Esiste una fonte che vuole Crotone di fondazione Spartana, errata, secondo la storiografia ufficiale, ma nel Libro III, capitolo 3.1, lo storico greco Pausania nella sua monumentale opera Periegesi della Grecia, sostiene che l’antica colonia di Kroton fu fondata dagli spartani sotto il re Polidoro, che ha governato dal 700 al 665 a.C., in netta contrapposizione con le altri fonti che vogliono la polis fondata nel 710 a.C. dagli Achei.
- Morto Alcamene prese il governo Polidoro suo figliuolo,
e i Lacedemonj mandarono una colonia in Italia, a Crotone,
ed una a Locri presso il promontorio Zefirio. - La guerra detta Messenica sotto il regno di Polidoro giunse al massimo furore.
Della qual guerra i Lacedemonj, e i Messenj non adducono le stesse cagioni ( .. omissis …)
(Pausania 3.3.1, testo tradotto da Antonio Nobby, reperibile su Liber Liber)
Osservazioni, approfondimenti del GAK:
- la storiografia prevalente vuole che la prima guerra messenica è stata combattuta dalla città di Sparta per conquistare il territorio della Messenia – nella parte sud-occidentale del Peloponneso – convenzionalmente tra il 743 e il 724 a.C., quindi ben prima del regno di Polidoro;
- Locri, secondo le principali fonti storiche, è stata l’ultima colonia fondata sulle coste della Calabria, e risalirebbe alcuni decenni dopo la fondazione di Crotone, agli inizi del VII sec. d.C.; sull’origine dei fondatori le fonti sono in contrasto tra di loro;
- Pausania è vissuto molti secoli dopo i fatti esposti in l’età arcaica, precisamente tra il 110 circa – 180 circa d.C.;
- Per gli studiosi Pausania tende ad indicare una fondazione di Crotone retrodatandole al tempo della prima guerra messenica e cioè, sulla base delle indicazioni offerte dallo stesso autore (Paus. 4, 5, 10 e 4, 13, 7), a un arco di tempo tra il 743/2 e il 724/23 a.C. ; si trattarebbe, tuttavia, di un quadro cronologico frutto di un costrutto artificiale a matrice politico-propagandistica1.
- È l’unico autore antico ad indicare l’iniziativa coloniale da Sparta; tutti gli altri (Erodoto, Strabone, Diodoro, Eusebio) attribuiscono la fondazione agli Achei guidati da Miscello di Rhypes
- Nessuna fonte arcaica o classica conferma la spedizione spartana verso Crotone, incluso Tucidide, che pure è attento alle colonie d’Occidente.
- Le cronologie che emergono dai contesti archeologici crotoniati (seconda metà dell’VIII sec. a.C.) collimano con la versione achea e non con il re spartano Polidoro, che riferisce ad un periodo troppo successivo (regno 665-700).
Non essendo uno storico e non avendo gli strumenti per farlo, non prendo posizioni e lascio alla storiografia ufficiale le proprie ragioni, ma incuriosito, cerco di esaminare gli elementi straordinariamente laconici che associano l’antica Kroton a Sparta, solo suggestioni, forse, ma comunque senza pretese di cambiare alcunché nella storia ufficiale della città. Come gli spartiati di Leonida, Kroton, nel periodo pitagorico era una società fortemente moralizzata e guerriera e guidata da una casta aristocratica, capace di scrollarsi in un batter d’occhio l’edonismo e la corruzione in cui la città era crollata; come può ritornare all’antico splendore morale, un centro di potere avanzato, se non per caratteri naturali di stirpe?
Giustino (Iust. XX 4, 3 – 4), riporta, infatti: «Pitagora… si era diretto a Creta e Sparta, per conoscere le famose leggi di Minosse e Licurgo. In seguito giunse a Crotone e riportò col suo prestigio, alla consuetudine della temperanza il popolo che ormai era scivolato nella lussuria…», ed ancora Giustino, ci racconta della guerra agli ornamenti, costante molto spartana, di cui Pitagora si fece promotore, a cui i krotoniati si resero subito disponibili: «Ogni giorno lodava la virtù, enumerava i difetti della lussuria e le sciagure delle popolazioni mandate in rovina da quel flagello, richiamava le spose al pudore e i mariti alla modestia. Ottenne d’altra parte che le madri di famiglia smettessero, come strumenti della lussuria, le vesti d’oro e gli altri ornamenti del loro prestigio e li portassero tutti nel tempio di Giunone e li consacrassero alla dea…».
Inoltre, se pensiamo la casta guerriera degli spartiati è facilmente paragonabile sotto alcuni aspetti alla casta pitagorica della Scuola Italica, basta pensare alla potenza militare della Kroton che portò a spazzare via la potente Sibari, una megalopoli per il tempo con un esercito numericamente superiore; oppure alla ricerca della sobrietà ed il silenzio imposto ai pitagorici, ricorda l’essenza stessa laconica del parlare poco.
Appunto, una società sobria, guerriera che curava la fisicità dei suoi giovani, donne stupende (come ci ricorda Cicerone), degne di rappresentare Elena (di Sparta) nei dipinti di Zeusi, e giovani atleti che stravincevano le olimpiadi antiche.
E se è vero che le polis greche anche quelle coloniche seguivano il modello di Sparta o di Atene e ne riproducevano a distanza le rivalità, allora Strabone ci aiuta a capire il modello affine: «Sembra che la città coltivasse soprattutto l’arte militare e le gare di atletica…» (VI.1.12) e dopo il famoso detto popolare riportato, quello secondo cui “l’ultimo dei krotoniati è il primo degli altri greci”, Strabone chiarisce però che i krotoniati sono di stirpe achea, in contrapposizione a Pausania.
A favore di Pausania giocano però alcune vicende, alcune forse anche mitologiche che riguardano i rapporti tra Kroton e Sparta, tra i più significativi, vi è la vicenda del militare sparano Dorieo, fratello del mitico Leonida (l’eroe della battaglia delle Termopili), che trovandosi in Magna Grecia, in qualità di Ecista e salito in Calabria dopo che Cartagine aveva distrutto una sua colonia sulle coste libiche, in attesa di riprendere la sua campagna militare in Sicilia, avrebbe combattuto al fianco di Kroton, con la sua colonna di opliti, nella guerra contro Sibari; perché intromettersi in una guerra esterna ai propri interessi se non per amor di Patria?
Inoltre, un krotoniate famoso morì al fianco di Dorieo nel 510 a.C., si tratta del campione olimpico in esilio, Philippos di Kroton, uomo di straordinaria bellezza, venerato, dopo la morte, come eroe a Segesta.
Di sicuro, Sparta esercitava influenza culturale su Crotone, sono riportate infatti le vicende del culto di Menelao e Elena e i culti eroici ad Achille nell’odierna Capo Colonna, dove donne vestite di nero piangevano l’eroe omerico, i culti eroici ad Achille erano diffusi nella Laconia; tornando al pittore Zeusi ed al ritratto di Elena, la domanda è perché nel tempio di Giunone doveva esserci un quadro rappresentante tali vicende, seppur eroiche, ma sempre spartane (Elena era figlia di Tindaro, re di Sparta) ?
Infine, voglio far notare una similitudine estetica, tra un famoso simbolo spartano e il tripode delfico simbolo di Crotone, molti non sono a conoscenza che sugli scudi dei famigerati opliti spartani, non era rappresentata la lettera lambda dell’alfabeto greco, che seppur è la “L” di Lacedemone, trova pochissimi riscontri storici, sullo scudo degli Spartiati in marcia campeggiavano molte rappresentazioni, tra cui il simbolo dei Dioscuri: il Dokana, un “π”, rappresentato a modo di tripode stilizzato, con due serpenti laterali, simile al tripode krotoniate, quest’ultimo in alcune rappresentazioni al posto degli anelli ha due teste di serpenti, chissà che in realtà fosse un Dokana? Oppure semplicemente le due origini si fondessero culturalmente.

Rilievo in marmo da Laconia con forma a Π; V secolo a.C., altezza 44 cm. Museo Archeologico. Sparta.
Fonte: Margaret C. Waites “Am. Jour. of Archaeology, 2nd Series, Vol 23/1 (1919)”. Immagine Wikimedia.
A destra: foto dello stesso rilievo. Fonte: Milette Gaifman, “Apollo’s Pointed Column and the Dioskouroi’s Parallel Beams Get access Arrow” in Aniconism in Greek Antiquity, pp. 271–304, 2012
A proposito dei Dioscuri, il cui culto era praticato largamente nella Laconia, per alcuni non erano i figli di Zeus, ma, di Tindaro re di Sparta..
Comunque Achea o Spartana, poco importa, di fatto Crotone ebbe una storia così grande da non aver bisogno di cullarsi nel prestigio dei fondatori, oltre i primati in molti campi, basta ricordare i cento anni in cui gli atleti krotoniati accumularono 19 vittorie olimpiche mentre Sparta ed Atene insieme “appena” 16.
Davide Pirillo
Fonte: La ProvinciaKR
N.B. Il testo originale è integrato da varie informazioni di approfondimento a cura del GAK.
Conclusioni, approfondimenti del GAK:
- Gli studiosi (Musti, Giangiulio, Castelnuovo) interpretano la notizia pausaniana come una costruzione retrospettiva, legata alla rivalità ateniese-spartana del V sec. a.C. e alla propaganda dorica in Occidente dopo la battaglia della Sagra (VI sec. a.C.). Per questi motivi la versione dorica di Pausania è oggi considerata isolata e apologetica, non una tradizione autonoma e credibile.
- L’idea di una Crotone “spartana” non ha riscontro esterno a Pausania; la versione prevalente, antica e moderna, resta quella achea guidata da Miscello di Rhypes.
Note
- Rif. Maria INTRIERI – “Corcira fra Corinto e l’Occidente: rapporti e sincronismi di colonizzazione”, nota 10, p. 177, in “Sulla rotta per la Sicilia: l’Epiro, Corcira e l’Occidente”, 2011 – che rimanda per approfondimenti a L. MOSCATI CASTELNUOVO, “Pausania e l’invio di coloni spartani a Crotone e a Locri”, MGR XIX, Roma 1995, pp. 85-100.[↩]
