L’askos a forma di sirena rinvenuto a Murge di Strongoli è tornato a Crotone

Testo estratto da il Crotonese

Era rimasto per 2500 anni sottoterra prima di iniziare un viaggio lungo quasi trent’anni che, alla fine di varie peripezie, passaggi di mano e curiose modalità di vendita illegale, lo ha riportato lì dove era stato creato.

Il viaggio dell’askos, l’unguentario di bronzo del V secolo a. C. raffigurante una sirena, si è concluso il 27 novembre quando i carabinieri del Nucleo di tutela del patrimonio culturale lo hanno riconsegnato alla Soprintendenza archeologica della Calabria nel museo di Crotone dove, per Natale, sarà esposto, insieme con un “compagno”, in una mostra dedicata.

È finito così, nel migliore dei modi, “l’inseguimento” che gli uomini del capitano Raffaele Giovinazzo, comandante del Nucleo Tpc dei Carabinieri di Cosenza, avevano iniziato nel 2002 quando, prove alla mano, avevano cominciato a ricostruire il percorso nel mercato illegale delle opere d’arte fatto dal reperto rinvenuto a Murge di Strongoli.

L’incredibile storia dell’askos comincia proprio nelle campagne di Strongoli ed è stata ricostruita del capitano Giovinazzo nel corso della conferenza stampa organizzata per la consegna dell’unguentario bronzeo.
Nel 1988, l’askos venne ritrovato da alcuni tombaroli che in quell’area imperversavano consapevoli della ricchezza archeologica del territorio. Una campagna di scavo illegale, svolta anche attraverso l’utilizzo di piccole pale meccaniche, portò alla luce una sepoltura all’interno della quale venne ritrovato l’askos. Chi lo trovò lo cedette ad un intermediario vendendolo per 10 milioni di lire e… una mucca.

L’askos, naturalmente, valeva di più ed infatti, subito dopo, furono fatte circolare, nel mercato clandestino delle opere d’arte, le foto di questo splendido reperto che, intanto, aveva proseguito il suo viaggio illegale alla ricerca di un compratore. Le indagini dei carabinieri cominciano nel 1992 quando il Paul Getty Museum di Malibù segnala al Ministero dei Beni culturali di aver acquistato dei reperti provenienti dell’Italia. Tra essi c’è anche l’askos. Ma la stranezza, che balza agli occhi delle autorità italiane, è che il museo americano segnala la cosa dopo aver compiuto l’acquisto. Da qui ha inizio l’indagine affidata naturalmente al Nucleo dei carabinieri specializzato nel recupero delle opere d’arte.

A coordinare l’attività investigativa è la Procura di Crotone che, a partire dal 2000, ha avanzato due volte richiesta di rogatoria internazionale, a norma della Convenzione di Strasbrugo del 1959, per interrogare la direttrice del Paul Getty Museum e prendere visione dei documenti di vendita del reperto. Richieste, tuttavia, sempre rifiutate dalle autorità americane. Serviva, infatti, qualcosa di più. “Questo recupero – ha detto il capitano Giovinazzo – è stato frutto di una lunga e complessa indagine favorita da una serie di coincidenze che abbiamo saputo cogliere al volo”. Ed in effetti nell’avventuroso rientro dell’askos il primo colpo di scena arriva con la comparsa di un tombarolo “pentito” che fornisce ai carabinieri le foto dello scavo effettuato a Strongoli nel 1988. Prove in mano, i carabinieri partono all’assalto ricostruendo nei minimi particolari il percorso dell’askos.

Askos a Forma di Sirena
La è stata pubblicata dall’Espresso nella
Galleria fotografica denominata I capolavori “riportati a casa”

Dopo la cessione per pochi milioni (ed una mucca), il prezioso reperto finisce ad un collezionista del centro Italia che lo rivende ad una gallerista svizzera per la somma di 400 mila dollari. Un bel gruzzolo per quei tempi. Dalla Svizzera il reperto finisce quindi a Malibù per la ‘modica’ somma di 600 mila dollari. Le attenzioni dei carabinieri si rivolgono sulla gallerista Svizzera, l’unica che può provare la vendita illegale al museo americano e quindi permettere allo Stato di avviare la richiesta di rientro dell’opera.
Per una pura casualità, anche i carabinieri del Tpc di Roma stanno indagando sulla gallerista che viene bloccata proprio nella Capitale. Informato del fermo, il capitano Giovinazzo corre a Roma dove interroga la donna svizzera riuscendo ad ottenere le informazioni necessarie. L’askos venduto al Paul Getty Museum è, insomma, di provenienza illegale.

“Gli americani, però, – racconta il comandante del Nucleo Tpc dei carabinieri di Cosenza – non volevano restituirlo neppure davanti a prove evidenti. A questo punto interviene il governo italiano che, attraverso il Ministero dei Beni culturali, all’epoca guidato da Rutelli e l’attività extragiudiziale condotta anche con l’Avvocatura dello Stato, ottiene il rientro in Italia non solo dell’askos, ma di altre importantissime opere d’arte detenute illegalmente dai musei americani”.

Opere rientrare in Italia nel novembre del 2007 e che sono state esposte al Quirinale. In particolare, nel 2008, l’askos di Strongoli ha anche seguito il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un viaggio in Grecia dove è stato esposto come esempio dell’arte della Magna Grecia. Diventa anche ‘testimonial’ delle attività dei carabinieri in occasione della cerimonia, svoltasi a Capodimonte, di celebrazione del 40ennale del Nucleo di tutela del patrimonio artistico dell’Arma.

Askos a forma di Sirena dalle Murgie (vista frontale)
Askos a forma di Sirena dalle Murgie (vista frontale)

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