Ercole, Miscello, Apollo Pizio e la fondazione di Crotone

La fondazione dell’antica Kroton sarebbe avvenuta intorno al 709/710 a.C. sulle sponde del fiume Esaro, dal capo fondatore (ecista) Miscello. Dai racconti puntuali degli storici dell’antica Grecia, come Diodoro Siculo, Dionigi di Alicarnasso e Strabone, si traccia un quadro completo del contesto storico e mitologico della fondazione dell’antica Kroton e delle vicessitudini del gobbo Miscello.

La colonizzazione achea dell’Italia, partita nel VIII secolo a.C. rispondeva a chiare esigenze di carattere sociale e politico. Le vecchie poleis greche crescevano di popolazione senza avere però abbastanza terreno coltivabile per tutti. Le tensioni sociali spesso sfociavano in sanguinose lotte, che andavano a compromettere la sopravvivenza delle città. Ecco che si rendeva necessario favorire e finanziare spedizioni oltremare e nuove fondazioni.

La predizione di Ercole

Fra una fatica e l’altra, Ercole si fermò a pernottare nei pressi del fiume Esaro, ove fece pascolare i buoi di Gerione – che erano stati oggetto della sua decima fatica, consistente nell’uccisione del gigante a tre teste Gerione e nella cattura dei suoi buoi – dopo aver chiesto il permesso a Crotone, figlio di Eaco e fratello di Peleo, tempo prima là rifugiatosi e diventato signore del luogo a seguito del suo matrimonio con Laura, figlia di Lacinio, il quale abitava su un promontorio poco distante.

La decima fatica di Eracle
Dopo avergli ucciso il cane Ortro e il pastore Euritione, Heracles sconfigge Gerione “tricefalo”, gli cattura i buoi e compie la sua decima fatica.

Ma mentre Ercole stava godendo dell’ospitalità di Crotone, Lacinio, gli rubò alcuni buoi; accortosene, il figlio di Zeus si mise subito alla ricerca del ladro per riprendersi le bestie. Però, ingannato dall’oscurità, uccise per sbaglio Crotone, accorso in suo aiuto. Affranto dal dolore, Ercole si vendicò di Lacinio, seppellì l’amico nei pressi della foce dell’Esaro, e, dopo aver eretto un altare e fatto sacrifici in onore del defunto, vaticinò: «Nell’età dei nipoti, questo sarà il luogo d’una città da chiamarsi Crotone».

E’ Un racconto analogo a quello che avrebbe trovato protagonisti Eracle, Latino e Locro, in occasione della fondazione di Locri, molto simile anche all’episodio che a Roma, avrebbe visto l’eroe uccidere Caco e fondare il culto dell’Ara Maxima nel foro Boario.

Il passaggio da una fase prevalentemente legata ad una economia pastorale, verso una dimensione di accumulo e di scambio delle risorse concentrate nei centri urbani, spiega la nascita di queste tradizioni. Nel caso di Crotone, tale trasformazione è descritta attraverso un racconto che presenta il territorio qualificandolo come il bosco di Hera, luogo “sacro per tutte le genti della regione” che, regolando gli interessi commerciali della polis e quelli delle antiche popolazioni dell’interno dedite alla pastorizia, attraverso il diritto di asilo garantito dalla divinità poliade della città, continuò ad assicurare il soddisfacimento delle esigenze stagionali di pascolo del bestiame (1).

Eracle che nella civiltà italica precoloniale è il nome dell’eroe soccorritore e vincitore che ricopre esperienze di lotte per il controllo dell’ambiente, qui appare come bovaro, un ruolo che non sembra localizzato casualmente in territorio crotoniate se appena si pensa al ruolo determinante esercitato dalla Sila per l’economia, i vicendevoli rapporti, l’organizzazione in ·genere della comunità greca e di quelle non greche dell’entroterra su essa gravitanti. Qui è un Eracle conquistatore difensore e guida di armenti, instauratore del sacrificio del toro, è figura-simbolo per i Greci che hanno conquistato o puntano a controllare terre in cui la pastorizia è una delle principali se non la principale attività economica (2).

L’Ecista Miscello

Passò del tempo e una notte Ercole apparve in sogno ad un suo discendente, Miscello, acheo di famiglia nobile proveniente dall’isola di Rhypai , detto «dalla schiena corta» perché gobbo, e gli disse: «Orsù, lascia questa patria e va’, cerca le sponde pietrose dell’Esaro lontano».

Miscello sapeva che significasse scontentare l’irascibile antenato e s’apprestò alla partenza; ma prima chiese lumi all’oracolo di Apollo Pizio a Delfi, che gli descrisse per filo e per segno l’itinerario da seguire fino alla tomba di Crotone.

«Un certo Mýskellos, d’origine achea, proveniente da Rhipe, giunse a Delphi per interrogare il dio sulla sua discendenza. Questa fu la risposta della Pizia: O Mýskellos dalle spalle strette, il lungisaettante Apollo ti ama e ti darà stirpe; ma in primo luogo questo ti ordina, di fondare la grande Króton nelle belle pianure arabili.
Poiché egli non sapeva dove fosse Króton, di nuovo la Pizia disse: Il lungisaettante in persona ti parla; ma fa attenzione. Questo è il monte Taphios, non arato, questa è la Chalkis, questa la sacra terra dei Cureti e queste sono le Echinadi; e a sinistra un vasto mare. Dico che così non ti può sfuggire il promontorio Lakinios, né la sacra Krimisa, né il fiume Aisaros.

Miscello attraversò il mar Jonio e, giunto dall’altra parte, cominciò a bordeggiare sottocosta: e rimase colpito dalla floridezza della pianura di Sibari e dalla Città che altri coloni stavano fondando. Così, nonostante l’oracolo gli avesse imposto di fondare Króton, ritornò indietro e si rivolse nuovamente all’oracolo chiedendo se, invece d’affrontare l’incertezza ed i pericoli di territori sconosciuti, poteva unirsi ai greci che stavano colonizzando quella pianura fertilissima Così questo responso scaturì per lui: O Mýskellos dalle spalle strette, cercando cose diverse dalla volontà del dio troverai pianto. Apprezza il dono che il dio ti da.» Di tale sibillino discorso Miscello capì soltanto che doveva rassegnarsi al volere degli dei.

Traversò di nuovo il mare, arrivò fino alla foce dell’Esaro, trovò la tomba di Crotone e là fondò la città voluta da Ercole per onorare l’amico erroneamente ucciso, città che per vaticinio oracolare ebbe poi una storia contrassegnata dalla straordinaria prestanza fisica dei suoi abitanti e dalla rettitudine dei suoi costumi. Con Miscello cooperò Archia, il fondatore di Siracusa, approdato lì per caso mentre andava a fondare questa città. A dire di Eforo, prima abitavano nella zona di Crotone gli Iapigi.

E’ Strabone (6, 1, 12, 262) che ci informa della fondazione di Kroton riferendo notizie desunte da Antioco (FGrHist 555 F 10):

Sempre Strabone (6, 2, 4, 269) relativamente alla fondazione di Siracusa su fonte divulgata da Eforo racconta che Siracusa fu fondata da Archia, che vi giunse, navigando da Corinto, all’incirca nello stesso tempo in cui furono fondate Nasso e Megara. Miscello e Archia si erano recati insieme a Delfi e che il dio abbia chiesto a essi che lo interrogavano se preferissero la ricchezza o la salute. Archia scelse la ricchezza, Miscello la salute: il dio, allora, avrebbe concesso all’uno di fondare Siracusa, all’altro Crotone .

Per la sua esitazione Miscello perderà gli onori riservati agli ecisti fondatori, che invece i crotoniati riservarono ad Eracle, considerato vero ed unico capostipite. La fondazione di Crotone si lega infatti alle vicende di Eracle, il quale promette sul promontorio Lacinio che una città insigne avrebbe portato il nome del povero Crotone, amico fidato da lui ucciso per errore.

Moneta, Eracle Ecista Vs Apollo Pizio
D/ Eracle seduto in qualità di ecista, ramoscello nella mano d. ed asta nella mano s.,  con arco e leontè e clava dietro di lui, in esergo due pesci R/ Apollo che saetta Python; nel mezzo tripode delfico.
(SNG, ANS, III, Bruttium-Sicily, I, New York, 1975, nn. 371-383 e nn. 334-335)

Se Miscello perse gli onori per aver desistito sul luogo della fondazione, Sybaris divenuta intanto città opulenta, ricca e sfarzosa, venne distrutta nel 510 a.C. dai crotoniati guidati dal celeberrimo Milone, discendente diretto di Heracle, che forse così consumò la sua atroce vendetta.

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Note

  1. Pino Rende – Note per una storia dei bovini del ceppo Calabrese della razza Podolica (sec. XVI-XVII) (2019)[]
  2. Gianfranco Maddoli – I Culti di Crotone in Atti XXIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto 7-10 Ottobre 1983[]