La Biblioteca Digitale gestita dal Gruppo Archeologico Krotoniate (GAK) offre pubblicazioni digitali da consultare o scaricare sulle tematiche di interesse, cioè la storia e l’archeologia del territorio Krotoniate.
Vedi anche: Indice generale – Ricerca avanzata – Pubblicazioni più viste
Numero totale di pubblicazioni presenti: 499.
![]() | Vito Capialbi – Di un’ara dedicata alla Giunone Lacinia (1846) CORREVA l'inverno a’principi del 1843 quando in un fondo dell'Arcidiaconia della Cattedrale cotronese, dappresso il così detto Capo delle Colonne, che molti ricchi proprietari per la sua amenità han preso a censimento coll'idea d'inalzar ville e casini di diporto, nello scavar terra a piantar viti per ordine del fu mio buono amico marchese Anselmo Berlingieri in mezzo a vari frantumi di antiche fabbriche usci fuori un marmo letterato colla seguente epigrafe: HERAE · LACI Bella , bellissima , semplicissima ed elegante iscrizione, degna del secolo in cui fu innalzata e dedicata l'ara alla Giunone Lacinia, per la salute di Marciana sorella dell'Augusto cioè dell'Imperatore Ulpio Traiano da Oecio Liberto Procurator imperiale. |
![]() | Tommaso Tedesco – Formidabili fortezze in provincia di Crotone – Il Crotonese 21-09-2007 Imponenti mura e fortezze per difendersi dagli attacchi da mare dall’entroterra furono erette nel XVI secolo dai regnanti spagnoli a Cotrone e Le Castella, su preesistenti fortificazioni |
![]() | Paolo Spada – L’ultima colonna (1990) |
![]() | Domenico Marino – Considerazioni sul sito protostorico di Timpa dei Santi e il bronzo recente (1991) L'importanza dell'insediamento dell'Età del Bronzo recente di Timpa dei Santi risiede nella sua specifica fisionomia che, pur in assenza attualmente di altri dati, lo configura come sito qato e posto a controllo di una fondamentale via di transito dal Mare Ionio al Tirreno, l'asse Neto-Savuto. |
![]() | Elia Fiorenza – La Timpa dei Santi di Caccuri (2021) Elia Fiorenza, archeologo, è dottorando di ricerca presso l’Università della Calabria. Si occupa prevalentemente di insediamenti rupestri bizantini e del vissuto dei cristiani in Calabria attraverso gli strumenti metodologici. |
![]() | Battista Sangineto – L’anima allo specchio. Ovvero della percezione e dell’uso delle antichità calabresi (2006) Il volume ha come tema centrale l’uso che è stato fatto, nel corso dei secoli, delle antichità della Calabria ai fini della costruzione di una identità regionale. Partendo dall’epoca romana si cerca di fare luce sulla percezione che, per due millenni, gli abitanti della Calabria hanno avuto di se stessi e sull’immagine che ne hanno rimandato all’esterno. In estrema sintesi si potrebbe dire che la calabresità, l’identità culturale dei calabresi è stata rappresentata, fino a tutto l’Ottocento ed oltre, dai topoi letterari della tenacia, della sobrietà e dell’onore. Essi hanno costituito l’ossatura di un mito arcaico, di un’identità in parte orgogliosamente cercata, ma, soprattutto, inconsciamente subita dalla cultura nazionale ed europea che, a partire dal XVI secolo, aveva, sì, un atteggiamento d’attenzione, ma in fondo godeva di un sottile divertimento, rispetto a questa cultura “altra”. Il brigantaggio e la povertà, endemica come le malattie, avevano contribuito -in parte grazie anche all’auto-esaltazione letteraria di alcuni valori che l’arretratezza portava con sé- a cristallizzare nell’immaginario culturale europeo questa idea della Calabria e dei calabresi che, del resto, poco o nulla hanno fatto per scrollarsela di dosso. L’identità culturale dei calabresi non è che, così come ancora si configura dopo tanti secoli, un insieme di invenzioni, perlopiù basate su un uso disinvolto delle antichità, che si ritiene sia necessario seppellire per sempre perché falso e dannoso. |
![]() | Giovanna De Sensi – I Brettii fra Pirro, Roma e Annibale. (2017) ABSTRACT (del LIBRO). La ricchezza del patrimonio storico e archeologico della Calabria, dalla protostoria all'età ellenistica, non si esaurisce nello splendore della cultura delle città magno-greche fiorite lungo le coste ionica e tirrenica, ma include la serie di insediamenti degli Enotri che con esse avevano in varie forme interagito fino all'epoca classica e di quelli dei Brettii strutturatisi dalla metà del IV secolo a.C. in poi. Disseminati nelle aree collinari, a controllo dei punti di accesso dalla costa e della viabilità interna favorita dal sistema idrografico, tali insediamenti solo negli ultimi decenni hanno cominciato ad essere sistematicamente indagati. Con questo secondo volume si porta a compimento il progetto "Enotri e Brettii in Magna Grecia", avviato un decennio fa allo scopo di favorire la conoscenza e la valorizzazione di tutti questi siti presenti nel territorio regionale in un'ottica di continuità e con attenzione alle modalità di interazione fra Greci e Italici. |
![]() | Roberto Spadea – La Topografia (di Crotone) (1983, Atti 23° CSMG) |
![]() | Caterina Pellò – Women in early Pythagoreanism (PhD) (2018) ABSTRACTLe comunità pitagoriche del VI secolo a.C. includevano, come membri, sia maschi che donne.
Nel secondo capitolo si confronta la società di Pitagora con le associazioni politiche e le sette religiose dell'antica Grecia. Rispetto alla Grecia continentale, le donne dell'Italia meridionale godevano di uno status giuridico e socio-politico più elevato. Allo stesso modo, i gruppi religiosi includevano donne iniziate, assegnando loro ruoli autorevoli. Di conseguenza, il fatto che i Pitagorici fondassero le loro comunità a Crotone e oltre, e che per alcuni aspetti queste comunità assomigliassero ad antiche sette, aiuta a spiegare perché all'inizio aprirono le loro porte al genere femminile. ![]() (tratto da "Evolution of Water Technologies and Corresponding Philosophy and Sciences Focusing on the Hellenic World through the Millennia", di Andreas N. Angelakis, Jens Krasilnikoff, Vasileios Tzanakakis, DOI:10.3390/w14193149) Il terzo capitolo discute gli insegnamenti di Pitagora e sulle donne. Le dottrine pitagoriche non riguardavano esclusivamente il modo di pensare e le attività pubbliche dei seguaci, ma anche il loro modo di vivere privato. Così, hanno anche regolato aspetti chiave della vita quotidiana femminile, come il matrimonio e la maternità. Ritengo che le donne pitagoriche siano entrate nelle comunità come mogli, madri e figlie. Tuttavia, alcuni di loro furono in grado di acquisire autorità sui loro compagni pitagorici e di impegnarsi in attività intellettuali, superando così i tradizionali ruoli domestici femminili. Il quarto capitolo sostiene che un altro fattore che contribuisce allo status delle donne pitagoriche è la dottrina della metempsicosi. Questa convinzione portò i Pitagorici ad adottare comportamenti simili nei confronti di altri esseri dotati di anima. Pertanto, poiché si credeva che uomini e donne avessero la stessa anima, furono trattati con lo stesso rispetto e ricevettero la stessa educazione. Infine, il quinto capitolo esplora come le opinioni pitagoriche sulle donne sono riprese e sviluppate nella Repubblica di Platone. Sostengo che, sebbene i Pitagorici non siano mai arrivati al punto di avere regine filosofe e di abolire le famiglie private, hanno fatto il primo passo verso la teoria dell'"uguaglianza di genere" di Platone. Nel complesso, quello delle donne nel pitagorico è il primo caso documentato di impegno femminile con la filosofia antica: uomini e donne pitagorici vivevano insieme secondo lo stesso stile di vita, erano educati alle stesse dottrine e svolgevano ruoli ugualmente fondamentali nella comunità intellettuale. IndiceAbbreviations ………………………………………………………………………………………………………….. xiii |
![]() | Maurizio Giangiulio – Locri, Sparta, Crotone e le tradizioni leggendarie intorno alla battaglia della Sagra (1983) La pubblicazione costituisce una complessa analisi anche comparata delle fonti. Una delle difficoltà è la natura spesso propagandistica, sia da parte locrese che krotoniate, delle notizie che arrivano dal passato, rendendo più complesse le valutazioni. Nel seguito è opportuno riportare alcune informazioni di massima per inquadrate il contesto degli evento. INTRODUZIONE La battaglia della Sagra o sul Fiume Sagra è una battaglia combattuta nella metà del VI secolo a.C., fra le poleis di Locri Epizefiri e Crotone lungo il corso del Fiume Sagra, un corso d'acqua non ancora identificato con precisione, ma che doveva segnare il confine tra il territorio di Caulonia e quello di Locri ed è forse da identificare col torrente Turbolo1, ma c'è chi suggerisce forse era l'Allaro un fiume più grande fiume più grande tra con un letto sassoso di mezzo chilometro2. La battaglia è nota nei suoi essenziali tratti storici nel racconto di Giustino (xx 2, 10-3, 9) che la presenta come una ritorsione di Crotone ad un attacco locrese al tempo delle ostilità contro Siri. Pur nelle incertezza di definizione del casus belli dal resoconto di Giustino risulta con chiarezza che si trattò di una guerra di aggressione promossa da Crotone (senza la solidarietà delle due ex-alleate Sibari e Metaponto), il che vale a giustificare tanto l'intervento di Reggio al fianco dei Locresi (Strab. VI 1, 10, c. 261), forse preoccupata di una eventuale espansione di Crotone fino ai propri confini, tanto la solidarietà 'morale' dimostrata a Locri in quell'occasione dal mondo dorico, dalla madrepatria locrese a Sparta, da Olimpia al santuario di Delfi, tutti variamente chiamati in causa dalle leggende sorte intorno all'incredibile vittoria riportata dal modesto esercito locrese sulle preponderanti forze crotoniati. Se tali leggende di corrispondono ad aiuti reali non è possibile definirlo. La vittoria locrese valse a bloccare le mire espansionistiche crotoniati, ma non pare avesse comportato per Kroton riduzioni territoriali, anche se la città comiincia attraversare una fase di crisi La datazione precisa della battaglia è incerta, attualmente gli storici la collocano lo scontro fra il 560 a.C. e il 530 a.C. La prima data viene desunta dall'idea che l'appello dei locresi a Sparta non sembra concepibile se Sparta non fosse già a capo della Lega del Peloponneso, e prima potenza della Grecia, ovvero dopo la conquista di Tegea (560 a.C.). Per il limite inferiore c'è da considerare l'assenza di vincitori Krotoniati ad Olimpia tra il 548 e il 532, che potrebbe rappresentare approssimativamente il periodo di declino dopo la Sagra. Tra il 588 e il 548 i corridori crotoniati vinsero lo stadio sei volte; nel 532 Milone vinse la prima delle sue sei vittorie consecutive. La prima vittoria di Milone è molto vicina alla data di arrivo di Pitagora a Kroton. Ritornando alla battaglia, dopo l'apertura delle ostilità da parte di Crotone, i locresi vista la forte superiorità militare dei crotoniati decisero di non andare incontro al nemico, ma di aspettarlo al guado del Fiume Sagra. Rhegion, che a quel tempo era alleata di Locri, scese in battaglia in sua difesa, inviando un contingente anche per salvaguardarsi da una possibile espansione di Crotone sul territorio locrese, confinante con quello reggino; l'aiuto più importante a Locri comunque fu offerto dalle sue colonie di Hipponion e Medma; Sparta invece, a cui i locresi avevano chiesto soccorso, rispose consigliando loro di chiedere aiuto ai Dioscuri, che secondo la leggenda combatterono al fianco dei locresi permettendo loro di sconfiggere i crotoniati. Le fonti antiche parlano di 10-15.000 uomini tra locresi e reggini, schierati in battaglia e addirittura 130.000 crotoniati. Le conseguenze della battaglia furono una profonda crisi interna alla città di Crotone - risollevatasi poi grazie al regime di austerità dei pitagorici - che rivolse le proprie ambizioni verso la vicina Sybaris, distrutta dai crotoniati nel 510 a.C.; per Locri invece fu questo l'inizio di una politica sempre più aggressiva verso le città vicine, cosa che in seguito portò ad una rottura dell'alleanza con Rhegion. |
![]() | Tommaso Tedesco – Archeologia subacquea L’epopea dei marmi a Scifo (2022) A novembre del 2020 vengono pubblicati in Notizie degli scavi di Antichità dell’Accademia Nazionale dei Lincei una serie di saggi sul relitto “Orsi” di Punta Scifo e gli altri carichi naufragati con marmo nel mare di Crotone”. A distanza di oltre cento anni dai primi epici ritrovamenti viene ripercorsa la storia, le ricerche con le campagne subacquee ed infine gli studi sulla provenienza e la rotta seguita dalla nave per arrivare a Roma, forse alle Terme di Caracalla, come ha ipotizzato qualche studioso. Questa pubblicazione è uno degli ultimi impegni assunti da Elena Lattanzi, prima di andare via dalla Calabria e da Crotone, che ha portato tenacemente a compimento. Un gruppo di ricercatori perlopiù archeologi, tranne me, architetto, hanno cercato di approfondire nelle duecento pagine di testo, con disegni e fotografie, i diversi aspetti di questo grande recupero che ha attraversato il ventesimo secolo crotonese fino al 1983. |
![]() | Bando appalto integrato: Crotone, Castello Carlo V – Bastione di San Giacomo. Restauro inserito nel PON “Cultura e Sviluppo” FESR 2014/2020 I lavori sono riferiti al finanziamento relativo a “CROTONE (KR) Castello Carlo V – Bastione di San Giacomo. Restauro” inserito nel PON “Cultura e Sviluppo” FESR 2014/2020, Asse I, Linea di Azione 6c.1.a; Importo finanziamento: € 3.000.000,00. Bando di gara per la progettazione esecutiva ed esecuzione dei lavori sulla base del progetto definitivo, per l’intervento di “Recupero e ristrutturazione del Bastione di San Giacomo del Castello Carlo V di Crotone”. L’intervento è finanziato dal Ministero della Cultura nell’ambito del PON (FESR) “Cultura e Sviluppo” 2014-2020) per un ammontare di 3 milioni di euro. L'avviso scadrà il 16/03/2022 14:00 |
![]() | Andrea Pesavento – La Toponomastica di Crotone nei documenti storici Foglio elettronico dinamico che espone la toponomastica storica della città di Crotone, abbinata ai riferimenti d'archivio. |
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| C.S. Lane – Archegetes oikistes, and new-oikistes : the cults of founders in Greek southern Italy and Sicily ABSTRACTQuesto studio prende in esame le testimonianze archeologiche, epigrafiche, letterarie e numismatiche dei culti dei fondatori nelle colonie greche dell'Italia meridionale e della Sicilia. Si riteneva che diversi dei e dee avessero avuto un ruolo nel processo di colonizzazione; tuttavia, Apollo è considerato il principale dio della colonizzazione. I coloni di questi insediamenti d'oltremare erano guidati dagli oikistes (ecisti), che si credeva fossero stati incaricati da Apollo. Il coinvolgimento di Apollo di Delfi nella colonizzazione potrebbe essere stato un fenomeno successivo, poiché le fonti antiche che si riferiscono a lui come un dio della colonizzazione risalgono a un periodo successivo e la maggior parte delle testimonianze degli oracoli della colonizzazione sono postumi. Indipendentemente da ciò, si riteneva che molte delle colonie dell'Italia meridionale e della Sicilia fossero state fondate sotto la guida di Apollo. Mentre questo studio ha trovato una chiara relazione tra le tradizioni religiose dei culti di Apollo nelle colonie dell'Italia meridionale e della Sicilia, l'influenza di Delfi sull'istituzione e sulla natura di questi culti è più ambigua. Le prove disponibili indicano che Apollo non era comunemente adorato come dio fondatore, ma piuttosto era visto come un simbolico fondatore della colonia. Tuttavia, ci sono prove che l'eroe fondatore morto, l'oikistes, fosse adorato nell'agorà. Mentre il culto del fondatore potrebbe essere stato stabilito all'inizio della storia della colonia, la "sepoltura" di questa figura nell'agorà sembra essere stata un fenomeno successivo, forse introdotto intorno al 600 a.C. Vari sovrani, inclusi i tiranni Deinomenidi, Dionisio II e Timoleone, utilizzarono il culto del fondatore per vantaggi politici. INDICETABLE OF CONTENTS Abstract ii vi) Apollo 49 Rhegion and Delphi 89 Conclusions - The Cuits of Apollo at Euboean, Korinthian, and Spartan Colonies, Sub- Part Two - Rhodian-Kretan, Achaean, Megarian, and Phokean Colonies, Sub- The Rhodian-Kretan Colony of Gela, her Sub-Colony, and Later Foundation 158 The Evidence for the Cuits of Apollo in the Metropoleis 158 iii) Apolline Imagery on Coinage 173 The Megarian Colony of Megara Hyblaia and her Sub-Colony Selinous 213 Foundations and Re-Foundations by the Syracusan Tyrants 269 i) Hieron P s Re-Foundation ofKatane as Aetna 269 |
![]() | Juliette de la Genière – Note sur une muserolle disparue (1997) La museruola di Vigna Nuova fu trovata da ignoti, sul finire degli anni Settanta, scavando nottetempo mentre erano in corso indagini ufficiali. Benché ‘disperso’ sul mercato antiquario, a vent’anni di distanza Juliette de la Genière ne fece l’oggetto di una nota, corredata di fotografie e disegni ‘d’epoca’, pubblicata nel 1997 in appendice agli atti del convegno Héra. Images, espaces, cultes (Lille 1993). Tale contributo si è rivelato fondamentale perché i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale potessero mettersi sulle tracce del prezioso reperto. |
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Bibliografia, Note
- Giovanna De Sensi - La Calabria in età arcaica e classica, 1984. p. 35[↩]
- T. J. Dunbabin, The Western Greeks, 1948, p. 359[↩]















