Il sottosegretario Francesca Barracciu ha consegnato questa mattina (giovedì 25 giugno) la risposta all’interrogazione sul progetto di ristrutturazione e di altri interventi del Castello ‘Carlo V’. L’interrogazione era stata presentata oltre un  anno fa dall’onorevole Paolo Parentela, deputato del Movimento 5 Stelle. Parentela chiedeva, nello specifico, informazioni sul progetto del nuovo Museo archeologico nazionale nella cortina Sud della fortezza aragonese, elaborato da un team di professionisti sotto la guida dell’architetto Marco Dezzi-Bardeschi.

Come la Soprintendenza per i Beni Architettonici e Paesaggistici, anche il Ministero per i Beni culturali esprime forti “perplessità circa l’attuazione del progetto” sostenendo che più che “volumi edificati e spunti architettonici del tutto indifferenti alle valenze storico-architettoniche del manufatto”, il Castello ha “bisogno di urgenti interventi di restauro e consolidamento in grado di assicurarne in modo adeguato la conservazione”.

Di Franco Pedace – Fonte: Il Crotonese


Documento: Testo dell’interrogazione parlamentare

INTERROGAZIONI
Giovedì 25 giugno 2015. — Presidenza della vicepresidente Flavia PICCOLI NARDELLI. — Interviene la sottosegretaria di
Stato per i beni e le attività cultuali e il turismo Francesca Barracciu.
La seduta comincia alle 9.30.
5-02107 Parentela: Sulla ristrutturazione del Castello di Carlo V a Crotone.
La sottosegretaria Francesca BARRACCIU risponde all’interrogazione nei termini riportati in allegato (vedi allegato 1).
Condivide i molti dubbi sul percorso che ha portato al restauro previsto per il Castello di Carlo V a Crotone. Attende anch’ella di essere messa a conoscenza dei dettagli tecnici di questa operazione, di cui il Ministero non è ancora in possesso, affinché il suo dicastero, per mezzo della Soprintendenza competente, possa valutare l’idoneità del progetto al suo scopo.

Paolo PARENTELA (M5S) replicando, si dichiara parzialmente soddisfatto della risposta. Rileva, intanto, che non viene chiarito in che modo sia stato aggiudicato l’appalto dei lavori senza che si sia svolta una formale gara. Ribadisce le diffuse perplessità sulle modalità di esecuzione della ristrutturazione del Castello di Carlo V a Crotone, il cui progetto non è stato reso noto, e che pregiudicano il prestigioso manufatto e l’ambiente circostante. Dopo aver ricordato che gli è stato impedito il diritto di acceso agli atti e di partecipare alla relativa Conferenza di servizi, sottolinea che questa vicenda, come quella del sito archeologico di Capo Colonna, saranno da lui e dai cittadini dell’area di Crotone costantemente monitorate.

ALLEGATO 1
5-02107 Parentela: Sulla ristrutturazione del Castello di Carlo V a Crotone.
TESTO DELLA RISPOSTA

Rispondo all’interrogazione con la quale l’On.le Parentela richiede notizie in merito al progetto ed agli interventi di ristrutturazioni interessanti il Castello di Carlo V a Crotone.
Vorrei, a tale proposito riferire che la fortezza di Carlo V di Crotone, che appartiene al Demanio dello Stato, ramo storico ed artistico, è in parziale consegna, a titolo gratuito, al Comune di Crotone, giusta verbale del 16 gennaio 1987, allora sottoscritto dal Comune medesimo, con la Soprintendenza per i beni archeologici della Calabria, con la Soprintendenza per i beni architettonici, artistici e storici della Calabria e con l’intendenza di Finanza di Catanzaro.

In particolare, sono in consegna al Comune di Crotone gli edifici costituiti dalle Caserme, già utilizzate dalla Guardia di Finanza, costruite sull’area dell’antica acropoli ricompresa entro il perimetro delle mura del Castello e denominate, rispettivamente, Caserma Campana (integralmente consegnata al Comune) e Caserma Sottocampana (in consegna parziale al Comune).
Detti edifici ospitano, rispettivamente, la Biblioteca comunale e il cosiddetto Museo Civico.

L’accorcio del 1987 è stato rinnovato nel 2003 mediante la stipula di una convenzione fra il Comune di Crotone e l’Agenzia del Demanio di Catanzaro. È ancora da dire che, al momento, il Museo nazionale archeologico di Crotone
ha sede in uno stabile progettato dall’architetto Minissi nel 1968 e conta circa 13.000 visitatori l’anno; i ricchi depositi e alcuni uffici della Soprintendenza sono invece all’interno di palazzo Morelli, di proprietà privata, per il cui utilizzo viene pagato un canone di locazione annuo, da parte di questo Ministero, di 54.000 euro.

Pertanto l’attuale sistemazione del Museo è del tutto inadeguata, sia perché non consente di esporre, per mancanza di spazi, tutte le opere che invece potrebbero trovare idonea collocazione in un ampliato percorso espositivo, sia perché non consente un’ottimale dislocazione del personale ad esso afferente.

Nel 2007 è stato finanziato dall’Unione Europea il progetto « Restauro dei bastioni e di alcuni locali del castello » per circa 1.300.000 euro, progetto la cui realizzazione è stata affidata, dal Comune di Crotone, con Delibera del primo dicembre 2008, al Raggruppamento Temporaneo di professionisti (RTP) con capogruppo il prof. arch. M. Dezzi Bardeschi.
L’elaborato predisposto da detto professionista prevedeva una sistemazione a verde del fossato del Castello con l’inserimento di vasche, poi realizzate con il primo finanziamento di cui s’è detto, e quindi la costruzione di una nuova torre faro panoramica collocata sulla sommità della collina al posto dell’antica Torre Marchesana, abbattuta nel 1873. Tale nuova edificazione è però rimasta, al momento solo a livello progettuale.

Nel 2012 la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici, la Soprintendenza beni archeologici della Calabria, la Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici di Cosenza, Crotone e Catanzaro, il Comune e la Provincia di CroGiovedì 25 giugno 2015 — 152 — Commissione VII tone, hanno stipulato un Protocollo d’intesa finalizzato alla valorizzazione del Castello.
All’interno del protocollo è riportata la volontà di trasformare il castello in « un polo culturale fortemente interconnesso con gli spazi urbani, insediandovi istituti culturali e organizzandovi attività ed eventi attrattivi di alto profilo culturale »; viene ribadito che il progetto preliminare dell’arch. Dezzi Bardeschi è coerente con gli obiettivi prefissati anche se interessa solo una parte del Castello; sono definite le aree di utilizzo di ogni singolo sottoscrittore del protocollo onde consentire la realizzazione, all’interno dell’area del Castello, dei locali per allocarvi il Museo Nazionale Archeologico di Crotone e, al contempo, mantenervi le strutture comunali al momento presenti.
Le modalità di utilizzo avrebbero dovuto essere definite tramite un regolamento interno, condiviso tra le parti, che si sarebbe dovuto emanare entro il 31 ottobre 2012 (articolo 2 del suddetto Protocollo di intesa).

Con il detto protocollo il Comune di Crotone si è assunto l’onere della progettazione complessiva del recupero e dell’adeguamento funzionale degli spazi, mentre la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Calabria si è fatta carico di « coordinare ed indirizzare le attività di progettazione e definizione del modello di gestione ».

Nello stesso anno 2012 è stato finanziato con risorse POIN « Attrattori culturali, turistici e naturali » (fondi FESR 2007-2013) un nuovo progetto, « Recupero funzionale degli spazi interni ai bastioni per la nuova localizzazione del Museo
archeologico nazionale di Crotone » per 10.000.000 euro suddivisi in 4 anni, con completamento dei lavori previsto per il 2015.

La redazione di tale ultimo progetto è stata affidata, dal Comune di Crotone, direttamente all’arch. M. Dezzi Bardeschi, perché è stata considerata una progettazione in prosecuzione del lavoro del 2007, così come riportato anche nel suddetto Protocollo d’intesa all’articolo 1.
Il progetto è stato presentato a Ferrara in occasione del Salone internazionale del Restauro nel 2012.
(NdR: è disponibile la Presentazione del progetto, Ferrara 2012 nella Biblioteca Digitale del GAK)

In data 3 marzo 2014, il Ministero dei beni e della attività culturali e del turismo ha approvato l’elenco degli interventi finanziabili con le risorse POlIN e PAC: nell’allegato A, alla voce « ulteriori interventi ammissibili fuori programmazione II fase » è riportato il Castello di Carlo V e i Bastioni del castello di Carlo V, per importi rispettivamente di 10.500.000 euro e di 3.000.000 euro, a condizione di avviare le procedure di evidenza pubblica entro il 30 aprile 2014.

Nello stesso mese di marzo 2014 è stato presentato un nuovo progetto al Salone Internazionale del Restauro di Ferrara, solo parzialmente reso pubblico.

Il 15 maggio 2014 si è tenuta una Conferenza dei servizi sul progetto, convocata dal Comune di Crotone, alla quale, nonostante le richieste, non hanno potuto partecipare alcune associazioni locali che avevano presentato regolare domanda. (Vedere a tal proposito il Comunicato Stampa del 20-11-2014: Italia Nostra e GAK sui progetti per il castello-fortezza di Carlo V a Crotone, Ndr)

In mancanza di un piano antincendio, i Vigili del fuoco non hanno espresso alcun parere e data anche l’assenza del rappresentante della ASL, all’esito della Conferenza dei servizi non è stata presa alcuna risoluzione.
La Direzione regionale e la Soprintendenza per i beni archeologici hanno dato parere favorevole.
La Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, nel maggio del 2014 ha invece espresso un parere condizionato all’acquisizione di ulteriori dati progettuali, in quanto l’attuale proposta, sulla base degli elaborati pervenuti, interferisce in modo non trascurabile con le strutture antiche; non garantisce gli equilibri statici esistenti, e presenta nuovi corpi di fabbrica con volumetrie ed altezze che altererebbero la percezione dei luoghi, costituendo di fatto corpi estranei dissonanti e non compatibili con la dignità storica ed artistica del Castello, in violazione del disposto di cui all’articolo 21 del Codice dei beni culturali e del paesaggio.
La stessa Soprintendenza si è poi riservata di esprimere l’autorizzazione definitiva subordinandola agli esiti favorevoli
delle prescrizioni dettate.

Il progetto prevede, principalmente, la realizzazione di un museo, ricavato nel terreno alle spalle del muraglione, ricostruito sul fronte sud negli anni sessanta, dopo il crollo di cui s’è detto, fra il Bastione San Giacomo e la Torre Comandante. Le nuove strutture dovrebbero, come riportato dagli stessi progettisti, garantire anche la soluzione alle complesse problematiche statiche ancora presenti lungo quel versante.
Il nuovo museo, con ingresso indipendente sul fronte, dovrebbe avere uno sviluppo verticale di cinque piani, ricavati nel vuoto creatosi a seguito delle frane degli anni passati. Un edificio che, per come progettato, sembrerebbe scavato nella terra e al cui centro svettano sette grandi alberi in acciaio che sostengono, a mo’ di « chiome », dei pannelli solari.

Non avendo al momento conoscenza dei dettagli tecnici del progetto definitivo, sui quali esprimere valutazioni più attente, la stessa Direzione generale Archeologia concorda con quanto dichiarato nel parere espresso dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici (ora belle arti e paesaggio), e a constatare che tale tipo di progetto sembra non includere alcuna previsione di intervento sullo stato di conservazione complessivo della fortezza, che pure presenta diffusi e spesso gravi fenomeni di fessurazione e distacchi profondi: inoltre la progettazione del nuovo si sovrappone alla preesistenza senza tener conto della sua consistenza materica e della ormai consolidata percezione del luogo stesso.

In pratica, l’intervento progettato utilizza il Castello come mero « contenitore » entro cui inserire volumi edificati e spunti architettonici (ci si riferisce in particolare ai dettagli dei pali in acciaio su cui sono impostati i pannelli solari) del tutto indifferenti alle valenze storico-architettoniche del manufatto che li ospita e con il quale non cercano alcun tipo di rapporto armonico o quanto meno rispettoso della sua identità e della sua forma architettonica. Viceversa, il complesso avrebbe bisogno di urgenti interventi di restauro e consolidamento in grado di assicurarne in modo adeguato la conservazione.

La Direzione generale Archeologia di questo Ministero ha chiaramente espresso fortissime perplessità circa l’attuazione del progetto e pertanto sta valutando l’adozione di provvedimenti idonei a scongiurare una tale eventualità, qualora dovesse risultare confermato lo stanziamento di fondi di cui s’è detto in precedenza.