Sibari, parco archeologico autonomo; terza Soprintendenza calabrese di Catanzaro-Crotone; nuova Soprintendenza del mare, con sede a Taranto

Queste le importanti e recenti decisioni del MIBACT

Il parco archeologico di Sibari gestirà direttamente finanziamenti e possibilità di promozione
Sibari ottiene così, finalmente, piena autonomia scientifica e di ricerca, gestionale, amministrativa e finanziaria. Una soluzione che comporterà sicuramente più opportunità per la tutela, la salvaguardia e la promozione dell’area archeologica ma sarà anche una sfida, quella dell’autogestione, che permetterà al territorio di mettersi alla prova con le tante attese ed aspettative che ci sono attorno ad un sito di interesse culturale così importante.

Avevo indicato tra le mie priorità il rilancio del Parco archeologico di Sibari e con il conferimento dell’autonomia speciale decisa con il nuovo regolamento di organizzazione del Mibact sarà possibile fare del Parco un’eccellenza non solo calabrese ma nazionale”. Così il Sottosegretario ai beni culturali Anna Laura Orrico.

Avevo posto all’attenzione del Ministro la necessità e l’urgenza di intervenire per rilanciare il Parco, assicurando una migliore tutela e lavorando per una sua più ampia valorizzazione. Si è fatta una scelta coraggiosa, che riconosce a un sito di enorme valore storico-culturale, uno dei più ricchi ed estesi della Magna Grecia, l’importanza che gli è dovuta. Una scelta che significa maggiori onori ma anche maggiori oneri, cioè un’assunzione di responsabilità collettiva, per sfruttare in pieno una grande opportunità non solo sul piano culturale ma anche per il rilancio del territorio. Dove c’è cultura ci sono infatti legalità, sviluppo sostenibile, economia sana”.


Stabilita anche la creazione di una terza Soprintendenza calabrese, quella di Catanzaro-Crotone, province che prima erano invece accorpate a quella di Cosenza.

Continua il Sottosegretario ai beni culturali Anna Laura Orrico: “E‘ un altro segnale importante di attenzione per la Calabria, per il suo meraviglioso patrimonio archeologico, storico, culturale. Dobbiamo tutelare e valorizzare al meglio i nostri tesori e con queste scelte andiamo nella direzione giusta. A patto che ognuno faccia la propria parte con professionalità, responsabilità, competenza e massimo impegno”.

Per il sindaco di Catanzaro, Sergio Abramo, e del vicesindaco e assessore alla Cultura, Ivan Cardamone. “La creazione della Soprintendenza di Catanzaro-Crotone, decisa nel corso dell’ultimo Consiglio dei Ministri, è senz’altro una buona notizia che conferma l’importanza rivestita, nell’ambito dei beni archeologici e culturali, da questi due territori”.

Catanzaro e Crotone hanno adesso nuova autonomia con la creazione di questa Soprintendenza che amplia, da due a tre, il totale delle Soprintendenze in Calabria. È un aspetto che non potrà non avere positive ricadute non solo in termini di autonomia gestionale, ma anche attraverso lo snellimento delle procedure burocratiche e l’agevolazione di quelle logistiche e d’accesso, considerato che nel capoluogo di regione, al complesso monumentale del San Giovanni, è già attiva la sede della Soprintendenza. Accogliere con un plauso la scelta fatta dal Consiglio dei Ministri – hanno proseguito Abramo e Cardamone – non è una questione di pennacchio o campanile, ma la sottolineatura concreta di un ruolo, centrale, che viene riconosciuto al patrimonio archeologico delle due province”.

Per Nicola Fiorita e Francesco Cuteri, rispettivamente consigliere comunale e coordinatore di Cambiavento di Catanzaro, “.. l’istituzione della Soprintendenza per le province di Catanzaro e Crotone, che nasce dal distacco da quella già esistente che aveva come capofila Cosenza, sede centrale degli uffici , … accompagna con determinazione la necessità di una più forte e radicata presenza delle istituzioni statali, in tema di beni culturali, sul territorio regionale” …. “L’augurio è che, superata la fase degli annunci, si possa provvedere con tempi celeri all’istituzione reale di quanto decretato nell’ultimo Consiglio dei Ministri, … con la definizione di come concretamente sarà strutturata la nuova Soprintendenza di Catanzaro e Crotone, che dovrà avere anche una sede logisticamente favorevole“.

I 2 sostengono il posizionamento della nuova sede della Soprintendenza “presso il Complesso Monumentale del San Giovanni, che rappresenterebbe non solo una valida soluzione, ma anche una seria opportunità di rilancio della città e del centro storico. Inoltre, pur riconoscendo la straordinaria importanza del patrimonio archeologico di Crotone, che merita da parte del Mibact ogni attenzione e soprattutto la soluzione della questione inquinamento che rende e renderà inagibile per ancora molto tempo il Castello e dunque anche gli spazi in uso alla Soprintendenza, la scelta di Catanzaro come sede centrale consentirebbe finalmente l’istituzione in Calabria dell’Ufficio Esportazione; ufficio preposto al controllo delle opere d’arte e dei beni librari in entrata ed in uscita dal territorio italiano e che può essere istituito, ai sensi della legislazione vigente, solo nel Capoluogo di Regione”.


La riforma del Mibact fa rinascere l’attenzione per il patrimonio subacqueo

Testo estratto da Huffington Post.it del 04-12-2019

È stata presentata dal ministro Dario Franceschini la nuova organizzazione del MiBACT, l’ennesima resasi necessaria dopo la riorganizzazione promossa dal precedente ministro Alberto Bonisoli.

Si spera che possano anche riprendere presto servizio i tre direttori prima in carica, uno dei quali (Simone Quilici), peraltro, appena nominato dallo stesso Bonisoli. La restituzione dell’autonomia a questi tre musei è solo una delle novità introdotte da Franceschini con un provvedimento che non solo si preoccupa di ripristinare quanto improvvidamente smantellato ma anche di dare maggiore coerenza e articolazione al disegno complessivo della tutela e valorizzazione del patrimonio culturale avviato nel 2014.

[….] L’istituzione della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, che avrà sede a Taranto. Si tratta di un provvedimento di grande portata strategica per più versi, innanzitutto perché finalmente restituisce una necessaria attenzione all’archeologia subacquea che negli ultimi anni è stata fortemente ridimensionata, se non del tutto annullata.

L’Italia ha, infatti, una gloriosa tradizione in questo settore: di fatto l’archeologia subacquea è nata proprio in Italia e in Francia alla metà del Novecento. Si pensi alla straordinaria e innovativa figura di Nino Lamboglia che per primo intuì l’importanza di questa disciplina e diede vita al Centro sperimentale di archeologia sottomarina, che fu anche dotato di imbarcazioni specializzate nelle ricerche archeologiche. Poi quella realtà andò progressivamente in crisi già negli anni 70-80 dopo l’improvvisa morte di Lamboglia e l’Italia non si è mai dotata di una specifica Soprintendenza, a differenza della Francia che fin dal 1966 istituì la Direzione delle Ricerche archeologiche sottomarine e subacquee (DRASSM), con sede a Marsiglia, dotata di imbarcazioni, mezzi e personale specializzato, e con competenza di tutela del patrimonio in tutte le acque francesi.

Strutture analoghe esistono in Spagna e in molti altri Paesi, tranne che, finora, in Italia, che negli anni passati diede vita solo a un Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea (STAS), con funzioni solo di supporto alle soprintendenze, che non ha però lasciato un ricordo particolarmente positivo. Unica eccezione in Sicilia, Regione dotata di autonomia nei beni culturali, che ha istituito la Soprintendenza del Mare grazie all’iniziativa e alle grandi capacità di Sebastiano Tusa, purtroppo scomparso di recente in un drammatico incidente aereo.

Quella di Taranto potrà dunque essere l’occasione per restituire all’Italia un ruolo anche internazionale nel campo dell’archeologia subacquea, se si saprà operare ad alti livelli, evitando il rischio del basso profilo e della mera operazione di facciata. Da Taranto dipenderanno sedi operative (al momento sono previste a Napoli e a Venezia, ma sarebbe opportuno prevederne altre, almeno in Sardegna e in Toscana-Liguria) per poter intervenire nei vari ambiti lungo una costa, come quella italiana, lunga molte migliaia di chilometri.

Quanto mai opportuna è la scelta della città dei due mari, per tanti motivi: la sua collocazione geografica, centrale rispetto ai mari italiani, il suo antico rapporto con il mare, la necessità di dar vita, in una città colpita da una crisi profonda, a prospettive nuove che non potranno esserci senza valorizzare il patrimonio culturale, il paesaggio, le risorse del mare, investendo in ricerca, alta formazione, innovazione.

Ovviamente ci si augura che la realizzazione della Soprintendenza del Mare non deluda le attese: servirà infatti non solo una sede adeguata, con uffici, laboratori e magazzini ma soprattutto personale scientifico specializzato (archeologi subacquei e navali, bioarcheologi, ma anche geoarcheologi/geomorfologi, architetti, antropologi culturali, restauratori), tecnici sommozzatori, fotografi, videoperatori, disegnatori (con abilità subacquee), ecc. Ma serviranno soprattutto imbarcazioni attrezzate per le ricerche in mare (simile alla nave André Malraux della DRASMM) con attrezzature per lo scavo archeologico sottomarino, le prospezioni geofisiche.

Inizialmente un accordo con la Marina Militare o con altri corpi specializzati dei Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, sarà necessario. Così come sono auspicabili strette collaborazioni e accordi operativi con le Università (sono molte quelle in cui sono attivi archeologi e insegnamenti di archeologa subacquea: Bari, Campania, Catania, Foggia, Napoli L’Orientale, Napoli Suor Orsola Benincasa, Pisa, Roma tre, Salento, Sassari, Udine, Viterbo, Venezia), il Cnr e altri Istituti di ricerca.

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