Omnium fere civitatum non Graeciae solum, sed etiam barbariae ab Aristotele mores, instituta, disciplinas, a Theophrasto leges etiam cognovimus.
Per quasi tutte le città, non solo della Grecia, ma anche del mondo barbaro, noi conosciamo, tramite Aristotele, i costumi, le istituzioni, il sistema politico; tramite Teofrasto anche le leggi.
L’affermazione ciceroniana, spesso chiamata a testimoniare l’ampia attività di raccolta di materiale istituzionale e legislativo che si svolgeva nel Peripato sotto la direzione di Aristotele, promette più di quanto ciò che sopravvive dal naufragio delle opere aristoteliche sia riuscito a mantenere circa lo spazio riservato alle genti anelleniche che furono a contatto in tempi e luoghi diversi con la realtà greca.
In particolare le informazioni che dalle politeiai aristoteliche, dagli estratti che di esse compilò Eraclide Lembo, e ancora di più dai Nomima barbarika, si possono desumere sulle popolazioni locali dell’Italia meridionale e della Sicilia non sono sempre immediatamente percepibili, ma devono essere, per così dire, ricavate tra le pieghe dei frammenti.
Un catalogo ragionato di quegli elementi di cultura o realtà locale che emergono da essi ci aiuterà a individuare anche i tratti di originalità della tradizione aristotelica sulla fondazione e i primi anni di vita di alcune poleis di Magna Grecia e Sicilia.
Riguardo Crotone, la pubblicazione affronta il problema delle relazioni delle fonti antiche sui miti della fondazione (Croton, Lacinia, Eracle, Miscello)