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Esaminiamo alcuni temi esposti nel video.
Per approfondire: https://www.treccani.it/enciclopedia/orfismo_%28Enciclopedia-Italiana%29/
La dualità fra corpo e anima
Alla base delle dottrine religiose orfiche vi è la credenza nell’immortalità dell’anima e nella dualità fra anima e corpo. Tale convinzione affonda le proprie radici in un altro mito, quello che racconta, in chiave orfica, la venuta al mondo di Dioniso, qui detto Zagreo.
Dioniso, frutto dell’amore adultero fra Zeus e Persefone, fu designato dal padre degli Dei quale suo successore al trono dell’Olimpo. Era, moglie di Zeus, colta dall’ira e dalla gelosia, incaricò i Titani di uccidere il dio ancora bambino. Essi, dunque, trassero in inganno il piccolo con dei giochi, lo rapirono, lo uccisero facendolo a pezzi e lo divorarono.
Zeus, scoperto l’accaduto, incenerì i Titani, dai cui resti nacque l’umanità. Così l’uomo è costituito in parte da un corpo materiale, che deriva dai Titani, in parte da un’anima divina derivante da Dioniso, da loro divorato. Il corpo umano, ereditando l’antica colpa dei Titani, è, dunque, destinato alla corruzione e alla morte, mentre l’anima alla vita eterna, perché nata dal dio.
Da questo mito emerge come gli uomini abbiano una duplice natura : da una parte sono buoni per via di Dioniso , che era stato divorato , dall’altro sono malvagi per via dei Titani . Per questo gli Orfici arrivano a dire che noi siamo costituiti da due elementi , uno positivo e l’altro negativo . Dentro di noi c’è un “daimon” , un’anima . Propriamente il daimon è un qualcosa di diverso dall’anima come la intendiamo noi (e come la intende Platone) : l’anima è il nostro io , quello che siamo effettivamente; il daimon è un qualcosa di estraneo al corpo , è un qualcosa di sublime che si trova imprigionato nel corpo.
La reincarnazione e la “Vita orfica”
Alla luce di questo racconto, quindi, per l’Orfismo, la morte non costituisce la fine dell’esistenza ma, anzi, la liberazione dell’anima dal corpo, “tomba dell’anima”. Tuttavia, per giungere a godere di un’eterna beatitudine, l’uomo è chiamato a vivere più di una singola vita. Secondo tale credenza, infatti, se l’anima non si dimostra sufficientemente pura, non risulta in grado di accedere alla dimensione divina. In tal caso, essa incorre in un avvicendarsi di reincarnazioni.
Durante il corso di ogni vita, dunque, all’uomo, secondo le sue scelte, è data la possibilità di elevarsi o di corrompersi, sancendo così per sé stesso un livello di esistenza più alto o basso nella vita seguente. Più l’uomo riesce a progredire in virtù e purezza nel corso delle sue vite, più si avvicina all’eterna beatitudine.
Al fine di raggiungere questo obiettivo, i seguaci dell’Orfismo perseguivano una vita dedita alla purezza, quella che definivano “Vita orfica” (dal greco “Ὀρφικὸς βίος”). Attraverso l’iniziazione ai misteri orfici, il novizio si impegnava ad intraprendere, dunque, un cammino catartico, fatto di regole e rinunce.
Non era, ad esempio, consentita una dieta a base di carne – in rispetto all’uccisione di Dioniso ed al cannibalismo perpetrato dai Titani – ma solo vegetariana. Inoltre, non era lecito uccidere, né commettere sacrifici animali.
Mentre la religione olimpica chiede beni materiali e l’esaltazione delle caratteristiche umane e naturali al sommo grado , la religione orfica chiede l’opposto , ossia si chiede di essere strappati alla vita terrena . E’ una religione ascetica.
Alcune elementi di questa dottrina sembrano essere esposte in alcune laminette d’oro ritrovate in alcune tombe in Magna Grecia ed in Grecia, risalenti al quarto e terzo secolo a.C.. Alcune di esse forniscono indicazioni e istruzioni all’anima del defunto sul viaggio nell’aldilà che essa sta per affrontare. Al contempo alcune accennano che se si è vissuta una vita pura , si potrà passare alle sedi dei beati e a vivere con gli eroi. Orfeo non è mai citato esplicitamente in queste epigrafi, ma sembrano riproporre tematiche dell’orfismo, e per questo sono comunemente note come “lamine orfiche”.
Le influenze dell’Orfismo sulla filosofia
L’Orfismo esercitò importanti influenze sulla filosofia greca, in particolar modo sul Pitagorismo, e Platone: nel loro pensiero introdusse la dottrina della Metempsicosi, o della “trasmigrazione delle anime”.
Secondo questa concezione, in conformità con l’Orfismo, l’anima umana è immortale, ma costretta a vivere più reincarnazioni in corpi mortali. Al termine di ogni vita, l’anima torna a librarsi simile ad una biga alata trainata da due cavalli, l’uno bianco, l’altro nero. Il cavallo bianco, simbolo di sentimenti spirituali, tende alla dimensione divina. Il cavallo nero, invece, emblema delle passioni terrene dell’uomo, è spesso inquieto e instabile.
Compito dell’auriga, che rappresenta la ragione, è quello di tenerli in equilibrio il più a lungo possibile, per godere della vista delle cose immortali. Quando l’equilibrio si spezza, l’anima precipita sulla terra per reincarnarsi di nuovo, dimenticando le cose eterne e le vite passate. Tuttavia, in base alla durata della sua contemplazione delle realtà divine, l’uomo rinascerà come ignorante e stolto o come saggio e illuminato.
L’Orfismo e le sue dottrine trovano riscontri anche con il Cristianesimo, sebbene quest’ultimo contempli la possibilità di una sola vita terrena. Vi trova, infatti, affinità nella medesima idea di immortalità dell’anima, nella percezione del corpo come di una prigione e frutto di una colpa ancestrale. Entrambe le visioni condividono poi la stessa speranza in un’eternità felice, raggiungibile attraverso un percorso salvifico e di fede.
