Tempio di Melissa (Gooogle Street View feb 2010)

Rinvenuto importante tempio greco a Torre Melissa

Un grande edificio pubblico di età ellenistica, probabilmente un santuario di ordine dorico-ionico di eccezionale interesse storico-archeologico, è stato scoperto, salvato dalla cementificazione e consegnato alla comunità scientifica, grazie alla preziosa azione del Comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, in particolare del Nucleo di Cosenza.

Il ritrovamento interessa la zona di Torre Melissa, in provincia di Crotone, ed è venuto alla luce nel corso delle attività di controllo condotte normalmente dal Nucleo. “Il lavoro del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale non solo impedisce e ostacola attività criminali, ma spesso ci permette di entrare in possesso di nuovi beni che vanno ad arricchire il patrimonio italiano – ha dichiarato il ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli – L‘area di Torre Melissa andrà indagata al più presto, e nel miglior modo possibile, per farne un sito visitabile. Saranno messi a disposizione tutti i soldi necessari, in base al progetto del quale si occuperà la sovrintendenza“.

A fine maggio, i Carabinieri vengono a conoscenza del fatto che una società edile stava realizzando, nella provincia di Crotone, un complesso residenziale gettando le fondamenta sui resti della civiltà magnogreca. Sebbene l’impresa avesse tutti i permessi in regola, la presenza dei reperti archeologici venuti alla luce nel corso dei lavori, e dei quali nessuno sospettava la presenza, non è stata comunicata, anzi occultata.

I ritrovamenti rinvenuti dall’impresa edile sono stati nascosti in parte in una discarica, in attesa di trovare collocazione, in parte all’interno di un villaggio turistico di Torre Melissa, appartenente allo stesso proprietario. Il 5 giugno, grazie al servizio di controllo svolto dai militari dell’Arma territoriale con la cooperazione aerea dell’ottavo Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia, sotto la direzione della Procura della repubblica di Crotone, i cinquanta reperti (colonne, capitelli, mosaicie frammenti vari), datati tra IV e III secolo a.C., sono stati individuati e sottoposti a sequestro. La conseguente attivita’ di osservazione e pedinamento ha portato a individuare il cantiere edile da cui provenivano i reperti, anche questo sottoposto a sequestro.

Le dimensioni dello scavo, di metri 50x20x3,5, fanno pensare che la struttura possa essere solo una parte di un piu’ ampio sito archeologico di epoca Brettia. “Ora si tratta di ricomporre tutte le tessere del puzzle – ha spiegato Giovanni Guzzo, sovrintendente archeologico della Calabria – per il momento possiamo affermare che si tratta di un grande edificio pubblico con colonne che presentano elementi decorativi di diversi ordini“. Non sarebbe questo il primo esempio di co-presenza tra influenze ioniche e doriche, nel territorio abitato tra IV e III secolo dai Brettii, ma sicuramente “sarebbe il primo esempio di costruzione pubblica di questo genere“, ha sottolineato il sovrintendente Guzzo.

Adesso, gli scavi saranno ampliati, anche per poter indagare l’intera zona, mentre le varie parti saranno rilevate e misurate allo scopo di iniziare una ricostruzione grafica del sito. Tra sei mesi sarà poi necessario fare il punto dei lavori. Il ritrovamento tempestivo, che ha permesso di anticipare la colata di cemento che avrebbe segnato “la pietra tombale di questo sito – ha spiegato il generale Giovanni Nistri, comandante del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale – è stato reso possibile grazie agli elementi qualificanti della nostra attivita’: la capacita’ investigativa del reparto specializzato, lo stretto coordinamento con l’Arma territoriale, la collaborazione con gli enti locali e il fatto di essere parte integrante del ministero per i Beni e le Attività culturali, perché nulla si può senza sinergia“.(ign)

Foto a cura di “Fotovideo Lonetti”, Torre Melissa


SCOPERTO UN TEMPIO GRECO A TORRE MELISSA preziosi reperti archeologici utilizzati come pezzi di arredo e materiale per la costruzione di un villaggio turistico

A cura di Stefano Carbone. Pubblicato su Martus Journal Giugno 2012

E’ un mistero. Non tanto capire l’esatta portata della scoperta archeologica a Torre Melissa (Crotone) quanto il perché anche stavolta sono dovuti intervenire i carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio culturale a sventare l’ennesimo scempio. Come si fa, infatti, a scoprire le tracce di un’antica civiltà e invece di avvertire il mondo di questa scoperta decidere piuttosto di usare le colonne, i capitelli, i mosaici, tirati fuori casualmente dalla terra dalle ruspe come materiale decorativo per un villaggio turistico?

Ora il cantiere è sotto sequestro, i reperti pure e due persone sono state denunciate. Grazie all’attività di indagine sul territorio le autorità sono venute a conoscenza del ritrovamento di alcune colonne e altri reperti all’interno di un cantiere per la costruzione di un complesso residenziale. Come si diceva all’inizio, infatti, i responsabili della costruzione non avevano avvisato gli enti competenti, proseguendo i lavori e trasportando oltre 50 reperti di varia natura (colonne, capitelli, mosaici e frammenti vari) in un villaggio turistico della zona, dove venivano utilizzati come arredamento.

Dai primi rilievi effettuati in emergenza a cantiere aperto (ai quali ho partecipato), si tratterebbe di una struttura templare di tipo ionico-dorico risalente al IV-III secolo a.C. La presenza del tempio fa pensare all’esistenza di un insediamento più ampio. C’è di più. Il ritrovamento di Torre Melissa attesta, ancora una volta, la densità di frequentazione antica nel territorio di Crotone, in gran parte ad oggi inesplorato.

Il dato concerne tanto l’area più strettamente metropolitana quanto la provincia, come indicano le recenti scoperte archeologiche nella frazione Altilia del comune di Santa Severina.

Già da una prima analisi degli elementi architettonici e decorativi, ulteriormente danneggiati dalle ruspe, si può tentare la ricostruzione di una sequenza diacronica dell’area santuariale: il rinvenimento di tre rocchi di colonne doriche, diversi frammenti di triglifi, metope e porzioni del fregio fanno pensare ad un primi impianto sacro identificabile con un periptero esastilo dorico ascrivibile alla seconda metà del VI sec. a.C.

Il secondo gruppo di elementi architettonici identificato: rocchi di colonne ioniche, capitello di lesena, metope cieche e triglifi, base di colonna ionica con toro e spira, attestano un secondo impianto templare di età ellenistica databile al IV-III sec. a.C.

Da una prima valutazione del contesto si può tentare una ricostruzione, sia pure approssimativa, del complesso sacro, il primo impianto doveva essere un oikos in antis, cioè una piccola cella con due o quattro colonne in antis. Comunque, solo un’indagine stratigrafica in estensione potrà stabilire una successione diacronica completa del complesso templare. Si tratta di una scoperta archeologica straordinaria senza precedenti non solo per l’importanza dei materiali salvati dalle ruspe e della mentalità criminale del titolare del fondo.

Il santuario è posto a pochi metri dal mare, immediatamente a ridosso della spiaggia di Torre Melissa, ciò indica che doveva trattarsi di un importante luogo di culto intitolato molto probabilmente a Era protettrice della città. Quale città? E dove era situata? È fin troppo chiaro che doveva trattarsi di una polis greca piuttosto importante, data la consistenza dell’impianto santuariale, da ricercare nelle immediate vicinanze.


Articoli e Pubblicazioni correlati

  1. Tempio di Melissa (Gooogle Street View feb 2010)