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Frammenti dell’incontro ed interviste a margine del Convegno.

Il video integrale è reperibile in: https://www.gruppoarcheologicokr.it/video/antica-kroton-futura-convegno-del-5-dicembre-2025-alla-scuola-superiore-meridionale-di-napoli/

TRASCRIZIONE (generata automaticamente da Youtube):

Sindaco di Crotone – Voce

Sono qui a Napoli, sono particolarmente emozionato e orgoglioso e alla scuola superiore meridionale con una comunità scientifica d’eccellenza, quindi parlare dell’antica Kroton
futura, di questo progetto ambizioso che vede oramai la partenza di numerosissimi
cantieri e la valorizzazione di tanti siti è veramente emozionante. Poi questi
ricercatori su tutti il professore Resigno, ma non voglio minimizzare gli
altri, un lavoro straordinario che va avanti. I i crotonesi possono ammirare,
a questo punto direi in tutto il mondo possono ammirare quello che stiamo
realizzando con questo progetto ambiziosissimo. La rigenerazione urbana parte dalle
origini. Questa è la scommessa vera che si sta compiendo nel cuore, nella culla
della cultura umanistica riconosciuta a livello internazionale. Sì, è l’intenzione del progetto, no? la
valorizzazione di una città dove fino a poco tempo fa nessuno poteva immaginare
e guardando la città che veniamo da 2600 anni di storia dove illustri
pensatori no o medici o atleti o guerrieri provenivano dall’antica Kroton
e dobbiamo fare in modo che da questa Antica Kroton si porti la nostra città
in un futuro che mi auguro sia radioso.

prof. Arturo De Vivo – Scuola Superiore Meridionale (SSM)

Oggi con grande piacere che sono qui con voi a inaugurare un convegno, un convegno sull’antica Kroton. Per quale motivo? Perché sono un antichista, sono un filologo che si interessa di letteratura latina e quindi il dottorato di archeologia e culture del Mediterraneo Antico che è diretto da Carlo Rescigno, è immediatamente coinvolto in questa impresa, un’impresa che si lega a una terra che non sta a me dire quali sono le scoperte importanti che i nostri archeologi diretti da Carlo stanno ritrovando, ma che per un antichista Crotone è legata a all’Ovidio del Pitagora o se volete all’ultimo episodio del Satiricon con l’arrivo di Eumolpo a a Crotone dove trova i cacciatori di eredità. Beh, insomma, una città centrale nel nell’antico. Noi abbiamo sia l’aria umanistica che l’area scientifica, ma essere in grado di intervenire sulla vita di una città, sulla diciamo l’importanza di un patrimonio culturale che diventa non più conservazione inerte, ma diventa vita concreta e che interagisce con il sociale. veramente per noi è un fatto gratificante e quindi io sono qui a testimoniare la disponibilità, ma anche il la profonda convinzione con cui la scuola continuerà a sostenere questo progetto che ha una delle responsabilità di Carlo Rescigno, però con Carlo Rescigno ci sarà la scuola sia la governance sia all’amministrazione che lo sosterranno e questa è garanzia, diciamo, per l’amministrazione comunale, per la Soprintendenza che non saranno soli e quindi veramente un ringraziamento a tutti voi. impatto della ricerca archeologica su un territorio diventa scoperta delle tracce di una cultura che affonda, come nel caso di Crotone, le sue radici nella Magna Grecia. Crotone è una delle prime colonie greche e poi nella civiltà romana.

Questo che cosa significa? significa restituire al territorio la consapevolezza di un’identità che non è soltanto passato, ma è il territorio su cui si deve costruire un presente che realizzi al meglio le potenzialità che quella terra può esprimere e che la scuola superiore meridionale con i suoi allievi ordinari, i suoi ricercatori, i suoi archeologi, il professor Rescigno dirige veramente al meglio, sia impegnato a Crotone con questo progetto che sta portando alla luce reperti incredibili.

Per noi è un grande risultato, anche perché siamo una scuola superiore, ma per noi la ricerca non è soltanto ricerca all’interno della scuola o della comunità accademica, ma è soprattutto ricerca che si riversa sul sociale e quindi il rapporto con la città di Crotone diventa per noi il punto di partenza per quello che vogliamo realizzare soprattutto per il nostro meridione.

Sindaco di Crotone, Voce

Kroton è stata l’avanguardia mondiale in tanti campi e questo deve tornare a fare ad essere l’orgoglio non solo dei crotonesi ma di tutti quanti. Sono stati altri finanziamenti, c’è il PNRR, centinaia di miliardi di euro. Crotone, la mia amministrazione forse 40-42
milioni di euro solo col PNRR. È vero che resta una palestra in più,
resterà una mensa in più, un palazzetto dello sport, però restituire,
io dico anche alle future generazioni, no, a questa Antica Kroton futura, come
è stato chiamato questo progetto, dare questa valenza archeologica alle
prossime generazioni, avrà una valenza che rispetto a una mensa e è molto ma
molto più importante. Quindi grazie a tutti e sono veramente, lo voglio ripetere, orgoglioso di essere qui stamattina.

Dirigente Comune di Crotone, Antonio Senatore

Il progetto Antica Kroton è un progetto di archeologia, quindi è giusto che l’archeologia sia l’attore principale di tutte le azioni che si costruiscono nell’ambito della valorizzazione del programma. Oggi è una giornata importante perché con la nostra presenza qui presso la scuola superiore meridionale c’è la possibilità di iniziare a far conoscere i primi risultati scientifici che sono alla base delle attività che si stanno, diciamo, svolgendo sul territorio.
È chiaro che Antica Kroton deve essere visto il programma Antica Kroton come un punto di partenza e non di arrivo, anche se sappiamo che un punto di arrivo è un arrivo importante perché significa aver speso 61 mila e 700 milioni che dovranno lasciar traccia al territorio, ma questo, per come ormai è dimostrato, non non è sufficiente perché se vogliamo dare conoscenza maggiore e dare maggiore centralità al territorio di Crotone, dobbiamo ancor di più investire sull’archeologia, fare in modo che l’archeologia diventi un motore di crescita professionale e di sviluppo per il territorio. La città ha voglia che questa storia venga raccontata, quindi la cosa, diciamo, più difficile è coniugare le esigenze archeologiche non monumentali con l’esigenza della città che vuole appropriarsi di questa sua storia millenaria e far sì che Crotone non venga solo conosciuta come
elementi di lettura, ma anche come elementi visivi di questa sua storia che
è stata importante non soltanto nell’epoca magnogreca, ma anche nelle varie fasi della sua vita, tant’è vero che è una città stratificata, è una delle poche città in cui Crotone si
ricostruisce su se stessa. Non abbiamo un’area archeologica esterna importante.

MIC-SABAP CZ-KR, Stefania Argenti

Devo ringraziare Antonio Senatore per questo perché ha avuto una visione molto lungimirante, cioè aprire la progettazione al pubblico in cui la Soprintendenza partecipava attivamente per veicolare tutti gli indirizzi necessari per poter anticipatamente e convogliare le scelte progettuali verso una visione condivisa. la carta archeologica di un elemento di studio eh non solo per la scienza, non solo per l’archeologia, ma per gli urbanisti e perché no, per le nuove generazioni che hanno il diritto a una nuova narrazione.
La carta archeologica georeferita, digitalizzata è stato uno dei primissimi obiettivi posti come ehm mission della Soprintendenza, perché un sito così importante dal punto di vista archeologico doveva avere uno strumento di conoscenza adeguato al all’oggi, al contemporaneo e che potesse essere messo a disposizione di tutti. Come prima cosa vediamo i supporti cartografici a disposizione eh per eh la piattaforma,
quindi abbiamo quella che vediamo in questo momento, ovvero la carta tecnica regionale. Era un passaggio che doveva essere fatto con i migliori esperti.
È per questo che congiuntamente all’amministrazione comunale abbiamo fatto e voluto la scuola superiore meridionale proprio capitanata dal professor Rescigno, uno dei massimi conoscitori dell’archeologia antica e quindi siamo orgogliosi di un risultato raggiunto congiuntamente perché non si ottengono risultati così importanti se non si eh collabora, se non si lavora insieme e quindi questo è secondo me anche un un momento di riflessione su come si dovrebbe lavorare per ottenere risultati così importanti. Ecco, questo non solo coniuga eh la ricerca archeologica, non solo coniuga la volontà di mettere a disposizione tutto il patrimonio conoscitivo che deteniamo in parte negli archivi e che non è stato adeguatamente pubblicato per tutta una serie di vicissitudini spesso che non sono legate a delle volontà, ma proprio all’impossibilità, al non avere risorse, alla discontinuità che spesso accade in ambito amministrativo e quindi noi oggi abbiamo abbiamo il dovere invece di capitalizzare tutto il lavoro fatto del passato che è straordinario e non è adeguatamente conosciuto e capitalizzare il lavoro che stiamo facendo oggi con
tutti questi scavi e gli vogliamo mettere a disposizione in tempo reale e quindi non fare più come in passato che non si poteva essere pienamente edotti dei traguardi
scientifici raggiunti. Quindi noi oggi attraverso questo progetto condiviso
abbiamo lavorato affinché tutti potessero avere uno strumento consultabile, sia l’amatore che vuole avere delle notizie, che vuole con curiosità conoscere le proprie origini e al potenziale ricercatore, al potenziale studioso, allo studioso o al ricercatore, in modo tale da poter ampliare sempre il quadro conoscitivo,

UNINA – Prof. Marco Giglio

L’inquadramento del progetto, fondamentale progetto di conoscenza, riqualificazione con una visione partendo dai dati del passato verso il futuro, ma vorrei sottolineare soprattutto l’ultimo aspetto della relazione del soprintendente, la condivisione del dato, che è, dal mio punto di vista, penso condiviso da tutti, la base per una vera valorizzazione del di quello che si sta facendo e iniziamo quindi con le relazioni archeologiche e la prima relazione da programma è il dottor Alfredo Ruga, La Topografia di Crotone, ricordo di Roberto Spadea.

MIC – SABAP – Alfredo Ruga

Allora, ringrazio gli organizzatori della giornata odierna di studi dedicata all’Antica Kroton per avermi dato la possibilità di essere qui a Napoli a illustrare, per contestualizzare gli interventi in corso del progetto la topografia della città antica, della città aa attingendo essenzialmente a quanto il maestro ed amico Roberto Spadea, che è stato funzionario della Soprintendenza per vari decenni, con la sua attività che ha visto coinvolto spesso nel corso degli anni anche ehm personalità studiosi delle Università di Napoli, ricercatori e allievi, quindi con un
forte coinvolgimento, appunto, di questa realtà. lui è riuscito a definire anche
nel corso della sua attività di tutela la topografia della città. Quindi partendo dagli studi di Claudio Sabione, che qui è per fare vedere il contesto di provenienza del fondatore della città di Miskelos di Ripe, quindi la la localizzazione del centro e anche sotto una moneta che illustra il, diciamo così, il mito di fondazione legato ovviamente alla pizia e alla ai suoi oracoli. l’estensione della città antica, vedete a sinistra rispetto al territorio circostante, quindi si era una un’estensione abbastanza notevole. Dicevo, quindi questa serie di studi hanno accertato in modo convincente non
solo l’articolazione, riporto le parole di Roberto Spadea, ma anche la scansione della maglia urbana tra l’età arcaica e il V secolo alla fine della tirannide di Onigiana, quando Crotone sembra rinascere in un periodo di benessere che non oltrepassa però il secondo venticinquennio del terzo secolo aantico che segna l’inizio di un periodo di
decadenza. Roberto Spadea è tuttora un pilastro dell’archeologia della Magna Grecia, della Calabria, ma soprattutto dei territori di cui si occupava, quindi di Crotone e e di tutte le sue realtà archeologiche del territorio.
Possiamo anche ricordare Cirò e l’area del Cirotano, ma anche la subcolonia di Terina, quindi l’area del Lametino o di SKilletion. Quindi sentite veramente con la partecipazione anche affettiva, considerando che lui era di quei luoghi oppure si sentiva eh diciamo così nuovo cittadino un po’ di Crotone dove ha risieduto per un sacco di tempo, non solo dal punto di vista lavorativo.
Quindi anche portare questo ricordo per me significa tanto. per quanto mi ha insegnato, per quanto abbiamo fatto, per quello che abbiamo vissuto nelle battaglie e anche ricordo la famosa sera del degli incendi della Montedison, i fuochi e stavamo per aprire la mostra del tesoro di Hera a Palazzo Morelli appena consegnato nel momento in cui si stava per chiudere il museo di Crotone per la ristrutturazione e quindi la sua preoccupazione, la sua ansia perché lui voleva che la cittadinanza godesse dell’esposizione di questa scoperta eccezionale che era avvenuta nel 1987, quindi per me sarà sempre un ricordo e lo porterò sempre come valore aggiunto alle mie ricerche. se vogliamo, proprio rispetto al contributo specifico che ha dato lei a questo convegno, è anche il motivo, il trait d’union fra chi ancora ostinatamente si sente defraudato di alcuni sondaggi che sono stati fatti e invece Antica Kroton è un collante con quegli studi, con quegli scavi, ma con in più gli strumenti nuovi. il fondatore ha dato le linee guida di quello che poi diventavano gli assi viari, diciamo, i settori urbanistici della città che poi sono stati sviluppati nel tempo.
Quindi la sua idea è stato il germe, il seme per quello che è venuto dopo. Ugualmente Spadea ha tracciato queste linee che noi stiamo adesso portando avanti e che servono per fare riappropriare proprio i cittadini di questo che è il patrimonio, diciamo tra virgolette di famiglia, cioè sono i nostri beni e quindi noi dobbiamo tutelarli non perché sono testimonianze mute del passato o glorie su cui solamente raccontare quando uno si trova fuori dalla Calabria, dice “Ah sì, io sono di Crotone, il famoso per questo piuttosto che per altro”. No, devono essere il nostro patrimonio di famiglia.

Noi ci teniamo quando viene qualcuno in famiglia a fare vedere le fotografie, gli antenati, le cose di raccontare o papà facist, quindi anche quindi tener conto che questi beni sono la nostra ricchezza ma interiore prima di tutto e poi diventerà la ricchezza anche economica per lo sviluppo.

SSM – Prof. Carlo Rescigno

Completati questi riti, si facevano poi delle offerte….

Abbiamo la responsabilità di dover restituire una reale immagine di unione del promontorio alla città.

Direttore Parchi Archeologici Crotone e Sibari – Filippo Demma

Diceva Teodor Radorno che non si tratta di conservare il passato, si tratta di realizzare le sue speranze e in questa prospettiva la risposta è che certo la nostra responsabilità è enorme. Il promotorio Lacinio in particolare è sempre rimasto al di fuori, al di là, oltre oltre anche la zona frequentata dai turisti, la costa, lo splendido lungomare di Crotone che per me non ha niente da invidiare al Regio al chilometro di Reggio Calabria e con tutta la costa il fascino dei Calanchi che arrivano a mare.
Il Lacinio deve essere protetto, conservato e valorizzato. deve diventare un un punto in cui i crotonesi per primo si recano non in pellegrinaggio, ma a frequentare il bosco sangre, a frequentare il museo, a frequentare il parco, a vedere le mostre, a rivedere gli oggetti, a parlare di cultura anche, non solo di archeologia. Naturalmente questo implica che questa parte di paesaggio storico, il pluristratificato, venga conservata, modulata, adattata alle esigenze moderne di frequentazione, ma soprattutto tutelata e conservata e implica che venga reintegrata, implica che, come dire, tutto quello che dalla cinto finora ritorni alla cigio chiaramente perché possa essere presentato e perché possa ricostituire l’unità di un racconto.
I turisti verranno e i turisti dovranno venire, ma è funzionale che che il Lacinio sia reintegrato nella sua nella sua unità narrativa perché possa diventare anche il un’ulteriore attrattiva perché appunto da Crotone i crocieristi non si limitano a fare una passeggiata per la città o per il centro storico, ma prendano un autobus, prendano una lancia e arrivino anche alla cine.

Sindaco di Crotone Vincenzo Voce

A Crotone sono stati fatti scavi importanti, è stato detto negli anni 70. Oggi però c’è un nuovo modo scientifico di fare questi lavori, questi scavi archeologici e questi studi. Sono passati circa 50 anni, almeno dagli studi più importanti, ma oggi con questa nuova opportunità che ci dà Antica Kroton abbiamo la possibilità di restituire un territorio valorizzato dal punto di vista archeologico.

SSM – Prof. Carlo Rescigno

La Scuola in questo modo ha aperto e ampliato le superfici dei suoi laboratori dagli spazi che sono all’interno delle aule che sono all’interno dei laboratori dove conserviamo ceramiche e abbiamo strumentazioni si allargano a un contesto ambientale quello di un’intera città e quindi ringrazio anch’io il sindaco per averci accettato e e la soprintendente Stefania Argenti che ha ha chiesto la nostra partecipazione, permettetemi un particolare ringraziamento ad Antonio Senatore.
Abbiamo due modi molto diversi spesso di concepire il rapporto con il territorio e anche il modo di divulgare, di far conoscere questo passato, ma senza la sua capacità di far quadrare i conti, di mettere in ordine i progetti, di stabilire e definire degli obiettivi,
perché nella storia di Crotone spesso non sono mancate intelligenze, non sono mancate energie, forze che hanno che hanno segnato il campo della conoscenza. A volte mancava la possibilità di raggiungere gli obiettivi, si avviavano, ma poi c’era sempre qualcosa che interrompeva perché non sempre c’era una disponibilità economica per poter portare a compimento quello che veniva progettato, perché tante delle cose di cui stiamo parlando oggi sono state pensate anche nel passato, ma non ci sono stati momenti fortunati come questo e speriamo di riuscire a poter portare a compimento. Questo grafico vi rende quartiere per quartiere, poi nel totale quali sono le parti che noi realmente
perché nella storia di Crotone spesso non sono mancate intelligenze, non sono mancate energie, forze che hanno che hanno segnato il campo della conoscenza. A volte mancava la possibilità di raggiungere gli obiettivi, si avviavano, ma poi c’era sempre qualcosa che interrompeva perché non sempre c’era una disponibilità economica per poter portare a compimento quello che veniva progettato, perché tante delle cose di cui stiamo parlando oggi sono state pensate anche nel passato, ma non ci sono stati momenti fortunati come questo e speriamo di riuscire a poter portare a compimento. Questo grafico vi rende quartiere per quartiere, poi nel totale quali sono le parti che noi realmente
conosciamo dei diversi quartieri e in azzurro sono le parti che noi non conosciamo. in in giallo quasi non si vede è la parte che noi in realtà conosciamo per scavi sistematici, siano essi stati di emergenza o siano stati stavi scavi estesi come quello bellissimo della banca della banca popolare, cioè abbiamo un 2% della superficie totale che noi conosciamo e su questo 2% noi cerchiamo di ricostruire la città.
Questo è un motivo che ci ha spinto ogni volta che ci hanno fatto proposta di aprire un nuovo scavo, di accettare lo scavo per poter almeno aumentare ciò che conosciamo.
Conosciamo solo il 2% di quella che è l’Antica Kroton. Sì, questa situazione però è Crotone la condivide con molte altre città a continuità o a parziale continuità di vita. In genere, quando c’è sovrapposizione di di fasi storiche, il giacimento archeologico più antico e viene ed emerge sempre per piccole percentuali. Oggi possiamo fare molto di più grazie
al agli strumenti informatici e all’archeologia virtuale che permette anche negli interventi più disperati, negli scavi più piccoli, di poter recuperare il frammento di dato o di rinvenimento e di poterlo inserire nella carta e quindi a poco a poco mosaicare
il la forma della città antica. Ma è chiaro che si tratta di interventi lunghi. Noi non stiamo lavorando per una caccia al tesoro, stiamo cercando di recuperare e di leggere archivi stratigrafici.
Necessita di tempo, richiede strumenti metodologici e richiede attenzione e a considerare i
vuoti quanto i pieni. I vuoti non sono assenza di informazioni. I vuoti sono
per l’archeologia e per l’archeologia urbana nel dettaglio importanti quanto
le strutture costruite, gli spazi delle insule. Uno spazio vuoto va spiegato,
motivato, va ne va costruita e compresa l’origine e può corrispondere come nei
casi che stiamo che stiamo indagando a Gravina ai principali spazi pubblici della città.

Dirigente Comune di Crotone, Antonio Senatore

Sicuramente la carta archeologica deve essere la base del motore di ricerca. Senza una carta
archeologica è difficile pensare di poter costruire un programma di conoscenza.

Visiva Lab – Riccardo Auci

Il sistema nasce proprio per eh tutelare, valorizzare e e mettere appunto in rete attraverso appunto linguaggi comuni le informazioni questi linguaggi comuni, appunto che stanno molto a cuore all’archeologia e ma è importante anche appunto attraverso questi strumenti comunicare che le istituzioni, appunto, riescano a diffondere sia sul territorio nazionale, ma anche sul territorio internazionale e coinvolgere anche la comunità

SSM – Cristiano de Vita

Tramite la piattaforma è possibile quindi ricostruire interamente i differenti contesti noti e per la città di Crotone, ma anche per la parte della provincia.
La piattaforma di Kroton è organizzata per differenti ambiti territoriali e quindi sia per la parte centrale che per quella poi invece più distante come quella di Capocolonna. L’obiettivo è quello di implementare il l’edito con tutte le recenti ricerche, le ricerche attualmente in corso che oggi sono state presentate qui in questo seminario. Come prima cosa vediamo i supporti cartografici a disposizione per la piattaforma, quindi abbiamo quella che vediamo in questo momento, ovvero la carta tecnica regionale, la possibilità di un DEM, quindi per apprezzare l’orografia anche del territorio e oppure la vista classica, insomma, da eh da satellite. Preferiamo appunto utilizzare questa maggiormente chiara per visualizzare i dati.
Si intravedono già le strutture ovviamente georiferite e vediamo poi invece sulla sinistra una menù di livelli che si dividono in due differenti sezioni. Una prima che definiamo di sintesi e interpretazione, quindi sono tutti quei livelli dedicati a proposte di sintesi sulla ricostruzione dell’occupazione del territorio e delle destinazioni d’uso delle singole diarie o edifici oggetto di indagini, così anche come la definizione dei dei siti archeologici.

Dirigente Comune di Crotone, Antonio Senatore

La carta archeologica è soltanto un passaggio di quello che noi pensiamo che deve essere fatto per promuovere lo sviluppo del territorio e il punto di caduta importante sarà la realizzazione del centro di restauro per la catalogazione che sarà realizzato. ormai è stato approvato il progetto tecnico di fattibilità e quindi prossimo al progetto esecutivo e alla sua realizzazione in cui l’ex scuola San Francesco diventerà il motore di ricerca non solo per la città di Crotone, ma deve diventare il luogo della conoscenza
per le attività regionali e nazionali e pare in modo che Crotone diventi un
laboratorio del Mediterraneo.

SSM – Prof. Carlo Rescigno

E’ un progetto che ormai ha creato un’anima abbastanza comune, che poi nel centro era dovrebbe trovare la sua sintesi finale e soprattutto, ce lo siamo sempre detti, la sua eredità. Il centro era una scuola che è stata appositamente ridefinita, riorganizzata per accogliere non solo magazzini archeologici concepiti come biblioteca di oggetti, ma anche laboratori di restauro, laboratori di digitalizzazione e per far sì che questa piattaforma possa essere costantemente aggiornata e diventare davvero uno strumento di coagulo e di e di lavoro per le amministrazioni. pubbliche. Eh, sappiamo tutti che le acquisizioni, gli strumenti informatici invecchiano rapidamente e l’unico modo per far sì che i dati non si usurino e quindi perdano nel passaggio da un sistema all’altro è quello di avere dei centri di digitalizzazione che possano rinnovare costantemente le informazioni o fare in modo che ove necessario possano migrare da un punto all’altro, ma soprattutto eh far vivere il i dati raccolti.

Avete visto che anche in quest’ultima bella presentazione sulla piattaforma, mentre alcune cose sono intuitive, rapide, facili da consultare, soprattutto quando ci si muove nel dato
cartografico, un po’ più complesso il navigare nella struttura delle informazioni e per quanto questo campo come strutturare le informazioni, questo questo tema si sia ampiamente evoluto dagli anni 90 ad oggi, ancora non abbiamo raggiunto quella fluidità nel trattamento di questi questi dati e c’è sempre ancora qualche legnosità nel nel percorrere i testi digitali e che fanno un po’ rimpiaggere i vecchi testi cartacei.

Il grande merito proprio del metodo del professor Recigno, della scuola meridionale è quello di avvicinarsi agli studiosi, in questo caso della Federico II, che potessero dare un contributo di ricerca estremamente curioso, particolare, ma come diceva Calvino sempre in movimento, perché le cartografie lei ha ricordate tramite Calvino sono un qualche cosa di fermo, ma che presuppongono l’itinerario di ricerca ha previsto questo suo studio che ci ha fatto scoprire delle parti di Crotone che addirittura non conoscevamo noi crotonesi.

Francesca Capano

Noi siamo un po’ in una società delle immagini, però diciamo che se la nostra società delle immagini ha qualche lacuna, forse invece le immagini, diciamo, dell’epoca moderna ne hanno poche. Crotone è molto famosa dopo, purtroppo, diciamo, una obsolescenza della città greca, è molto famosa per il castello, per l’importanza trategica della città e quindi chiaramente le carte militari ci aiutano moltissimo a capire come si è sviluppata questa città. Crotone non è una città molto ricca di immagini, eh immagini a
scala urbana, chiaramente, ma soprattutto non lo è di piante e vedute che documentino la sua origine eh antica del suo sterminato territorio, eh se non in qualche caso quello di Capocolonna che però appunto non è quello antico, ma è quello che all’epoca si poteva vedere. Non esistono, ad esempio, vedute letterarie, cioè ricostruzioni della città greca. Il bagaglio iconografico di Crotone si deve ad esigenze
prevalentemente militari, cosa in verità comune a tante eh altre eh altri centri.

Un legame tra mura e città si mantiene fino alla seconda metà dell’8, quando dopo l’unità si condurrà una parziale demolizione della cinta muraria. lo scopo di questo raccolta di piante e vedute urbane che io chiamerò catalogo iconografico e raccontare appunto la città di sopra, così come invece io sono un po’ un outsider come avrete capito, come voi archeologi invece state raccontando la città antica, attraverso appunto le iconografie che sono state schedate. Il Genio civile ci dà delle grandi opportunità di ricerca. In realtà, in un primo momento, quelle che vi ho mostrato io sono sempre legate all’architettura urbana, quindi alle mora e quindi a questo momento difficile della seconda metà dell’otti di un sistema difensivo così importante vengono abbattute, per esempio, non si fa un qualcosa che si fa in altri centri
di lasciare la porta, no, che era anche l’unica porta importante così al centro, poteva essere di una piazza e invece si sceglie eh per necessità legati allo sviluppo urbano, ad altri temi tipici dell’otento di cancellare anche quella parte di città. Per fortuna ce ne sono tante ancora che si possono studiare e
ci sono tanti studiosi che insomma hanno dato un grande contributo da cui ho appreso tante cose.

Vi lascio con questa immagine. È un’immagine di Theodor Branson, artista americano e lettone, che pubblica un volume nel 1929, praticamente un anno dopo che Cotrone è stata nuovamente appunto chiamata Crotone. Alle immagini, questa è la cosa molto importante, è allegata un saggio, è allegato un saggio, la Calabria nella storia dell’arte di Luigi Parpaiuolo.

Il saggio vuole promuovere la Calabria che secondo l’autore è stata danneggiata dalle politiche dell’Italia
unitaria e quindi appunto ci racconta e vuole che ci sia uno sviluppo anche turistico, ma anche industriale. Infatti vi lascio con queste parole. Questa città è sulla via del più intenso progresso industriale. È già chiamata la piccola Milano della Calabria e sembra quasi che dalle profonde radici della sua antichità trovi alimento a ricostruire la grandezza della gloriosa Crotona. L’industria viene vista anche questa, ahimè, come in grado di riportare Crotone alla grandezza della sua origine Akea. Vi ringrazio.

Nel comporre la carta archeologica e il sistema informativo, il punto di partenza fondamentale è quello del delle scoperte del passato, semplicemente sistematizzarle e renderle fruibili.

Cesare d’Annibale

Oggi offrirò una prospettiva diocronica sul patrimonio archeologico del territorio situato a sud di Crotone, così da iniziare a riflettere sui cambiamenti dell’assetto insidativo di questa parte della chora krotoniate.
Il primo tracciato collegava la città al santuario di Era Lacinia. Portava partiva dalla porta Santa Lucia e attraversava la stretta altura di Vrica. proseguiva verso Prestica e quindi scendeva verso il promontorio. Il
secondo e terzo tracciato seguivano invece pendi meno ripidi situate rispettivamente nella località di Carbonara e Sant’Anna. la larga diffusione di oggetti chiaramente riconducibili al culto come vasi miniaturistici, coroplastica, adulteria, ipo teria, deino e altari, alcuni dei quali decorati con scene figurative a basso rilievo. Nella Cora, il sito 403
costituisce un caso eccezionale, la concentrazione di numerosi oggetti rituali in un unico luogo suggerisce infatti una forte componente cultuale. Si tratta comunque di una fattoria, ma con l’aggiunta di un’edicola che probabilmente fungeva dal luogo di culto per la comunità locale.
Da questo punto elevato il promontorio inferiore di capocolonna, caratterizzato di una estesa e fertile pianura, risulta del tutto privo di fattorie. La ben nota sacralità dell’aria non consentiva, almeno per tutta la durata del periodo greco, alcuna forma di insediamento profano, se non attività strettamente connesso al santuario, notevolmente riscontrata in zona Domitina. Infatti si ricrece individuale nell’area di Tonnara, immediatamente a nord della zona Domitino, attestano che questo articolato complesso si estendeva fino ad occupare l’intero collo della via d’accesso al santuario. Tutto ciò dimostra che lo sfruttamento economico di Capo Colonna fosse precluso ai cittadini comuni della polis. Questo atteggiamento di rispetto verso l’aria finisce nel terzo secolo aantico con l’arrivo dei nuovi colonizzatori romani,
quando sul promentorio si registra una presenza archeologica senza precedenti,
ben 62 ex novo siti che includono fattorie, ville e complessi commerciali
e artigianali che per noi il racconto di Cesare Dannibale basato sulla raccolta dei dati
di una bella ricognizione fatta qualche decennio fa e dall’interpretazione del materiale
allora ritrovato è veramente fondamentale, per cui aspettiamo sicuramente anche il secondo capitolo,
quello destinato alla fase, diciamo, ellenistica e poi e poi romana, perché è
quello che un po’ più ci interessa e che poi ci farebbe piacere se venisse a vedere lo scavo di di Domitina e per potere poi confrontare un po’ meglio i dati provenienti dallo scavo con i dati
provenienti dalle ricognizion storiche che sono state effettuate lì prima dai gruppi archeologici e poi da lui stesso con il gruppo di di Carter e ovviamente la sovrapposizione del dato attuale con quello delle ricognizioni fatte allora per noi è fondamentale.

Domenico Garzillo

L’area di scavo si trova nell’area centrale di Crotone, all’interno del tessuto urbano, tra le vie Ugo Foscolo e via Giovanni Verga, in un settore, come si vede, libero da edifici moderni. Il cantiere nasce quindi con l’intenzione di progettare la restituzione di quest’area alla cittadinanza in continuità con tutta una serie di interventi archeologici eseguiti tra gli anni 70 e gli anni 80 che appunto sono nell’immediato contorno.

Elisa Conca

Grazie al allo scavo in profondità, noi abbiamo capito, per esempio, che eh ci sono c’è una fase eh tardarcaica e c’è una fase che probabilmente risale ancora agli inizi della della vita della della polis greca, quindi alla fine dell’ottavo secolo, proprio grazie a questi interventi in profondità che ci hanno dato delle evidenze che ci hanno permesso di scavare ancora più in profondità e di capire poi che abbiamo anche come prospettiva futura.
Ora qualcosa di importante perché nelle nelle fosse noi per esempio abbiamo trovato tutta una serie di livelli e di stratigrafia che ci raccontano che ancora c’è vita, che dobbiamo scavare ancora. Quindi è per quello che anche il proseguimento delle indagini ha un senso, perché noi abbiamo capito che non c’è il livello sterile sotto, ma ci sono altri livelli sempre parlanti, sempre vissuti e sempre che ci possono raccontare la storia di Crotone.

Domenico Garzillo

Gli interventi più rappresentativi sono alcune fosse che vengono appunto eseguite nell’area. Due di queste dimensioni molto considerevoli, una ripeto, no, ancora non indagata, e due più piccole subcircolari del diametro di circa 1 m, non molto profonde, circa 30 cm. La prima è collocata presso il limite nord dello scavo e il suffondo presentava
molti frammenti ceramici, resti ossei in connessione anatomica, come si vede in slide, alcuni elementi lapidei e una moneta. Lungo il margine occidentale, invece, coevo a queste attività e queste fosse che vi ho appena descritto, è stato emesso invece in luce un deposito estremamente denso di frammenti di copertura. Sono stati contati circa 700 pezzi raccolti tra tegole, coppe, coppi, frammenti di caliptere gemon e telecotte architettoniche decorate.
L’insieme non indica il crollo imposto di una singola struttura, una singola copertura, ma un accumulo intenzionale di materiale di spoglio. Le indagini condotte nell’area Gravina delineano un insieme di evidenze che rimanda con maggiore coerenza al complesso sacro individuato negli anni 70 nella decente area delle cooperative piuttosto che i settori residenziali esplorati negli anni 80 nella zona del Gravina Vecchio. Le strutture e i depositi messi in luce nelle diverse fasi di frequentazione sembrano pertanto riferibili a un piccolo segmento di un’area sacra più ampia che verosimilmente bordavano o si inserivano all’interno di questa area sacra più grande.
A questo grande settore sacro doveva probabilmente affiancarsi verso Oriente, nel punto di incontro trai cosiddetti quartieri meridionale e centrale, un’area a vocazione pubblica,
ancora non definita nelle nelle sue articolazioni, ma suggerita dall’assetto topografico generale.
L’insieme dei dati delinea l’esistenza di un settore pubblico sacrale esteso con edifici cultuali, strutture monumentali e funzioni che rimandono direttamente alla vita pubblica della polis.

SSM – Prof. Carlo Rescigno

Un’antica città non si esauriva nel giro delle mura, ma trovava risposta nel più ampio territorio, la chora e nell’immediato suburbio. E queste settori erano popolati e il sacro la faceva da leone e a Crotone il sacro è composto da piccoli e grandi santuari e poi da un’eccezione.
Questa eccezione è il grande santuario di Hera al Capo Lacinio che è stato talmente
importante, talmente un un evento architettonico di rilievo che di esso non si sono mai perse le tracce, si è lentamente trasformato fino ad arrivare al culto della Madonna di Capocolonna fino a trasformarsi in semaforo con le sue due colonne, poi una piantata sul
capo la cigio come un semaforo per la navigazione che passava davanti al capo e alla città.

SSM – Alberto Beermejo Melendez

Per quanto riguarda le precedenti indagini archeologiche in località Domitina, riprendendo quanto già spiegato dal professore Resco, ricordo brevemente solo i due interventi realizzati tra il 2013 e il 2015. Quello del 2013 è maggiormente correlato con il nostro settore di escavo. Qui furono effettuati quattro sondaggi seguito di un intervento di emergenza, riportando unicamente la presenza di alcuni setti murari che alla fine vennero ricoperti.
Nella proprietà vicina tra il 2014 e il 2015 furono invece effettuati dei saggi che porteranno alla luce una struttura idraulica interpretata come fontana monumentale e un’area produttiva.
Lo scavo è stato strutturato in due aree principali, area A, quella più occidentale, e l’area B, quella che abbiamo nel settore orientale, che hanno permesso di identificare quelle che sembrano essere le trascanto urbano comprendente di fisici privati e pubblici. oltre a zona produttive. Ciò che risulta interessante e in questi tre settori è che tutti presentano lo stesso orientamento nord sud e presentano una simile storia edilizia, sebbene se notino differenze nei moduli costruttivi e nell’usso delle malte e in tonaci e sebbene se possiamo ricostruire livelli fondativi diversi, tutta l’area è stata abbandonata in maniera omogenea. in maniera complementare al repertorio, diciamo, in maniera complementare al repertorio ceramico, il repertorio numismatico risulta abbondante e cronologicamente molto compatto. Stiamo parlando di una percentuale del 60% di una monetazione romana di età repubblicana, fronte di un 35% di quella cosiddetta dei Bretti o della monetazione di Petelia. È opportuno sottolineare la necessità di continuare lo scavo nella zona, poiché l’intervento realizzato non ha ovviamente ancora esaurito il deposito archeologico.

La Scuola ci ha molto sostenuto, ha creduto in questo progetto, ci ha fornito risorse e soprattutto molti degli archeologi che stanno lavorando sui cantieri sono dottorandi o assegnisti della nostra scuola superiore meridionale. Le varie attività archeologiche sono state portate avanti nel corso dell’anno passato.
L’archologia e si fa come un lavoro all’interno di una metodologia concisa e stabilita

In una visione che concepisce l’antico non solo come conoscenza archeologica assoluta e puro a dimensione scientifica, ma anche come impegno civile in necessità di confrontarsi con il territorio contemporaneo e di proporre delle soluzioni per le difficoltà del presente.