La Corte d’Appello ha confermato i sigilli sul villaggio in costruzione a Punta Scifo: ma sono stati prosciolti i cinque imputati

di Antonio Morello per la Gazzetta del Sud

Del processo penale per l’inchiesta sul “Marine Park Village” di Punta Scifo, conclusosi in primo grado nel 2021 con 5 condanne ed un’assoluzione (Mario Pagano, ex soprintendente archeologico e paesaggistico per le province di Catanzaro, Crotone e Cosenza), alla fine ha retto solo la confisca del “Marine Park Village” di Punta Scifo.

Troppi infatti gli anni trascorsi dalle presunte violazioni penali contestate nell’inchiesta della Procura di Crotone sulla realizzazione del villaggio abusivo, rimasto incompleto, in un’area vincolata di Capo colonna dove vigono i vincoli ambientale, archeologico e paesaggistico. La struttura in corso di realizzazione era finita sotto sequestro preventivo della Procura per tre volte. Mal nel giudizio di primo grado, i giudici definirono «illegittima» la costruzione del Marine Park Village in una zona agricola di Punta Scifo dal momento che non ha «alcun collegamento con le esigenze agricole del fondo» sul quale sorge.

In precedenza nella requisitoria 11 gennaio 2024 il sostituto procuratore generale, Giuseppe Cava, aveva richiesto, davanti alla Corte d’appello di Catanzaro nel corso del processo di secondo grado, nei confronti dei cinque imputati il proscioglimento per intervenuta prescrizione dei reati che gli venivano contestati, e nello stesso tempo per il Marine Park Village di Punta Scifo ha sollecitato la conferma della confisca disposta nel 2021 dal Tribunale di Crotone in quanto il sequestro dei manufatti nel 2017 ha interrotto i termini di prescrizione dell’illecito di lottizzazione abusiva. E poi: «L’insediamento – veniva riportato nelle motivazioni della sentenza del Tribunale di Crotone – non presenta nessun nesso di strumentalità rispetto a qualsivoglia attività o azienda agricola e pertanto risulta essere un vero e proprio villaggio turistico», composto da 79 bungalows, piscina e un ristorante alto 6 metri (incompiuti) e «destinato ad accogliere i turisti». Da qui «l’illegittimità del provvedimento concessorio» per mettere in piedi la struttura in un angolo di Capocolonna dove vigono i vincoli ambientale, archeologico e paesaggistico, che il Comune di Crotone rilasciò ai fratelli Armando e Salvatore Scalise nel 2011, per poi prorogarlo nel 2015 e infine revocarlo quando venne meno il titolo di imprenditore agricolo per Salvatore Scalise.

Le richieste del generale Giuseppe Cava, sono state accolte. Ieri, infatti, la Corte d’Appello di Catanzaro, ha prosciolto i cinque imputati (tra dirigenti e funzionari comunali, tecnici e imprenditori) in quanto si sono prescritti i reati di abuso d’ufficio, lottizzazione abusiva, deturpamento delle bellezze naturali e falso che, a vario titolo, venivano loro contestati.

Contestualmente però, il collegio presieduto da Alessandro Bravin (a latere le giudici Maria Rosaria di Girolamo e Assunta Maiore) da un lato ha confermato i sigilli sui terreni e le opere messe in piedi perché il loro sequestro nel 2017 ha allungato i termini di prescrizione degli illeciti mossi, mentre dall’altro ha revocato l’obbligo di ripristino dello stato dei luoghi che gravava su tre accusati.

Questi gli imputati per i quali è scattato il non doversi procedere per intervenuta prescrizione delle accuse addebitate: i titolari del villaggio Salvatore e Armando Scalise (che in primo grado furono condannati a 1 anno 6 mesi di carcere ciascuno); la dirigente del Comune di Crotone Elisabetta Dominijanni (2 anni e 6 mesi); l’ex funzionario del Municipio di Crotone, Gaetano Stabile (2 anni e 6 mesi); e il progettista dei manufatti, Gioacchino Bonaccorsi (1 anno e 6 mesi).

Inoltre Antonio Anastasi per Il Quotidiano del Sud, pone questo quesito:

Crotone, chi demolirà lo scempio in località Scifo?

La lottizzazione abusiva c’è stata ma i reati sono prescritti e quindi va revocata anche la statuizione accessoria del ripristino dello stato dei luoghi. Lo spiega la Corte d’Appello di Catanzaro, che ha depositato le motivazioni della sentenza con cui, tre mesi fa, ha dichiarato estinti i reati per i quali, nel luglio 2021, il Tribunale penale di Crotone aveva disposto cinque condanne nel processo sul contestatissimo Marine Park Village, cancellando anche la condanna alla “messa in pristino”. Ma i giudici non spiegano chi dovrà pagare per la demolizione dello scempio consumato nell’incantevole località Scifo, in piena Area marina protetta “Capo Rizzuto” e a due passi dalla colonna magnogreca simbolo della città di Pitagora nel mondo.