Il Tempio di Demetra di Bivio Alice a Cirò Marina

Scoperto per caso nel 2000, durante i lavori di scavo per la rete idrica, in un’area a monte dell’abitato di Cirò Marina già nota per la presenza di altri rinvenimenti archeologici, e segnalato alla Soprintendenza ai Beni Archeologici, dagli studiosi di storia antica, Elio Malena e Luigi Parrilla, le successive indagini hanno rivelato l’esistenza di un’area sacra dedicata alla dea Demetra. L’identificazione con la Dea è certa e derivante dalle centinaia di statuette fittili ex-voto raffiguranti che raffigurano Dementra con fiaccola in mano ed il porcellino in braccio. Le statuette e i frammenti sono custoditi nel Museo Civico Archeologico di Cirò Marina e risalgono all’età classica-ellenistica.

Le informazioni archeologiche

(Estratto dalla Relazione di Elena Lattanzi: “L’attività della Soprintendenza Archeologica della Calabria nel 2000“. Atti del 40° Convegno di Studi sulla Magna Grecia – Taranto: “Problemi della Chora coloniale dall’Occidente al Mar Nero”. Pp. 989-990)

Si segnalano alcuni importanti rinvenimenti a Cirò Marina, in località Bivio Alice 1.
Un breve intervento di emergenza ha permesso di recuperare testimonianze di una nuova area sacra pertinente all’antica Krimisa.
Grazie ad una segnalazione di Elio Malena 2, è stata identificata un’area sacra intaccata dallo scavo di un acquedotto e il funzionario di zona, Maria Grazia Aisa, ha potuto recuperare varie centinaia di frammenti ceramici, statuette fittili quasi tutte raffiguranti Demetra con fiaccola e porcellino, vasellame miniaturistico, di mensa, d’uso comune e da fuoco.
Sul fondo di un saggio, praticato per recuperare eventuali frammenti manomessi, è stato identificato e scavato il lembo estremo di una chiazza di sabbia brunastra, forse il fondo di un focolare. In un secondo saggio è stato messo in luce, più a nord, tra il collettore e il limite della strada, un poderoso muro in pietrame di fiume, accostato con cura e legato con argilla, esteso per 4.5 m. nel sondaggio, larghezza media di circa 50 cm. e alzato conservato fino a circa 70 cm. sullo zoccolo di fondazione.
La struttura muraria, che continua sotto l’asse viario e la collina, sembra potersi riferire ad un luogo di culto dedicato a Demetra, attivo dalla fine del V al III secolo a.C., ubicato a poca distanza dal Castello Sabatini, una delle zone interessate dall’abitato brettio.

Mappa

Il culto di Demetra nella Crotoniatide

Mentre l’Apollonium di Punta Alice dopo una prima fase iniziare era già stato monumentalizzato (VI sec. a.C), l’attivazione del santuario di Demetra di Bivio Alice è da ricondurre alla fase in cui dopo la sconfitta di Sybaris, l’area settentrionale della Crotoniatide, tra il Neto ed il Fiumenicà è divenuta parte integrante della politikè chora crotoniate 3. La vita del Santuario di Bivio Alice prosegue fino alla fase brettia in età ellenistica.

La divinità femminile Demetra è legata a culti connessi con l’agricoltura, economia tipica della popolazione brettia, ma l’iconografia degli ex-voto è greca, per cui i reperti indicano che siamo in presenza di una forte integrazione culturale tra i Greci delle colonie vicine e popolazioni italiche. 

Il culto delle dee Demetra e Persefone è molto diffuso in Magna Grecia e Sicilia. Il mito del ratto di Persefone da parte di Hades, conosciuto e diffuso in tutto il mondo greco, aveva vari significati, sia manifesti che intrinseci. L’alternanza del tempo trascorso da Persefone con la madre Demetra e con lo sposo Hades rappresentava simbolicamente l’alternanza delle stagioni, la morte periodica della natura durante l’inverno e la sua successiva rinascita primaverile; il culto delle due dee aveva anche forti connessioni con il mondo femminile: Demetra e Persefone, madre e figlia, avevano uno stretto legame non solo con la fertilità della natura, ma anche con la fertilità femminile. La discesa agli inferi di Persefone insieme con Hades e il suo divenire regina dell’oltretomba crea uno stretto rapporto tra la sfera della fertilità e quella ctonia: nascita e morte divengono così due aspetti legati e complementari4.

Il culto di Demetra, si ritrova in una serie di santuari rurali della Crotoniatide (Cirò Marina – località Bivio Alice, Zinga di Casabona ed un terzo in territorio di Carfizzi ), ma sembra invece essere assente nella polis di Kroton, benché la si ritrovi rappresentata nelle case private con le tipiche figurine femminili in terracotta con fiaccola e porcellino e su qualche moneta, ma tutte posteriori, però, all’epoca arcaica.

Il territorio di Demetra era la campagna, dove si trovava in prossimità dei campi che erano sotto la sua protezione5. Ciò sembra rafforzare l’idea che anche il santuario di Vigna nuova, posto poco fuori le mura di Kroton, fosse dedicato a Demetra , anzichè a Hera Eleutheria, come recentemente sostenuto da P.G. Guzzo in un suo recente studio6 che analizza i reperti rinvenuti al santuario, ed evidenzia come i ceppi e le catene trovati a Vigna Nuova sono stati rinvenuti anche in santuari dedicati a Demetra, o comunque a divinità protettrici della fecondità.

La scarsa presenza di altre divinità femminili nel pantheon krotoniate è da cercare, secondo M.Giangiulio nella forte personalità e nella fisionomia cultuale dell’Hera achea, divinità che conserva a lungo i tratti polifunzionali di una grande dea arcaica, che non lascerebbe spazio, nel pantheon coloniale, ad altre divinità femminili, le cui sfere di azione spesso si sovrappongono con quelle della dea protettrice degli Achei per eccellenza7. Vero è che non vi sono indizi archeologici significativi del rapporto della città di Crotone con Demetra: l’enorme rilievo del culto di Hera, nella città, sembra assorbire la necessità di culti di altre divinità femminili.

Tuttavia, secondo le fonti antiche la situazione dovrebbe essere cambiata dopo l’arrivo di Pitagora “l’origine del culto di Demetra a Crotone si ritiene da imputare a Pitagora, e che la sua casa sarebbe stata trasformata, dopo la sua cacciata e la sua morte, in un tempio di questa dea, che, evidentemente, non aveva prima d’allora, in Crotone un tempio a lei dedicato”; questa tesi è così riportata inizialmente G.Giannelli nel par. §4. dedicato a Demeter(Giulio Giannelli – Culti e miti della Magna Grecia, 1924, pp. 179-180)) ma poi viene discussa criticamente dallo stesso autore. Come detto non ci sono attestazioni archeologiche chiare che possono attestare un culto di Demetra a Crotone, e le fonti antiche in cui si parla della casa di Pitagora trasformata in tempio di Cerere (Demetra) sono tutte di molto successive al VI-V sec. a.C., in età imperiale: in maniera più esplicita è presente solo in Valerio Massimo (VIII 15, ext. 1) e in Giustino (XX, 4, 8–9), nelle altre fonti le formulazioni sono diverse o più vaghe8

L’interpretazione più comune delle fonti invece è che il tempio di Demetra ed il «Santuario delle Muse» (μουσεῖον) sarebbero stati a Metaponto, ove il filosofo morì9. A Demetra farebbe riferimento l’episodio del bios di Pitagora dell’isolamento in una caverna sotterranea10, ma non tutti gli studiosi sono d’accordo, come ad. es. Gianfranco Maddoli in “I Culti di Crotone”11 che evidenzia che “Demeter non ha pressocché alcun ruolo nella tradizione letteraria del Pitagorismo, anche se l’accostamento è certo da mettere in relazione con l’escatologia pitagorica“.

Qual’è il legame tra Demetra ed il pensiero pitagorico ? Facciamo solo un cenno, la domanda necessiterebbe di un più ampio spazio. Demetra, dea dell’agricoltura, della fertilità della terra e dei cicli della natura, simboleggia la vita, la morte e la rinascita. Questo legame con i cicli naturali era centrale anche nella filosofia pitagorica, che aveva un forte interesse per i ritmi dell’universo, le trasformazioni e le armonie cosmiche. La figura di Pitagora non era solo quella di un filosofo ma anche di un maestro iniziatico; i percorsi della scuola pitagorica verso la ricerca della conoscenza universale con la sacralità del ciclo naturale della vita e della rinascita è possibile che si intrecciassero con riti misterici dedicati a Demetra, poiché entrambi rappresentavano una via di conoscenza che univa il mondo terreno con quello divino. Pitagora potrebbe essere divenuto così una sorta di ponte tra la filosofia razionale e il culto misterico della Dea.

Aldilà della possibile influenza di Pitagora, nella fase di attivazione del Santuario di Bivio Alice il culto di Demetra è già diffuso nella Calabria magno-greca: a Metaponto, Herakleia in Lucania, ed in Calabria a Locri forse per la vicinanza con la Sicilia (nell’isola il culto di Demetra è maggiormente diffuso). In particolare, il Santuario di Demetra (Persefone) a Locri (Contrada Mannella) ha una frequentazione documentata dal VII secolo a.C. fino al III secolo a.C.12; le ricerche archeologiche hanno restituito 6.000 pinakes in terracotta, piccoli quadretti votivi che raffigurano scene mitiche e rituali, uniche nel loro genere per quantità e varietà iconografica; il santuario era di tipo panellenico ma con forti caratteristiche locali, legato ai misteri agrari e ctoni, con un chiaro richiamo ai Misteri Eleusini, ma con una fisionomia autonoma; è citato in Diodoro Siculo13

L’arrivo del culto di Demetra e Kore in Calabria e dell’iconografia di Demetra è attribuito alla famiglia dei tiranni siracusani dei Dinomedidi (VI-V sec. a.C); ma in questo territorio la consolidata presenza delle dee polivalenti di Atena, Hera ed Artemis, che coprivano la protezione di tutti gli aspetti della vita sociale, impedì che Demetra divenisse una dea di pari grandezza. Tuttavia la specializzazione dei campi d’azione delle singole divinità, e l’influsso siceliota nel V secolo, comportò una sempre maggiore diffusione dei santuari dedicati a Demetra, anche abbinata a Kore. Così l’iconografia di statuette con la fiaccola e porcellino appaiono a Reggio C. in loc. Griso Laboccetta (seconda metà del V sec. a.C.), nel santuario di Cofino ad Hipponion (fine del V sec. a.C.) ed a Cirò marina (fine del V sec. a.C.). Con la fine del IV secolo l’iconografia diventa meno specialistica, ed il riconoscimento del culto di Demetra diventa più difficile.

La sorgente presso il tempio.

Da un lato il culto di Demetra è legato alla presenza di acqua, che a sua volta simboleggia il fluire della vita. Le associazioni di Demetra e Kore con le acque sorgive sono frequenti nella tradizione letteraria14, talvolta anche connesse con le acque terapeutiche15; d’altra parte la presenza di sorgenti è evidenziata anche in altri santuari dedicati alla Dea, e si ritiene che l’acqua fosse anche un elemento essenziale dei rituali che si svolgevano, ad es. come in rituali libatori, pratiche di purificazione, aspersioni ed abluzioni16.

Ora la sorgente di Bivio Alice è stata spostata un po’ più in basso, dove è stata costruita la famosa Fontana del principe.

L’abitato Brettio di Cirò Marina.

La porzione più settentrionale della Crotoniatide dopo la seconda metà del IV sec. a.C. è pienamente brettia. In questo areale, tra il Lipuda e il Nicà, non si conosce sino ad oggi alcun centro fortificato e l’occupazione del territorio, con sensibili indici di crescita rispetto al passato, sembra relegata più che mai a un ambito subcostiero. Il centro d’altura di Cirò Superiore sembra ridimensionarsi: scompare l’insediamento di colle di Sant’Elia, e continua su Cozzo Leone (n. 27) tra IV e III sec. a.C. per venire abbandonato anch’esso. La maggiore vitalità del Cirotano in età ellenistica si sposta in pianura e sulla costa. Il santuario di Punta Alice divenne il polo religioso di riferimento della popolazione italica stanziata tra Thurii e Crotone; nel corso della prima metà del III sec. a.c., i Brettii rinnovano e ampliano l’Apollonion di Punta Alice17.

Siti con tombe sono segnalati a Casino Oliveto, e più nell’interno a Franza e Cappella e Malucutrazzu (in territorio di Cirò).

L’abitato brettio si concentra invece alle spalle del moderno centro di Cirò Marina, in posizione topograficamente favorevole, tra la foce del Lipuda e la via costiera ionica e verso Cirò, il cui tracciato non si discosta molto dalla ex SS. 106. Precisamente si trova in un areale di circa 1 km di lato, il cui centro ideale è la collinetta ove sorge Castello del Principe (Palazzo Sabatini), ove sono state individuati nuclei di fattorie con impianti produttivi e annesse necropoli.

Materiali votivi sono attestati nelle località Briso, Casoppero e Bivio Alice. Resti di fattori e di edifici in genere si hanno nelle località Taverna (n. Castello Sabatini, San Gennaro, Ceramidio. Fornaci per la produzione di ceramica sono attestate a Spatoletto e, in relazione a fattorie presso San Gennaro e Ceramidio18.

L’iconografia di Demetra negli ex voto di Krimisa

La dea è raffigurata con una fiaccola o con un porcellino in braccio.

Santuario di Demetra Loc. Bivio Alice – Statuetta ex-voto
Santuario di Demetra Loc. Bivio Alice – Statuetta ex-voto.
Altra inquadratura
Busto di Demetra con fiaccola a croce e maialino. Da Herakleia, Santuario di Demetra, IV-III secolo a.C. Museo archeologico nazionale di Policoro

La fiaccola simboleggia la ricerca da parte di Demetra della figlia Kore/Persefone, rapita dal Dio Ade – re degli Inferi – e fin laggiù, al buio, cercata dalla madre disperata con in mano una fiaccola: nell’lnno Omerico a Demetra, è descritto l’incontro della Demetra con Hekate, anch’essa portatrice di torce: Come fu giunta per lei la decima nitida Aurora, Hekate incontro le venne, reggendo una torcia nel pugno. Hekate, desiderosa di informare Demetra sul rapimento della figlia Persefone, le rivolge la parola tenendo una torcia in mano; l’immagine della torcia è simbolica: rappresentando la luce e la guida nella ricerca disperata di Demetra per la figlia scomparsa. Ma è altrettanto documentata l’importanza che la fiaccola rivestiva nelle cerimonie eleusine (riti religiosi misterici che si celebravano ogni anno nel santuario di Demetra nell’antica città greca di Eleusi) quale strumento di culto, tenuta dai sacerdori e fedeli durante le processione e i riti notturni19

La simbologia della croce invece non è chiara; secondo alcuni studiosi, la croce potrebbe rappresentare il simbolo del ciclo della vita, morte e rinascita, che era centrale nei Misteri eleusini; altri studiosi suggeriscono che la croce potrebbe rappresentare il simbolo del fuoco, che era associato alla fertilità e alla rinascita; secondo un’altra interpretazione la croce è legata a Hekate, la dea rappresentata nella sua triplice forma, protettrice tra l’altro dei trivii, gli incroci di tre strade. In quest’ultimo aspetto Hekate essa è raffigurata come triplice e le sue statue venivano poste negli incroci (trivi), a protezione dei viandanti (Hekate Enodia o Hekate Trioditis). Hekate è presente nel mito di Demetra: fu Hekatea sentire le grida disperate di Persefone, rapita da Ade presso il Lago Pergusa e portata negli Inferi, e fu sempre lei ad avvertire Demetra di quanto era accaduto. Si riteneva anche che Hekate accompagnasse Persefone nei suoi viaggi periodici tra il mondo dei morti e quello degli dei.

La presenza del maialino in braccio è un altro degli attributi generalmente attribuito di Demetra (anche se non in maniera esclusiva). Sacrifici di maialini si tenevano in numerose occasioni rituali dedicate alla dea, come testimonia spesso il rinvenimento in fosse di ossa macellate nei santuari, interpretate come resti di pranzi rituali e di sacrifici alla dea. In Grecia (ed in Magna Grecia) il sacrificio di maiali per assicurare la fertilità dei terreni è pratica diffusa e nel corso delle feste Thesmophorie, feste prettamente femminili dedicate a Demetra, i maiali (generalmente da latte) venivano macellati e gettati in fosse (mégam), un rito detto megarìzein20; l’anno successivo i resti ormai putrefatti venivano recuperati dalle antletrie (le “attingitrici”) che scendevano nel sottosuolo, li raccoglievano e li portavano sugli altari; resti venivano poi mescolati alle sementi e sparsi sui campi per propiziare il raccolto.

Rituali simili sono stati identificati in Sicilia, nel sito di Bitalemi, presso Gela, ove sorge il santuario extraurbano di Demetra Thesmophoros; qui la stratigrafia evidenzia delle forme di ritualità ben riconoscibili: la tipologia più tipica è quella del seppellimento dei resti di banchetto, cerimonia che sicuramente costituiva uno dei fulcri della festa, ma che non escludeva le altre espressioni rituali più consuete, come la dedica di doni votivi, soprattutto ceramica (anfore, oinochoai, hydriai, kylikes, skyphoi), terrecotte (protomi, statuette femminili in trono, con porcellino e fiore di papavero, kourotrophoi, etc.), metalli (ornamenti femminili, oggetti in ferro, falci e vomeri d’aratro). 21 22.

La classe delle offerenti il porcellino ha origine probabilmente a Gela, dove i contesti votivi documentano il tipo più antico della serie con capsula di papavero e animale trattenuto sul davanti della figura. L’introduzione di un nuovo attributo animale, il porcellino, è certamente l’aspetto di maggiore novità, indicatore dello sviluppo della religiosità demetriaca tesmoforica. Da Gela la classe si propaga in gran parte della Sicilia ed in particolare nella metà orientale dell’isola, secondo un modello di produzione policentrica che è alla base delle variazioni di tipi e iconografie, e che avrà – nella piena età classica – Siracusa quale principale centro creatore23

In tutto il mondo antico, dall’epoca arcaica fino all’età romana e tardo-romana, il maiale assumeva particolari significati religiosi poiché, per la sua natura feconda, esso si prestava bene a simboleggiare la fertilità femminea e le relative pratiche propiziatorie24. Il maiale, conosciuto sia dal punto di vista storico-letterario sia da quello archeologico, compare in rappresentazioni di scene di caccia, viene raffigurato sulla ceramica di età romana e soprattutto di quella greca, in bronzo o in argilla (i caratteristici askòi), come animale offerto a divinità 25.

La discussione in merito alla identificazione delle figure con fiaccola e porcellino è però a tutt’oggi aperta.
Gli studi più recenti propendono per l’ipotesi che spesso si tratta di raffigurazioni di offerenti, e non della divinità. L’esame dell’iconografia specifica nel suo insieme ed il contesto territoriale dovrebbe consentire di comprendere se si tratta di divinità o di offerenti. Nel caso della rappresentazione di una divinità le statuette possono riferirsi ad entrambe le Dee (Demetra o Persefone). Nel caso di offerenti, potrebbe trattarsi di sacerdotesse e di fedeli con le connotazioni delle divinità; in questo caso si tratterebbe di figure offerenti partecipanti al rito e raffigurate nell’atto dell’offerta; gli auttributi della fiaccola e del porcellino rappresenterebbero gli elementi funzionali per il culto: la fiaccola è tenuta accesa durante le processioni, il porcellino è portato al sacrificio26.

Cirò Marina - Museo Civico Archeologico
Cirò Marina – Museo Civico Archeologico
Alcune statuetta dal Santuario di Demetra di Bivio Alice

Altri reperti e siti del territorio di CiròCirò marina

Il Busto di divinità femminile di Loc. Taverna

La figura di Demetra è presente non solo nel santuario di loc. Bivio Alice, ma anche in un simulacro della stessa divinità recuperato in ambito funerario da loc. Taverna a poca distanza dal Santuario. Non si tratta di una statuetta fittile ex-voto come le altre viste fin qui, ma di un busto di statua (o protome) femminile, sempre in terracotta, di pregevole fattura e risalente alla prima metà del III secolo a.C, di produzione italiota. Indossa un chitone (tunica di stoffa) con scollatura tonda ed un basso polos (copricapo cilindrico tipico del suo abbigliamento), ha morbide ciocche di capelli ondulati che le incorniciano il viso, ben modellato, ed indossa una grossa collana a tortiglione con pendenti a goccia e a disco.

Busto di divinità femminile in terracotta (Demetra) Metà del IV secolo a.C.. Krimisa (Cirò Marina, località Taverna).
Busto femminile in terracotta. Metà del IV secolo a.C.. Krimisa (Cirò Marina, località Taverna).
PH Giuseppe Celsi

Non si identificano elementi iconografici dei tipi conosciuti di Demetra, e nemmeno di una divinità, in questo busto per cui viene generalmente indicato come “busto femminile” dagli archeologi, potendosi associare alla rappresentazione della giovane defunta “idealizzata secondo il modello della nýmphē“. L’ipotesi di un simulacro di Demetra troverebbe riscontri sia in associazione al vicino Santuario (600 mt) di Bivio Alice e sia in analogia a tipi simili da Heraklea e da Siracusa in cui sono presenti santuari demetriaci. Tutto questo è approfondito in un articolo dedicato.

Santuario di divinità femminile a Cozzo Leone (Cirò)

Un altro santuario, probabilmente dedicato a Demetra, è stato trovato sulle alture di Cirò Superiore, a Cozzo Leone, che ospitava un piccolo abitato di IV-III sec. a.C . (ma il sito è abitato fin dall’Età del bronzo), e che era deputato ad accogliere le istituzioni civili e religiose.
Infatti, sin dagli inizi del Novecento in questo luogo fu individuata una stipe votiva con materiali datati almeno a partire dalla metà del V sec. a.c.. Il Santuario va attribuito a una divinità femminile, forse Demetra, e a giudicare dai materiali votivi recuperati pare strutturato secondo canoni tipicamente ellenici 27.

Tale santuario , infatti, potrebbe esemplificare la frantumazione perpetrata dai Brettii a danno del territorio di diretta pertinenza di Kroton, in quanto l’abitato di Cirò Superiore entrò nell’orbita crotoniate probabilmente subito dopo la vittoria con Sibari, come attesterebbe un documento giuridico del primo quarto del V sec. a.C. rinvenuto proprio nei pressi del già ricordato contesto santuariale. Si tratta di una donazione inter vivos, incisa con caratteri achei su una lamina bronzea, in cui è menzionato un damiurgo e cioè un magistrato eponimo del tipo noto a Crotone e in aree di diretta influenza crotoniate 28.

Demetra nella monetazione petilina

Non sono note fonti letterarie dirette, nè evidenze archeologiche, che esplicitano l’esistenza di un santuario o un culto di Demetra a Petelia. Tuttavia:

  • le iscrizioni peteline (vd. IG XIV, SEG e IGDS per la Magna Grecia) attestano una terminologia religiosa coerente con culti greci classici;
  • la lamina aurea orfica di Petelia, pur non riferendosi esplicitamente a Demetra, testimonia la presenza di un ambiente religioso evoluto, in cui erano presenti concezioni escatologiche e iniziatiche tipiche anche dell’ambito demetriaco-eleusino;
  • i reperti archeologiche provenienti dalle località petiline non definiscono con esattezza la divinità ma sono associabili a luoghi di culto di divinità femminili legate a culti agrari o ctoni

L’insieme di questi elementi consente di ipotizzare la possibile esistenza di uno o più luoghi di culto di Demetra e Kore nel territorio di Petelia, forse in connessione con pratiche misteriche e con il ciclo agrario, come nelle altre comunità achee della regione.

Un ulteriore elemento di un possibile culto di Demetra a Petelia deriva da alcuni esemplari di monete con legenda di Petelia, ove troviamo da un lato la testa velata di Demetra e dall’altro Zeus. I lineamenti del volto di Demetra sarebbero assimilabili a quelli di Filistide (circa 270-216 a.C.) moglie del tiranno siracusano Gerone II, rappresentata in serie monetali siracusane. Secondo M. Caccamo Caltabiano a sua volta queste emissioni dedicate a Filistide avrebbero tratto ispirazione da prototipi tolemaici, che ricopiano, piuttosto che i tratti della divinizzata regina Arsìnoe, quelli l’iconografia della regina Berenice 29.

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Bruttium, Petelia. Circa 216-204 a.C. Æ 19mm (8.30 g, 10h). Sx: Testa velata di Demetra. Dx: ΠΕΤΗ-ΛΙΝΩΝN su due righe, Zeus stante con fulmine in alto con la mano destra, e scettro nella mano sinistra. Dalla D. Alighieri Collection
Per altri esemplari consultare i siti specializzati, come ad. es. in Acsearch.

Si segnala anche la ricerca di Maria Caccamo Caltabiano “Il ruolo di Demetra nel documento monetale“, dalla quale evidenziamo un passaggio. Il primo (p. 123) che in Grecia e Magna Grecia, “dal punto di vista cronologico, il tipo monetale di Demetra non risulta ‘spalmato’ indifferentemente in qualsiasi periodo storico, al contrario si manifesta e si addensa in periodi speciici in relazione alle scelte politiche assunte dalle autorità di governo“; ad esempio, “in due aree (Metaponto e Cizico) il tipo monetale di Demetra appare accompagnato dall’epiteto Sotería e Soteira che (…) indica un ruolo religioso di natura eminentemente politica svolto dalla Dea, (… ) di mediazione e di raccordo, un ruolo finalizzato alla concordia fra le classi sociali, fra le città, fra le ethnie“.

Demetra nel mito greco.

Demetra (in greco antico: Δημήτηρ, Dēmḗtēr) secondo Esiodo è figlia di Crono e di Rea, sorella di Estia, Hera, Zeus, Posidone e Ade. Nella mitologia romana la sua figura corrisponde a quella di Cerere. Ma dietro la sistemazione esiodea si conservano i tratti di un’antichissima divinità materna della Terra, direttamente espressa dal nome, nel quale l’etimologia antica individuava un primo elemento Δη- (o Δā-), equivalente a Gā, Gaia, la «terra».

E’ tra le più note divinità ctonie – generalmente femminili – legate ai culti di dei sotterranei e personificazione di forze sismiche o vulcaniche.

Complessa è la sua genealogia:

  • dal rapporto incestuoso con Zeus generò Persefone (Kore, la fanciulla);
  • con Iasione generò Pluto, dio dell’abbondanza (anche Filomelo, gemello di Pluto, secondo Igino);
  • trasformandosi in Furia o in giumenta ed unendosi con Poseidone, ebbe il cavallo mitologico Arione, e Pausania aggiunse una figlia Despina (dea misterica di cui non era lecito pronunciare il nome);
  • dal semidio Carmanor ebbe Crisotemi ed Eubulo;

E’ la dea del grano e dell’agricoltura, costante nutrice della gioventù e della terra verde, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte, protettrice del raccolto e delle leggi sacre. Demetra donò al genere umano la conoscenza delle tecniche agricole: la semina, l’aratura, la mietitura e le altre correlate. Era particolarmente venerata dagli abitanti delle zone rurali, in parte perché beneficavano direttamente della sua assistenza, in parte perché nelle campagne c’è una maggiore tendenza a mantenere in vita le antiche tradizioni, e Demetra aveva un ruolo centrale nella religiosità Greca delle epoche pre-classiche. Esclusivamente in relazione al suo culto sono state trovate offerte votive, come porcellini di creta, realizzati già nel Neolitico.

Negli Inni omerici viene invocata come la “portatrice di stagioni“, un tenue indizio di come ella fosse adorata già da molto tempo prima che si affermasse il culto degli Olimpi, dato che l’inno omerico a Demetra è stato datato a circa il VII secolo a.C. Le figure di Demetra e di sua figlia Persefone erano centrali nelle celebrazioni dei Misteri eleusini, anch’essi riti di epoca arcaica e antecedente al culto dei dodici dèi dell’Olimpo.

Numerosissimi sono gli epiteti di Demetra tra i quali c’è anche quello di Μελίβοια, ovvero Melibea, “Nutrice di molti” (che occasionalmente è anche il nome della città della patria da cui proviene Filottete, ma non sembra esserci relazione in questo). L’elenco completo di tali epiteti è reperibile in “Kore-Persefone -La Dea, digressioni teologiche ed epiteti” di Daphne Varenya.

Demetra e il suo rapporto con Persefone

Il più importante mito legato a Demetra, che costituisce anche il cuore dei riti dei Misteri Eleusini, è la sua relazione con Persefone, sua figlia.

Il ratto di Proserpina di G.L.Bernini (Foto Wikimedia)
Il ratto di Proserpina di G.L.Bernini

Nel pantheon classico greco, Persefone ricoprì il ruolo di moglie di Ade, il dio degli inferi. Diventò la dea del mondo sotterraneo quando, mentre stava giocando sulle sponde del Lago di Pergusa, in Sicilia, Ade, innamoratosi della fanciulla, la rapì dalla terra e la portò con sé nel suo regno ultraterreno.

Demetra, che fino a quel momento aveva donato messi abbondanti e bel tempo, reagì scatenando un terribile inverno e rendendo arida la terra.

La dea della terra Demetra, disperata, cominciò ad andare in cerca della figlia perduta. Secondo il mito, durante la sua ricerca Demetra, armata di fiaccola, ha viaggiato per lunghe distanze e ha avuto molte piccole avventure lungo la strada. In uno dei luoghi insegnò i segreti dell’agricoltura a Trittolemo.

Alla fine Zeus, pressato dalle grida degli affamati e dalle altre divinità che avevano anche ascoltato la loro angoscia, costrinse Ade a riportare Persefone.

Tuttavia, era una regola del Fato che chiunque avesse consumato cibo o bevande negli Inferi fosse condannato a trascorrere lì l’eternità. Ma prima che Persefone venisse consegnata a Hermes, che era stato mandato a recuperarla, Ade l’aveva ingannata invitandola a mangiare dei semi di melograno che la costrinsero a tornare negli inferi per alcuni mesi all’anno. Così fu costretta a rimanere nell’Ade per sei o quattro mesi (un mese per seme) vivendo sulla terra con sua madre per il resto dell’anno.

Da quando Demetra e Persefone furono di nuovo insieme, la terra rifiorì e le piante crebbero rigogliose ma questo per sei mesi all’anno; poi quando Persefone è costretta a tornare nel mondo delle ombre, la terra ridiventa spoglia e infeconda. Questi sei mesi sono chiaramente quelli dell’autunno-inverno, durante i quali in Grecia la maggior parte della vegetazione ingiallisce e muore. I Greci spiegavano così il ciclo delle stagioni: Persefone fu costretta a vivere sei mesi agli inferi e sei mesi sulla terra.

Il culto di Demetra nel mondo antico

Sia come simbolo dell’intera terra, sia come simbolo della vegetazione commestibile, Demetra era adorata con sacrifici in cui si faceva uso del fuoco, poiché era necessario che le offerte fossero presentate così come si trovavano in natura.

Sui sui altari venivano posti prodotti naturali come favi di miele, lana non filata, uva non spremuta, frumento non cotto. Non erano per lei cibi lavorati come vini, dolci e tessuti.

Ella donò al genere umano la conoscenza delle tecniche agricole: la semina, l’aratura, la mietitura e le altre correlate. Come tale era particolarmente venerata dagli abitanti delle zone rurali, in parte perché beneficavano direttamente della sua assistenza, in parte perché nelle campagne c’è una maggiore tendenza a mantenere in vita le antiche tradizioni, e Demetra aveva un ruolo centrale nella religiosità Greca delle epoche pre-classiche.

In epoca romana, quando si verificava un lutto in famiglia, c’era l’usanza di sacrificare una scrofa a Demetra per purificare la casa.

I luoghi principali in cui il culto di Demetra era praticato si trovavano sparsi indifferentemente per tutto il mondo Greco: templi sorgevano ad Eleusi in Sicilia, Ermione, Creta, Megara, Lerna, Egila, Munichia, Corinto, Delo, Piene, Agrigento, Lasos, Pergamo, Selinunte, Tegea, Mesembria, Thorikos, Dion, Licosura, Enna e Samotracia.

Ma la sua festa più importante, dedicata anche a Persefone Kore, veniva tenuta ad Eleusi dove i greci annualmente celebravano i misteri, riti con periodicità annuale che mettevano l’iniziato in uno stato di grazia e di gratitudine verso la Madre. Durante le feste che duravano tre giorni i mystai imitavano Demetra nella sua ricerca disperata di Persefone rinnnovando poi il tripudio allorchè ancora una volta ella si riuniva con la figlia. Nella loro pantomima erano dapprima Demetra Erynes (irata), furiosa e triste per la perdita di Persefone, poi assumevano il ruolo felice di Demetra Louisa (amorevole), la madre trasformata dal ritrovamento della figlia. In altri luoghi e in altri tempi, Demetra ha avuto altri attributi: Kidaria (maschera), Chamaine (suolo), e la potente Thesmoforos (legislatrice), ordinatrice non solo delle stagioni, ma anche della vita umana.

Per approfondimenti sul culto Demetra-Cerere ed i riti misterici, consigliamo la pagina web “Culto di Demetra-Cerere” del sito romanoimpero.com.

Per altri dettagli sulla mitologia di Demetra, si segnalano i seguenti video.

Demetra e Persefone: di madre in figlia (Rai Cronache dal Mito)

https://www.youtube.com/watch?v=9reQvEK5ZGk

Episodio podcast del Canale Youtube “VIR La forza delle parole

Episodio podcast “Chi era? DEMETRA” di Pillole di sapere curato da Tomaso Thellung

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Bibliografia, Note

  1. Si tratta del bivio tra la S.P. 7 per Cirò e la S.P. 4 (ex S.S. 106), sottostante il Santuario della Madonna d’Itria, a poca distanza sal palazzo di Alice, oggi noto come Palazzo Sabatini[]
  2. Vedere anche quanto espone Elio Malena in “Demetra e Persefone: al cospetto delle due dee custodite nel museo di CiroMarina[]
  3. Salvatore Medaglia, Carta archeologica della provincia di Crotone, 2010, p. 60[]
  4. Augusto Cosentino, Il culto persefonico in Italia meridionale: modello rituale di maternità?, 2017[]
  5. D.Marino, M. Corrado – O Dei Di Kroton!, 2009, p. 11[]
  6. P.G. Guzzo – Ceppi in ferro da sepolture e da santuari (VIII-I sec. a.C.), 2020[]
  7. M.Osanna, S. M. Bertesago – Artemis nella Magna Grecia: il caso delle colonie achee. In: Bulletin de correspondance hellénique. Volume 134, livraison 2, 2010. pp. 440-454;[]
  8. Ecco un elenco delle principali fonti dove si parla — direttamente o indirettamente — della casa di Pitagora a Crotone divenuta luogo sacro:

    1. Valerio Massimo (I° sec. d.C.) – Factorum et dictorum memorabilium libri IX, VIII 15, ext. 1
      « … opulentissimaque ciuitas ~ tam frequentem uenerati post mortem domum Cereris sacrarium fecerunt, quoadque illa urbs uiguit, et dea in hominis memoria et homo in deae religione cultus est
      «… quella ricchissima città (Crotone), che lo aveva tanto spesso onorato in vita, dopo la sua morte trasformò la sua casa in un santuario di Cerere. Finché quella città prosperò, la dea fu venerata nella memoria dell’uomo, e l’uomo fu onorato nel culto della dea
    2. Giustino (III sec. d.C.) – Epitoma historiarum Philippicarum Libro XX, 4, 8–9
      «Postea domus eius in templum Cereris consecrata est; et dum Crotona stetit, dea propter philosophum, philosophus propter deam colitur.»
      «In seguito, la sua casa fu consacrata come tempio di Cerere; e finché Crotone esistette, la dea fu venerata grazie al filosofo, e il filosofo grazie alla dea.»
      (Il testo è disponibile anche nella B.D. del GAK: Le Istorie di Trogo Pompeo compendiate da Giustino)
    3. Porfirio (III sec. d.C.) – Vita Pythagorae
      §§ 61 «Πυθαγόρας δὲ ἐν Κρότωνι, ὅπου τὸν πλεῖστον χρόνον διῆγεν, οὐ μόνον ἐφιλοσόφει, ἀλλὰ καὶ τελετάς τινας καὶ καθαρμοὺς εἰσήγαγε, μιμούμενος τὰ ἐν Αἰγύπτῳ καὶ ἐν Ὀρφικοῖς ἱεροῖς ἔθη. διὸ καὶ τιμᾶσθαι αὐτὸν ὑπὸ τῶν Κροτωνιατῶν ἐλέγετο ὡς θεόν».»
      «Pitagora, a Crotone, dove trascorse la maggior parte del tempo, non si limitò a fare filosofia, ma introdusse anche certi riti iniziatici (telethás) e purificazioni (katharmoús), imitando i costumi degli Egizi e di quelli nei santuari orfici. Per questo si diceva che fosse venerato dai Crotoniati come un dio.»
    4. Giamblico (IV sec. d.C.) – Vita pitagorica
      §§ 35, 249 «αὶ μετὰ τὴν τελευτὴν αὐτοῦ οἱ Κροτωνιᾶται τὸν οἶκον αὐτοῦ ἱερὸν νομίζειν ἔταξαν, καὶ ἐφ’ ὅσον ἡ πόλις ἦν, τιμῶντες αὐτὸν ὡς θεὸν ἢ ἥρωα ἔθυον.»
      «E dopo la sua morte, i Crotoniati stabilirono di considerare la sua casa come un santuario (ἱερὸν), e finché la città esistette, lo onorarono con sacrifici, venerandolo come un dio (θεὸν) o un eroe (ἥρωα).»
    5. Diogene Laerzio (III sec. d.C.) – Vite dei filosofi
      38. Ὁ δὲ Πυθαγόρας ἐν Κρότωνι ἀπέθανεν, ὡς μὲν οἱ πολλοί φασιν, ὑπὸ τῶν συνωμοτῶν· ὡς δέ τινες, ἐν τῇ οἰκίᾳ αὐτοῦ πυρὸς ἀναφθέντος ἐξελθεῖν μὲν βουληθῆναι, ἐπιστραφῆναι δὲ πάλιν, ὅτι ἠδίκητο ὑπὸ τῶν μαθητῶν, καὶ οὕτως κατακαυθῆναι. ἄλλοι δὲ φασὶν αὐτὸν εἰς τὴν Μεταποντίαν φυγόντα ἐκεῖ τελευτῆσαι, καὶ τόπον ἔτι νῦν δείκνυσθαι, ὅπου ἐτάφη.
      39. Ἐν Κρότωνι δὲ βωμὸς αὐτοῦ ἐστηκὼς ἔτι καὶ νῦν ὁρᾶται· καὶ οἱ ἀπ’ ἐκείνου μαθηταὶ ἔτι καὶ νῦν ἐν τοῖς ἱεροῖς συνέρχονται.
      Traduzione in italiano:
      38. Pitagora morì a Crotone, secondo il parere della maggioranza, per mano dei congiurati; secondo altri, quando fu appiccato il fuoco alla sua casa, volle uscire, ma poi tornò indietro perché si sentiva tradito dai suoi discepoli, e così perì tra le fiamme. Altri ancora dicono che fuggì a Metaponto, dove morì, e che ancora oggi si mostra il luogo in cui fu sepolto.
      39. A Crotone tuttavia si vede ancora oggi un altare a lui dedicato; e i suoi discepoli continuano ancora oggi a riunirsi nei luoghi sacri.

    []

  9. Antonietta Provenza – La morte di Pitagora e i culti delle Muse e di Demetra, 2013, p. 55-56[]
  10. A. Provenza, op. cit., 2013 p. 64-65[]
  11. in Atti XXIII Convegno di Studi sulla Magna Grecia. Taranto 1983, p. 313-366[]
  12. Lavinio Del Monaco, Il Thesmophorion di Locri Epizefiri: la documentazione epigrafica, Laruffa Ed., 2014[]
  13. Diodoro Siculo, Bibliotheca historica, V, 77, 1, “Λοκροὶ δὲ τὰς θεὰς Δήμητρα καὶ Κόρην ἐν τιμῇ ποιοῦνται μεγίστῃ· καὶ γὰρ τὸ ἱερὸν αὐτῶν ἐν τῇ πόλει κεῖται καὶ τὰς ἑορτὰς ἄγουσι μεγαλοπρεπῶς κατὰ τὸ πάτριον.”, (trad) “I Locresi onorano con grandissimo rispetto le dee Demetra e Kore; infatti il loro santuario si trova in città e celebrano le feste in loro onore con grande solennità, secondo la tradizione ancestrale.”[]
  14. GUETTEL-COLE, 1986, 165; SFAMENI-GASPARRO 2009, 141; HINZ, 1998, 50[]
  15. Vedere la bibliografia in V. Gertl, Acque risorgive, pozzi sacri e pratica rituale nel Santuario di Demetra a Policoro, MT (Herakleia in Lucania) in Memorie descrittive della Carta Ideologica d’Italia 96, 2014, 227–238.[]
  16. V. Gertl, op. cit. 2014[]
  17. Medaglia, op cit., 2010, p. 78[]
  18. Medaglia, op. cit., 2010, p. 78-79[]
  19. Vedere note 116 e 117 in Luigi Bernabò Brea, Madeleine Cavalier, Meligunìs Lipàra. Vol. 10: Scoperte e scavi archeologici nell’Area urbana e suburbana di Lipari, L’Erma di Bretschneider, 1999, p. 111[]
  20. Luigi Polacco, Il santuario di Demetra e Kore, in il teatro antico di Siracusa, 1992[]
  21. Da Valeria Parisi, “Offerte votive nei santuari della Magna Grecia: dal contesto archeologico al sistema rituale” in Bulletin de Correspondance Hellénique Année 2010 134-2 pp. 454-463) []
  22. Per altri dettagli sui rituali con sacrifici di maialini Maria Cristina Vincenti e Alberto Silvestri, Il sacrificio del maialino nel culto di Demetra e Kore. Il caso delle offerte nel santuario delle due dee in Valle Ariccia, 2020 []
  23. A. Pautasso – L’età arcaica. Affermazione e sviluppo delle produzioni coloniali, in Philotechnia. Studi sulla coroplastica della Sicilia greca, 2012, p. 131[]
  24. Francesco Cristiano – A tavola con gli antichi: prodotti, regimi e pratiche alimentari della Calabria greca e romana (2020), pp. 27-28[]
  25. Fabrizio Mollo – La cultura alimentare del Bruzio tra fonti letterarie e documentazione archeologica (2009), p. 87[]
  26. L.Bernabò Brea, M.Cavalier, op. cit., 1999, p. 111[]
  27. Medaglia, op.cit., 2010, p. 65[]
  28. Marino et Al. 2017, p. 108; vedere anche “La donazione di Philon” di M.L. Lazzarini in Spadea 2008 p. 45[]
  29. Maria Caltabiano – La rete relazionale dei Brettii riflessa nel documento monetale (1995), p. 164, nota 42[]