Vincenzo Fabiani, sentinella del patrimonio archeologico

Il Direttore del GAK, Vincenzo Fabiani, “la sentinella del nostro patrimonio archeologico“; così lo definisce l’Arch. Tommaso Tedesco in un articolo pubblicato su “Il Crotonese” del 21 luglio 2020, per festeggiare la ricorrenza del suo 90° compleanno.

Nei giorni scorsi Vincenzo Fabiani, direttore del Gruppo Archeologico Krotoniate (GAK), ha compiuto ben 90 anni. Alcune associazioni di Crotone lo hanno festeggiato consegnandogli una targa ricordo per il suo quotidiano impegno sociale e culturale. Vincenzo, per gli amici Cecè, calca la scena dell’archeologia crotonese dagli inizi degli anni Settanta tanto da rappresentare con il suo lavoro di volontario e la sua capillare conoscenza la sintesi identitaria del patrimonio storico e archeologico della città e del suo territorio. Per questa ragione è giusto celebrare la persona pubblicamente.

Nato a Strongoli, quando la famiglia già risiedeva a Crotone(1), laureato  in Filosofia presso Università degli Studi di Messina, ha lavorato prima del pensionamento in quella fucina di idee che è stato per tanti anni, quando l’industria trainava l’economia del crotonese, l’istituto tecnico industriale Guido Donegani.

Uno specifico episodio, quando aveva compiuto da poco quarant’anni, provocò la svolta della sua vita e accese quella fiammella che non si è più spenta. Siamo alla fine degli anni Sessanta, la città cresceva su se stessa e si estendeva a macchia d’olio frutto di un miracolo economico tutto locale. Su via XXV Aprile, secondo tratto, si realizzarono estesi edifici plurifamiliari a cinque-sette piani, durante lo scavo per le fondazioni di uno di questi emersero i resti monumentali di un edificio a blocchi squadrati della polis achea, che in pochi giorni vennero rimossi e distrutti per fare posto al reticolo di travi e pilastri del nuovo fabbricato. Vincenzo prese carta e penna è denunciò da cittadino solerte l’accaduto alle autorità competenti, ma nessuno lo prese seriamente in considerazione. Era l’epoca in cui si stava perpetrando il secondo saccheggio della città magno greca dopo quello realizzato dagli spagnoli nel 1500.

A quell’episodio seguirono altri simili, quale la costruzione dell’edificio delle Poste, che provocarono in lui la consapevolezza che da solo non sarebbe riuscito a fermare questi scempi.

Nel mese di gennaio del 1973 fonda il Gruppo Archeologico, grazie ad un incontro nell’anno precedente con Magrini, presidente dei Gruppi archeologici d’Italia, e alla partecipazione al campo di volontariato di Castel Monardo vicino Filadelfia (VV)(2). Da quell’epoca la storia personale di Fabiani si identifica con l’attività del GAK.

Nello stesso anno tiene a Crotone il primo di una lunga serie di corsi di formazione ed orientamento in storia e archeologia, e, giocando di anticipo, invita al corso l’insigne cattedratico Mario Napoli (3), stimolando la partecipazione di giovani archeologi della Soprintendenza, Claudio Sabbione già funzionario e Roberto Spadea, allora semplice collaboratore.

L’associazione si presentò alla città nella vecchia sala consiliare del Comune con gli amministratori dell’epoca premiando i giovani scolari vincitori del concorso indetto dallo stesso gruppo.
Era l’anno in cui iniziò lo scavo di palazzo Messinetti. Fabiani forte della presenza del GAK diventò l’alter ego della Soprintendenza per tutta la durata della campagna di scavo. In questo periodo il gruppo era supportato dagli amici e colleghi del Donegani, Teresa Liguori, Franco De Rico e altri.

Dieci anni più tardi il Gruppo, sempre sotto l’attenta e vigile guida del suo presidente, affiancato dal giovane delfino, Domenico Marino, intraprende un altro filone di attività: i campi di volontariato per la conoscenza – la pulizia e l’insegnamento della didattica dello scavo archeologico. Questa attività caratterizzerà l’associazione insieme ai corsi annuali di storia e archeologia.

Il primo campo si attua nel 1987 ad agosto con il rilievo conoscitivo dell’abitato di Cerenzia Vecchia, che ho personalmente diretto (4) insieme alla Soprintendenza archeologica e al Comune di Cerenzia. L’associazione si apre alle giovani leve e con la sua sede di vico Galluccio rappresenta per circa un trentennio fuori dai partiti politici uno dei pochi riferimenti non solo culturali ma anche sociali con gli incontri settimanali, i corsi fotografici e le uscite domenicali.

In quegli anni ho conosciuto Cecè e ho avuto modo di apprezzare il suo atteggiamento riservato ma determinato per la tutela del patrimonio storico e archeologico, condividendo con lui l’organizzazione di mostre, convegni e iniziative (vedi la storica Vivineto del 1985) di impegno e spessore culturale. Nel 1996 ci è stata conferita dal Rotary International di Crotone la Targa della professionalità per la tutela dei beni architettonici, ambientali e archeologici, insieme anche a Domenico Marino.

Da quel primo campo ne seguirono, con cadenza annuale, tanti altri, a Capo Colonna, a Roccabernarda sui resti del convento di San Francesco, alla Torre vecchia di Capo Rizzuto.

Si può affermare senz’altro che tutti gli archeologi crotonesi e non solo sono stati iniziati al GAK dal suo storico presidente. Mi riferisco al già citato Marino, De Marco, Medaglia, Corrado e, non ultimo, il compianto archeosub Luigi Cantafora(5). Con lui Fabiani ha portato i giovani perfino a immergersi per vedere i relitti sommerse di Scifo, Capo Colonna, Capo Cimiti e Le Castella.

Un’ulteriore attività nata dalla collaborazione dell’associazione con una emittente locale sono la produzione di video, realizzati prima su cassette analogiche oggi sapientemente recuperate in formato digitale e disponibili sul nuovo sito web del GAK.

Infine giova ricordare l’attività di ricognizione, fortemente voluta da Fabiani, di siti archeologici sperduti nel territorio che ha prodotto la raccolta di tanti significativi e preziosi reperti archeologici che oggi arricchiscono il Museo archeologico Nazionale di Crotone.

Arch. Tommaso Tedesco


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Note

  1. Quando Vincenzo Fabiani è nato, la sua famiglia era già residente a Crotone, ma sua madre si trasferì a Strongoli, presso i suoi familiari, per avere una migliore assistenza nel parto, che allora avveniva in casa[]
  2. Questa esperienza è dettagliata nell’articolo Storia dei campi di volontariato archeologico in Calabria riportato in questo portale[]
  3. Il prof. Mario Napoli è stato docente di Storia della Magna Graecia presso l’Università di Salerno ma anche insigne archeologo (titolare della Soprintendenza di Salerno, Avellino e Benevento), al quale si deve la scoperta della tomba del Tuffatore a Paestum e lo scavo di gran parte della città di Elea/Velia, con i suoi quartieri urbani e la cinta muraria ed in tale ambito è stato scopritore della Porta Rosa, intitolata alla moglie sig.ra Rosa, nonché della Porta Arcaica.[]
  4. E’ l’Arch. Tommaso Tedesco che parla in prima persona[]
  5. Tra gli Archeologi formatisi nel Gak, ricordiamo anche Pino Nicoletti: è stato tra i molti soci del Gak che a suo tempo hanno aderito alla Coop. Maggio ’78, della quale è stato fondatore e Presidente fino al 1981 lo stesso arch. Tommaso Tedesco. Nel 1981 gran parte dei soci della Cooperativa, in virtù dell’ ex legge 285, sono stati assunti nel Ministero dei Beni Culturali, tra cui lo stesso Nicoletti, dando vita all’Ufficio Scavi di Crotone. In tale ufficio Pino Nicoletti ha ricoperto per molti anni la funzione di assistente di scavo. Nel contempo egli ha conseguito la laurea in Archeologia, titolo che gli è stato riconosciuto ultimamente, per cui attualmente egli ricopre presso la nuova Soprintendenza di Crotone e Catanzaro la qualifica di “funzionario archeologo”.[]