L’Arx e la cinta muraria antica di Croto in Tito Livio

AB URBE CONDITA. lib. XXIV 3. 3-7

Urbs Croto murum in circuitu patentem duodecim milia passum habuit ante Pyrri in Italiam adventum. Post vastitatem eo bello factam vix pars dimidia habitabatur: flumen, quod medio oppido fluxerat, extra frequentia tectis loca praeterfluebat, et arx erat procul eis, quae habitabantur.
Sex milia passum aberat ab urbe nobile templum, ipsaurbe nobilius, Laciniae Iunonis, sanctum omnibus circa populis.
Lucus ibi frequenti silva ac proceris abietis arboribus saeptus laeta in medio pascua habuit, ubi omnis generis sacrum deae pecus pascebatur sine ullo pastore; separatimque greges sui cuiusque generis nocte remeabant ad stabula, numquam insidiis ferarum, non fraude violati hominum.
Magni igitur fructus ex eo pecore capti sunt, columnaque inde aurea solida facta et sacrata est; inclitumque templum divitiis etiam, non tantum sanctitate fuit.
Ac miracula aliqua adfinguntur ut plerumque tam insignibus locis: fama est aram esse in vestibulo templi cuius cinerem nullo umquam moveri vento. Sed arx Crotonis, una parte imminens mari, altera vergente in agrum, situ tantum naturali quondam munita, postea et muro cincta est, qua per aversas rupes ab Dionysio Siciliae tyranno per dolum fuerat capta.

Traduzione
La città di Crotone ebbe un muro esteso per dodici miglia, prima dell’arrivo di Pirro in Italia. Dopo essere stata devastata da quella guerra, a stento solo una metà di essa era abitata: il fiume (Esaro), che un tempo scorreva in mezzo alla città, (ora) esternamente scorre in una zona fuori dal centro abitato e la roccaforte (arx) era lontana da quelle zone abitate.
A sei miglia dalla città distava il noto Tempio di Giunone Lacinia, più celebre della stessa città, sacro per tutti i popoli dei dintorni.
Ivi era un bosco, cinto da una fitta foresta e da alti alberi di abete ed ebbe nel mezzo abbondanti pascoli, dove ogni tipo di bestiame sacro alla dea pascolava senza alcun pastore; di notte, le greggi ritornavano alle stalle separatamente e secondo il proprio genere, senza mai subire agguati delle belve o essere violati da inganni degli umani.
Dunque si ricavarono grandi frutti da quel bestiame e poi una colonna d’oro fu costruita e consacrata; e il tempio fu famoso anche per le sue ricchezze e non soltanto per la sua santità.
E come accade quasi sempre in questi luoghi rinomati, si riferisce (a questo tempio) qualcosa di miracoloso: si racconta che c’è un altare nel vestibolo del tempio la cui cenere mai viene agitata dal vento.
Ma la rocca (arx) di Crotone, con una parte che si affaccia sul mare, e l’altra che guarda verso la campagna, fortificata un tempo soltanto dalla sua posizione naturale, poi fu anche cinta da un muro, per dove, attraverso le opposte rupi, era stata occupata con un inganno da Dionisio, tiranno di Sicilia.

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