Tornano a Crotone due reperti molto noti: il Cranio neolitico di Carìa di Girifalco (CZ), rinvenuto da Armando Lucifero, ed il cippo d’ancora con iscrizione in alfabeto acheo, offerto a Zeus Meilichios dal famoso atleta di Crotone Phayllos, esposto al Museo Archeologico di Capo Colonna.

La problematica era stata sollevata dalle associazioni Italia Nostra e Gruppo Archeologico Krotoniate con una lettera del 5 gennaio 2016 inviata alla Direzione Generale del Mibact.

Il «cranio di Caria» è legato alla figura di Armando Lucifero, che lo ritrovò nel 1899, nella località di Carìa nel comune di Girifalco, all’interno di una necropoli con delle tombe a lastroni di pietra.
Oltre a quella che conteneva il defunto a cui appartiene il famoso Cranio, è stata trovata anche un’altra sepoltura: vicina ma non contemporanea alla prima. Dario Leone ci riporta che la prima tomba ritrovata risale al Neolitico medio iniziale ed è datata al 3500 a.C.; la seconda tomba ritrovata, invece, appartiene al Neolitico medio finale, ed è datata al 2700 a.C. (Rif. Archeoclub d’Italia Toco Carìa Girifalco)

Sul dettaglio del rinvenimento vedere L.Pigorini “- “Tombe neolitiche della Prov. di Catanzaro” in Bullettino di Paletnologia Italiana, Serie III, Tomo VIII, 1902, consultabile nella Biblioteca Digitale del GAK.

Si tratta del primo resto umano fossile risalente al periodo neolitico ritrovato in Calabria, ricostruito antropologicamente da Arturo Sabatini nell’Istituto di Antropologia di Roma e oggi conservato al Museo Archeologico Nazionale di Crotone. «Lo studio di questo cranio permise a Lucifero di ricostruire i riti funerari preistorici della Calabria, affermandosi in tal modo come un cultore della paletnologia e della paleontologia calabresi» (Barbanera-Celia).


Il cosiddetto “cippo di Faillo” è un parte di ancora litica, trasformata in cippo votivo offerto a Zeus Meilichios, secondo l’interpretazione prevalente, dal famoso atleta di Crotone Phayllos (Faillo) che combatté contro i Persiani nella battaglia navale di Salamina. Il cippo fu rinvenuto sul Capo Cimiti (Isola di Capo Rizzuto, KR) nel secolo scorso ed è pertinente ad un’area sacra ancora da individuare.

Consulta la pagina dedicata a Phayllos (Faillo) nel portale del GAK per ulteriori approfondimenti.

Articolo de “il Crotonese” del 2 febbraio 2016

Articolo Ansa:
Ritornano a Crotone il cranio di Carìa ed il Cippo di Faillo

Reperti antichi esposti in musei centro storico e Capocolonna

(ANSA) – Crotone, 1 Febbraio 2016 – Il cranio di Carìa, appartenente ad una sepoltura di età neolitica (3500-3000 a.C.), ed il cippo di Faillo, testimonianza della città greca di Kroton (480-470 a.C.), sono tornati a Crotone.

I due reperti, lo scorso anno, erano stati trasferiti dalla città (di Crotone), dove si trovavano esposti, al Museo Archeologico nazionale di Reggio Calabria.

Il cranio di Carìa ha ripreso il proprio posto nelle collezioni del Museo Archeologico Nazionale di Crotone, che si trova nel centro storico della città mentre il cippo di Faillo è stato riportato nel Museo di Capo Colonna. Per quanto riguarda il cranio Carìa, è scritto in una nota del Polo museale della Calabria, “un’attenta operazione di verifica delle consistenze delle varie raccolte ha confermato l’appartenenza del reperto al museo crotonese. Esso fu donato dal marchese Armando Lucifero al museo locale (allora civico), il quale lo scoprì nel lontano 1899 nella località Carìa del comune di Girifalco (Catanzaro), per poi divenire di proprietà statale allorché le collezioni del Museo Civico passarono in blocco all’odierno Museo Archeologico Nazionale nel momento della sua istituzione nel 1968”.

Il cippo di Faillo, invece, “in ragione della sua grande valenza identitaria per la città pitagorica, pur essendo legittimamente inventariato nei cataloghi del Museo Nazionale di Reggio Calabria – riporta la nota – verrà concesso in deposito temporaneo al Museo di Capo Colonna”.

Il trasferimento da Crotone dei due reperti aveva suscitato critiche. “Ma, al di là degli aspetti burocratico-amministrativi, va precisato – fanno sapere dal Polo museale della Calabria – che le novità derivanti dal nuovo assetto interno al Ministero e che prevedono di fare del Museo Archeologico di Reggio Calabria il perno attorno al quale possa ruotare l’intero sistema dei musei calabresi, hanno reso il riallestimento del museo reggino un work in progress, cui è importante prendano parte tutti gli istituti museali presenti in regione. Proprio per questo, la logica del progetto scientifico di riallestimento presenta il Museo di Reggio come Museo delle Città della Magna Grecia, in linea con l’idea del primo Soprintendente, l’archeologo Paolo Orsi. Perciò si è previsto che ciascuna delle poleis della Calabria abbia una sua degna rappresentanza all’interno dell’esposizione e, soprattutto, che i pochi reperti allestiti nelle tre vetrine dedicate a Crotone siano rappresentativi della potenza crotoniate per una sede espositiva di richiamo internazionale, avendo quel museo grandi attrattori nei Bronzi di Riace