A piedi per 955 km. Nasce il Cammino Basiliano, un tour tra fede, arte e storia calabrese

Riproduciamo l’annuncio su Facebook di Carmine Lupia, ex direttore della Riserva Valli cupe, e responsabile del progetto.

Dopo quattordici anni di studio, otto anni di cammino e di revisione delle tracce GPS, finalmente è stato ultimato dalla ass. Camminatori Basiliani, IL CAMMINO BASILIANO che percorre la Calabria da nord a sud per 955 Km, soprattutto su sentieri e piste.
Il percorso inizia a Rocca Imperiale e termina a Reggio Calabria. Ogni tappa del Percorso corrisponde a una giornata di cammino e in totale sono 44, con le varianti si arriva a 56 tappe e in ogni posto tappa si trova da dormire e da mangiare.
L’accoglienza che si trova è rappresentata da monasteri, castelli, B&B e ospitalità diffusa. E’ un Cammino di fede, arte,storia, minoranze linguistiche greche e albanesi, foreste, natura incontaminata e paesaggi tra mare e monti.
L’itinerario del percorso è Rocca Imperiale, Canne, Nucara, Santa Maria degli Antropici, Oriolo, Alessandria del Carretto, Cerchiara Calabra, Santa Maria delle Armi, Civita, Cassano allo Ionio, Terranova di Sibari, Corigliano, Rossano, Paludi, Longobucco, Ortiano, Bocchigliero, Campana, Umbriatico, Verzino, Savelli, Castelsilano, San Giovanni in Fiore, Lago Ampollino (Trepidò), Gariglione (Rifugio Grandinetti), Buturo, Sersale, variante (Petilia P. Convento Santa Spina, Mesoraca Convento Ecce Homo, Sersale), Sellia Superiore, Zagarise, Catanzaro, Tiriolo, San Floro, Squillace, San Vito allo Ionio, Cardinale, Serra San Bruno,Ferdinandea, Bivongi, variante (Satriano, San Sostene, Badolato, Santa Caterina allo Ionio, Guardavalle, Monastero Bizantino di Bivongi) Stilo, Pazzano (Santuario di Monte Stella), Sant’Ilarione (Caulonia), Mammola, Martone, Gioiosa, Gerace, Ardore, Bovalino Superiore, Casignana, Samo, Africo(Villaggio Carrà), Gallicianò, Condofuri Superiore, variante (Samo, Staiti, Palizzi, Bova, Amendole, Condofuri Superiore), Santuario delle Cappelle, San Lorenzo, Bagaladi, Pentadattilo, Fortezza San Niceto, Motta San Giovanni, Reggio Calabria (Duomo).
Un grazie immenso ai compagni di viaggio Isabella Bossi Fredrigotti, Maria Xenia Doria, Margherita Del Favero, Anna Gastel, Marisa Palasciano, Mita Sansalone, Virginia Taroni, Claudio Cavaliere, Francesco Montesi, Romano Pitaro e Matteo Visconti.
Un ringraziamento molto sentito, per il lavoro cartografico e per il reperimento delle tracce GPS va a Domenico Archinà, Pietro Astorino, Peppe Battaglia, Emiliano Cistaro, Demetrio D’Arrigo, Diego Festa, Domenico Flotta, Vito Gallè, Alberto Garofalo, Flaviano Lavia, Maria Teresa Lupia, Raffaele Lupia, Alfredo Maio, Marco Mellace, Antonello Martino, Antonio Nicoletti, Antonio Pellegrino, Emanuele Pisarra, Pipicelli Giuseppe, Giuseppe Sommario, Valenti Emanuele.
Nei prossimi mesi verrà realizzato un sito web per poter scaricare le tracce GPS, per poter consultare le guide dei territori coinvolti e per avere informazioni sull’ospitalità di tutte le tappe del Cammino.

L’itinerario tocca la Provincia di Crotone nei comuni silani e presilani a confine della Provincia di Cosenza (Umbriatico, Verzino, Savelli, Castelsilano, Lago Ampollino-Trepidò) e di Catanzaro (Gariglione, Petilia Policastro, Mesoraca).

Nell’attesa di conoscere ulteriori dettagli del tracciato, dobbiamo evidenziare l’assenza di uno dei luoghi simbolo del monachesimo basiliano della Calabria che è il Cenobio di Timpa dei Santi a Caccuri, ma che, d’altra parte, è posto in area privati e di difficile accesso.

L’ispirazione all’itinerario è evidentemente data dalla presenza di luoghi associati alla presenze del monachesimo basiliano in Calabria.

Generalmente si intende per monaci basiliani quei monaci che si ispirano alla regola da San Basilio (nato nel 330 e morto nel 379), secondo la credenza del mondo occidentale che tutti i monaci orientali fossero costituiti in un unico grande ordine – l’ordo sancti Basilii – quando in verità i monaci orientali, per loro natura, sono monaci di un determinato monastero e non membri di corporazioni più vaste.

Il monachesimo detto “basiliano” per analogia con ― l’ordine “benedettino”, “francescano”, ecc., è privo di fondamento storico. In realtà S. Basilio fu, sì, fonte d‘ispirazione per tutto il monachesimo bizantino, ma non dettò una regola come quelle che governavano gli ordini monastici occidentali, stabilendo anche gerarchie; ma stabiliva linee riguardanti la vita attiva e la vita contemplativa (1). La Regola basiliana fu dettata da san Basilio in due tempi successivi: la prima (Regulae fusius tractatae) comprende 55 articoli sui doveri generali del monaco, anche se Basilio parla genericamente di “fratello”; la seconda (Regulae brevius tractatae) è una specie di casistica sulla vita monastica. In esse San Basilio presenta la vita monastica come lo stato ideale per raggiungere la perfezione cristiana, o meglio invita tutti, anche chi oggi definiremmo laico, a condurre, indipendentemente dalla propria condizione di vita, uno specifico stile di vita (2).

In Calabria i monaci italo-greci apparvero fin dal VI-VII sec d.C., in seguito all’invasione araba della Siria e della Palestina. Una seconda ondata si ebbe nell’VIII sec dall’oriente e da Costantinopoli a causa dell’iconoclastia. L’ultima immigrazione si ebbe dalla Sicilia nel IX-X sec in seguito all’occupazione araba dell’isola, la quale determinò una concentrazione di monaci nella stessa Calabria, in Puglia e nella Basilicata, e i quali sotto le direttive di San Nilo raggiunsero una perfetta organizzazione in comunità. In effetti, questi monaci, potevano vivere in tre diversi modi: come “eremiti”; come “cenobiti”; e “nella laura”, cioè come gruppi di cremiti che periodicamente si riuniscono assieme e aventi lo stesso superiore in comune.

Il monachesimo italo-greco decadde nell’età angioina, a causa della condotta rigida e ostile dei nuovi dominatori. Nel 1579 la congregazione basiliana fu ricostituita da papa Gregorio XIII come ordinamento simile ai Benedettini. Nel 1866 una legge emanata dal nuovo regno d’Italia, sciolse nuovamente l’ordine sebbene nel 1900 fu ricostituita l’attuale congregazione.

Mai un movimento religioso ha lasciato in Calabria, dove trovarono condizioni spirituali e culturali ideali, un solco così profondo e duraturo. In campo monumentale, dove le testimonianze artistiche più significative sono da mettere in relazione ai Normanni, i quali, per motivi anche di politica religiosa, non solo non latinizzarono le fondazioni monastiche bizantine, ma promossero al contrario la fondazione di quelli che sono considerati i monasteri italo-greci più importanti dell’Italia meridionale e della Sicilia (3). Ai monaci Basiliani sono dovute, infatti, alcune fra le più importanti opere architettoniche della Calabria, come la cattolica di Stilo e San Marco a Rossano oppure alcuni dei nomi d’origine greca fra le innumerevoli strade, fontane, villaggi, quali Pirgo, presso Grotteria, avente l’antico significato di “torre”. Ma in Calabria è soprattutto dovuto ai Basiliani il così vivo e sentito culto della Madonna: la Madonna Achiropita di Rossano, la Madonna di Capocolonna, la Madonna greca d’Isola Capo Rizzuto, quella di Romania a Tropea e molte altre ancora; e sempre ai Basiliani è dovuta la conservazione di codici, immagini sacre, opere d’arte e della cultura greco-latina.

Le personalità più illustri di questo movimento sono: Elia il Giovane (820-903), nato ad Emma e quale si deve la fondazione del monastero a Silane e di quello più famoso a Palmi che da lui prende il nome. Inoltre è sempre dovuto a lui il primo documento agiografico (cioè sullo studio della vita dei santi) della Calabria; Elia lo Spelota, nato a Reggio (865-960) e il quale condusse una vita da eremita nella grotta di Melicuccà; Nicolò da Rossano (910-1004), fondatore del monastero greco di Grotteferrata; e innumerevoli altri, fra cui Nicodemo di Mammola (o Cirò), Leo di Africo e Cristoforo di Colesano.

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Note

  1. Il Monachesimo Bizantino nell’Italia Meridionale” di Antonio Garzya[]
  2. https://it.cathopedia.org/wiki/San_Basilio_Magno#Fondazione_dell.27Ordine_Basiliano []
  3. BASILIANI di G. Ciotta – Enciclopedia dell’ Arte Medievale (1992) in Enciclopedia Treccani[]