le sue contrade divennero più volte
presa delle armi Bruzie e Cartaginesi insieme collegate, ed essa stessa cadde in poter loro per tradimento di Aristomaco suo cittadino. Gli abitanti potettero allora ottener a stento l’abbandono della propria patria, e l’imbarco per Locri dove ricevettero accoglienza gentile ed ospitale. La sua massima sciagura avvenne sotto l’assoluta potestà di Menedemo, uno de’ principali cittadini, e di Agatocle, signore di Siracusa. Dopo altre vicende la sua indipendenza risorse in uno stato di languore, e soggiacque per sempre all’estremo fato sotto il dominio de’ Romani.
Non vi ha scrittore di que’ tempi che non innalzi a somma lode i suoi rinomati atleti, e vie più i suoi celebri filosofi, e tra questi Alcmeone e Democede medici, Filolao, maestro di Platone e di Archit, Neocle, Ascone ed altri, oltre le tante donne , di cui sopravvivono ancora non pochi frammenti come testimonianze del loro sapere.
La regione Crotonitide oggidì formante i circondarii di Cotrone, Policastro , S. Severina, Strongoli , Umbriatico e Cirò nella 2a Calabria Ulteriore, di Longobucco, Campana, Cariati e Cropalati nella Calabria Citeriore, si stendeva dal Capo Rizzuto sino al fiume Calonato 17 tra la riva del Ionio e la falda della Sila, a lato de’ Turii verso il nord, de’ Bruzii verso l’ovest, e degli Scilletici verso il sud.
Topografia della regione Crotonitide
Città:
– Croto in Cotrone e ne’ suoi contorni, alleata, colonia. M.U.
– Sibarena in S. Severina
– Chone in Casabona (Χώνη in Strabone)
– Petelia vel Macalla in Strongoli. M.U. (Πετηλία in Strabone)
– Pumentum in Cerenza (Γρουμεντὸς in Strabone, Pumentum in Apollodoro)
– Vertinae a Verzine presso Cerenza (Ὀυερτῖναι in Strabone)
– Crimisa dein Paternum in Cirò (Κρίμισσα in Strabone, Paternum in Itinerarii Antonini)18
– Brystacia in Umbriatico (o Brystakia, insediamento enotria in Stefano Bizantino)
– Calasarna a Campana (Καλάσαρνα in Strabone)Templi:
– Junonis Laciniae nel capo delle Colonne
– Apollinis nella Punta dell’AlicePromontori:
– Japysum tria promontoria, il Capo Rizzuto
– Lacinium, il Capo delle Colonne
– Crimisa, nella Punta dell’Alice
– Clibanus mons, il Visardo presso Policastro e S.SeverinaFiumi
– Aesarus, Esaro
– Neathus, Nieto
– Crimisa, il Fiuminicà
– Traens il Trionto
– Hylia, il CalonatoDioscorum et Calypsus insulae, presso il Capo delle Colonne
La Crotoniatide in Giuseppe De Luca
Qualche anno prima un’altro studioso napoletano, Giuseppe De Luca, in “Il reame delle due Sicilie: descrizione geografica, storica, amministrativa” (1860), p. 115-119 , aveva proposto una diversa descrizione della Crotoniatide.
“La Magna Grecia fu divisa in più repubbliche e piccoli stati indipendenti, ed è facile di distinguerle, e per le città autonome che batterono le proprie monete, e che furono le metropoli di ciascuna regione, e pe’ naturali confini posti da geografi antichi. Le regioni, in che la Magna Grecia era divisa, furono la Locride, la Caulonitide, la Scilletica, la Crotonitide, la Sibaritide o Turiatide, la Siritide o Eracleotide, la Metapontica e la regione Tarentina”.
“La Crotonitide era rinchiusa tra ‘l mare e la gran falda della Sila, e si estendeva dalla sinistra sponda del Tacina insino alla destra del Calonato, confinando co’ Brezii, e comprendendo l’odierno distretto di Cotrone. Ha una superficie di vario aspetto, interrotta da monti, da valli e da pianure, irrigata da fiumi di lungo corso, terminata dalle belle e sorridenti rive del Jonio.
E qui vennero i Japigi, i Caoni o gli Enotri, e le greche colonie degli Achei, in questi luoghi circondati di favolose tradizioni; e qui traevano a gara da tempi remotissimi, trovando fertili le terre, dolce e mite il clima, e l’aere salubre. E tanti uomini armarono per terra e per mare i Crotoniati, che sembra no, se non favolose, almeno esagerate le tavole militari che di essi rammentano gli storici. Ma per le vicende de’ tempi e per la mutata condizione delle cose, una contrada cosi celebre vedesi oggi intristita per buona parte dell’anno da aria malsana e nocevole; perché, venuta manco la popolazione, e renduto ignudo di alberi il suolo, alle pestifere esalazioni de’ ristagni del Neto si uniscono quelle delle terre argillose, che si screpolano agli ardenti raggi del sole.
La spiaggia di questa contrada s’incurva in piccoli seni, ed ha alcune punte sporgenti; e sono da notare il Capo delle Castella, il Capo Rizzuto, e più oltre quello detto delli Cimiti, i quali formavano i tre promontori i Japigi degli antichi. Nelle vicinanze dell’ultimo di questi capi furono trovati ruderi di un serbatoio di acqua di opera laterizia, ed un tempietto, e fondamenti di antiche fabbriche e pavimenti a musaico. E di qui si apre una baia profonda, sparsa d’isolotti e di scogli, la quale ha termine nel capo delle Colonne, noto nell’antica geografia col nome di Promontorio Lacinia. E sulla punta di questo promontorio sorgeva il celebre tempio di Giunone Lacinia, più celebre di Crotone stessa, dice Livio, e comune santuario degli Enotri, fondato da tempi remotissimi, e probabilmente da’ Pelasgi 19. Alla magnificenza di quel tempio concorsero tutt’i popoli della Magna Grecia, e i Crotoniati e i Sibariti sopra tutti gli altri; e molte tavole ebbe dipinte dal celebre Zeusi di Eraclea.
Davanti alla spiaggia del promontorio Lacinio, alla distanza di 10 miglia, Plinio pone l’ Isola de’ Dioscuri, cosi detta probabilmente da qualche tempietto innalzato a Castore e Polluce, numi de’ naviganti. E poco discosta di qui eravene un’altra detta di Calipso, quella stessa, secondo l’opinione degli antichi, che Omero descriveva col nome di Ogigia.
Crotone era 6 miglia lontana dal promontorio Lacinio, città primaria della regione, ed una delle più forti e più illustri della Magna Grecia. I primi fondatori furono i Japigi o i Pelasgi, ai quali in processo di tempo si aggiunse una colonia di Achei, e più tardi un’altra colonia di Corintii. E crebbe la città grandemente, e giunse a tale segno di prosperità che poté essa pure formare altre colonie, tra le quali è ricordata quella di Caulonia, e quelle mandate a Pandosia e a Terina. Ma alla sua massima potenza e gloria si levò Crotone dopo l’arrivo di Pitagora, verso l’anno 535 av. l’era volgare, il quale guadagnando con soave eloquenza i cuori di un popolo sgagliardito e corrotto, filosofando nel ginnasio, ne’ templi, net senato, seppe richiamarlo alla modestia e alla temperanza; e i giovani preferirono allora alle voluttà i doveri di uomo e di cittadino e lo studio delle lettere, e le donne stesse, deponendo gli ornamenti muliebri, li offersero in dono a Giunone protettrice della città; quindi i Crotoniati furono indirizzati al buon costume, alla sapienza, al buon governo politico.
Entrarono i Crotoniati in guerre lunghe e sanguinose, e vinsero i Sibariti, ma furono vinti da’ Locresi, e saccheggiati da’ Siracusani guidati da Agatocle. Entrarono nelle guerre tarentine e cartaginesi, e furono lacerati da partiti contrarj.
Ebbe Crotone monete sue proprie, simili a quelle delle altre città nostre di origine achea; e il tipo costante è il tripode; ma ve n’ha di altre dove vedesi la testa di Apollo o di Minerva o di Giunone, e molte co’ tipi diversi di Ercole. Ebbe templi superbi, e furono celebrati, sopra tutti gli altri, quelli di Ercole, di Apollo, delle Muse, di Cerere e di Marte. La città era circondata di forti mura, e avea nobili edifizj, e fu riguardata come la più bella città d’Italia.
Presso Crotone e dalla parte del mare era uno stagno, ricordato sotto il nome di Melimno 20, e formato di acque marine: fu prosciugato nella costruzione delle nuove mura della città, ma il sito conserva ancora il nome antico. E quivi intorno soprastante al mare si eleva un monte aprico, con belle vigne ed alberi fruttiferi sulle falde, e pascoli abbondevoli nelle alture e con fonti di acque freschissime; e fu forse l’ombroso Latimno, ricordato da Teocrito 21.
Siberena era città di questa contrada, fondata probabilmente da’ Sibariti, e nota tra gli antichi pei suoi pregiati vini. Il nome di quella città si conserva ancora in quello di S. Severina.
Petilia, detta pure Macalla da’ greci scrittori, era città antica di questa regione, fondata da coloni tessali, i quali portarono la rimembranza e il culto di Filottete, ch’era il loro patrio eroe, e al quale innalzarono un tempio ed un sepolcro. La città fu posseduta da’ Bruzii, fu alleata de’ Romani, e resisté valorosamente alle armi di Annibale, il quale non prese la città ma le rovine di Petilia. Cessate le guerre cartaginesi, i Romani fecero di riedificare e ripopolare la città, la quale crebbe prosperevolmente. Di Petilia restano lapide importanti, e monete, quasi tutte di bronzo, co’ varj tipi di Giove, Apollo, Diana, Minerva, Cerere, Marte, Ercole, ch’erano numi adorati nella città, e aveano altari e templi.
Petilia era poco discosta dalla marina del. Ionio, 15 miglia lontana da Crotone; e pare che fosse nel sito dell’attuale Strongoli, dove furono trovate iscrizioni, e le greche epigrafi più antiche; ed era in una bella situazione sopra un alto monte fortificato dalla natura e da spesse muraglie; e sono vestigj della floridezza e magnificenza della città i frammenti di colonne a canalate con capitelli dorici simili a quelli di Pesto, e molte colonne di granito di Egitto.
Nelle vicinanze di Petilia era il monte Clibano degli antichi, oggi monte Visarda 22, tra Paleocastro e S. Severina; e Bristacia, città antichissima degli Enotri, tra le sorgenti del fiume Lipuda; e più oltre della foce di questo fiume era il promontorio Crimisa, oggi punta dell’Alice, il quale tolse questo nome dalla vicina città di Crimisa. Sopra quel promontorio sorgeva un tempio sacro ad Apollo Aleo, così detto probabilmente dalle supposte peregrinazioni di Filottete; ma niun vestigio vedesi di quel tempio, forse perché il promontorio è tutto ricoverto di cedri, di aranci e di alberi di ogni sorta, che ne covrono le rovine. In quelle vicinanze furono trovate monete di Taranto, Metaponto e Petilia, e lucerne, e rottami di marmo, e rozzi vasi ch’erano forse in antichi sepolcri. E 3 miglia lontana da quel promontorio sorgeva la città di Crimisa, fondata probabilmente da’ Tessali, nel sito dell’odierna Cirò, innalzata sulle rovine della città antica. E con lo stesso nome fu noto tra gli antichi il fiume che segna il confine tra la Crotonitide e la Sibaritide, e che ne’ tempi successivi cangiò in quello d’ Ilia, ch’è da riconoscere nel Fiuminicà di oggidì, che dà nome ad un vicino promontorio, tra’ fiumicelli dell’ Arso e di s. Venere”.
“Crotoniatide” nell’età contemporanea.
“Crotoniatide” è il termine standard prevalente nella ricerca italiana contemporanea. Questo si deduce dall’’analisi dell’uso del termine “Crotoniatide” cercando nei titoli, abstract e contesti d’uso in archivi come Google Scholar, Academia.edu, Scopus, JSTOR, e cataloghi italiani (OPAC SBN, Riviste UNIMI, ecc.). L’analisi rivela un quadro preciso e coerente.
Il termine “Crotoniatide” è quasi esclusivamente usato in ambito italiano, in particolare da:
- archeologi calabresi,
- storici dell’antichità con focus sulla Magna Grecia,
- istituzioni locali (Soprintendenze, musei, università del Sud Italia).
Non compare in pubblicazioni anglofone, francofone o tedesche, salvo rare eccezioni ad es. per le versioni in lingua straniere delle ricerche di autori italiani, o quando l’autore stranieri si riferisce alle ricerche di autori italiani.
In inglese si usa: “the territory of Kroton”, “Kroton’s chora”, “hinterland of Kroton”. Gli studiosi anglofoni preferiscono mantenere il termine greco tecnico “chora” seguito da “of Croton”, che preserva la distinzione concettuale antica tra: asty (nucleo urbano), chora (territorio agricolo/economico della polis), eschatia (zona di frontiera/wildernes)
In francese: “la chora de Crotone“, “territoire de Crotone” oppure “le territoire crotoniate“. I francesi tendono a usare “chora de Crotone” nel contesto tecnico archeologico, ma preferiscono “territoire de Crotone” in contesti più generali o geografici
In tedesco: “Chora von Kroton“, “Territorium von Kroton“, “Gebiet von Kroton“. Esiste un dibattito terminologico tedesco sulla distinzione tra: “Chora” (territorio direttamente controllato), “Umland” (area circostante/di influenza), “Territorium” (termine neutro per “territorio”)
In conclusione: “Crotoniatide” è una convenzione storiografica di matrice italiana, non un termine internazionale.
Titoli rappresentativi: italiano:
- “Archeologia dei paesaggi nella Crotoniatide: il caso di studio di Strongoli, l’antica Petelia nel Bruzio”
- “Ricognizioni di superficie nella Crotoniatide interna: nuovi dati sul popolamento antico della media valle del Thagines“
- “Nel territorio di Filottete. Ricognizioni archeologiche nella Crotoniatide settentrionale“
- Crotone e la Crotoniatide: primi documenti archeologici (fine VIII-inizio VII secolo), in Alle origini della Magna Grecia 2012, pp. 721-740
- Note sui cinturoni italici dalla Crotoniatide / Francesco Cristiano
- Storia di Crotone dalle origini ai giorni nostri: il primo nucleo della Crotoniatide / Monografia
- Santuari a Crotone e nella Crotoniatide: Crotone, Museo nazionale archeologico / Ministero per i beni culturali e ambientali, Soprintendenza archeologica della Calabria
- Santuari a Crotone e nella Crotoniatide : Ciro Marina, Museo civico archeologico / Ministero per i beni culturali e ambientali, Soprintendenza archeologica della Calabria
Titoli rappresentativi: inglese
Pubblicazioni correlate
Bibliografia, Note
- 1987, pp. 472-521, disponibile in Persée[↩]
- ndr: in realtà l’Ilia, o Hylia, è da identificare con il torrente Fiumenicà, al confine tra Crucoli e Cariati; nel XXIX secolo persisteva ancora una errata conoscenza dei nomi dei fiumi che sfociavano nel mar Ionio tra Mirto e Cirò, derivante da errori presenti già dal XVI sec. sulle carte geografiche[↩]
- Strabone, VI, 2; Tucidide, VII, 35.[↩]
- 5 Teocrito, Idill. , IV, 17-18, 21-25; Dionisio, Perieg. , 370.[↩]
- Eforo in Strabone, VI , 2.[↩]
- Plinio, III, 6, e 15 e 16 ; Mela, II, 4).) ”e perchè sulla sua punta sorse il tempio di Giunone Lacinia, detto più antico della guerra di Troia, splendido di bella architettura, di colonne, di statue, di famose pitture; e ricchissimo dei voti, e dei preziosi doni che la folla dei devoti vi recava dalle vicine e dalle lontane contrade; con intorno un sacro bosco pieno di pingui pascoli ove i greggi pascevano senza custodia di pastore, sicuri dalle insidie delle fiere e degli uomini , e aumentavano la ricchezza e il lusso del tempio” ((Livio, XXIII, 33; XXIV, 3; Cicerone, De Divinat. , 1 , 24 e De Invent. , II , 1 ; Servio, Ad Aen..III, 553; Strab., VI, 2; Plinio, XXXV, 36; Pausania , VI, 13; Vitriolo. De Giunone Lacinia, dissertatio qua templum in Crotoniati agro olim positum illustratur, Neapoli 1S12; Vito Capialbi , Di un’area dedicata alla Giunone Lacinia, Napoli 1846; Saint-Non, Voyage pittoresque de Naples et de Sicile tom. 3, p- 105, Paris 1783. [↩]
- Antioco in Strabone , VI, 2; Erodoto, VII, 47[↩]
- 3 Livio, XXIII, 30; XXIV, 2 e 3; Erodoto, III, 137; V, 47; Polibio, X, 1; Strabone, VI,2; Diodoro, VIII, 17; X,3; XII, 9; XIV,103; Ovidio, Met. XV, 15 ; Plinio, III, 15; Porfirio. Vita Pythag. ^ 18; Silio Italico, XI, 18[↩]
- Cicerone, De Inventione II, 1[↩]
- Teocrito, Idill., IV, 31 e Schol. , ivi; Giuseppe Squillace – Le fonti di Teocrito per la Crotoniatide antica, 2008[↩]
- Petronio, Sat. 116[↩]
- Millingen, Numisni. de l’ancienne Italie pag. 17; Valentini, numismatica di Cotrone, nel Calabrese, Cosenza 1843; Carelli, Nuova Italiae veteris, Lipsiae 1850, tav. CLXXXV, n. 43 e segg.; Nola-Molisi, Cronaca dell’antichissima città di Crotone e della Magna Grecia Napoli 1619[↩]
- Apollodoro in Strabone , VI , 1[↩]
- Strabone, loc. cit. ; Livio, XXVII, 20; Virgilio, Aen.III, 402, e Servio, ivi; Appiano. Annib. VII, 29; Carelli, loc. cit. pag. 101[↩]
- Strabone, loc. cit.[↩]
- “La sua opulenza (di Crotone) e le sue delizie eran tali che niun’altra città d’Italia feco gareggiar potea; ond’è riputata per la più felice Repubblica, che fioriva: e perciò dice lo Scoliaste di Teocrito: excellebat Croto omnes Italiae Urbes fortitudine, et rerum affluentia; unde etiam in proverbium abiit: nihil esse alias Urbes, si cum Crotone comparentur“. Rif. Nicola Fortunato – “Discoverta dell’antico Regno di Napoli col suo presente stato a pro della sovranità e de’ suoi popoli memorie”, 1767, p. 57 [↩]
- inteso come il fiume Hylia, l’odierno Fiumenicà al confine tra Cariati e Crucoli[↩]
- L’opinione su Paternum localizzata tra Cirò e Cirò marina era comune tra gli studiosi tra il Rinascimento e il Novecento. Solo dal 1990 in poi, sulla base di analisi topografiche sul possibile tracciato jonico degli Itinerarii Antonini ed valutazioni archeologiche sulla dislocazione di scavi archeologici, l’opinione condivisa tra gli storici è che Paternum è più correttamente localizzata in un area a nord di Crucoli Torretta[↩]
- Con il nome Pelasgi i Greci dell’età classica indicavano il complesso delle popolazioni preelleniche della Grecia, generalmente considerate autoctone e antenate dei Greci stessi ma, all’epoca, ormai estinte e delle quali, peraltro, riportavano vicende confuse e contrastanti[↩]
- Per approfondire: Andrea Pesavento – “Paesaggi Crotonesi: lo stagno di Milino ed i casini vicino al molo” in Archivio Storico Crotone[↩]
- Dall’Idillio XXIV:
BATTO: Davvero! Guarda questa vitella: le son rimasti solo gli ossi. Campa di rugiada, come la cicala?
CORIDONE: Ma no, perdìo! La faccio pascolare in riva all’Esaro, e le do un bel mazzo di erbe tenere; e alle volte si diverte a correre sull’ombrosa collina del Latimno.
Per approfondire: Giuseppe Squillace – Le fonti di Teocrito per la Crotoniatide antica (2008) in Biblioteca Digitale del GAK[↩] - Il mons Clibanus è citato dal solo Plinio in Storia Naturale III 15 (95-96), e che potrebbe essere identificato nel Monte Fuscaldo, come riferito da Giuseppe Squillace in Op.Cit.[↩]




