Nello scorso mese di novembre 2020 al Comune di Catanzaro era stato rigettato il ricorso amministrativo per annullare il decreto del 28 gennaio 2020 con il quale il Mibact ha istituito la nuova Soprintendenza Catanzaro-Crotone con sede nella città pitagorica. L’‘inammissibilità’ era legata alle motivazioni opposte dal Comune che «lamenta un pregiudizio per l’intera comunità calabrese», pur non essendo legittimato a rappresentare gli interessi del territorio regionale, ma solo quello del suo «territorio comunale di riferimento, ancorché riferibile al capoluogo di Regione».
Di fronte a tanta chiarezza di posizione, il Comune di Catanzaro, con apposita delibera di giunta ha deciso di promuovere ricorso in appello contro la sentenza 13991/2020 del 10 novembre del TAR Lazio, con nomina sia congiunta che disgiunta dei legali interni dell’Ente.
Sulla vicenda prende posizione il Comitato Provincia della Magna Grecia
Per il Comitato la reazione dell’amministrazione del capoluogo di Regione “non fa meraviglia! Tutto secondo programma. Sarebbe inimmaginabile, per i centri di potere in capo ai capoluoghi storici, pensare di rinunciare a qualsivoglia struttura di natura pubblica pur in presenza, come nel caso di specie, di una palese e cristallina attestazione che difficilmente può essere confutata: la naturale ed innegabile storica predisposizione che la città di Crotone ha nel rivendicare l’allocazione degli uffici periferici del Mibact. Del resto già il Tribunale Amministrativo aveva rigettato il ricorso che il capoluogo di Regione aveva intentato contro il decreto Ministeriale del 28 gennaio 2020, il quale stabiliva in Crotone la sede dell’ ufficio per le provincie di KR e CZ. Ora il nuovo affondo! Si ricorre al Consiglio di Stato, poiché Catanzaro sarebbe stata colpita nell’orgoglio di Capoluogo regionale per “evidente violazione di ogni criterio di ragionevolezza, motivazione, efficienza, efficacia, istruttoria, parità di trattamento…“.
La cosa lascia attoniti e basiti! Nel mentre Catanzaro, pur non avendo i benché minimi requisiti storici al cospetto di Crotone, per ovvi motivi su cui non ci soffermeremo, tuttavia scorge nella scelta della sede Crotoniate una violazione della ragionevolezza e della parità di trattamento, quando invece sonnecchia, o molto più probabilmente finge di sonnecchiare, su uno scriteriato squilibrio di fondo che sussiste fra le due aree.
Si è mai chiesta, la città di Catanzaro, se sia probo ed equo detenere circa 28mila dipendenti pubblici, mentre la città di Crotone raggiunge appena le 3500 unità? Si è mai chiesta, il Capoluogo regionale, se risponda a criteri d’equità avere 2 ospedali HUB mentre nella città Pitagorica persiste un sottodimensionato ospedale Spoke? Qualcuno si è domandato, nella città delle Aquile, se sia lecito avete tre servizi d’emodinamica mentre sullo Jonio non esiste neppure l’ombra del Presidio salvavita? Potremmo rivolgere domande del genere fino a scrivere un tomo d’antologia: il risultato non cambierebbe.
(…) Le politiche pigliatutto del centralismo non si fermano davanti a nulla, (…). Il tutto nel mentre lo Jonio continua ad assistere a pose di prime pietre solo in occasioni delle tornate elettorali; unico motivo per il quale ci si ricorda dell’esistenza del notevole serbatoio di voti dell’area rivierasca. Magna Graecia dice basta a quest’andazzo irriverente ed irrispettoso della dignità dei popoli e esprime sdegno per il livello di sudditanza a cui la spocchia e l’ingiustificabile presunzione dei capoluoghi storici ha condotto le aree dell’Arco Jonico.
