Rif. articolo di Bruno Palermo, in Crotone News del 08 Ottobre 2017

L’area archeologica di via Achille Grandi, nel rione Fondo Gesù, potrebbe indicare il luogo di approdo dei coloni greci che fondarono la città Kroton. E’ quanto emerge dalla presentazione fatta da Alfredo Ruga, funzionario territoriale Abap,  e da Paolo Nereo Morelli, ispettore onorario del Mibact, facendo riferimento agli scavi archeologici qui condotti dalla Soprintendenza negli anni precedenti.

Se ne è parlato nei locali dell’Area Marina protetta “Capo Rizzuto” in occasione del premio intitolato all’archeosub Luigi Cantafora, già socio del Gruppo Archeologico Krotoniate, al quale era stata intitolata la sede dell’Associazione nel 2014.

Il Premio-Memorial “Gino Cantafora”, era stato creato in memoria del grande subacqueo crotonese nel luglio del 2016, per volontà di Paolo Nereo Morelli, durante l’attività del suo incarico di Ispettore Onorario per la Tutela dei Beni Archeologici del Territorio di Crotone, nel periodo 2015-2018. “A Luigi Cantafora va il grande merito di aver individuato la maggior parte dei siti archeologici sottomarini lungo la costa ionica crotonese. A lui si devono i rinvenimenti dei carichi dei relitti delle navi di epoca romana, eche hanno consentito, l’istallazione di una vasta sezione subacquea all’interno del Museo Archeologico di Capo Colonna1

Tornando all’area di via A.Grandi, “La ricerca ha consentito di mettere in luce e di indagare una stratigrafia archeologica molto complessa che attesta una frequentazione in un arco cronologico compreso tra la fine dell’VIII secolo a.C. (frammenti di coppe di tipo Thapsos o sub-Thapsos) e fasi successive (frammenti ceramici di importazione corinzia e di numerosissimi frammenti di coppe a filetti) fino all’età ellenistica. Tra i materiali, si segnalano per unicità, due frammenti ceramici con decorazione di tradizione protocorinzia (metà VII secolo a.C.) un frammento di tegola con fondo piano e faccia superiore con lettere greche incise KP (le iniziali del nome della città Κρότωνα ndr) e un frammento di tegola con bollo impresso con sagoma di delfino volto a destra, nel terreno di risulta dello scavo del 2013”.

Paolo Nereo Morelli, che ha assistito allo scavo in qualità di disegnatore, ma non di archeologo2
nell’esaminare i materiali, reperti ed elementi propone una sua particolare interpretazione, non condivisa dai tecnici della Soprintendenza: “L’interpretazione della restituzione grafica, vista come struttura unitaria propone una nuova lettura, un edificio in antis di tipo semplice, che coincide con quello originario dove l’oikos era costituito da un grande ambiente quadrangolare con ingresso sul lato breve.
Dati ancor più significativi si hanno dalle strutture presenti sul fronte settentrionale, dove la loro interpretazione documenta, in maniera inequivocabile, probabili elementi accessori di un edificio sacro”.
E ancora “Essa si caratterizza principalmente da cinque elementi quadrangolari in arenaria, disposti in modo regolare su un piano in senso Ovest-Est, delimitati almeno su due lati, da cordonature formate da pietrame e blocchi sbozzati. L’interpretazione porta ad ipotizzare la presenza dei resti di un altare per i sacrifici – e probabilmente di un secondo -, uniti sulle estremità da una cordonatura di delimitazione. Tutti caratteri peculiari di un locus sacer che ben si inserirebbe nell’antico impianto urbanistico della città, dove non mancherebbero confronti tipologici di “altare posto in uno spazio aperto”, richiamando una breve citazione bibliografica ricordata e concentrando l’attenzione sulla cooperativa S. Cristoforo risalente ad uno scavo della Soprintendenza Archeologica del 1976 che, per quanto fosse stato limitato ad una breve verifica effettuata su una porzione circoscritta dell’area, permise di documentare un importante area sacra ed un altare per sacrifici, un unicum per tipologia, riconosciuto come identico a quello rinvenuto sul lato nord dell’edificio di Fondo Gesù”.
A suffragare inoltre questa ipotesi, la presenza nelle immediate vicinanze della struttura (sotto di alcune pietre disposte in circolo e in posizione verticale) di un frammento di anfora databile fra l’età tardo arcaica e l’età classica, che farebbe pensare ad una funzione in qualche modo connessa al deflusso di liquidi. Inoltre la grande “concentrazione” di materiale ceramico e l’abbondante materiale osteologico animale (con evidenti segni di macellazione e combustione) rinvenuti sul lato nord, in almeno in tre punti separati, porterebbero ad ipotizzare la presenza di fosse votive, su una di essa si conservava parte di una struttura interpretata come bothros esterno, con foro centrale obliterato e rasato per metà”.
È stato quindi avviato uno studio plano-architettonico finalizzato a salvaguardare il dato scientifico, la cui esegesi dei rilievi conferma un proporzionamento matematico basato sulla sezione aurea e un’analisi geometrica della nuova base icnografica che restituisce sorprendentemente una costante di moduli scanditi dal piede dorico (di 0,326 m.) particolarmente diffuso in Attica, nel Peloponneso e in Sicilia”.
L’edificio di via Achille Grandi ha tutte le caratteristiche per offrire non pochi punti di riflessione, in particolare il frammento di tegola piana con bollo incuso con sagoma di delfino (tipologia attualmente inedita)3 sembrerebbe dare credito e rimarcare nuovamente il valore ideologico del simbolo e il legame della città con la divinità principale: Apollo Pizio, titolare del celeberrimo santuario urbano arcaico posto in prossimità della foce del fiume Esaro, oggetto di un rituale civico forse altrettanto antico, quello della periodica circumambulazione degli altari4.  
La possibilità poi che in prossimità del sito di via Achille Grandi ci potesse essere un approdo era stata già intuita alla luce dell’interpretazione provvisoria dei dati di scavo delle indagini condotte nel 2014.
La presenza di un culto dedicato ad Apollo in prossimità della foce dell’Esaro è suggerita inoltre dalle fonti letterarie, questo importante santuario dedicato ad Apollo archegeta5 si configurava sul luogo fisico dell’approdo dei coloni e testimoniava (e tramandava) l’antica devozione locale nei confronti di Apollo quale nume protettore dei naviganti. Qui si svolgevano i riti sacrificali in suo nome in prossimità della riva dove uno spazio Sacro era stato pianificato fin dalla nascita dell’apoikia e consacrati gli altari ove poter sacrificare alla divinità che aveva presieduto l’impresa della traversata”.

Ora servirebbe custodire, recuperare e valorizzare quel sito archeologico di grandissima importanza, a pochi metri dall’Esaro e in un quartiere che storicamente vive grossi disagi e che anche grazie a queste iniziative potrebbe, invece, ritrovare una diversa identità. Per fare tutto ciò servono finanziamenti e campagne di scavi e di tutela, per poi rendere quell’area fruibile. Quell’area che potrebbe diventare la vera culla della fondazione di Kroton, proprio a Fondo Gesù che diventerebbe così il quartiere papà della città.

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Fermandosi al dato tecnico-scientifico ufficiale dei curatori dello scavo si segnala che la relativa pubblicazione è presente nella Biblioteca Digitale del GAK.

Note

  1. Crotone OK del 19-09-2019[]
  2. sul suo profilo Linkedin è riportato “Formazione: Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Titolo Accademico Laurea Equipollente – Topografia e Rilievo Arch. Riconoscimento Professionale MIUR[]
  3. In realtà questa tipologia di tegola non è affatto inedita, come riportato in Margherita Corrado – Bolli figurati impressi su tegole di V e IV secolo a.C. da Kroton, 2010, per la quale bolli figurati su tegole piane, con «rappresentazioni che sembrano derivare da tipi monetali molto ingranditi», sono stati trovati in contesti di V, IV e III secolo a.C. sia nell’area urbana di Kroton e nelle relative necropoli sia nella chora; l’ipotesi prevalente della comunità scientifica è che “si tratti in toto di bolli pubblici”. Una marchiatura per qualificare una particolare tipologia di materiali edilizi, ma non necessariamente da collegare alla presenza di edifici di culto. L’argomento è altresì trattato in D.Marino, M. Corrado – O Dei Di Kroton!, 2009, cap. III “CULTO E SANTUARI DI APOLLO A KROTON”[]
  4. Per M. Giangiulio – rif. “Ricerche su Crotone arcaica”, p. 85 – tale rituale era probabilmente attuato nell’agorà, e verosimilmente pertinente ad una processione delle massime autorità politiche e religiose della polis; dunque in un luogo, l’agorà, non corrispondente all’area di Via A. Grandi[]
  5. N.B. non vi alcun alcuna attestazione riguardo il culto di un Apollo Archegetes a Kroton, presente invece in Sicilia ed in altre realtà della Magna Grecia[]