A metà di gennaio 2015 si avvio una forte azione di protesta sulla “cementificazione” dell’area antistante la Chiesa di Capocolonna, ove recenti scavi avevano fatto emergere resti di età romana, che si è ipotizzato potrebbero essere relativi alla prima colonia romana di Crotone; dopo la fine della seconda guerra punica, nel 194 a.C. i Romani qui vi dedussero una colonia di 300 cittadini ad opera dei triunviri Cn. Ottavio, L. Emilio Paolo e C. Letorio (Livio XXXIV 45, 4; Velleio Patercolo I 15, 3); la scelta del dell’installazione sul promontorio Lacinio era legata al non apprezzamento dell’appoggio dato dalla plebe crotoniate ai Cartaginesi durante la seconda guerra punica, ma forse anche perchè la posizione era ritenuta più strategica per il controllo degli attacchi dal mare in caso di un ritorno di Annibale. Dopo qualche decennio la colonia romana venne trasferita nel sito dell’antica polis greca, dove fu occupata soltanto la collina dell’acropoli greca.
Al fine di tutelare e valorizzare il sito archeologico è stato progettato un piano di recupero e di protezione che, in sede di Accordo di programma quadro tra il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e la Regione Calabria, ha previsto il finanziamento di uno specifico progetto denominato «Ampliamento delle conoscenze della realtà archeologica di Capo Colonna e messa in sicurezza delle strutture archeologiche portate in luce» (progetto SPA 2.4 – Risorse FAS – finanziamento di € 2.500.000 – soggetto attuatore del progetto risulta essere la Soprintendenza archeologica della Calabria).
Per gli interessati è ancora disponibili il bando ed il progetto sul sito del Mibact (qui una copia del progetto)
Dopo una prima fase di scavi e rinvenimento dei resti archeologici, presubimilmente l’area del foro romano, la Soprintendenza ha pensato, per tutelare i reperti e favorire l’accesso alla Chiesa antistante, di ricoprire i reperti ed il sagrato della chiesa con una pavimentazione in cotto riquadrato di lastre di materiale lapideo.
Ciò ha sollevato la protesta di numerose associazioni culturali ed ambientaliste, esponenti istituzionali, forze politiche, forze intellettuali, impegnate in una vigorosa protesta che denuncia il deturpamento di una delle aree più suggestive e storicamente significative del Paese. Il caso era stato sollevato già nel settembre 2014 dalle associazioni Gettini di Vitalba e Sette Soli (attraverso Lidia Monte e Margherita Corrado, che fra l’altro è anche archeologa) le quali, in una missiva indirizzata al ministro Dario Franceschini, alla Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Calabria, alla Soprintendente dei Beni Archeologici della Calabria Simonetta Bonomi, al sindaco di Crotone Peppino Vallone e al dirigente all’urbanistica Dominijanni, hanno sollecitato una revisione del progetto evidenziandone le criticità: in primis la “non valorizzazione“ archeologica dell’area e la sua messa in pericolo attraverso un intervento troppo invasivo. A metà gennaio 2015 la protesta esplode e raggiunge l’attenzione nazionale, sono state fatte interrogazioni parlamentari, denunce alla Procura della Repubblica.
Il luogo è stato occupato da volontari per tentare di evitare i lavori di pavimentazione
#SALVIAMOCAPOCOLONNA – Inkiesta del Kilimangiaro#SALVIAMOCAPOCOLONNA Alle Falde del Kilimangiaro, l’inkiesta sul Parco Archeologico di Capo Colonna
Pubblicato da MoVimento 5 Stelle Crotone su Domenica 25 gennaio 2015
Alle Falde del Kilimangiaro, sul Parco Archeologico di Capo Colonna, 25 gennaio 2015
A fermare l’indignazione dei cittadini non sono bastate le rassicurazioni di Maria Grazia Aisa, funzionaria della Soprintendenza dei Beni Archeologici della Calabria con il ruolo di direttore del Parco Archeologico di Capo Colonna, la quale sta seguendo la realizzazione dei lavori oggetto dell’accesa polemica. Costei ha infatti negato lo scempio e definito l’intervento non invasivo perché la copertura dell’area starebbe avvenendo attraverso tecniche che isolano e proteggono i reperti sottostanti.
I risultati degli scavi: Le ricerche, effettuate tra settembre e dicembre 2014, hanno messo in evidenza la presenza, sul lato settentrionale e, parzialmente, su quello occidentale del sagrato, dei resti di un porticato, costruito, presumibilmente, in età augustea, che definiva architettonicamente lo spazio pubblico che, dall’epoca della fondazione della colonia romana, era probabilmente destinato alla piazza del Foro. Il porticato ad elle, in asse con i ruderi delle domus già note, nella porzione settentrionale, in parte, continua al di là della recinzione dell’area delle domus e, dal momento che questa zona risulta meno disturbata da interventi moderni, ci si augura che future indagini possano restituire maggiori dati.
Si suppone anche che tracce di altre strutture pertinenti all’area forense siano presenti sotto quelle del piccolo complesso carcerario di età moderna, individuato alle spalle di Torre Nao, per cui anche in quest’area si auspicano approfondimenti, in un prossimo futuro.
Si tratta sicuramente di una importante scoperta che sembra confermare le ipotesi più volte formulate, sin dal 2004 prima da Fausto Zevi, poi da Alfredo Ruga, sulla collocazione del Foro della colonia.
Per altre informazioni storiche ed archeologiche: La colonia romana di Croto al Lacinio
Si viene a formare il Comitato #Salviamocapocolonna a sostegno dell’iniziativa contro la cementificazione.
Qualche giorno dopo il Sindaco Peppino Vallone incontra la stampa ed il Comitato ed effettua un sopralluogo. Per Vallone i lavori sono “… uno scempio”, ed assume l’impegno di adottare un’ordinanza di sospensione dei lavori. Vallone promette che domani mattina contatterà il Ministero ai Beni Culturali e si accerterà della venuta a Capo Colonna degli ispettori, allora potrà sospendere i lavori almeno fino all’esito della visita ispettiva.
Me è la stessa Soprintendenza, su richiesta del Sindaco stesso, a sospendere i lavori, anche per motivi di sicurezza perchè il cantiere è presidiato da civili.
Dopo le proteste e i sit-in dei cittadini, il ministero aveva inviato i suoi ispettori per valutare l’impatto. La relazione è datata 9 febbraio 2015. Ma del documento fino a oggi si era persa traccia, e il ministero non aveva risposto alle richieste di accesso agli atti da parte delle associazioni del luogo. Intanto, senza tener conto della relazione, da Roma il 9 aprile era arrivato pure l’ok per la ripartenza dei lavori e le betoniere erano entrate nel parco completando la colata di cemento con tanto di presidio della Digos. Ora, dopo un ricorso al Tar e l’intervento del Fai (Fondo ambiente italiano), le associazioni sono riuscite a ottenere il documento. Come ci avevano anticipato gli archeologi del posto, i funzionari criticano il progetto e la linea adottata da Dario Franceschini in risposta alle interrogazioni parlamentari dei Cinque stelle. E propongono soluzioni alternative alla colata di cemento. Che però, intanto, è già stata completata.
Tutto coperto. Ma non con la sabbia, la terra o una pavimentazione rimovibile: con una gittata di cemento compattata da una rete elettrosaldata. Col risultato che domani, se qualcuno volesse studiare il Foro e i resti archeologici, dovrà prima rimuovere quel tappeto cementizio usando il martello pneumatico.
Il 13 aprile la Soprintendenza calabrese ha ordinato la sospensione dei lavori, ma solo dopo «che la stesura di magrone su rete elettrosaldata è stata completata su tutta l’estensione del sagrato», e solo fino alla festa della Madonna di Capo Colonna nella terza domenica di maggio.
Ma qualche giorno dopo il colpo di scena: arriva una comunicazione della ex Soprintendente ai Beni Archeologici della Calabria, Simonetta Bonomi, responsabile unica del procedimento per il progetto di tutela e valorizzazione del parco che informa: “il sito archeologico di Capo Colonna tornerà alla sua normalità”. L’ex Soprintendente è inoltre intervenuta ieri ad un sopralluogo sul piazzale del santuario della Madonna di Capocolonna insieme a Gino Famiglietti, Direttore generale archeologia del Ministero dei beni culturali ed ha spiegato che “il ministero dei Beni culturali ha fatto marcia indietro sulla colata di cemento che nelle scorse settimane è stata posata sui resti di un foro di epoca romana, nel parco archeologico di Capo Colonna a Crotone, chiarendo che quel cemento sarà rimosso subito dopo lo svolgimento dell’annuale pellegrinaggio mariano che si tiene in maggio.” I
Le soluzioni non sembrano però proseguire in questa direzione, come si legge nella risposta datata 28-04-2015 del Ministro ai BB e AA.CC. ad interrogazione n. 4-03-792 del Sen. Buemi.
Si dovrà attendere luglio 2015 perchè i lavori di rimozione del cemento vengano effettivamente iniziati.
