Come già annunciato all’inizio del mese dal Direttore Aversa, finalmente riapre il Museo archeologico nazionale di Capo Colonna dopo un periodo di importanti e complessi lavori di manutenzione. La struttura espositiva, incastonata sul promontorio del Tempio di Hera Lacinia, era rimasta chiusa sia per la pandemia ma soprattutto per permettere l’esecuzione di importanti e complessi lavori di manutenzione per il ripristino degli ambienti a causa dei danni provocati da alcuni eventi meteorologici che hanno causato infltrazioni nella pavimentazione: infatti, è stato necessario mettere a posto il sistema di deflusso delle acque piovane, il che ha richiesto più tempo del previsto.

Sistemati i problemi che impedivano la riapertura del Museo, ora si deve pensare al personale di custodia. Al momento è composto da soli tre operatori, due dei quali andranno in pensione a fine anno: un problema che il Mic è chiamato a risolvere.

Fra i principali siti archeologici della Calabria, l’area di Capo Colonna è da sempre legata alla storia di Crotone e sta progressivamente marcando la sua risonanza come uno dei grandi attrattori dell’Italia meridionale. In tale prospettiva, negli ultimi anni il Museo si è proposto di offrire ai visitatori un’esperienza sempre più coinvolgente, per meglio comprendere il ruolo centrale avuto dal santuario di Hera Lacinia nella storia dell’antica città di Crotone e dell’intero bacino mediterraneo.

In occasione della riapertura al pubblico, dunque, si è scelto innanzi tutto di “recuperare un “labrum” (grossa vasca) in marmo che era conservato nei depositi e posizionarlo all’ingresso del museo – spiega Aversa – per creare un collegamento con il museo archeologico di Crotone, il cui ingresso è caratterizzato a sua volta dalla presenza di due vasche in marmo simili. Quella di Capocolonna è stata ritrovata nelle acque di punta Scifo, e appartiene al carico di marmi trasportato da una nave naufragata in epoca romana. Fu trovato da persone del posto, che lo consegnarono alla Soprintendenza”.


Il Museo è stato realizzato nel 2006, sulla base di un complesso progetto degli architetti Italo Insolera e Paolo Spada Compagnoni Marefoschi che ha investito un insieme di problematiche a partire da quelle più generali del territorio.

L’Arch. Tommaso Tedesco ha ricordato la progettazione del Museo in due post su Facebook:

Domenica 27 marzo riapre il Museo del Parco archeologico di Capo colonna. Nel 1990 su Spazio e Società veniva presentato il progetto …

Pubblicato da Tommaso Tedesco su Venerdì 25 marzo 2022

L’articolo dell’Arch. Paolo Spada è archiviato e consultabile nella Biblioteca Digitale del GAK

Un amico di Fb ha ricordato il fattivo contributo di Italo Insolera per la realizzazione del Museo e Parco archeologico di Capo colonna. Nel 2016 l’ho ricordato così

Pubblicato da Tommaso Tedesco su Venerdì 25 marzo 2022

Nella struttura il percorso espositivo è articolato in tre sezioni, all’interno di ampie sale open-space disposte su un unico piano a livello strada, privo di barriere architettoniche. È adiacente all’area archeologica per esaltare il legame tra storia, archeologia, natura e paesaggio sul promontorio che gli antichi Romani consideravano sacro limite del golfo di Taranto e i Greci veneravano quale uno dei principali centri mediterranei, consacrato al divino e destinato a rivelarne il soprannaturale per la sua peculiare collocazione geografica.

Lungo il percorso del museo è possibile visionare alcuni filmati realizzati nel corso di interventi di archeologia subacquea; ma c’è anche un monitor interattivo che descrive il luogo dal punto di vista ambientale, e richiama anche altri luoghi d’Europa coinvolti nel progetto europeo Interreg assieme al sito di Capocolonna.

All’esterno della struttura, i visitatori possono osservare i pezzi di mura romane recuperati in mare di recente, nel corso degli interventi di messa in sicurezza della falesia nel tratto che si trova subito sotto la chiesetta della Madonna di Capocolonna. Mura che erano finite in mare in un crollo risalente agli anni ’40 circa, e che ora sono state recuperate prima del posizionamento in mare dei massi a supporto della falesia. “È una sistemazione temporanea – spiega Aversa – perché stiamo studiano un allestimento che permetta di valorizzare i reperti ed il sito”.


La riapertura del Museo prelude ad ulteriori novità che potremo apprezzare nei prossimi mesi. Alle ore 11,00 sarà intanto possibile partecipare ad una visita guidata dal direttore dott. Gregorio Aversa, che si svolgerà nel rispetto della normativa anti Covid-19.

Nel pomeriggio della stessa domenica 27 marzo, presso il Museo archeologico nazionale di Crotone (via Risorgimento) si terrà una conversazione sul tema “Dante e la medicina, un rapporto privilegiato” per commemorare il DanteDì (25 marzo) giorno dell’anno dedicato al padre della lingua italiana che gli studiosi riconoscono come inizio del viaggio nell’aldilà della Divina Commedia. Assieme al Direttore Aversa ne parleranno il prof. Francesco Lopez (Accademia di storia dell’arte sanitaria) e la prof. Antonella Cosentino (Società Dante Alighieri, sezione Crotone).

L’incontro è stato trasmesso in diretta Facebook sulla pagina @MuseoArcheologicoCrotone. Di seguito è possibile guardarlo:

—–

A seguito della riapertura il Direttore Aversa ha rilasciato a RTI, il 29 marzo 2022 questa intervista:

Link Diretto: https://www.youtube.com/watch?v=Eqo2Lu0_7cE

Inoltre CrotoneOK il 02-04-2022 ha pubblicato questo articolo: