In questo articolo cercheremo di riportare le informazioni disponibili sulla città di provenienza di Miscello, ecista di Kroton, e della regione della Grecia in cui è inserita. Sulla figura di Miscello si è già parlato in altro articolo, come anche della fondazione di Crotone.
Rhypes, le citazioni nelle fonti antiche
Premessa. Le forme greco-antiche che le fonti ci tramandano per Rhypes sono essenzialmente tre:
Ῥύπες – plurale maschile, la più frequente (Erodoto, Strabone, Pausania)
Ῥύπαι – variante dialettale/femminile plurale (medesimi autori)
Ῥύπης – singolare maschile (Hippys di Regio, Diodoro).
Il senso di questo variazioni del toponimo è che il plurale maschile è usato per riferirsi agli abitanti del luogo, il femminile per riferirsi al luogo, alla sua terra, od al suo territorio, il singolare maschile per indicare l’appartenenza: es. «Myskellos Ῥύπης», cioè «M. di Rype»
La forma moderna in caratteri latini è Rhypes, universalmente adottata nella bibliografia intermazionale (inglese, francese, tedesco, ecc.) per indicare la città achea. In italiano, però, è più comune trovare Ripe o Ripes. Rhypes non è una “traslitterazione filologica” moderna, ma l’ortografia latinizzata consolidata dal tardo-antico, attraverso i manoscritti medioevali e le prime edizioni a stampa. Partendo dalla forma greca Ῥύπες (il plurale maschile usato dalle fonti per indicare la città) la traslitterazione filologica moderna (ISO 843 + ALA-LC) è: Rhýpes
Che la città di provenienza di Miscello fosse Ripe (Ἐκ Ῥυπῶν) nell’Achāia viene detto prima di altri da Hippys di Reggio, uno storico greco antico (V sec. a.C.) cui è stata attribuita l’opera Ktísis Italías (“Fondazioni d’Italia”). Delle opere di Hippys ci sono pervenuti solo frammenti indiretti, cioè citazioni, parafrasi o riferimenti presenti in opere di autori successivi (come Strabone, Diodoro, Antigono di Caristo, Zenobio ecc.)1, e non da opere di Hippys sopravvissute in forma autonoma.
In particolare, si ritiene che le versioni riferite da Zenobio, Diodoro e Strabone sulla fondazione di Crotone e l’oracolo riferito a Miscello di Ripe, riprendono tutte la tradizione antica originariamente esposta da Hippys di Reggio2.
Nella versione riportata da Zenobio, filosofo greco vissuto nel II sec. d.C., autore di una raccolta di proverbî greci, quando Miscello di Ripe riceve il comando dall’oracolo di fondare Crotone, esita perché preferisce la splendida Sybaris; l’oracolo, secondo Ippys, gli risponde: «Loda qualunque dono che qualcuno ti dia», cioè accetta la destinazione di Crotone senza tentare di cambiarla; è questo il proverbio ricordato da Zenobio (Hippys Rhegini Fragmenta- Libro III p. 14, riportato nel vol. II dei Fragmenta historicorum Graecorum di Karl Wilhelm Ludwig Müller)):
Δῶρον δ ̓ ὅ τι δῷ τις ἐπαίνει: αὕτη κόμμα ἐστὶ χρησμοῦ τοῦ δοθέντος Μυσκέλλῳ τῷ Ῥυπὶ, καθ ̓ ὃν δὴ χρόνον Κρότωνα οὐκ ἐβούλετο οἰκίζειν, (ἀλλὰ) Σύβαριν, ὥς φησιν Ἵππυς (codd. Ἱππεύς) ἐν τῷ Περὶ χρόνων. Φησὶ δὲ σὕτως ἔχειν τὸν χρησμόν· Μύσκελλε βραχύνωτε, παρὲκ θεὸν ἄλλα ματεύων πλαύματα θηρεύσεις· δῶρον δ ̓ ὅτι δῷ (ὅ διδῷ?) τις ἐπαίνει
HIPPYS RHEGINI FRAGMENTA – p. 14 – Zenob. III, 42
Dono, quod datur, esto contentus: Particula oraculi Myscello dati Rhypes oriundo, quo tempora non Crotona (Κρότωνα) voluit condere sed Sybarin, ut Hippys tradit in Chronicis. Is oraculum ita habere dicit: Myscelle gibbose, conira dei voluntatem alia petens, ejulatus quaeris; donum quod datur, ratum habe
HIPPYS RHEGINI FRAGMENTA – p. 14 – Zenob. III, 42
Loda qualunque dono (δῶρον) che qualcuno ti dia (ὅ τι δῷ τις)»:
questa è una parte dell’oracolo (χρησμοῦ) dato (τοῦ δοθέντος) a Miscello di Ripe (Μυσκέλλῳ τῷ Ῥυπὶ), nel periodo in cui non voleva fondare (οὐκ ἐβούλετο οἰκίζειν) Crotone (Κρότωνα), bensì Sibari (ἀλλὰ Σύβαριν),
come dice Ippi (Ἵππυς) nell’opera Sui tempi (ἐν τῷ Περὶ χρόνων).
Egli afferma che l’oracolo fosse formulato così:
«Myscello, dal dorso corto (Μύσκελλε βραχύνωτε),
cercando altre cose al di fuori della volontà di un dio (παρὲκ θεὸν),
inseguirai onde (πλαύματα θηρεύσεις); loda qualunque dono che qualcuno ti dia».
HIPPYS RHEGINI FRAGMENTA – p. 14 – Zenob. III, 42
Le versione di Diodoro Siculo (Biblioteca storica 8.17), autore del I° sec. a.C., della fondazione di Crotone ci è pervenuta indirettamente da altri autori ed soprattutto da un‘epitome (compendio) bizantino che riporta il contenuto del Libro VIII di Diodoro, conservato in un manoscritto medievale3, versione più ricca di particolari su Miscello (Miscello va dall’oracolo per sapere se potrà avere figli) ed evidenzia l’intervento dell’oracolo come determinante la fondazione.
Ὅτι Μύσκελλός τις Ἀχαιὸς ὢν τὸ γένος ἐκ Ῥύπης κατήντησεν εἰς Δελφοὺς καὶ τὸν θεὸν ἐπηρώτησε περὶ τέκνων γενέσεως· ἡ δὲ Πυθία ἀνεῖλεν οὕτως·
Μύσκελλε βραχύνωτε, παρὲκ θεὸν ἄλλα ματεύων,
πλαύματα θηρεύσεις· δῶρον δ’, ὅ τι δῷ τις, ἐπαίνει.
ὁ δὲ Μύσκελλος ἐπειδὴ ἐβούλετο Σύβαριν οἰκίσαι, πάλιν ἦλθεν εἰς τὸ μαντεῖον· ἡ δὲ Πυθία ἀπεκρίνατο·
Σύβαριν μὲν ἔρχεαι, ἣν οὐκ ἐγὼ πέμπω,
ἀλλ’ ἄγε Κρότωνα οἴκιζε, ἵνα σοι γένηται κλέος ἀθάνατον.
Diodoro Siculo, VIII, 17; da Epitome P.G. 1637
Un certo Myscello (Μύσκελλός), acheo di stirpe (τις Ἀχαιὸς), proveniente da Ripe (ἐκ Ῥύπης), giunse a Delfi (Δελφοὺς) e interrogò il dio riguardo alla prole che avrebbe avuto; e la Pizia rispose così:
«Myscello, dal dorso corto (Μύσκελλε βραχύνωτε), cercando al di fuori della volontà divina altre mete,
inseguirai onde invano; loda qualunque dono qualcuno ti dia.»
Ma poiché Myscello voleva fondare Sibari (Σύβαριν), tornò di nuovo all’oracolo; e la Pizia gli rispose:
«Verso Sibari vai, che io non ti mando; ma su, fonda Crotone (Κρότωνα), affinché tu abbia gloria immortale.»
Diodoro Siculo, VIII, 17
Vi sono altre versioni di D.S. VIII, 17, arricchite di particolari geografici, per la localizzazione di Crotone indicate dall’oracolo a Miscello, ma che costituiscono integrazioni moderne provenienti da diverse fonti4.
Anche Strabone (Geographika 6.1.12), di cui riportiamo un breve passaggio, evidenzia che Miscello, di stirpe achea, proviene da Ripe:
Μύσκελλος δέ τις, Ἀχαιὸς ὢν τὸ γένος ἐκ Ῥύπης, ἦλθεν εἰς Δελφοὺς καὶ ἐχρημάτισε περὶ οἰκισμοῦ…
Queste tre fonti condividono una formulazione quasi identica, il che suggerisce una comune fonte intermedia, ampiamente riconosciuta dagli studiosi come Ippi di Reggio. Altre fonti non indicano Ripe, ma genericamente Miscello come acheo, o altre versioni sulla fondazione:
- Ovidio, Metamorfosi 15.16–20:«Myscelus… Achaei sanguinis heres» → Miscello… erede del sangue acheo.
- Antioco di Siracusa (FGrHist 555 F10, citato in Strabone 6.1.12):
Sebbene Strabone citi Antioco nel medesimo contesto, il frammento superstite non contiene il toponimo “Ripe”. Antioco parla di Miscello come “acheo”, ma la specificazione di Ripe potrebbe essere un’aggiunta di Strabone o derivare da Ippi. La maggior parte degli studiosi (es. Giangiulio, Musti) ritiene che Antioco non menzionasse Ripe. - Pausania, in Periegesi della Grecia III.3.1, non menziona affatto Miscello, attribuendo la fondazione di Crotone a Spartani esiliati per aver violato le leggi della patria. Si tratta di una tradizione dorica minoritaria5 rispetto a tutto il resto delle fonti. Se ne discute in un altro articolo che espone i motivi a favore e contrari all’indicazione di Pausania; di queste l’opposizione principale resta quella delle risultanze archeologiche krotoniati antecendenti al regno del re spartano Polidoro(665-700).
La provenienza dei fondatori da un’intera regione come l’Achaia, piuttosto che l’indicazione di un singolo ecista e di una singola città di provenienza, è frequente per tutte le diverse colonie occidentali; tranne pochi casi: Miscello da Ripe (ecista di Crotone), Is da Helike (ecista di Sybaris), Tiphon da Aigion (discusso ecista di Kaulon, in contrapposizione ad una fondazione da parte dei krotoniati)6; in generale la maggior parte delle fonti indica che genericamente le colonie sono state fondate dagli Achaioi7.

Gli Achei
“Acheo” è un vocabolo polisemico, cioè con diversi significati.
Achei (gr. ᾿Αχαιοί) designa l’etnonimo “collettivo” dei Greci dell’epopea omerica da riferire all’età protostorica (riferimenti: Il., I, 254; VII, 124; Od., XI, 166, 481; XIII, 249; XXII, 68), e designa tutto il popolo greco, senza specificare una precisa etnia, e dunque per indicare le popolazioni l’intera Grecia8. La valenza etnica complessiva dei rappresentanti della civiltà greca viene indicata nei poemi omerici anche con gli etnonimi di Danaoi e di Argeioi, ma Achaioi viene utilizzato in misura assolutamente preponderante per designare i rappresentanti della civiltà greca descritta nell’epos9. Αχαιοί sono gli abitanti della regione sud-orientale della Tessaglia, l’Achaia Ftiotide, che era la patria dell’eroe Achille; quando gli eserciti di quella che più ampiamente prese poi il nome di Hellàs/Grecia si riunirono attorno ad Achille nella guerra contro Troia, essi ebbero nel loro complesso il nome di Panellenes e di Achaiòi.
Dopo la guerra di Troia gli Achei erano gli abitanti di quella che oggi chiamiamo la Grecia “Micenea”10, dal nome del regno reso celebre da Omero e, alla fine dell’Ottocento, dagli scavi di Schliemann.

National Archaeological Museum of Athens, N 1246. Detail.
Fonte: Wikipedia
L’equivalenza in questa fase tra Elleni e Achei “denunciava la coscienza, se non di un’origine etnica comune, quanto meno di una fase culturale unificante, genealogizzata nella figura del capostipite mitico di Elleno (in greco antico: Ἕλλην, Héllēn, re di Ftia, città della Tessaglia ed eponimo degli Elleni), una unità di sangue e di cultura che verrà infranta dall’arrivo dei Dori“11. Figli di Elleno sono infatti Doro, Eolo e Suto da cui si formarono le quattro tribù della Grecia continentale (gli Elleni) di cui la loro patria è l’Ellade. Suto generò Acheo e Ione. Acheo (in greco antico: Ἄχαιός, -oῦ, Achaiòs, in latino Ăchaeus, -i), dunque nipote di Elleno era il capostipite degli Achei. Pausania (VII 1 ss.) e Apollodoro (I 7, 3), propongono una genealogia della protostoria delle singole regioni della Grecia dalla quale emerge la grande quantità di varianti accumulatesi nel tempo. Pausania fra queste varianti sceglie quelle localmente più accreditate senza però tacere, in molti casi, le alternative. In estrema sintesi Acheo e poi i suoi figli, combattendo e spostandosi tra le diverse regioni, prima dell’arrivo dei Dori, sono divenuti così potenti nel Peloponneso, nella gran parte della Grecia continentale e nelle isole, da costituire il popolo degli Achei, cioè i Micenei, che pur se suddivisi in diversi Regni riescono a “tutti insieme” a conquistare Troia.
L’antica terra degli Ἀχαιοί, una zona della Tessaglia sud-orientale, viene denominata Achaia Ftiotide (Herodot., VII, 173), ed è considerata la patria originale degli Achei in età micenea (per orientarsi vedere questa mappa da Wikipedia).
Questi Achei “micenei” subirono un grave colpo in seguito alla cosiddetta “invasione dei Dori”, verso la fine del XII secolo a.C., così che a partire dal sud del Peloponneso – dove si trovava appunto Micene – si spostarono verso il nord del Peloponneso, nella fascia lungo il golfo di Corinto, dove occuparono o fondarono le loro poleis cacciando i vecchi abitanti (gli Ioni). Questa regione era detta in antico Ἀιγιαλεια, nome che si conserva anche successivamente (Α. Ἀιγιαλός: Strab., VIII, 383; Paus., VII, I, I, ma v. II, 5, 6), e per distinguerla dalla originaria terra di provenienza degli Ἀχαιοί (detta Achaia Ftiotide), viene indicata con Achaia Egialea (Herodot., VII, 173) .
Per l’Ἀιγιαλεια la tradizione conserva il ricordo di varie fasi insediative, scandite da nette cesure e rinnovate organizzazioni del popolamento; dapprima abitata dai Pelasgi Egialei (Il., II, 575; Strab., VIII, 7, 1; Paus., VII, 1, 1), popolazioni autoctone preesistenti nella all’immigrazione in Grecia delle genti elleniche; vi si stabilirono in età micenea gli Ioni, organizzati in dodecapoli con un culto comune di Poseidone Eliconio (noto già in Il., VIII, 200-4 e XX, 403-5; inoltre in Diod. Sic., XV, 49, 1-3); in seguito alle invasioni doriche, vi si spostarono gli Achei12. Perciò gli autori indicano questa regione con il coronimo “Achaia Egialea” che avrebbe preso il nome di Acaia dai nuovi invasori e da Egialea che significa regione litoranea, denominazione che ben si addice all’Acaia peloponnesiaca settentrionale; tale denominazione è anche utile per distinguerla dall’Acaia Ftiotide, la Regione della Tessaglia di cui è parlato all’inizio. La trattazione della transizione dall’acaia omerica alla dodici città della dodecapoli di età arcaica, è piuttosto complessa, e si rinvia ad testo di approfondimento come “Magna Grecia. Colonie achee e Pitagorismo” (2007) di Alfonso Mele.
Alcuni recenti studi sembrano indicare che al tempo in cui l’Iliade prese forma, tra l’VIII ed il VII sec. a.C., l’etnonimo Achaioi avesse una rilevanza contemporanea anche nell’Argolide; tra gli elementi interessanti: la creazione del mito del ritorno degli Eraclidi, originario dell’Argolide, la dedica di santuari ad Hera in aree di attività dell’Età del Bronzo; il fatto che nell’Iliade Hera sia associata con gli Achei più di ogni altra divinità, che il nome di Eracle, progenitore degli Eraclidi, tradisca una originaria associazione con Hera, che i re Eraclidi di Sparta più tardi si definiranno Achei e che la città di Argo sia detta in tre occasioni “acaica” (Il. IX 141, 283; XIX 115). Altri ricercatori ipotizzano un’origine postmicenea per l’etnico Achaioi che indicherebbe i Micenei superstiti dell’Argolide in opposizione agli invasori Dori, un’ipotesi poco condivisa13.
La fortuna dell’eponimo Achaios, particolarmente nella tradizione delle colonie occidentali, non è nel rappresentare le popolazioni stanziate in età storica nell’Achaia Egialea, ma è da identificare nel fatto che rappresenta il “macrolivello di stirpe” proiezione degli Achei “omerici”. I termine Achaios incarna in sé ed esprime in maniera pregnante quello che doveva essere il significato stesso della categoria dell’acaicità in epoca arcaica: “ritenersi Achei” significava ritenersi “discendenti” degli illustri omonimi dell’epopea omerica e quindi tutt’uno con essi14.
L’Achaia Egialea, la dodecapoli «ionica», la lega Achea
L’Achaia Egialea è una regione prevalentemente montuosa, solcata da torrenti brevi e precipitosi, asciutti nell’estate; Erodoto rileva che soltanto il Crati (Κρᾶϑις) aveva un corso perenne; tale scarsità d’acque dipende soprattutto dalla brevità del corso di questi fiumi (che traggono origine dai vicini monti dell’Arcadia) e dalla natura calcarea del suolo.
Il processo di autonoma crescita delle città dell’Achaia storica, costituito da una confederazione di dodici città, la dodecapoli achea, si realizza durante i secoli bui del Medioevo ellenico, a partire dal XII secolo e trova il suo compimento nell’VIII secolo.
Nell’VIII secolo l’Achaia della dodecapoli ionica appare abitata per villaggi, retta da una aristocrazia, militarmente attiva a livello di singoli centri, ma che si organizza e si attiva collegialmente quando di tratta di decidere ed operare le fondazioni coloniali. La formazione di veri e propri centri cittadini, riportata dalle fonti come conseguenza di fenomeni di sinecismo (Strab., VIII, 373), dovette avvenire probabilmente in tempi diversi, ma certamente in un periodo non anteriore al VI sec. a.C. Prima di questa data è forse più opportuno parlare di «distretti» (non a caso ancora in Herodot., I, 145, è usato il termine μέρεα), con più abitati (i demi ricordati da Strabone), senza tutti і caratteri propri delle pòleis.
I toponimi di alcune luoghi dell’Achaia Egialea prima dell’età arcaica e riportati dalla tradizione all’età micenea nel «Catalogo delle navi» (Omero, Iliade, II, 574–579) sono Aigion (Αἴγιον), Helike (Ἑλίκη), Hyperesia (Ὑπερησίη) — identificata in età storica con Aigeira (Αἰγείρα) —, Pellene (Πελλήνη) e Gonoessa (Γονόεσσα); si tratta di villaggi, più che di poleis e sono pertinenti a quella che sarà l’Acaia orientale “storica”, e che Omero raggruppata sotto il coronimo di Aigialos (Αἰγίαλος); Omero indica che il contingente che proviene da questi villaggi dell’Αἰγίαλος ha come comandante militare Diomede, re di Argo ed il cui regno comprende invece Micene, Corinto e l’Argolide15.
L’evoluzione della nozione di Achaia nelle fonti antiche non è semplice da comprendere, anche perchè le fonti hanno diversi obiettivi espositivi della geografia antica. Proponiamo un riquadro riassuntivo cronologico che illustra l’evoluzione della percezione e della struttura dell’Acaia nelle fonti antiche, con attenzione alla menzione delle città, alla geografia politica e al contesto storico.
| Datazione della fonte | Autore, Fonte | Menzione di “Achei” o “Acaia” | Città nominate | Contesto e funzione |
|---|---|---|---|---|
| VIII sec. a.C. (composizione tradizionale) | Omero, Iliade(II, 574–579; 615–617) | Usa “Achei” (Ἀχαιοί) come termine collettivo per tutti i Greci in guerra a Troia. Non esiste una denominata “regione Acaia”. La costa settentrionale del Peloponneso è chiamata Aigialos (Αἰγίαλος). | Aigion (Αἴγιον), Helike (Ἑλίκη), Hyperesia (Ὑπερησίη ≈ Aigeira), Pellene (Πελλήνη), Gonoessa (Γονόεσσα), Oleno (Ὤλενος) — tutte sotto il coronimo di Aigialos. | Mappa epica dell’alleanza achea. Le città sono attribuite al comandante militare Diomede. Oleno ed Elicè già descritte come “abbandonate”. |
| 440–420 a.C. | Erodoto, Storie (I, 145) | Parla di “dodici distretti” nel Peloponneso, un tempo degli Ioni, poi occupati dagli Achei. Chiama la regione Acaia implicitamente, ma non usa il termine “Ἀχαΐα”. | Rhypes (Ῥύπης) e Oleno (Ὤλενος) menzionate come città già abbandonate. Nessun elenco delle 12 città. | Spiegazione etnica della migrazione ionica in Asia Minore. Origine mito-storica della divisione etnica greca. Non fornisce geografia politica concreta. |
| I° sec. a.C. | Diodoro Siculo, Biblioteca storica (XV, 48) Strabone, Geografia (VIII, 7, 5) | Usano il termine “Acaia” (Ἀχαΐα) come regione storica del Peloponneso, anche detta Achaia Egialeia | Elicè (Ἑλίκη) e Bura (Βούρα) ricordate come distrutte nel 373 a.C. da terremoto e maremoto. Strabone aggiunge il ritrovamento di una statua di Poseidone. | Documentazione di un’evento catastrofico reale che modifica la geografia achea. Evidenziano la perdita di memoria storica (scomparsa di Elice). |
| 150–170 d.C. | Pausania, Periegesi della Grecia (VII, 1–7) | Usa “Acaia” come entità etnico-geografica ben definita. Presenta la dodecapoli achea come struttura antica e canonica. | Elenco esplicito di 12 città: Pellene, Egira, Ege, Bura, Elicè, Aigion, Ripe (Ῥίπη), Patrasso, Fare, Oleno, Dime, Tritea. | Ricostruzione mito-storica retrospettiva. L’elenco riflette la Lega Achea di età classica, ma è collocato nell’età degli Eraclidi (XII–XI sec. a.C.), al momento in cui gli Achei scacciano gli Ioni dall’Egialeia |
In conclusione:
- L’“Acaia storica” come regione con identità politica e culturale si forma tra età arcaica e classica, ma si consolida pienamente in età ellenistica con la Lega Achea.
- Nessuna fonte arcaica o classica fornisce un elenco canonico di dodici città: l’idea della dodecapoli achea è una costruzione retrospettiva di età imperiale, fissata da Pausania.
Per quanto riguarda Rhypes, Erodoto (Storie, I, 145) scrive che, al suo tempo (V sec. a.C.), gli Achei possiedono dodici città, ma in origine ne avevano tredici, tra cui Rhypes, già abbandonata: Ῥύπης δὲ καὶ Ὤλενοῦ ἀνασπασθέντων οὐκέτι ἐς τὸν ἀριθμὸν ἐμβάλλεται (trad. «Poiché Rhypes e Oleno sono state evacuate, non vengono più conteggiate nel numero »).
Erodoto espone questo volendo spiegare perchè le città degli Ioni nell’Asia Minore sono dodici: il motivo è che 12 erano le città degli Ioni al tempo in cui erano nell’Egialeia, prima di essere espulsi dagli Achei, e 12 sono le città ereditate dagli Achei.
Riguardo Rhypes c’è ancora da chiarire che nel «Catalogo delle navi» dell’Iliade di Omero, precisamente dal canto II, e ai versi 603–610, nel contesto della descrizione del contingente arcadico, guidato da Agapenore, figlio di Anceo, scrive:
οἳ δ’ εἶχον Ἀρκαδίην ὑπο Κυλλήνης ἐριβώλακος,
(Homeri Opera, vol. I, ed. T. W. Allen, Oxford Classical Texts, 1920²)
ἐγγὺς τύμβου Ἐπειτοῦ, ὅθι μινύθει καρτερὸς ἀγών,
καὶ Φηνεὸν καὶ Ορχομενὸν μηλοφάγον,
καὶ Ῥίπην καὶ Στρατίην καὶ ἐναίσιμον Ἐνισπεῦς,
Τεγέην τε Μαντίνειάν τε ποθήϊον ἄστυ,
Στύμφαλόν τε καὶ Παρρασίην· τῶν δ’ ἦρχεν ἄναξ ἀνδρῶν
Ἀγαπήνωρ Ἀνκαῖος υἱός· ἕποντο δ’ ἑκατὸν καὶ ἑξήκοντα
νῆες· ἐν δ’ ἐπὶ πᾶσι πολέες καὶ ἀριπρόμοι Ἀρκάδες ἦσαν.
«E quelli che avevano l’Arcadia, ai piedi dell’alto Cillene,
(tratta da Vincenzo Romagnoli, Omero. Iliade, Sansoni, 1963, pp. 80–81)
presso la tomba di Epito, dove gli uomini lottano corpo a corpo,
quelli che abitavano Feneo ed Orcomeno ricca di pecore,
e Ripe e Stratia ed Enispe ventosa,
e avevano Tegea e l’amabile Mantinea,
ed avevano Stinfalo e abitavano Parrasia,
di questi guidava il figlio d’Anceo, il potente Agapenore,
sessanta navi; e in ogni nave molti eroi arcadi eran saliti, abili in guerra.»
Qui in effetti Omero sta indica una Ripe (Ῥίπη / Ῥύπη) che però è una città dell’Arcadia, non dell’Acaia come menzionato da Pausania. In sostanza, nell’antichità esistevano 2 Ripe: una in Arcadia, una in Acaia. Omero si riferisce chiaramente a quella arcadica, nel contesto del contingente di Agapenore. La confusione nasce soprattutto dal fatto che i nomi sono simili (entrambi derivano da radice greca ῥιπ-, “scosceso”, “ripido”).
Ripe arcadica (Ῥίπη – Arcadia)
- Fonte principale: Omero, Iliade, II, 607«…καὶ Ῥίπην καὶ Στρατίην καὶ ἐναίσιμον Ἐνισπεῦς…»
(nell’elenco del contingente arcadico, guidato da Agapenore). - Localizzazione: nella Arcadia nord-occidentale, vicino al monte Cillene, tra Feneo e Orcomeno.
- Stato storico: città reale, attestata anche in età classica (es. in iscrizioni arcadiche e in Polibio).
- Non ha legami con l’Acaia.
Ripe achea (Ῥίπη / Ῥύπης – Acaia)
- Fonte principale: Pausania, Periegesi della Grecia, VII, 7, 1«Αἴγιον καὶ Ῥίπην, καὶ Πατρέας…»
(nell’elenco delle dodici città achee). - Forma del nome:
- Ῥύπης in Erodoto (I, 145) – forma dorica/achea.
- Ῥίπη in Pausania – forma attica/ionica (più comune negli scrittori dell’impero).
- Localizzazione: sulla costa settentrionale del Peloponneso, tra Aigion e Patrasso (vedere l’articolo dedicato per le ipotesi di localizzazione più recenti) nell’interno a poca distanza dalla costa
- Stato storico:
- Già abbandonata nel V sec. a.C. (Erodoto, I, 145).
- Inserita idealmente nella dodecapoli achea da Pausania.
La presenza di 2 luoghi con lo stesso toponimo fa sorgere dei dubbi, a quale città si sarebbe riferito Ippis di Reggio nel V sec. a.C., quando indica Rhypes come luogo di provenienza di Miscello: si tratta di quella achea o di quella arcadica ? Su questo però non ci sono molti dubbi: per le fonti antiche Miscello (Μίσκελλος) è tradizionalmente considerato un Acheo. La colonizzazione della Magna Grecia (VIII–VII sec. a.C.) fu condotta soprattutto da città achee: Sibari, Crotone, Metaponto, Poseidonia ecc. furono fondate da coloni provenienti dell’Acaia. Strabone (Geografia, VI, 1, 12) afferma esplicitamente che Crotone fu fondata da Achei guidati da Miscello. Erodoto (I, 145) collega Rhypes all’Acaia, non all’Arcadia.
L’abbandono di Rhypes
Ritornando al passo di Erodoto (I, 145), il padre della storia non data l’abbandono, ma lo presenta come un fatto già compiuto e irreversibile quando egli scrive (440-430 a.C.). La frase «Ῥύπης δὲ καὶ Ὤλενοῦ ἀνασπασθέντων οὐκέτι ἐς τὸν ἀριθμὸν ἐμβάλλεται» usa il participio aoristo ἀνασπασθέντων: un’azione passata, singola e conclusa, che perciò può collocarsi prima del V sec. a.C..
Erodoto non sta descrivendo la sua epoca, bensì spiega perché, al suo tempo, la lista ufficiale della Lega Achea conta dodici citttà e non tredici: due fra le poleis originarie (Rhypes e Oleno) erano già deserte.
Che un insediamento con il nome di Rhypes sia esistito è certo: sicuramente non c’è prima dell’età micenea, perchè Omero non la identifica nel Catalogo delle navi (Iliade, II 569-575); e sicuramente non esiste più nelle fonti dopo il 373 a.C. in cui avvenne un terremoto nell’Achaia e Rhypes non è presente tra le città sommerse o danneggiate come dettagliato in Diodoro Siculo e Strabone.
Rhypes (Ῥύπης), in Pausania (Periegesi, VII, 7, 1), è inclusa esplicitamente nell’elenco delle dodici città achee (indicata nella forma Ῥίπη), nonostante Erodoto (I, 145).
Nell’attesa di avere conferme archeologiche definitive della localizzazione di Rhypes, al momento attribuita sull’altopiano di Trapeza (Τραπεζάς), sovrastante l’abitato moderno di Koumaris (Κούμαρης) una frazione dell’unità municipale di Αίγιο, possiamo fare delle ipotesi tra i dati archelogici dagli scavi di Trapeza e le le informazioni dalle fonti.
Queste ricerche indicano per il sito archeologico di Trapeza:
- presenze di necropoli di età micenea;
- una fase di pieno sviluppo in età arcaica e classica;
- tracce di movimenti sismici tra la fine VII – prima metà VI sec;
- scarsa presenza di reperti archeologici ellenistici;
- abbandono graduale, senza segni di devastazioni;
Il territorio dell’Achaia è soggetto ad importanti terremoti; quello del 373 a.C. è piuttosto documentato, come detto. Fonti tardo-antiche in epitomi scrivono che «Elisii et Rhipaei» abbandonarono le loro città per insediarsi ad Aegium dopo forti terremoti.
- Pseudo-Sozomeno (V sec.?)
«… post magnos terrae motus Elisienses et Rhipenses ad Aegium transmigrarunt.» - Pseudo-Synkellos (IX sec.?)
«… ἐν τοῖς μεγάλοις σεισμοῖς οἱ Ῥιπήσιοι καὶ Ἐλισίοι μετῴκησαν εἰς Αἴγιον.»
Ma probabilmente non sono state solo le cause naturali a portare all’abbandono di Rhypes. La fondazione di Crotone alla fine dell’VIII sec. ha comportanto sicuramente il trasferimento consistente di coloni da Rhypes e dall’Achaia verso l’Occidente, provocando una emoraggia demografica della popolazione maschile adulta. Un possibile terremoto verso l’età classica ha comportato mortalità e distruzione di abitazioni. L’insediamento originario collinare è sprovvisto di porto ed è periferico rispetto ai flussi commerciali che si sviluppano lungo la costa dopo la colonizzazione, in particolari presso la vicino Egio, e che attrae i Rhypenses. Strabone VIII 7, attesta che «i Rhypesi abitano ora presso l’agorà di Egio».
Questo scenario di declino o dell’abbandono definitivo di Rhypes già nella prima metà del IV secolo, però viene contraddetto da un documento epigrafico federale, databile alla fine del IV sec. a.C., in cui Rhypes è indicata come polis indipendente. Recenti ricerche sul plateau di Trapeza, dimostrano che il sito era ancora occupato agli inizi dell’età ellenistica16.
Il declino di Rhypes probabilmente comporta che in età ellenistica il suo destino come polis indipendente è segnato ed il suo territorio inglobato in centri sulla costa in fase di crescita.
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Le fondazioni achee: dinamiche insediative e costruzione identitaria
Se si analizza il contesto dell’VIII secolo a.C., la colonizzazione achea verso l’Occidente deve essere letta alla luce della specifica consistenza insediativa della regione di provenienza: l’Acaia Egialeia. A differenza di altre aree greche, questa zona non presentava ancora una solida struttura urbana, essendo caratterizzata da insediamenti sparsi. Di conseguenza, il movimento coloniale — che portò alla (discussa) fondazione di Zante e, entro l’ultimo quarto dell’VIII secolo, alla nascita di Sibari, Crotone e Caulonia, seguite da Metaponto — va inteso come un’impresa dell’intera realtà regionale («etnica») piuttosto che di singoli centri urbani17.
Anche nei casi in cui le fonti letterarie tramandano il nome di un ecista e di una città di provenienza, come per Crotone, le tradizioni di fondazione non rimandano a poleis strutturate alle spalle delle apoikiai, bensì all’intero corpo regionale. Questo è un segno evidente dell’esistenza di distretti territoriali non ancora pienamente sinecizzati, ovvero non ancora unificati in un centro urbano politico dominante18.
La sintesi storica proposta da Osanna trova un importante approfondimento critico nel lavoro di Pascal Ruby, il quale evidenzia le complessità relative alla definizione dell’identità etnica achea19. In merito, la storiografia attuale si divide in due letture contrastanti:
- La visione “essenzialista” (o tradizionale): Secondo alcuni studiosi, un’identità achea definita esisteva già anteriormente alla fondazione delle colonie in Italia meridionale (ultimo quarto dell’VIII sec. a.C.). Tale identità si fonderebbe su un patrimonio genetico e culturale condiviso, presupponendo che le popolazioni di partenza formassero già un’unità etnica consapevole. Alcune ricostruzioni ipotizzano addirittura che gli Achei dell’VIII secolo avessero già costituito una forma embrionale di koinon (lega) con funzioni politiche, anticipando la struttura federale nota nel V secolo20.
- La visione “costruttivista” (o strumentalista): Questa prospettiva invita a distinguere nettamente lo spazio dell’Italia meridionale da quello dell’Acaia peloponnesiaca. L’identità “achea” sarebbe emersa come costrutto sociale proprio in Magna Grecia, tra la fine del VII e l’inizio del VI sec. a.C., per esigenze di opposizione politica ai Dori di Taranto o in seguito ai conflitti con la città ionica di Siris21. Nel Peloponneso, al contrario, un’identità regionale pre-dorica è attestata con sicurezza solo dalla metà del VI sec. a.C., configurandosi probabilmente come un fenomeno di “ritorno”, ovvero un’importazione culturale dalle colonie verso la madrepatria, che assumerà carattere politico solo nel V sec. a.C.
L’archeologia, allo stato attuale, sembra supportare maggiormente la seconda ipotesi (o quantomeno non offre prove decisive per la prima). L’Acaia della madrepatria appare infatti culturalmente e geograficamente frammentata, priva di tratti materiali unificanti ben definiti. Studiosi come Catherine Morgan e Jonathan Hall suggeriscono dunque che l’etnicità achea sia stata un fenomeno costruito socialmente: elaborato inizialmente nell’età del Ferro, esso divenne uno strumento politico consapevole e definito prioritariamente nelle colonie durante il VI secolo a.C.22.
La Lega Achea e la Lega Italica, il culto a Zeus Homarios (V-II sec. a.C.)
La Lega Achea
La Lega achea (κοινὸν τῶν Ἀχαιῶν?), che esisteva in forma ridotta fin dal V secolo a.C. come confederazione di alcune città dell’Acaia in Grecia, in età ellenistica, dal 280 a.C. venne riformata ed ampliata, e restò in vita fino al 146 a.C. La Lega era intitolata all’omonima regione dell’Acaia, della quale facevano parte le dodici città fondatrici. Si contrappose alla lega etolica, di cui era rivale.
Conclusasi la spinta colonizzatrice, la regione rimase appartata e non prese parte alle guerre persiane e alla Lega peloponnesiaca. Rivendicata da Atene negli anni 453, 446, 429 e 419 a.C., l’Acaia passò sotto l’influenza spartana nel 417 a.C., subendo un cambiamento costituzionale della democrazia in oligarchia. Nella terza (356-346 a.C.) e quarta (339–338 a.C.) guerra focese si schierò contro la Macedonia, così come nella guerra di Agide di Sparta (334–331 a.C.). Nel 324 a.C. (Hyp., I, 18) il koinòn della Lega Achea sarebbe stato disciolto, mentre guarnigioni e tiranni vennero imposti dal re della Macedonia Demetrio il Poliorcete in varie città.23
Ma nel 281/280 a.C., Patrasso, Dyme e Triteia ridettero vita alla Lega, alla quale nel 275 a.C. aderirono Aigion, Boura e Keryneia e, poco dopo, Leontion, Egira e Pellene24. Ben presto la lega Achea si estese a diverse altre poleis, anche fuori dai confini della regione, fino a comprendere gran parte del Peloponneso, ed era contrapposta alla rivale Lega Etolica. Decisiva fu l’attività di Arato, il quale, liberata Sicione nel 251 a.C., l’unì alla Lega, dando inizio all’espansione che portò gran parte del Peloponneso nel koinòn25

Fonte delle Mappe: Wikimedia

La politica militare della Lega era orientata alla difesa del Peloponneso e all’espansione della Lega, spesso in contrasto con le ambizioni di Sparta (soprattutto sotto Cleomene III, 235 – 222 a.C.) e poi della Macedonia, portando infine all’intervento di Roma. La fonte principale per lo studio della Lega Achea è lo storico greco Polibio, egli stesso Acheo.
La Lega Achea venne sciolta con la guerra acaica del 146 a.C. – che oppose la Repubblica romana alla Lega achea, e vide la distruzione di Corinto e l’egemonia romana su un territorio, quello della Grecia, che ormai godeva di una libertà solamente formale, sottoposta allo Stato romano nella persona del governatore della Provincia della Macedonia. Nel 27 a.C. l’imperatore Augusto staccherà l’Acaia dalla Macedonia, rendendola una provincia senatoria; Patrasso, colonia romana dal 14 a.C., si sviluppò a scapito degli altri centri, molti dei quali furono inglobati nel suo territorio. Nel 67 d.C. Nerone concederà l’indipendenza all’Acaia, provvedimento abolito da Vespasiano qualche anno dopo.
🏛️ Organizzazione Politica.
La Lega Achea era una federazione ( koinon ) basata sul concetto di cittadinanza federale ( sympoliteia ), che coesisteva con la cittadinanza delle singole città.
La politica estera (pace, guerra, diplomazia) e quella militare erano di competenza esclusiva della Lega e non delle singole poleis. Il diritto privato e molte questioni interne erano di competenza delle singole città. Monete, pesi e misure erano unificati in tutta la Lega.
Magistrature Federali:
- Lo Stratego aveva vasti poteri in politica estera, militare, e nell’esecuzione delle decisioni dell’assemblea.
- Magistrature Minori: Demiurghi (funzionari che assistevano lo stratego), Ipparchi (comandanti della cavalleria), Ipostrateghi (Vice-strateghi), Tamiai (Tesorieri), Grammateis(segretari).
Organi Legislativi e Deliberativi
- Synodos (Assemblea Generale): organo legislativo ordinario, con sede a Egìo.
- Synkletos (Assemblea Straordinaria/Grande Assemblea): probabilmente l’assemblea sovrana e più ampia, convocata per decisioni di grande importanza (guerra, pace, alleanze).
- Archairesiai (Assemblea specifica per l’elezione annuale dei magistrati federali).
Zeus Homarios in Acaia
Elemento unificante dell’dentità achea nel periodo di esistenza della Lega Achea è il culto federale acheo a Zeus Homarios (Pol., V, 93, 10)26, il cui temenos, situato originariamente nel territorio di Elice, passò nella chora di Aigion (Strab., VIII, 7, 10) dopo la catastrofe del 373 a.C27.
Il dominio di Zeus Homarios a livello regionale non fu né automatico né privo di ostacoli. Infatti, le genealogie mitiche suggeriscono un’opposizione tra Aigialai-Ioni e Achei-Eoli, che potrebbe essere diventato, nello sviluppo dell’identità collettiva achea, un’opposizione aperta tra tra Poseidone e Zeus e, successivamente, tra le due città di Heliké e Aigion. L’ipotesi di A.Rizaki è anzi che
28).
Lega Italiota e Zeus Homarios in Magna Grecia
Di Zeus Homarios non c’è traccia nel mondo coloniale occidentale arcaico; in età classica invece lo sviluppo del suo culto in Magna Grecia sembra il frutto di un momento di particolare vicinanza politica con la madrepatria achea nella seconda metà del V secolo(circa 430-420 a.C..)29, quando – come riporta Polibio (Pol., II, 39, 1-7) – le colonie achee italiche di Crotone, Caulonia e Sibari (intesa come Thurii) crearono anch’esse una lega detta italica, mutuando politeia ed il culto di Zeus Homarios dalla madrepatria; designarono poi ,come luogo dove deliberare in comune, il santuario di Zeus Homarios:
καθ’ οὓς γὰρ καιροὺς ἐν τοῖς κατὰ τὴν Ἰταλίαν τόποις κατὰ τὴν Μεγάλην Ἑλλάδα τότε προσαγορευομένην ἐνεπρήσθη τὰ συνέδρια τῶν Πυθαγορείων, μετὰ ταῦτα γενομένου κινήματος ὁλοσχεροῦς περὶ τὰς πολιτείας, ὅπερ εἰκός, ὡς ἂν τῶν πρώτων ἀνδρῶν ἐξ ἑκάστης πόλεως οὕτω παραλόγως διαφθαρέντων, συνέβη τὰς κατ’ ἐκείνους τοὺς τόπους Ἑλληνικὰς πόλεις ἀναπλησθῆναι φόνου καὶ στάσεως καὶ παντοδαπῆς ταραχῆς. ἐν οἷς καιροῖς ἀπὸ τῶν πλείστων μερῶν τῆς Ἑλλάδος πρεσβευόντων ἐπὶ τὰς διαλύσεις, Ἀχαιοῖς καὶ τῇ τούτων πίστει συνεχρήσαντο πρὸς τὴν τῶν παρόντων κακῶν ἐξαγωγήν. οὐ μόνον δὲ κατὰ τούτους τοὺς καιροὺς ἀπεδέξαντο τὴν αἵρεσιν τῶν Ἀχαιῶν, ἀλλὰ καὶ μετά τινας χρόνους ὁλοσχερῶς ὥρμησαν ἐπὶ τὸ μιμηταὶ γενέσθαι τῆς πολιτείας αὐτῶν. παρακαλέσαντες γὰρ σφᾶς καὶ συμφρονήσαντες Κροτωνιᾶται, Συβαρῖται, Καυλωνιᾶται, πρῶτον μὲν ἀπέδειξαν Διὸς Ἁμαρίου κοινὸν ἱερὸν καὶ τόπον, ἐν ᾧ τάς τε συνόδους καὶ τὰ διαβούλια συνετέλουν, δεύτερον τοὺς ἐθισμοὺς καὶ νόμους ἐκλαβόντες τοὺς τῶν Ἀχαιῶν ἐπεβάλοντο χρῆσθαι καὶ διοικεῖν κατὰ τούτους τὴν πολιτείαν. ὑπὸ δὲ τῆς Διονυσίου Συρακοσίου δυναστείας, ἔτι δὲ τῆς τῶν περιοικούντων βαρβάρων ἐπικρατείας ἐμποδισθέντες οὐχ ἑκουσίως ἀλλὰ κατ’ ἀνάγκην αὐτῶν ἀπέστησαν.
“Quando in quelle zone d’Italia allora chiamate Magna Grecia vennero incendiati i sinedri dei pitagorici, e dopo ciò si verificò un radicale sconvolgimento dei sistemi di governo, conseguenza naturale dal momento che i primi cittadini di ogni città erano stati eliminati in modo così irrazionale, accadde che le città greche di quelle regioni erano afflitte da stragi, sedizioni e sconvolgimenti di ogni tipo.
In questa situazione esse, poiché dalla maggioranza delle regioni della Grecia arrivavano ambasciatori per risolvere tali conflitti, si rivolsero agli Achei ed alla loro protezione per porre fine ai mali presenti.
E non soltanto accolsero in quell’occasione la proposta degli Achei, ma anche in seguito fecero ogni sforzo per imitarne la costituzione.
Infatti gli abitanti di Crotone, Sibari e Caulonia, dopo essersi spronati reciprocamente alla concordia, dichiararono innanzi tutto il santuario di Zeus Amario come luogo sacro e comune di assemblee e consigli, e poi, adottando i costumi e le leggi degli Achei, si impegnarono ad osservarli e, in base ad essi, ad amministrare lo stato. E tuttavia, a causa della potenza di Dionisio di Siracusa e della superiorità delle popolazioni barbare circostanti, li abbandonarono, e non per loro volontà ma per necessità”.
(Pol., II, 39, 1-7 – Traduzione J. Piccinini)
L’interpretazione storica di questo passaggio non è semplice. Giangiulio30, riporta che dopo il grande moto anti-pitagorico di metà V secolo e certamente dopo la fondazione di Thuri, cui partecipa un contingente acheo (Dron., 12, 11, 3), ambasciatori provenienti da diverse parti della Grecia ed in particolare dall’Acaia favoriscono una generale riconciliazione ed in quest’epoca (Pol., 2, 39, 3-4) a Crotone viene adottato l’orientamento politico della madrepatria achea, verosimilmente di stampo democratico ‘moderato’ (cf. Thuc., 5, 82, 1; Xenoph., Hell., 7, 1, 43). Tralasciando per semplicità le ulteriori analisi, Giangiulio conclude che tra il 430 ed il 420 ca.31, gli Achei delle colonie adottarono un’organizzazione federale, che interessava Crotone Caulonia e Thurii (o Sibari sul Traente) ispirata al modello metropolitano della madrepatria. La mediazione degli ambasciatori ha probabilmente avuto successo “per il vincolo etnico che legava le città italiote in questione e Crotone soprattutto alla madrepatria degli achei, con tutto il comune patrimonio culturale e religioso che esso implicava: non a caso, del resto, in seguito a tale mediazione si registra in Crotone un vistoso rilancio di culti di derivazione achea, come quello di Eracle, di cui si esalta nella leggenda di monete che per la prima volta lo raffìgurarano in funzione di ‘ecista’, come quello di Hera Lacinia, poco più tardi anch’essa prescelta a tipo monetale, e come quello di Zeus Homarios adottato come nume tutelare con la creazione della lega achea“.
Non è nemmeno un caso, osserva M.Lombardo, che questa prima esperienza “federale” in Magna Grecia sia riferita alle tre sole poleis per le quali la tradizione conserva la memoria di un ecista proveniente da un preciso centro dell’Acaia nord-peloponnesiaca: Is di Elice, fondatore di Sibari, Miscello di Ripe, ecista di Crotone, e da Tifone di Aegion ecista di Caulonia, tradizioni che sembrano costituirsi proprio durante gli stretti rapporti venutisi a sviluppare nella seconda metà del V sec. a.C. tra queste colonie «achee» dell’Italia meridionale e gli Achei nord-peloponnesiaci32.
Quanto al santuario di Zeus Homarios in Magna Grecia, l’ubicazione non è stata individuata: situato evidentemente nella regione compresa tra Thurii e Caulonia, e forse nel territorio di Crotone, inizalmente centro preminente della Lega Italiota33; ne è stata ipotizzata la connessione con il Santuario di Hera Lacinia, relativo alla città più importante dell’epoca, ovvero Crotone. Ad oggi il luogo di questo Santuario non è stato ancora identificato con certezza.
L’argomento della localizzazione è sviluppato da Alfonso Mele; nell’Achaia “il luogo di riunione delle synodoi era l’alsos del dio; il culto in quanto comune era sotto la diretta giurisdizione del koinon ricadeva territorialmente nella chora del centro più antico ed importante, prima Helike, poi Aigion“. “Trasferendo questo modello alla Magna Grecia, le conclusioni sono ovvie: il tempio deve essere extracittadino ed attribuito alla città più antica ed autorevole del koinon che nel nostro caso è indiscutibilmente Crotone“. “Che lo spazio cultuale in questione sia da ricercare nell’area del santuario di Hera Lacinia è stato di recente sostenuto: ma l’ipotesi, pur non in contraddizione con le osservazioni finora proposte, urta contro la realtà del modello che pone accanto a Zeus Homarios una Athena Homaria, eventualmente una Demetra Panachaiia, ma mai Hera“. “In queste condizioni il problema della esatta localizzazione del culto comune deve restare aperto e, data la breve durata del suo ruolo, limitato alla sola fase achea dell’alleanza, e la natura come si è detto molto semplice delle sue strutture, è molto probabile che tale resterà anche per il futuro della ricerca archeologica“34.
Il tempio dedicato a Zeus Homarios, o meglio un connesso spazio limitrofo, avrebbe ospitato a cadenze regolari l’assemblea generale (synodoi) e il consiglio federale (diaboulia), ricalcando così l’esempio metropolitano. In seguito avrebbero adottato leggi e costumi degli Achei, decidendo di amministrare il Koinon (federazione) secondo questo modello. Altamente probabili anche per la Magna Grecia sono sia il collegio di demiurghi, in quanto disponiamo di attestazioni epigrafiche con riferimenti alla demiurgia eponima pervenuteci da città minori ma sicuramente interne alla Lega35, che il collegio di strateghi, necessario per gestire competenze di ordine militare36
L’Achāia e i rapporti con le colonie magno-greche
Le fonti indicano gli ecisti e la loro città di origine o generalmente la regione, ma non forniscono dettagli sulla composizione dei gruppi di coloni; se si analizzano le dimensioni delle città achee è però difficile credere, vista loro piccola importanza demografica e politica, che l’immigrazione fosse causata dalla sola carenza di spazi e di risorse, come viene generalmente riportato.
In realtà, per la cosiddetta “seconda colonizzazione greca” si trattava una conseguenza dello sviluppo socio-economico, che non per ricerca di nuovi spazi a causa di ristrettezze economiche. In tal senso, le motivazioni della colonizzazione sono più il desiderio di un maggiore arricchimento con i commerci e l’occupazione di nuove terre, la ricerca di risorse di cui la Grecia era scarsa (sia naturali come fiumi, campi coltivabili, ma anche di materie prime, come il grano o di metalli quali il ferro, il rame, l’oro e l’argento), la ricerca di nuovi mercati sui quali collocare quei prodotti che in Grecia erano ottenuti con abbondanza come l’olio, le armi, i vasi.. Si trattava cioè di un modello di sviluppo che proseguiva la prima colonizzazione greca, che dal XII sec. a.C., dopo la caduta della civiltà micenea e dell’invasione dei Dori, vide lo spostamento di alcune popolazioni verso le coste dell’Asia Minore.
A questi motivi, comuni anche alla prima colonizzazione, se ne aggiunsero altri tipici solamente della seconda colonizzazione, ovvero: le trasformazioni della società greca e la conseguente crisi sociale che aveva impoverito i piccoli proprietari terrieri con lo sviluppo del latifondo, con la formazione di una grossa classe di nullatenenti che abbandonavano la patria alla ricerca di terra e di lavoro. Inoltre, nelle città c’erano spesso guerre interne tra fazioni diverse, così che molti venivano esiliati o fuggivano alla ricerca di una nuova vita.
Il dettaglio delle motivazioni e la composizione dei coloni in realtà rimane poco chiaro, e bisognerebbe avere maggiori conoscenze della vita di queste città achee durante i periodi geometrico e arcaico. Sicuramente la limitata dimensione delle città che emerge dagli scavi in Achaia non spiega uno sviluppo così rapido di colonie ricche e popolose nel sud Italia.
Si potrebbe pensare piuttosto che le città eciste dell’Achāia fossero usate come centri di raduno per le popolazioni di diverse città della Grecia in viaggio verso l’Italia. Il fatto che la comunità achee abbiano fondato città coloniali così estese come Kroton, non costituisce una prova di unità politica dell’Achaia37.
I rapporti delle colonie con la madrepatria sono ben diversi da quelli che del sistema coloniale moderno. Nelle moderne forme le coloniali sono costituite per fornire un beneficio alla madrepatria, con rapporti costanti e di dominazione, generalmente di sfruttamento. Per contro, le colonie greche sono in genere comunità autonome e del tutto autosufficienti – apoikiai ossia insediamento lontani dalla madrepatria – delle quali le poleis d’origine si prese cura delle colonie solo in una fase iniziale per poi intrattenere con esse un rapporto non troppo vincolante. Dotate di tutti gli ingredienti atti a garantire un autonomo sviluppo quali culti, leggi, idee d’organizzazione, le colonie greche sin dal principio si tramutarono in partner paritetici delle città greche d’origine; anzi le colonie d’Occidente divennere ben più importanti delle città greche d’origine38.
Anche se le città dell’ Achāia avessero mantenuto contatti e rapporti economici e di amicizia con le città della Magna Grecia, come lascerebbe intendere un passo di Polibio39, questi buoni rapporti non sembrano avere aiutato le città dell’Acaia a svilupparsi ed acquisire importanza, tant’è che esse e la loro storia, in epoca arcaica (VIl° et VI° sec.), rimane oscura e marginale; anzi alcune di esse scompaiono del tutto.
Particolare è il destino di Helike, fondata nell’età del bronzo e città principale dell’Acaia; aveva fondato diverse colonie tra cui Priene in Asia Minore e Sybaris; in età ellenistica guidava la Lega Achea; è un importante centro culturale e religioso per la presenza dell’importante santuario di Poseidone. Ma fu sommersa da uno tsunami nell’inverno del 373 a.C. – forse avvenuto in conseguenza di un terremoto. A seguito di questa catastrofe, Helike venne completamente distrutta; i suoi resti erano ancora visibili in età antica, ma non è stato identificato in maniera definitiva il luogo esatto ove si trovava.
Un elemento interessante è la profonda differenza nella fisionomia religiosa tra le aree di colonizzazione e l’Acaia. Mentre in madrepatria sembrano spiccare le figure di Dioniso, Artemis, Poseidon e Zeus Homarios, le colonie italiote si connotano per i loro culti di Hera, Apollo e Artemis. I culti di Artemis e Apollo trovano spazio in particolar modo a Metaponto. Quanto ad Hera, presente a Sibari, Crotone e Posidonia, il suo culto è sì presente in Achaia, ma non sembra mai aver avuto la stessa importanza che ebbe nelle colonie. D’altra parte non si trovano tracce del culto di Dioniso in terra coloniale, se non nel contesto dei culti bacchici di età classica. Poseidon, per quanto ne sappiamo, è presente solo a Posidonia. Per quanto riguarda Zeus Homarios, non si hanno riscontri archeologici nè storico-letterari nelle aree coloniali, salvo quanto riporta Polibio (II, 39, 1-7).
Nel contesto coloniale il grande culto di Hera, la cui massima espressione si manifesta al Lacinio, emergono tratti specifici che orientano verso gli ambiti metropolitani nord-arcadico e argolico (tanto a Tirinto quanto a Micene, invece, il culto principale sembra essere stato fin da età protogeometrica quello di Hera).40. Infatti si nota come l’aspetto guerresco di Hera Lacinia, evidente nell’epiclesi di Hoplosmia, il carattere curotrofico, la presenza del bosco-pascolo sacro nelle sue vicinanze, richiama in modo imprescindibile le caratteristiche cultuali dell’Heraion argivo, dove tra l’altro ricompare l’epiclesi di Hoplosmia; Si dovrà dire poi che l’aspetto guerresco della dea sembra una caratteristica di tutti gli Heraia del Peloponneso nord-orientale40.
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Bibliografia, Note
- Precisamente Antioch. Hist. (FGrHist 555) fr.10; Hippys (FGrHist 554F1 Jacoby); Scymn. 325; D.S. VIII 17; D.H. II 59, 3; Strabo VI 1, 12, VIII 7, 5; Solin. II 10; Zen. 3-42. Citazioni riportate in nota n. 7 da in N. Hellner – F. Gennatou, “Il tempio arcaico sulla Trapeza di Eghion. Ricerca e ricostruzione, p. 115, in Annuario S.A. Atene Vol. XCIII, serie III, 15, 2015[↩]
- David Smith, Hippys of Rhegium (BNJ 554)[↩]
- Parisinus Graecus 1637, presso la Bibliothèque nationale de France[↩]
- Per il testo vedere in Gak Note[↩]
- M. S. Funghi, in Pausania. Guida della Grecia, vol. III, Fondazione Lorenzo Valla, 1990, p. 129; M. Giangiulio, Ricerche su Crotone arcaica, Pisa, 1989, pp. 131–148[↩]
- Catherine Morgan, Early Greek States beyond the polis, Routledge, 2003, p. 199[↩]
- Rampado Sileno, Fra colonie e madrepatria: il caso acheo, in Patavium 2004, Fasc. 23, pp. 53 – 84[↩]
- ACAIA in “Enciclopedia dell’ Arte Antica” (Treccani.it); per un approfondimento vedere in Rampado Sileno, Fra colonie e madrepatria: il caso acheo in Patavium 2004 [↩]
- Emiliano Arena, “Per una storia dell’Acaicità: per una definizione identitaria degli Achei del Peloponneso“, in Annali dell’Istituto Orientale di Napoli, sez. Archeologia e Storia n.s. 13-14, 2006[↩]
- La civiltà micenea (o i Micenei) è una civiltà di origine indoeuropea, fiorita nella Grecia continentale durante la tarda età del bronzo (1600 a.C. – c. 1100 a.C.), contraddistinta dalla lingua micenea, la più antica varietà di lingua greca attestata. L’espressione prende origine dalla città di Micene e fu coniata da Heinrich Schliemann nel suo libro Mycenae, del 1878 e, successivamente, utilizzata dai principali studiosi dell’Egeo del Bronzo, ha guadagnato subito importanza. https://it.wikipedia.org/wiki/Civilt%C3%A0_micenea[↩]
- Gianfranco Maddoli – Megale Hellas fra rivendicazione identitaria e censura (2018), p. 6-7[↩]
- Massimo Osanna “La genesi e lo sviluppo della civilta greca. Acaia” in Treccani, 2004[↩]
- Emiliano Arena, op. cit., p. 17-18, riporta Hall 2002, pp. 53-55[↩]
- Emiliano Arena, op. cit., p. 17-18, riporta Hall 2002, pp. 46[↩]
- Jonathan M. Hall, Ethnic Identity in Greek Antiquity, Cambridge University Press, 1997, pp. 58–60; Vincenzo Romagnoli, Omero. Iliade, Sansoni, 1963, ad loc.[↩]
- A.D.Rizakēs, Achaïe III : les cités achéennes: épigraphie et histoire, 2008, p. 153[↩]
- Tucidide data la fondazione di Zante in Guerra del Peloponneso, II, 66, 1. Sulle dinamiche generali si veda: Massimo Osanna, Chorai coloniali da Taranto a Locri: documentazione archeologica e ricostruzione storica, Roma: Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, 1992, pp. 120-125[↩]
- Emanuele Greco, Archeologia della Magna Grecia, Roma-Bari: Laterza, 2006, p. 89[↩]
- Pascal Ruby, Peuples, fictions? Ethnicité, identité ethnique et sociétés anciennes, Revue des Études Anciennes 108, no. 1 (2006): 25-60[↩]
- Per una discussione sulla visione tradizionale si veda: Domenico Musti, Storia Greca, Roma-Bari: Laterza, 1989[↩]
- Jonathan M. Hall, Ethnic Identity in Greek Antiquity, Cambridge: Cambridge University Press, 1997, pp. 89-95; Irad Malkin, The Returns of Odysseus: Colonization and Ethnicity, Berkeley: University of California Press, 1998[↩]
- Catherine Morgan, Early Greek States Beyond the Polis, London: Routledge, 2003, pp. 164-170[↩]
- Massimo Osanna, “La genesi e lo sviluppo della civilta greca. Acaia” in Treccani, 2004[↩]
- Riferimenti ed approfondimenti in Aldo Ferrabino, Lega Achea, in Enciclopedia Italiana Treccani, 1929[↩]
- Per una descrizioni più dettagliate delle vicende della Lega Achea vedere di Aldo Ferrabino, La Lega Achea in Enciclopedia Italiana Treccani, 1929[↩]
- Zeus Amarios (Ancient Greek: Ἀμάριος) o Homarios (Ὁμάριος) o Homagyrios (Ὁμαγύριος) (latinizzato come Homarius e Homagyrius); il significato esatto di questo epiteto è incerto, ma probabilmente si riferisce al “Dio dell’assemblea, colui che unisce”.[↩]
- Lemma homarium in Wikipedia versione inglese[↩]
- Athanasios Rizakis, États fédéraux et sanctuaires: Zeus Homarios et la construction de l’identité achéenne, p. 21-22[↩]
- Maurizio Giangiulio – Ricerche su Kroton arcaica, 1989, p. 176-177[↩]
- Maurizio Giangiulio – Op.cit., 1989[↩]
- Sicuramente anteriormente al 417, quando la lega achea greca tornata sotto il controllo spartano dovette adottare un regime oligarchico (Thuc. v 82, 1; Xen. tìell. vii 1, 43); rif. G. De Sensi Sestito, La Calabria in età arcaica e classica, 1984, p. 90-91[↩]
- Mario Lombardo, “Le fondazioni achee in Italia meridionale. Fonti e problemi storici”, 2011, pp. 39-40[↩]
- Thurii o Sibari sul Traente erano di fondazione recente, e Caulonia era colonia essa stessa di Crotone[↩]
- Alfonso Mele, ” “Magna Grecia. Colonie achee e Pitagorismo”, 2007, pp. 132-135[↩]
- Gallo L., Le istituzioni politiche delle città achee d’occidente, in Greco E. (a cura di) Gli Achei e l’identità etnica degli Achei d’Occidente, Atti del Convegno Internazionale di Studi (Paestum 23-25 febbraio 2001), Scuola Archeologica Italiana di Atene, Paestum-Atene, Pandemos, 2002, p. 134[↩]
- G. De Sensi Sestito, Il santuario del Lacinio nella lega achea ed italiota, in Miscellanea di studi storici II, Università della Calabria, Dipart. di Storia, Cosenza, 1982, pp. 21[↩]
- Athanasios Rizakis, op. cit., 1995, pp. 23-24[↩]
- Dieter Mertens, Città e monumenti dei greci d’occidente: dalla colonizzazione alla crisi di fine V secolo a.C., 2006, p. 14[↩]
- In Pol. II. 39, 1-6=429), le città di Kroton, Sybaris e Caulonia adottano usanze e legislazione achea[↩]
- Sileno Rampado, op. cit[↩][↩]
