Come annunciato e dettagliato nell’articolo di GAK ARS
“Riapertura del Castello Carlo V, aumenta la pressione sull’Amministrazione comunale“
il giorno 07 aprile si è tenuta la seduta del Consiglio Comunale dedicata alle richieste di riapertura del Castello Carlo V, provenienti sia dalla società civile che dalla politica locale.
Sommario
Resoconto e dichiarazioni del Sindaco di Crotone
«Sono convinto che il Castello sarà aperto – ha dichiarato il Sindaco Voce – ci sono le condizioni per riaprirlo. Anche l’aria dove sono stati interrati i tenorm e la copertura a protezione degli stessi garantisce una certa tranquillità e sicurezza, tra virgolette. Quella sarà un’area che sarà esclusa e lo deciderà il tecnico che farà le valutazioni sul rischio di quei valori, ma per quanto riguarda il resto credo che non ci siano problemi».
L’intenzione è perimetrare l’area per accedere al Museo Civico: «La firma mia ci sarà. In molti punti i valori si assestano quasi sul valore di fondo presenti normalmente in città, sono particolarmente ottimista dopo la sollecitazione che ho fatto ad Arpacal e dopo le rassicurazioni che ho fatto al Prefetto con il quale sono in contatto. Lo stesso Prefetto mi ha assicurato che, dopo la relazione dell’esperto qualificato riunirà la Commissione per il parere, mi auspico ovviamente positivo».
Altre informazioni pù dettagliate sono esposte nel video di TGCal24, nel quale intervengono Fabrizio Meo – consigliere comunale d’opposizione – e Vincenzo Voce – sindaco di Crotone.
“La fortezza di Carlo V può riaprire con il piano di sicurezza di un esperto”
Articolo di CrotoneOK del 09-04-2022
CROTONE – “Riaprirò il castello a breve. Ho visto i risultati dei rilievi radiometrici di Arpacal che però non bastano da soli. Ho già scelto il tecnico che dovrà valutarli e sono sicuro che potrò riaprire il castello appena avrà la relazione“. Lo ha detto il sindaco di Crotone, Vincenzo Voce, concludendo il dibattito in Consiglio comunale convocato proprio sulla vicenda della chiusura del castello di Carlo V che dura ormai dal 2018 dopo il ritrovamento di tenorm (elemento che aumenta la radioattività naturale) nella zona della piazza d’armi.
Voce ha anche fatto notare che la “competenza su questa vicenda era del Mic” facendo intendere che toccava al ministero far svolgere i rilievi e individuare (e pagare) il tecnico per valutarli. Si tratta dello stesso ministero che ha ottenuto i soldi di Antica Kroton dal Comune di Crotone per eseguire la bonifica del castello di sua proprietà.
Comunicato stampa del 07 Aprile 2022 del Partito Democratico Circolo di Crotone
Riapertura del castello: a chi addebitare i danni di 4 anni di chiusura? Ed ancora quanto tempo passerà per avviare la bonifica”?
«Apprendiamo con sollievo gli esiti dei rilievi tecnici svolti dall’Arpacal al Castello di Carlo V, che lasciano intravedere, dopo quattro lunghi anni, la possibilità di una riapertura della struttura (quindi anche del Museo e della Biblioteca). Destano, tuttavia, perplessità le modalità e le tempistiche con cui gli attori istituzionali hanno affrontato questa vicenda.
L’unico elemento certo è il fatto che qualcosa si è mosso fondamentalmente grazie alla buona volontà e al senso civico dei concittadini che hanno sollecitato una risoluzione del problema. Allora qual è stato l’ostacolo che finora ha impedito la ripertura del Castello? Un banale deficit di comunicazione tra Ministero (proprietario), Arpacal, Prefettura e Comune? Pensiamo di no.
Se sono stati necessari quattro anni per ottenere un nuovo sopralluogo, adesso quanto tempo sarà necessario affinchè il Ministero avvii effettivamente la bonifica? (Ahinoi, con risorse inizialmente destinate ad Antica Kroton). Riusciremo ad avere una messa in sicurezza permanente, mediante la rimozione dei materiali pericolosi? O solo temporanea, con una copertura sul luogo? Ancora, chi tra il Ministero e il Comune garantirà l’osservanza delle nuove prescrizioni dell’Arpacal, affinchè il Castello possa tornare fruibile?
Un ultimo interrogativo: laddove fosse definitivamente confermato che il Castello poteva rimanere aperto o comunque essere riaperto, già a seguito dei primi interventi di messa in sicurezza, senza pericolo per l’incolumità pubblica, sarebbe interessante quantificare due tipi di danno.
Il primo è il danno d’immagine subito dalla città di Crotone e quindi dalla collettività, in un contesto in cui già così scarse sono le opportunità di valorizzazione delle risorse umane e del ricco patrimonio storico culturale. Il secondo è il danno che tutti noi crotonesi abbiamo subito nell’esser privati per quattro lunghi anni, del Castello oltre che del Museo e della Biblioteca, vale a dire di luoghi che non fungevano solo da attrattori turistici, ma anche da luoghi di studio, approfondimento e aggregazione sociale.
In un sistema ideale, sarebbe intressante capire a quale dei nostri amministratori dovrebbero essere addebitati i costi derivanti da questo danno di immagine: alla Senatrice autrice della prima segnalazione, così solerte nel segnalare il problema e meno nel risolverlo? All’allora Sindaco che, dopo aver vietato in via cautelativa, l’accesso al Castello non si è premurato di cercare una soluzione al problema? O ancora all’attuale Amministrazione, che ha comunque impiegato ben diciassette mesi ad avviare un percorso di risoluzione della questione e comunque l’ha fatto solo di riflesso alle tante sollecitazioni arrivate da soggetti esterni a questa Amministrazione.
Siamo consapevoli che per le modalità di gestione di questa vicenda probabilmente non è configurabile una sorta di responsabilità giuridica, dei soggetti coinvolti. Ma probabilmente è ravvisabile, per ciascuno di questi, una responsabilità politica che di certo non passerà inosservata agli occhi dell’opinione pubblica. Ci auguriamo che, a mo’ di risarcimento verso la collettività, il nostro Sindaco ora si occupi celermente della questione (anche in vista dell’imminente stagione estiva) e che, con una doverosa assunzione di responsabilità, ponga in essere tutti gli atti necessari affinchè il Castello possa finalmente tornare nella disponibilità della città, ovviamente garantendo la massima sicurezza».
L’intervento del Consigliere Chiara Capparelli.
Mi sambrava doveroso fare un intervento all’interno del consiglio che si è celebrato lo scorso giovedì 7 aprile, convocato in merito alla riapertura del castello cittadino. Le vicende di questo nostro importante monumento, unitamente a quanto accade per diversi luoghi della cultura cittadini, altro non sono se non il riflesso di una situazione nazionale precaria e fragile, le cui debolezze sono state nettamente messe in evidenza dalla pandemia.
Importate, per me, era anche ringraziare i cittadini che, costantemente e con non poca passione, monitorano i nostri luoghi della cultura, mostrando una presa di coscienza che dovrebbe essere propria di ogni cittadino. E, allo stesso tempo, ho inteso fare i complimenti al personale della biblioteca comunale che, nonostante lo spostamento in una sede più limitata, riesce a garantire un servizio impeccabile.
Ho voluto ricordare, durante il mio intervento, che, in alcuni casi, le responsabilità dell’amministrazione comunale non sono dirette, ma secondarie a chi, invece, è deputato, sul piano nazionale e locale, a vigilare su determinati luoghi. Si tratta delle soprintendenze e delle direzioni museali, spesso confuse tra loro o accorpate in un’unica entità, organi periferici del Ministero della Cultura (non più MIBACT).
Il comune ha il compito ed il dovere di avere un dialogo con queste istituzioni, in modo da operare sinergicamente per il bene della città. E questo è quanto hanno inteso fare, sin dal proprio insediamento, il sindaco e, ancor di più, l’assessore alla cultura, intraprendendo momenti di confronto su diverse tematiche, castello incluso. Diverse volte, infatti, con il sindaco abbiamo discusso circa la riapertura del castello, prospettando ogni alternativa e sono contenta che tale iter si stia portando a compimento.
Nel corso dell’ultimo consiglio comunale, l’attenzione è stata rivolta anche al sito archeologico della Banca Popolare, mai realmente reso fruibile. La mancata apertura, così come le condizioni nelle quali versa il sito, credo debbano produrre delle riflessioni in merito alla delicatezza dei beni archeologici, che necessitano di cure costanti e non occasionali e/o “eccezionali”.
Come ha giustamente sottolineato qualche altro consigliere, è giusto e doveroso aprire e rendere fruibili i luoghi della cultura, ma è ancor più fondamentale pensare al dopo. Aggiungo che è importante, però, anche saper programmare la corretta fruizione di tali luoghi, pensando a una gestione e a degli eventi che non facciano perdere il loro valore culturale ed identitario. Valorizzare non significa mercificare e questo è un errore che molti spesso commettono. Bisogna, ora più che mai, programmare una offerta culturale di alto livello, come questa città è benissimo in grado di fare e come merita.
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Stanchi dei Soliti
Comunicazione del Segretariato regionale del Mic per la Calabria
Per Salvatore Patamia, che era stato intervistato il 5 aprile, l’apertura del Castello dipende dal sindaco e non dal Segretariato. Qualche settimana fa si era annunciato “tempi brevi per l’avvio dei lavori”, ma, evidentemente il “breve” non significa giorni o settimane.
Il progetto di bonifica del Castello dal Tenorm, finanziato con i fondi di “Antica Kroton”, supera da poco più di 1 milione e 200mila euro, e prevede la rimozione dello strato di tenorm presente in alcune aree del Castello e il suo conferimento in apposite discariche per rifiuti speciali.
Se la data di inizio è incerta, sembra chiaro per Patamia, che la bonifica sarà ultimata entro un anno dall’inizio dei lavori.
