Scheda Bibliografica

Scheda Bibliografica (BDG-Biblioteca Digitale del GAK)

TitoloLa copertura del tempio A
Autore(i)
Data rilascio1998
Contenitore, TitoloIl Tesoro di Hera
TipoParagrafo di Libro
Classificazioni Biblioteca GAK
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Altre Informazioni Biblioteca GAK
ID Archivio: 7873
Data inserimento: 18-05-2020 22:36
Data ultima revisione 18-05-2020 22:36
Permalink: https://www.gruppoarcheologicokr.it/biblioteca/alfredo-ruga-la-copertura-del-tempio-a-1996/

La fama del principale edificio del santuario di Hera Lacinia è legata, tra l’altro, ad una particolarità costruttiva, certo non eccezionale in Magna Grecia e in Sicilia: la realizzazione della copertura con tegole piane e coppi non in terracotta, bensì in marmo bianco, di provenienza greca continentale (pentelico) ed insulare (marmo pario).
[…]

Al costo e alla durata dei singoli elementi lapidei, si aggiungeva l’estrema accuratezza con cui furono ricavati dal marmo i vari tipi di tegole, con i dovuti accorgimenti tecnici per la sovrapposizione e l’incastro tra loro, nonché per il fissaggio alle travature del tetto stesso, mediante grappe e perni in ferro da sigillare con piombo, dopo l’alloggiamento in appositi fori o incassi sagomati ad hoc.
Naturalmente tutte queste operazioni necessitavano di artigiani altamente specializzati tanto per la fabbricazione degli elementi marmorei, quanto per le opere di carpenteria (travature del tetto del tempio) e l’assemblaggio delle varie parti che formavano la copertura stessa (tegole, coppi, sime e ·gronde leonine, lastre decorate … ).

Detta copertura – rimasta in opera per alcuni secoli – dopo appena vent’anni dalla deduzione della colonia romana nel sito della greca Kroton ormai decaduta, fu motivo di un saccheggio da parte dei nuovi dominatori e legata al!’ avvio della decadenza del santuario stesso. Nel 173 a.C. il censore Q. Fulvio Placco fece depredare circa metà della copertura del tempio perché riteneva che queste tegole marmoree, proprio per il notevole pregio tecnico ed economico, erano il degno coronamento del tempio da lui voluto a Roma e dedicato alla Fortuna Equestris, per adempiere un voto, e che era in
corso di ultimazione.

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